Tecnologie per leggere nel pensiero: più sicurezza contro il crimine?

Ok, lo so, questo post sembra fuori luogo in giorni in cui si parla quasi solo delle imminenti elezioni (e c’è chi lo fa benissimo come Bezzicante). Eppure, è in un certo senso surreale assistere a un dibattito politico in cui la Sicurezza è uno degli argomenti più fruttuosi per raccogliere voti, e rendersi conto che della sicurezza i nostri politici hanno un’idea che sembra presa dagli anni Ottanta: prendiamo di mira certi segmenti di popolazione (che possono cambiare nei decenni: meridionali, albanesi, nomadi, migranti), enfatizziamo l’allarme per i reati “tradizionali” contro la persona e il patrimonio (o magari per il terrorismo, che in Italia in fondo a sua volta non è una novità), proponiamo soluzioni facili e magari “muscolari”, al massimo promettiamo di assumere nuovi tutori dell’ordine (con che criteri, poco conta).

È surreale, perché nel frattempo il mondo cambia. Cambia nella numerosità e nella qualità dei reati che vengono commessi, cambia negli strumenti che vengono utilizzati per prevenirli e commetterli, e cambia nelle metodologie di indagine. E di fronte a questi cambiamenti la nostra politica tace e noi cittadini siamo poco attenti e informati, anche perché informarsi significa innanzitutto capire che l’eterna battaglia tra guardie e ladri è ormai in gran parte giocata con la tecnologia. Quindi, se davvero (poniamo) il centrodestra si preoccupasse di attrezzare il Paese contro le minacce alla sicurezza dei cittadini di oggi e di domani, dovrebbe proporre ben altro che questa litania presa dal programma condiviso del centrodestra, da cui dovremmo concludere che l’unica minaccia alla legge in Italia sono gli stranieri (e preferisco non chiedermi neanche quale contributo debba dare alla sicurezza dei cittadini la “revisione della legge sulla tortura”):

  • Lotta al terrorismo
  • Ripresa del controllo dei confini
  • Blocco degli sbarchi con respingimenti assistiti e stipula di trattati e accordi con i Paesi di origine dei migranti economici
  • Piano Marshall per l’Africa
  • Rimpatrio di tutti i clandestini
  • Abolizione dell’anomalia solo italiana della concessione indiscriminata della sedicente protezione umanitaria mantenendo soltanto gli status di rifugiato e di eventuale protezione sussidiaria
  • Introduzione del principio che la difesa è sempre legittima
  • Adeguamento ai parametri medi occidentali degli stanziamenti per la Difesa
  • Carabinieri e poliziotti di quartiere e estensione dell’esperimento “strade sicure” con impiego delle Forze Armate per la sicurezza delle città
  • Tutela della dignità delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate con stipendi dignitosi, dotazioni adeguate di personale, mezzi e tecnologie adeguati al contrasto del crimine e del terrorismo
  • Inasprimento delle pene per violenza contro un pubblico ufficiale
  • Revisione della legge sulla tortura

Ma torniamo alla tecnologia. Se questa è ormai strumento fondamentale, e anzi direi veicolo, di una gamma crescente di reati anche grazie al proliferare di smart objects interconnessi in quella Internet of Everything della quale noi utilizzatori vediamo solo la punta dell’iceberg, essa è anche il miglior alleato della polizia, e non solo per i reati “tecnologici”. In un certo senso, anche quello che raccontano le cronache sull’uso di intercettazioni o del geoposizionamento del cellulare di un indiziato per determinarne gli spostamenti non è che la punta dell’iceberg degli strumenti investigativi che la tecnologia offre ai tutori dell’ordine. A un amico, esperto di queste tecniche, qualche giorno fa scrivevo “in futuro il 90% delle indagini saranno basate sulla tecnologia, no?” e lui mi ha risposto “No, non nel futuro. Nel passato prossimo: l’informatica è ovunque”.

Se quindi già oggi, o da ieri, l’uso esperto della tecnologia è decisivo per la tutela della legalità, non posso fare a meno di chiedermi cosa stia per portare il domani. Ebbene, pare che una delle future novità possa essere nientemeno che la lettura del pensiero; se in generale l’analisi dell’attività cerebrale con strumenti di imaging come la Risonanza Magnetica funzionale (fMRI) è un filone di ricerca molto attivo, esistono studi piuttosto avanzati che mirano a correlare specifici pattern di attivazione neuronale con concetti mentali o con immagini percepite, e le evidenze recenti sembrano indicare che nel funzionamento del cervello di tutti noi ci siano somiglianze sufficienti a rendere possibile dare a questi pattern un’interpretazione attendibile in generale. Insomma, ci stiamo forse avvicinando alla possibilità di un vero e proprio lettore del pensiero basato su sofisticate tecniche di osservazione dell’attività cerebrale accoppiate a tecniche di intelligenza artificiale per interpretarne i dati. Tutto questo senza ancora chiamare in causa interfacce dirette computer-cervello come quelle progettate da Neuralink, che ovviamente avrebbero la capacità di raccogliere dati molto più ricchi sull’attività cerebrale.

