Ho paura dei fascisti

Ho ventisei anni, vivo in un Paese democratico e sono terrorizzata dalla possibilità del ritorno del Fascismo in Italia. Non dovrei esserlo secondo alcuni, compreso Bezzicante da quanto letto nei suoi due recenti articoli; perché il Fascismo è stato totalmente “debellato” (come si diceva del morbillo d’altronde). E’ solo un brutto capitolo della storia del nostro Paese. I fascisti di oggi vengono bonariamente definiti come dei nostalgici, provocatori, sfigati, patetici, idioti, ignoranti, stupidi e bislacchi. Sono persone che possono e devono esprimere liberamente la loro opinione, così come ogni cittadino che vive in uno Stato democratico. Non possiamo vietar loro di parlare e scrivere a favore del fascismo perché diventeremmo noi stessi fascisti. Non possiamo impedirgli di fare il saluto romano, di girare per le città indossando una t-shirt con ritratto Mussolini, non possiamo vietargli di possedere nelle loro case riproduzioni di busti del Duce, non possiamo vietare che si riuniscano in gruppetti di fanatici nostalgici del ventennio fascista. Non possiamo perché sono cittadini di uno Stato libero e sicuramente noi siamo meglio di loro !

Sappiamo bene che c’è già una legge in Italia che vieta l’apologia di fascismo e sanziona chi promuove e forma gruppi per la riorganizzazione del partito oppure chi pubblicamente esalta le peculiarità del partito Fascista (per maggiori info cercare: legge Scelba o legge n. 645/1952).

Come si può facilmente capire è una legge molto vecchia, risalente al dopoguerra; periodo nel quale la popolazione italiana si era appena liberata da un regime dittatoriale, da anni di violenze e soprusi, anni di paura e indottrinamento. La popolazione aveva voglia di cambiamento, di libertà e voglia di esprimersi senza la paura di essere arrestati o picchiati. Era una popolazione che guardava con speranza ad un futuro migliore, lasciandosi alle spalle le ombre fasciste.

Oggi però, dopo più di 70 anni, quali sono i fattori che potrebbero portare ad un ritorno del Fascismo nel nostro Paese?

  • Il malcontento che ha invaso l’Italia. Non siamo un popolo soddisfatto e felice!
  • La disoccupazione giovanile e l’età pensionabile portano l’intera popolazione ad avere poca speranza e a sentirsi abbandonata dal proprio Stato. I giovani non riescono a trovare la propria identità lavorativa e di conseguenza un’identità sociale. Sono giovani fino a 40 anni, perchè non hanno ancora una casa, una famiglia e un posto di lavoro fisso che permetta loro di essere totalmente indipendenti. La pensione, oramai, è solo un miraggio. I giovani non fanno progetti a lungo termine perchè non sanno nemmeno se dopo tre mesi avranno ancora un lavoro.
  • L’istruzione è sempre più povera di empatia e rigore. A scuola si rispetta il programma scolastico, non si può sgarrare, non si può andare oltre a Dante e Leopardi, non si può perdere una lezione parlando di attualità. Il ruolo dell’insegnante è diventato un ruolo di indottrinatore e non più di educatore. Non solo non vengono, molte volte, rispettati dagli alunni, ma vengono addirittura insultati e minacciati da genitori che non si fidano più del ruolo educativo del professore. La scuola ci vuole acculturati ma non intelligenti. Non ci sono momenti di riflessione su ciò che accade ogni giorno nel Mondo, non ci sono momenti di dialogo sulle varie problematiche nelle differenti fasce di età scolastica. Produciamo ragazzi con tante nozioni e poca empatia verso il Mondo e chi lo abita. Passano la maturità imbottiti di ansie e lezioni che di li a poco dimenticheranno e affronteranno la vita pensando che la realtà non c’entra nulla con ciò che hanno studiato. I giovanissimi sono disorientati e incapaci di pensare ed elaborare un discorso complesso.
  • Siamo sempre più soli. I social network hanno avvicinato le distanze ma hanno allontanato le emozioni. Non ci si guarda più negli occhi, non ci si confronta più sulle difficoltà che ci affligono. In un mondo costellato di like e filtri, cerchiamo sempre di apparire perfetti e felici. Non manifestiamo più nessuna emozione faccia a faccia. Ci incazziamo, ci inorridiamo, “protestiamo”, preghiamo, ridiamo solo dietro uno schermo. Non sappiamo più controllare queste emozioni perchè non siamo piu abiuati a viverle. Ci sediamo sul divano e osserviamo in tv le emozioni degli altri. Siamo tanti individui soli ed egoisti; perchè l’importante è avere e far vedere, gli altri non contano. Non c’è coscienza civile, pensiamo di poter aiutare il prossimo condividendo un post su FB e poi non cediamo nemmeno il posto ad una donna incinta sull’autobus.
  • L’Italia è cambiata troppo velocemente e non eravamo pronti. I mass media non fanno altro che passare notizie allarmanti che fanno crollare le poche certezze che avevamo. Siamo invasi da stranieri e la famiglia tradizionale è crollata. Non siamo più un Paese unito sotto uno stesso inno e sotto il tricolore, non siamo più bianchi e cattolici. Siamo mischiati ad altre religioni, ad altre culture, a persone con un orientamento sessuale diverso che adesso possono anche sposarsi. Siamo insoddisfatti e spaventati.

