Anche sui vaccini prevale l’ipocrisia

Alcuni giorni fa al ministero ho ritrovato una nota del 2002 nella quale il capo di gabinetto dell’allora ministro della Salute recepiva degli atti della Direzione generale della prevenzione. In quel documento si criticava la decisione di aver tolto nel 1999 l’obbligo delle vaccinazioni a scuola. Fino al 1999 chi non era vaccinato non poteva iscriversi. E addirittura alcuni vaccini venivano somministrati dai medici negli stessi istituti scolastici. Noi adesso dobbiamo presentare un decreto che riporti le cose a com’erano prima. Nel ‘99 prevalse una moda, un andamento politico e culturale, prevalente anche al ministero della pubblica istruzione, che legava la questione dei vaccini alla libertà di cura e riteneva che precludere l’iscrizione ai non vaccinati fosse discriminante e in contraddizione con il diritto allo studio. Ma non è così. E gli effetti di questa scelta li scontiamo oggi (Beatrice Lorenzin).

Quindi l’obbligo sui vaccini è diventato un obblighino, un obblighicchio, un papocchietto ipocrita, come per la legge sulla legittima difesa. Sarà che Gentiloni non è Renzi, o che Renzi non è più l’uomo arrembante dei primi tempi, o che le elezioni si avvicinano ma, comunque sia, la decisione uscita dal Consiglio dei Ministri del 19 Maggio è una mezza schifezza, destinata a non piacere a nessuno. In sintesi, col contentino (benemerito, certo) di un piccolo ampliamento del numero dei vaccini obbligatori, si è limitato l’obbligo (per impuntatura della dimenticabile Ministra dell’istruzione) alle scuole materne mentre, per quelle dell’obbligo, sono previste sanzioni economiche.

Poche parole per spiegare, qualora ce ne fosse bisogno, perché il provvedimento è inaccettabile:

  1. la motivazione della dimenticabile Ministra dell’istruzione è demagogica; dice la Ministra che obbligando alla vaccinazione si rischia l’infrazione dell’obbligo da parte di genitori antivaccinisti. Come come? Se facciamo una legge contro il furto rischiamo che i ladri infrangano la legge? La scuola è un obbligo (legge 296/2006, art. 1, comma 622), uno dei tanti che in Italia non prevedono sanzioni; solo per la scuola elementare la sanzione per i genitori inadempienti è… di 30 Euro; nulla invece per le medie inferiori e superiori (fonte). La ridicolaggine aumenta se consideriamo che l’abbandono scolastico in certe zone e in certi ceti sociali è stratosferico per quanto riguarda la secondaria di I e II grado (QUI dati 2013 del Ministero) anche senza paventare vaccinazioni (numeri assai più bassi per la primaria) con danni irreparabili. Se si vuole che la scuola sia frequentata occorre dare un valore all’istruzione, un ambito sostanzialmente abbandonato in Italia; occorre sensibilizzare e comunicare opportunamente il valore dell’istruzione e mostrare con adeguate politiche (scolastiche e del lavoro) che vale la pena studiare; e se volete veramente che l’istruzione sia un obbligo sanzionatela, se no non inventiamo scuse;
  2. le sanzioni economiche per gli antivaccinisti, dopo le elementari sono un insulto: il decreto prevede da 500 a 7500 euro, cifre assolutamente abbordabili da quel ceto medio e alto dal quale proviene, inaspettatamente, la maggior parte degli antivaccinisti (fonte); avremo una stupida “tassa sull’antivaccinismo” e non avremo risolto il problema, che è un problema di salute pubblica; c’è poi lo spauracchio della sospensione della patria potestà, dietro segnalazione a quei Tribunali per i minorenni straoberati di lavoro, già ampiamente intasati e prossimi, pare, ad essere (improvvidamente) chiusi; sono veramente curioso di vedere queste denunce, a carico dei dirigenti scolastici, per avviare pratiche sanzionatorie, impelagarsi in tribunali… Ma ci credete davvero? In Italia?
  3. infine il tema scientifico; come per svariati casi precedenti (Di Bella, Vannoni…) la politica afferma di conoscere ciò che dice la scienza, ma strizza l’occhiolino al populismo di nicchia, alle lobbette strillanti, ai mestatori di professione che si sanno rendere visibili; di fronte agli inoppugnabili dati sull’effetto dei vaccini, e sul rischio di lasciar decrescere il tasso dei vaccinati, un governo minimamente serio non dovrebbe avere dubbi e avanzare mezze misure.

Trovo personalmente insopportabile questo timido procedere del gambero che non risolve nulla, scontenta tutti, e offre lo spettacolo pietoso (e, ahimé, atteso) di una politica che non sa e non vuole decidere e che crede (diomio, ancora crede!) che galleggiare sia un po’ sopravvivere, che traccheggiare sia un po’ far diplomazia e mediazione, che non decidere sia in sostanza una virtù. Anche qui diciamo: qual è la visione o, quanto meno, il programma di salute pubblica che questo governo si è dato? L’abbassamento del tasso di vaccinazioni è un pericolo per la salute pubblica (come sostiene l’OMG e la stragrande maggioranza di ricercatori e medici qualificati)? Se sì, le vaccinazioni vanno imposte e occorre mettere mano a un programma serio di informazione e sensibilizzazione. Se no, allora, questo provvedimento del CdM sarebbe improvvido e smettiamo di spendere soldi pubblici per le vaccinazioni.

Tertium non datur.

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