La sconfitta della sinistra vista da un insider

(Stiamo pubblicando interventi plurimi sugli esiti delle elezioni senza tenere conto della nostra usuale programmazione. Leggete anche:


A sinistra del PD le cose sono andate malissimo, LeU ha raccolto una sconfitta cocente. Ritengo comunque che, tutto sommato, il 3% è meglio del 6%. Costringe, con la prospettiva di una legislatura, a fare i conti con sé stessi o a decretare la propria fine. A patto che l’analisi del voto sia spietata, radicale e veloce, visto che in fondo anche quelli di sinistra si meritano di vivere un po’ di vita a cuor leggero. La mia analisi è questa.

Perché la sinistra non perde:

Non a causa dei cosiddetti paracadutati: ce li avevano tutti, anche movimenti con condizioni migliori come il M5S

Non per mancanza di radicamento territoriale: la politica è ormai lontana dai meccanismi di partecipazione che conoscevamo in passato, alzi la mano chi ha visto sedi di M5S e Lega aperte fino a tarda notte o volantinaggi di fronte alle fabbriche;

Non per l’interruzione del percorso del Brancaccio: mi piacerebbe avere a disposizione i fondi per commissionare un sondaggio con l’obiettivo di sapere quanti italiani fossero a conoscenza delle magnifiche gesta di Falcone e Montanari per riunire la sinistra;

Non per la mancanza di programmi: i programmi c’erano ma non contano niente, provate a ricordarvi cosa dicevano i partiti su istruzione, sanità etc senza compulsare internet;

Non per mancanza di coerenza: M5S e Lega fanno e disfano le loro posizioni sull’Europa un giorno sì e l’altro pure, la Lega è passata da prima i padani a prima gli italiani come niente fosse;

Perché la sinistra perde:

Perché si è ancora negata la possibilità di reinventarsi, generando una leadership nuova che fosse allo stesso tempo interprete di  un nuovo racconto (esemplare il caso della Lega e Salvini, del Labour e Corbyn)

Perché non ne vuole sapere di imparare la lezione di Podemos, di darsi “l’obiettivo di deviare il senso comune  verso una direzione di cambiamento” (esemplare è il discorso di Valladolid su comunicazione, realismo e populismo in politica).

Perché i temi che hanno monopolizzato le emozioni degli ultimi mesi sono i vitalizi e gli immigrati.

Perché l’inconsistenza di campaigner di Grasso era ai limiti del masochismo

Perché non è possibile che Bersani infili la scheda elettorale nell’urna quando WhatsApp di ogni italiano era infestata di messaggi che avvertivano della novità del bollino

Perché la sinistra si associa alla parola politica più di quanto succeda alla destra, non so come e chi sia stato artefice di ciò ma così è.

Perché peggio dei dirigenti della sinistra ci sono solo gli elettori militanti, secondo cui se le tue posizioni politiche non sono chiare e giuste dai tempi dell’invasione dell’Ungheria non si può dividere neanche un passaggio in macchina.

One comment

  • La sinistra perde semplicemente perchè non è sinistra. Ciò che chiamiamo sinistra, dal PD a LeU pasaando per Lorenzin e Bonino è in realtà espressione di una borghesia riformista, erede della tradizione liberale che parte da Cavour e arriva a Malagodi. Non certamente quella che parte da Marx e arriva a Berlinguer. Questo lo si evince dai programmi e dal pensiero: la fiducia in un capitalismo buono e in una finanza virtuosa, l’europeismo, il moderatismo, l’attenzione per le conquiste civili…
    Ma un partito cosí, è appunto partito della borghesia liberale, di nicchia, diciamo. Non può essere un partito del popolo (che piaccia o no) e non lo è mai stato. Il partito liberale non credo superò mai il 7 o l’8%. Quindi, a ben vedere, già il 20% è un risultato enorme.
    In pratica la sinistra perde solo perchè continua erroneamente a considerarsi sinistra. Allora da Berlinguer a Renzi è stato un disastro. Ma se, più correttamente, si considera semplicemente liberale, allora vince: da Malagodi a Renzi è stata una crescita enorme.

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