Per questi motivi il Fascismo può tornare in Italia, perchè gli italiani sentono la necessità di riconoscersi sotto un unico grande ideale, hanno bisogno di regole inoppugnabili e di sentirsi ancora tutti uguali.

Ma chi sarebbero i Fascisti di oggi ? Sembra impossibile parlare di Fascisti e preoccuparsi di loro visto che persino i ragazzi di Casa Pound non riescono ad essere più di una cinquantina quando organizzano una manifestazione.

Rircordiamoci che siamo nel 2017 e né i Fascisti né altre persone hanno bisogno di ritrovarsi in una piazza o di incontrarsi per riformare il movimento. Siamo nel 2017, basta un Pc o un cellulare, basta saper usare un pò di tecnologia e avere un pò di appeal tramite immagini e qualcuno che storpi bene le notizie per creare ancora più odio.

I Fascisti di oggi potrebbero essere :

  • Gli analfabeti funzionali. Quelle persone che non riescono a capire il contenuto di un testo, di un articolo o di un libro. Sono persone che sanno leggere e scrivere ma faticano a comprendere quello che leggono. A loro basta un’ immagine o un titolo in grassetto per farli incazzare e fomentare l’odio.
  • Quelli come me. Quelli che odiano il Fascismo. Siamo talmente convinti che sia sbagliato che sottovalutiamo l’interesse che può suscitare in chi non conosce bene la storia e non sa cosa sia una dittatura.
  • I idisinteressati. Quelli che non si informano mai; non hanno interesse nel capire cosa succede nel Mondo e quindi, può capitare, che vengano a sapere una notizia tramite il collega di lavoro o il vicino di casa. Prendono per vero tutto ciò che gli viene detto, senza cercare, senza informarsi; traggono la loro conclusione in base a ciò che gli viene riferito, che molto spesso è errato e condizionato da chi viene detta.

Una legge contro l’apologia di Fascismo esiste già, di cosa vi preoccupate? Esiste, come abbiamo già ricordato, ma leggendo le sentenze sembra non essere quasi mai applicata. Sono numerose le sentenze che assolvono giovani e meno giovani giustifando i loro gesti come “goliardici” e non pericolosi.

Nei gesti definiti in questo modo, molto spesso, c’è anche una componente di ignoranza, è vero, ma l’essere ignoranti non vuol dire essere ingenui. I loro gesti, violenti fisicamente o psicologicamente, hanno delle conseguenze in piccola o larga scala. Nulla è più pericoloso di ciò che stiamo facendo in questo momento, cioè sottovalutare il ritorno del Fascismo. Chi pensa di essere fuori pericolo è solo un illuso presuntuoso.

Personalmente non vorrei vivere in un Paese pronto a difendere la libertà di opinione fascista senza approfondire l’ideologia criminale che c’è dietro. Il diritto di opinione non può essere negato ma, secondo alcuni, possono tranquillamente venire a mancare le basi dell’educazione e del rispetto. Lo Stato se ne lava le mani, lo Stato non imbavaglia nessuno, non si prende la responsabilità del ruolo di arbitro; siamo liberi, liberi di distruggerci.

