Moriremo di proporzionale e non potremo prendercela con nessuno

Trovo poco comprensibile questa specie di taranta che ha colpito i politici italiani che stanno passando da “subito al voto!” a “meglio aspettare”, da “scissione (PD) sì” a “scissione no (nel senso: non per ora)”, da “ci alleiamo” e “vi avversiamo”, mostrando implicitamente una concitazione consumata nel vortice del dopo-referendum e della necessità di un posizionamento in qualche modo nuovo. Quello che pare abbastanza certo è che, qualunque cosa accada, il proporzionale piace più o meno a tutti. Ignoro perché ad alcune forze politiche il proporzionale piaccia tanto (sempre a parole): ai 5 Stelle potrebbe impedire di governare (improbabile 40% a parte, che varrebbe solo alla Camera) perché è facile immaginare che molte forze politiche accetteranno ogni sorta di accordo pur di tenerli fuori, mentre con un sistema maggioritario con ballottaggio avrebbero avuto in dote una buona parte di voti dalle parti escluse, specie se di destra (felicissime di boicottare il PD). Il PD a vocazione maggioritaria (da Veltroni e – sempre a parole – da Renzi) dovrebbe spingere al massimo per una modifica delle leggi elettorali vigenti (dopo le decisioni della Consulta) ma un Renzi in difficoltà sembra al momento preso da ben altri problemi di partito. Più facile capire la destra, che potrà continuare a fare ammucchiate acchiappavoti incapaci di governare.

Comunque sia, pur non conoscendo i veri e profondi pensieri delle decine di politici che straparlano ogni giorno, diciamo che sarei disposto a scommettere un euro che: i) questa legislatura finirà prematuramente; ii) la legge elettorale non sarà toccata o sarà modificata in parti secondarie e, specialmente, iii) resterà un sistema eminentemente proporzionale. Se queste premesse saranno smentite, tutti noi capiremo due cose: che i nostri politici sono mentitori seriali e, presi dal panico, sono andati giù di testa dicendo ogni sorta di sciocchezza (in questi giorni; se rinsaviranno più in là non mi è dato sapere); e che il vostro Bezzicante ha preso un grossissimo granchio e perso un euro. Quanto segue naturalmente dipende dalle premesse che abbiamo esposto sopra di cui la principale è che andremo a votare con lo schifo di legge vigente in Senato e con quella stravagante (a mio avviso) uscita dalla decisione della Consulta (o con leggi molto simili). Un riepilogo delle leggi e dei problemi implicati è lucidamente scritto da Lino Lavorgna sul Secolo d’Italia, sua conclusione a parte sulla quale non mi pronuncio. Rinvio a Lavorgna per ogni approfondimento sulla legge annotando, di passaggio, come io non sia affatto un lettore del Secolo, né un simpatizzante dell’area che presidia, a memento del fatto che gli argomenti sono buoni o cattivi a prescindere da chi li propugna e dal partito che vota (ammesso, e non concesso, che il testo di Lavorgna vi sembri meritevole).

Allora: nessuno vince al 40% e ci troveremo, più o meno, nella seguente situazione post elettorale:

  • possibile partitino di estrema destra che ha corso da solo e superato il 3% alla Camera (non facile, ma i tempi son brutti e potrebbe pure farcela);
  • grande raggruppamento Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega; non è detto che sarà così. La Lega salviniana ha mire egemoni e il disaccordo con Forza Italia e con la leadership berlusconiana è conclamata, ma da soli, o con solo Fratelli d’Italia, non potrebbe correre per il (difficilissimo per la destra) quorum del 40%; in ogni caso, anche correndo separati, possiamo facilmente immaginare alleanze successive;
  • frattaglie centriste; residui di NCD, verdiniani, popolari assortiti che non siano riusciti ad entrare in un raggruppamento di destra o di sinistra; vista la liquidità di questi mini-partiti e la loro disponibilità a piegarsi a questo o quello schieramento potrebbero essere assorbiti prima delle elezioni oppure, col favore del sistema proporzionale, entrare alla Camera in una piccola coalizione (al Senato sarebbe un’altra storia);
  • il PD di Renzi, al netto delle fughe e scissioni che si stanno preparando e consumando;
  • un probabile partito a sinistra con D’Alema, forse Bersani, forse Civati, forse…
  • il classico partito di sinistra radicale, probabilmente Sinistra Italiana, forse aggregato a qualche altra piccola forza omogenea. Lo sbarramento altissimo al Senato potrebbe però indurre Sinistra Italiana a trovare un accordo con D’Alema presentandosi assieme.
  • Il M5S che correrà probabilmente da solo (ma forse no, si veda più avanti…).