Un simile lettore del pensiero al servizio delle autorità di polizia e giudiziaria sarebbe insomma una versione moderna e potenziata del ben noto poligrafo, la “macchina della verità” usata soprattutto negli USA con esiti controversi; in realtà, già oggi esistono aziende, come la No Lie fMRI, che sperimentano o addirittura commercializzano servizi per individuare le menzogne grazie alle tecniche di brain imaging.

Se da un lato è opportuno essere cauti ad accettare come attendibili le affermazioni di queste aziende, Il fatto che queste prospettive non siano più fantascienza è forse dimostrato al meglio dal crescere del dibattito in ambito non già strettamente neurologico ma etico e legale: come abbiamo a suo tempo visto a proposito dell’etica applicata alle scelte dei robot autonomi, anche in questo caso alcuni accademici hanno cominciato a interrogarsi sui limiti di questo tipo di indagini, sulla loro compatibilità con i diritti civili e umani, sulle conseguenze che queste ricerche avranno sulla nostra vita e sulla nostra libertà (troverete i link a un paio di questi articoli in calce).

esempi di ricostruzione immagini

Risultati di diversi algoritmi di ricostruzione di caratteri scritti a mano a partire dall’analisi fMRI – Fonte: Du, Du, He, Sharing deep generative representation for perceived image reconstruction fromhuman brain activity

Dunque, dovremmo essere confortati o preoccupati da queste prospettive? In un certo senso, secondo la mia premessa iniziale, dovremmo essere sollevati: la tecnologia offrirà ai tutori dell’ordine strumenti sempre più potenti contro criminali vecchi e nuovi. La questione, però, non è così semplice: come già tempo fa ricordava qui Bezzicante in un suo post intitolato Volete sicurezza o volete libertà?, certi “benefici” non sono gratuiti. Maggior controllo vuol dire minore libertà, e maggiore sudditanza del cittadino al potere costituito; il confine tra utilizzi “buoni” e “cattivi” di strumenti così penetranti e invasivi, rispetto ai quali neanche i nostri pensieri potrebbero considerarsi più privati, è elusivo e fragile, se si pensa al potere che essi potranno offrire.

In realtà, però, non vorrei che parlare di questi strumenti futuribili per la “lettura del pensiero” facesse dimenticare che le nostre opinioni, i nostri gusti, i nostri affetti e le nostre passioni sono già oggi efficacemente scandagliati dalla tecnologia, anche senza leggere l’attività che si svolge all’interno del nostro cranio. Gli strumenti tecnologici che ci circondano in ogni istante, mentre guidiamo la nostra auto, ascoltiamo musica, acquistiamo prodotti, organizziamo viaggi, ci informiamo su politica ed economia, raccolgono incredibili quantità di dati su ciascuno di noi, e alimentano sofisticati strumenti di analisi il cui scopo è essenzialmente “leggerci nel pensiero”, anticipare i nostri desideri e le nostre azioni, circondarci di stimoli progettati apposta per apparirci familiari, e per offrirci esattamente quello che desideriamo ancora prima che lo desideriamo. L’accesso a questi strumenti di “lettura del pensiero”, sempre più perfezionati, non è riservato alle autorità costituite, ma alle grandi aziende come Facebook, Google e Amazon, e a chi è in grado di pagarne i servizi. Se questo è l’uso visibile e legale di questi strumenti, non si può fare a meno di chiedersi quali rischi possano costituire se usati a scopi illeciti. Più di cinque anni fa, circolò un divertente (o forse no) video che dimostrava il tipo di “lettura del pensiero” che la raccolta dei dati che ci riguardano consentiva; e non si parlava ancora di machine learning

Letture consigliate:
Giulio Mecacci, Pim Haselage, Identifying Criteria for the Evaluation of the Implications of Brain Reading for Mental Privacyhttps://link.springer.com/article/10.1007%2Fs11948-017-0003-3
Calvin J. Kraft, James Giordano, Integrating Brain Science and Law: Neuroscientific Evidence and Legal Perspectives on Protecting Individual Liberties, https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fnins.2017.00621/full

One comment

  • Articolo molto interessante. Grazie. Non so se lei conosce Alexa di amazon or Google Voice. Entrambi i dispositivi entrano nelle nostre case e ascoltano tutto quello che viene detto. Dalle conversazioni delle famiglie si capiscono: le idee politiche, i gusti musicali, lo stile di consumo e molte altre cose ancora più o meno private.

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