Concludo dicendo che non sono spaventata dalla trattoria che espone il busto del Duce, sono spaventata da chi la frequenta. Non sono spaventata da chi minaccia con un manganello, sono spaventata da chi parla in modo nostalgico del fascismo. Non sono spaventata da un’opinione, ma di chi di questa vorrebbe trasformarla in azione violenta. Non è uno, sono tanti, sempre di più. Nulla è più pericoloso di ciò che stiamo facendo in questo momento, cioè sottovalutare il ritorno del Fascismo. Chi pensa di essere fuori pericolo è solo un illuso presuntuoso. La libertà è un diritto, ma è un diritto che non deve calpestare quello degli altri. Diffondere informazioni errate, inneggiare ad una dittatura senza portare rispetto per chi questa dittatura l’ha subita, e tutt’ora la subisce in altri Paesi; essere razzista, omofobo e violento non rispetta la mia libertà e nemmeno quella di molti individui che come me preferirebbero estinguersi piuttosto che vedere il Fascismo tornare al “potere”.

Contributo scritto per Hic Rhodus da La Fata ignorante.

La disinformazione e il menefreghismo sono i nemici che combatto. Vivo la vita in bilico tra passione, ansia e ira. Amo riflettere e dire la mia. Non ho particolari passioni 
tranne la polemica. La mia mente è in continuo movimento; puntigliosa e puntuale.Odio i 
ritardatari.

5 commenti

  • Lelio Giaccone

    Non posso non notare il concetto un po’, come posso dire, bislacco di democrazia che tenta di affermarsi persino in Parlamento, segno inequivocabile dei tempi, in cui frange più o meno estese sono convinte di essere portatrici del Verbo da far conoscere (e rispettare) a tutti, così adesso, oltre all’ortoressia e agli altri mille orto-comportamenti, dobbiamo sorbirci l’ortodemocrazia (mi scuso per il neologismo).
    Una norma deve avere carattere generale: più scende nel particolare, più è alto il rischio di interessare diritti incomprimibili; lo hanno capito i padri fondatori degli USA più di due secoli fa quando aggiunsero alla loro Costituzione i primi 12 emendamenti, lo hanno capito i nostri Costituenti, dotati di una cultura giuridica enormemente maggiore di quella del Fiano di turno.
    Questi, pur avendo ancora incise nella mente (e qualche volta anche sulla carne) le aberrazioni causate dal nazifascismo e memori della limitazione alla loro libertà di opinione, non vollero a loro volta vestire i panni del censore e si guardarono bene dal sanzionare una generica espressione di pensiero riservando, secondo me giustamente, l’intervento repressivo ai tentativi concreti di ricostituzione del PNF.

  • E se il fascismo fosse già tornato nell’uniforme servilismo dei media di regime, nella subordinazione a un unico modello economico cosiddetto “sociale di mercato”, nella omologazione coatta ad un unico paradigma scientifico-sanitario, ad un imposto sincretismo religioso e culturale dis-identificante?
    Siamo proprio sicuri che il pericolo sia il fascismo cosiddetto “populista” e non piuttosto quello “socio-liberale”?

    • Non giochiamo con le parole: il fascismo è una cosa, non può essere tutto, altrimenti stai diluendo il significato di fascismo, che alla fine perde significato e fa si che l’eventuale vero fascista si possa mischiare con tutti gli altri fintofascisti. E questo potrebbe essere un rischio (guardiamo a sinistra dove ci sono sotto la stessa bandiera bolscevichi e socialisti liberali)

  • Claudio Antonelli (Montréal)

    Leo Longanesi diceva che ” I fascisti si dividono in due categorie: fascisti e antifascisti “

  • I timori sono fondati, che si tratti di fascismo o di un qualsiasi regime totalitario basato su assunti che intendono privare della libertà in nome del bene del popolo, della salvaguardia del popolo in quanto razza, dell’ordine, della sicurezza, dell’eliminazione dei diversi, ecc. Pericoli, questi ultimi, percepiti come prioritari da molti.
    Facile divenire nostalgici quando circolano in rete filmati di propaganda che esaltano i progressi sociali, economici, addirittura artistici e culturali opera del duce, senza rispetto alcuno per verità storiche, fonti documentali e testimonianze. L’ignoranza della storia, e non solo: ignoranza tout court, è terreno fertile per derive di questo tipo. Sottovalutiamo il fenomeno probabilmente: tre giorni fa sono stata espulsa da un gruppo Facebook per aver criticato una foto con un gatto di nome Benito e i numerosi commenti che esaltavano la scelta del nome, con espliciti riferimenti al ventennio; il tutto nell’indifferenza generale e in nome del: “ma cosa vuoi che sia, si scherza…”
    Su certe cose non si scherza,può essere pericoloso.

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