A questo punto, se il M5S non avrà raggiunto da solo il 40% e – come suo stile – non accetterà alleanze, cosa succederà? Gli altri partiti e raggruppamenti in elenco dovranno accettare alleanze post-elettorali (che è esattamente ciò che il sistema proporzionale induce a fare). Quelle possibili sono solo quattro.

Prima possibilità: il ritorno ai magnifici anni ’90… Se la destra avrà ricevuto abbastanza consensi, allora governerà imbarcando i partitini (eventuali) di destra e quelli centristi; Alfano figliol prodigo riceverà il suo piccolo dicastero, gli eternamente oscillanti socialisti il loro sottosegretariato, e per qualche mese festeggeremo il governo Berlusconi IV. Oppure Salvini I? Non saprei dire, ma la situazione dei tristi anni ’10 del terzo millennio è differente dai magnifici ’90: le forze lepeniste a destra (tutti a parte Forza Italia) sono chiassose e prepotenti; Salvini accetterebbe la coalizione prima, e un governo dopo, solo con un chiaro programma antieuro e antieuropeo; la semplice nomina di questo governo provocherebbe panico nei mercati, salita dello spread, attriti violenti con Bruxelles, fuga di capitali e investitori; le conseguenze riguarderebbero crisi sociale, crisi industriale, disoccupazione in crescita, in un avvitamento che finirebbe col favorire l’obiettivo di Salvini non già come scelta politica ma come tragedia alla Grexit, per capirsi. Una coalizione così, con epiloghi di questa natura, sarebbero politicamente insostenibili per Berlusconi e centristi che indurrebbero una crisi di governo. Forse scongiureremo l’Italexit ma avremo perso almeno un anno, dilapidato capitale sociale, peggiorato tutti gli indicatori economici e fatta l’ennesima figura di tolla in Europa.

Seconda possibilità: il ritorno ai veramente magnifici anni ’90… Se la sinistra avrà ricevuto abbastanza consensi ci troveremo forse una riedizione dell’Ulivo (ne parla in questi giorni apertamente Bersani) e al primo governo Prodi: PD, tutta la sinistra e qualche centrista. Alé. Come andrà a finire lo sappiamo già perché abbiamo già vista la tragedia nel ’98 col voltafaccia di Rifondazione e la farsa nel 2008 grazie a Mastella. Onestamente non credo che Renzi e D’Alema sarebbero così disponibili a governare assieme (replicando a sinistra il dissapore personale e la lontananza ideologica che a destra vediamo fra Berlusconi e Salvini), ma se fosse, il prezzo da pagare sarebbe alto: frizioni con l’Europa pretendendo maggiore spesa pubblica, politiche di welfare non sostenibili (imposte dalla sinistra) e un avvitamento non dissimile dal precedente. E, come nello scenario precedente, una rapida crisi di governo ucciso dalle sue stesse contraddizioni.

