Bisogno d’acqua

Dopotutto, non c’è molta acqua sulla Terra (David Gallo, oceanografo)

Estate. Corro col treno fra campi di grano innaffiati con potenti pompe che attingono al vicino fiume. Fa caldo e bevo continuamente dalla mia bottiglietta mentre guardo scorrere una stalla di vacche; anche loro hanno sete, anche il fieno che mangiano è stato irrigato. Sono fatte d’acqua anche loro, come noi. Diventeranno bistecche, fatte da almeno metà o più d’acqua. Fa caldo, non vedo l’ora di tornare a casa e fare una bella, lunga doccia. Poi la cena, una veloce lavata di piatti e un buon libro serale. Sono all’antica, mi piace di carta; il mio libro pesa circa un chilo, e quindi ci sono voluti 100 litri d’acqua per produrlo. Acqua, ancora e ancora. Viviamo inconsapevoli in un mondo che vive d’acqua:

  • 500 litri per produrre un chilo di plastica
  • 15.500 litri per un chilo di carne bovina;
  • 3.900 litri per un chilo di pollo;
  • 2.421 litri per un chilo di grano in Italia, che produrrà mezzo chilo di pane;
  • 10.000 litri per produrre un paio di jeans;
  • 2.000 per una maglietta di cotone.

Trovate questi e altri dati QUI che possono coincidere più o meno con altri facilmente reperibili in rete ma che sono comunque, a mio avviso, sbalorditivi. L’acqua non è solo quella minima parte da bere, per lavarsi, ma fa parte integrante di numerosi processi produttivi, non solo agricoli e zootecnici.

Il Rapporto WWF L’impronta idrica dell’Italia ci spiega:

L’impronta idrica totale del consumo nazionale italiano è di 132.466 milioni di m3 di acqua l’anno , che corrispondono a 6.309 litri pro capite al giorno. Da solo, il consumo di cibo (che include sia prodotti agricoli sia di origine animale) contribuisce all’89% dell’impronta idrica totale giornaliera degli italiani (Figura 1).

Schermata 2017-06-09 alle 12.36.31

Il 4% è quello che vediamo quando apriamo un rubinetto, mentre il 96% rimanente è detto “consumo virtuale”: non si vede ma è imponente; per esempio, il caffè al bar costa ben 140 litri d’acqua, per la maggior parte virtuali (produrre la tazzina, per esempio). Mi chiedo quanti siano 132 milioni e mezzo di metri cubi d’acqua (il consumo annuo italiano)… Più o meno come 260.000 nuovi stadi della Roma, infrastrutture escluse (non ho sbagliato con gli zeri); come un milione e mezzo di Sapienze (intese come università); come 132 Empire State Building.

Questo vale per l’Italia sola. E tutto il mondo? Qui le statistiche si fanno difficili perché c’è una grande differenza nell’impiego dell’acqua nei processi industriali e agricoli dei diversi paesi sviluppati, come c’è una grandissima differenza fra paesi sviluppati e non. Una fonte non recentissima dice che ogni anno, nel mondo, si consumano 9.087 miliardi di metri cubi d’acqua, e non perdo neppure tempo a calcolare quanti Empire sarebbero. Come detto, comunque, c’è enorme disparità nel consumo come nei bisogni d’acqua. Benché le Nazioni Unite abbiamo stimato in 50 litri il fabbisogno giornaliero pro capite (per bere, preparare cibo e per l’igiene), i tedeschi ne consumano 121 e la media africana è di 20 litri (fonte).

