Perdersi, fuggire, scendere dal mondo. Tutto sommato è facile

Ha meritato gli onori della cronaca (fuggevolmente, come tutto) la storia del canadese Anton Pilipa, scomparso da Vancouver nel 2012 e recentemente ritrovato a Manaus (Amazzonia). Ha camminato per 10.000 chilometri attraversando Canada, Stati Uniti, Messico, Colombia, Argentina e infine Brasile. Ritrovato casualmente e riportato a casa dove ormai lo ritenevano morto. La notizia non manca di dire che l’uomo

prima di sparire aveva manifestato i segni di un disagio mentale, i familiari avevano ipotizzato che soffrisse di schizofrenia.

3cf9d9bb00000578-4205080-image-m-41_1486593860798È senz’altro così. Chi si sognerebbe di piantare la comodità della TV via cavo, i benedetti condizionatori d’aria, il wi-fi e lo smartphone? Per non parlare delle delizie del BigMac! Era senz’altro uno svitato, questo Pilipa, basta pensare all’assurda motivazione: raggiungere la libreria nazionale argentina di Buenos Aires, dove tragicamente non è stato ammesso perché privo di documenti (una cronaca più ampia sul DailyMail).

Leggendo la storia di Pilipa mi sono subito venuti a mente casi italiani, il più famoso dei quali è quello di Ettore Majorana, un grande fisico (malgrado la giovanissima età) del gruppo di via Palisperna (Fermi, Segrè e altri) scomparso nel 1938 in circostanze misteriose e a lungo discusse, ricostruite mirabilmente da Sciascia nel romanzo d’inchiesta La scomparsa di Majorana; voglio anche ricordare Federico Caffè, grande economista scomparso nel 1987 di cui non si è mai potuto ricostruire un epilogo convincente, lasciando aperta l’ipotesi dell’allontanamento volontario. E ovviamente la mente corre al fu Mattia Pascal di Pirandello…

Ogni anno scompaiono, nel mondo, migliaia di persone. Non si sa quante e, soprattutto, non si sa perché. Certamente una parte è oggetto di crimini violenti, qualcuno si perde nei boschi, altri entrano in clandestinità per ragioni politiche… Possiamo immaginare diverse storie, ma copriremmo piccoli numeri, non la massa imponente che si palesa cercando frammenti di dati. ICMP – International Commission on Missing Persons (creata da Clinton nel 1996; lavora come Ong con molte amministrazioni governative) scrive in proposito:

The tragedy of missing persons is as old as mankind itself. Yet there is still very limited understanding of the diverse nature and major impact of this global problem.

schermata-2017-02-19-alle-12-21-07ICMP si concentra, ovviamente, sulle scomparse in larga scala dovute a guerre, migrazioni, cartelli della droga e altre forme di criminalità, tant’è vero che non registra situazioni anomale in Europa (Balcani esclusi) come vedete nella mappa a fianco (interattiva nell’originale che stima gli scomparsi per ognuno degli stati in colore).

Ma non è di costoro che ci occupiamo in questa nota, e non certo perché il loro destino non sia rilevante. Ma coloro che scompaiono dalle nostre tranquille città, in parte (in larga parte?) per scelta, mi sembrano un tema avvincente.

In Italia esiste perfino un Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse che cerca, nelle prime righe del suo sito, di essere vagamente tranquillizzante:

Ogni anno in Italia scompaiono circa un migliaio di persone. Nonostante la maggior parte venga ritrovata dopo pochi giorni, il fenomeno genera allarme sociale.

Saranno pure ritrovati “per la maggior parte” ma in audizione della prima commissione Affari Costituzionali, Gennaro Monaco, all’epoca Commissario straordinario, dichiarava nel 2007 che le persone dichiarate scomparse ammontavano, in Italia, a 29.530. Dati, peraltro, dell’Associazione Penelope che si occupa del tema degli scomparsi. Il dato rimane costante fino ad anni recenti: i dati aggiornati al 31 Dicembre 2014 segnalano 29.234 persone ancora da rintracciare. Il corsivo segnala il fatto che gli scomparsi sono molti di più, ma che l’80% circa (stessa fonte) vengono rapidamente ritrovati. Peraltro, come si evince dall’ultima relazione semestrale del Commissario, ultimamente aumentano gli scomparsi e diminuiscono i ritrovati, portando l’asticella a 37.000 persone scomparse dal 1974 ad oggi e mai rintracciate; per la maggior parte stranieri e minorenni (fonte: Commissario straordinario […], XV Relazione – Primo semestre 2016). In sostanza i circa 37.000 di cui si parla sono coloro che non sono stati trovati al momento della compilazione delle statistiche; possiamo naturalmente immaginare una parte ulteriore di ritrovamenti a lunga distanza di tempo, come nel caso di Pilipa per intenderci, ma poiché il fattore tempo è essenziale in questi casi, credo ragionevole pensare che questa cifra (circa 37.000) riguardi per la maggior parte persone che non si ritroveranno più.

In Italia. Perché se guardiamo all’Europa la situazione non cambia molto, se non nei numeri sempre impressionanti: ogni anno in Francia viene denunciata la scomparsa di 65mila persone (10 volte il numero degli scomparsi in Germania) e del 10% di loro non si ha più traccia. In Spagna, dal 2007 al 2011, sono scomparse 72mila persone; di 14mila di loro non si sa nulla (fonte: Ansa). Per ragioni comprensibili, e già accennate sopra, la maggior parte degli scomparsi in Europa sono migranti e minori. Su questi ultimi abbiamo scritto un post tempo fa e ad esso rimandiamo.

Tutto ci fa intendere, ragionando su queste notizie sparse, che molta parte dei dati che circolano specie sulla stampa riguardino i migranti: arrivano, transitano, si perdono le loro tracce (bambini inclusi). Ma resta il buco nero di quei 30-37.000 irrintracciabili italiani. Non solo minori, non stranieri, spesso persone qualunque senza apparenti problemi. Dove sono finiti? Che storie potrebbero raccontare? Perché – ammesso che l’abbiano scelto – hanno scelto di fuggire dal mondo, dalla famiglia? La memoria torna a Majorana nella ricostruzione che ne dà Sciascia: Majorana sarebbe fuggito dal disastro atomico che vedeva con preveggenza (a quello, in fondo, lavoravano i giovani di via Palisperna); fuggiva un destino che l’avrebbe portato a condividere responsabilità che non voleva accettare, dalle quali non poteva sfuggire. Majorana si sottrae al mondo, in cui vive scomodo; non protesta contro il mondo perché sarebbe inutile e incompreso; non lotta contro il mondo che lo risucchia in un destino segnato. Si sottrae; lui genio della fisica finirà in un eremo (secondo Sciascia) a pensare e pregare. Un atto a suo modo rivoluzionario e lucido che forse non è appartenuto ad Anton Pilipa o Federico Caffè, almeno non in questa lucida nobiltà, ma che si intravvede anche in loro leggendo le biografie, le vicende personali nell’immediato della scomparsa. Scomparire come ultimo gesto di reazione e di ribellione. E semmai camminare per 10.000 chilometri, andando sempre più lontano…

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