Terza possibilità: il ritorno agli estenuanti anni ’10 (che sono poi i nostri). Nell’impossibilità di trovare una qualunque soluzione, si torna alla grosse koalition stile Letta: il PD, i centristi e Berlusconi (o una parte di Forza Italia), numeri permettendo formeranno un governo fotocopia di quello mandato a casa dalla gioiosa armata del “No” al referendum di dicembre, dai comitati dalemiani, dall’ANPI, dai grillini e compagnia cantante. Potremmo chiamare questa soluzione Tanto rumore per nulla, se non fosse che avremo perso un anno, credibilità europea, eccetera, con allarme dei mercati, mancate misure economiche e sociali a favore di un rilancio del Paese che, per una ragione o per l’altra, non è mai la priorità di forze politiche troppo occupate a giocare.

Quarta possibilità: l’oscuro futuro, ovvero: ma perché mai Grillo e Salvini, vedendo il succoso frutto a portata di mano, non dovrebbero allearsi prima delle elezioni (aggiungendo semmai i Fratelli e lasciando Berlusconi col cerino in mano), beccarsi il bonus e governare alla grande (o fare la finta e allearsi dopo, cambia poco)? Un bel programma anti Euro, come già detto, anti Nato, anti immigrati, anti-tutto, profondamente fascista come piace alla maggior parte degli elettori di questi partiti, grillini inclusi? Di buono ci sarebbe che i commentatori e una massa di politici dallo sguardo distorto (specie a sinistra) smetterebbero di parlare di tre poli; i grillini sono semplicemente un’articolazione della destra più profonda, intollerante, autoritaria, nazionalista, corporativa, e l’alleanza con la Lega sarebbe uno sbocco naturale di cui già si vocifera. Sarà divertente vedere la faccia di D’Alema, dopo. O quella di Ferrero. Dopodiché di divertimento non ne avremmo più molto.

In conclusione il sistema proporzionale è questo: è il lasciarsi le mani libere per allearsi dopo, dopo essersi contati e avere visto quanto si pesa, quanto si può condizionare gli avversari, come ci si può posizionare per ottenere momentanei benefici. Anche se ve l’hanno venduto come sistema democraticissimo, perché garantisce ampia rappresentanza, vi hanno imbrogliato. Il sistema democratico non è quello che rappresenta fedelmente bloccandosi in sede operativa, quella del governo. Il sistema democratico è quello che, rispettando certo il volere dei cittadini, consente di governare risolvendo i loro problemi: occupazione, sviluppo, sicurezza; ruolo in Europa, contrasto al terrorismo, edilizia antisismica, innovazione e ricerca, scuola… Lo sconquasso che ci attende, invece, sarà solo un’estenuante ulteriore campagna elettorale che soverchierà il debole governo Gentiloni; poi una faticosa ricerca di consenso per formare un qualunque governo; poi un governo litigioso o debole che durerà il tempo necessario per consumare altre scissioni, altri leader, altre ambizioni, e poi via con un altro giro di giostra: caduta del governo, nuove elezioni…

Abbiamo avuto l’opportunità di evitare tutto questo ma l’abbiamo sprecata. Adesso prepariamoci il frittatone di cipolle e godiamoci lo spettacolo.

Post Scriptum: Come avviene diverse volte i nostri testi sono pubblicati giorni dopo l’effettiva scrittura. Questo è stato scritto, in una prima versione, quasi due settimane fa. Un giorno sì e un giorno no ho adattato il testo (specie la prima parte) ai continui cambiamenti di scenario e poi ho deciso di lasciare perdere, togliendo anche le tradizionali “risorse” (segnalazioni di testi e articoli pertinenti) perché troppe ed esse stesse caotiche. Scusandomi se, al momento che leggerete, qualche particolare sarà impreciso rispetto all’attualità del momento, resta chiaro per me un fatto: si voterà con un sistema proporzionale, ciò renderà impossibile un governo stabile e abbastanza probabile uno di destra populista. Amen.

One comment

  • Qualunque sia la legge e il risultato elettorale, date le forze in campo il frittatone (ovvero una situazione spagnola) è più che probabile. Sino alla prossima tornata elettorale. In questo caso si otterranno due risultati aggiuntivi: l’aumento dello spread, la riduzione della timida ripresa.

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