Potreste pensare che il problema sia semplicemente quello di razionalizzare la distribuzione, visto che notoriamente il nostro pianeta “azzurro” è coperto per il 72% di acqua. Ma “coperto” non significa “composto di”; l’acqua è uno strato superficiale e si stima essere, in totale, 1.332 miliardi di metri cubi d’acqua dei quali però il 97% salata e imbevibile, né utilizzabile in agricoltura (fonte). Con una stima appena superiore (1.386 miliardi) The USGS Water Science School ci dà una rappresentazione sbalorditiva del rapporto fra l’acqua che possediamo e l’intero nostro pianeta: global-water-volume-fresh-large

La sfera blu grande è tutta l’acqua che abbiamo; tutta tutta. La sfera più piccola, a destra, è l’acqua potabile (dal sottosuolo, di laghi e fiumi…), si tratta solo di 10,6 miliardi di metri cubi. Sufficiente al fabbisogno annuale visto sopra, direte (al netto dei ricicli ovviamente), peccato che il 99% di questa massa d’acqua sia nel sottosuolo e inaccessibile. L’ultima microscopica sferetta sotto la precedente (se non la vedete fare click sull’immagine) è l’acqua dolce di superficie (laghi e fiumi): solo 0,093 miliardi di metri cubi.

Quindi; l’acqua è poca in generale e pochissima quella bevibile e raggiungibile. Adesso che abbiamo capito il problema della scarsità possiamo fare qualche passo avanti che segnalerò solo in breve, perché ciascun punto meriterebbe ampio approfondimento:

  • 2 milioni di tonnellate di rifiuti industriali e agricoli sono quotidianamente riversati in acqua; il 70% della popolazione umana manca di servizi igienici; il 15% dei bambini del mondo muore per conseguenza di diarrea dovuta a mancanza di igiene e acqua; il 24% dei mammiferi in regioni non costiere è a rischio estinzione per mancanza d’acqua; l’agricoltura è la principale responsabile del riversamento in acqua di sostanze inquinanti; eccetera (molti dati di questo tenore QUI);
  • una persona su dieci  non ha accesso ad acqua non contaminata, particolarmente in Africa.

1619

In molti casi l’accesso all’acqua non è continuativo e costa molte ore di lavoro (fonte).

  • un punto doloroso è lo spreco. Restando in Italia è noto che la nostra rete idrica è scarsamente efficiente e spreca mediamente il 32% d’acqua (fonte); inoltre – incredibile ma vero – siamo il terzo importatore al mondo d’acqua virtuale (fonte).

Tutto questo discorso ha conclusioni talmente ovvie che direi che le potete facilmente trarre da soli. Certo, cerchiamo di sprecare, ognuno, meno acqua, ma poiché i consumi idrici domestici rappresentano solo il 4% del totale non è a partire da qui che risolveremo i nostri problemi. Nuovi modelli di sviluppo, agricoltura più sostenibile, misure anti inquinamento sono certamente strade necessarie nei paesi sviluppati mentre, in Africa e certe zone dell’Asia, occorrerebbe un intervento serio e sistematico perché, alla fin fine, di acqua in Africa ce n’è tantissima, nel sottosuolo, e bisognerebbe semplicemente costruire tanti pozzi.

3 commenti

  • Grazie, ogni tanto é bene ricordare la finitezza (perlomeno relativamente al tempo necessario al rientro nel ciclo) delle risorse. In realtà si potrebbe desalinizzare ma il costo energetico (ad oggi) é notevole e per quanto tempo potremmo sostenerlo? Lo spreco dell’acqua é paradigmatico dello spreco in generale: cibo, rifiuti, energia. Finché non avremo la percezione dei limiti sarà difficile implementare un’economia compiutamente circolare. Saluti

  • Bisogna correre ai ripari, sensibilizzare la gente e cominciare davvero a credere che l’acqua non è una risorsa infinita e che è l’oro del domani.

  • Giampaolo Mezzabotta

    I richiami a tutto ciò che è in linea con la “decrescita felice” meritano, a mio modesto avviso, grande attenzione, grazie quindi per il bell’articolo. Mi sembra tuttavia che le soluzioni proposte siano un po’ semplicistiche. Scavare pozzi costa tanto e mantenerli in funzione non è così facile. Ci sono scelte politiche difficili da prendere, ad esempio adottare prodotti agricoli geneticamente modificati che hanno bisogno di poca acqua per crescere. Oppure tassare pesantemente le carni a impronta idrica più alta o alzare il prezzo dell’acqua. Altrimenti non potete pensare che io lasci seccare il mio prato o accorci la mia doccia.

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