Una scuola pubblica che non riduce le disuguaglianze fallisce

I risultati dei test Invalsi del 2018 sono stati pubblicati in un rapporto del MIUR che inviterei davvero tutti a leggere; anzi, se invece di leggere questo articolo vi riverserete in blocco su questo link avrete la mia completa approvazione.

Per i pochi che preferiscano invece leggere (anche) il mio pensiero sull’argomento, cercherò qui di riassumere le principali evidenze e sottolineare alcuni punti chiave, che peraltro sono, ahimè, piuttosto sconfortanti.

Dei risultati dei test Invalsi e PISA, in realtà, qui su Hic Rhodus abbiamo parlato più d’una volta, e quello su cui vorremmo concentrare la nostra attenzione stavolta è il problema delle differenze tra le capacità degli studenti appartenenti a contesti diversi, e in particolare ad aree geografiche diverse.

Ora, sappiamo tutti che ci sono grandi differenze tra Nord e Sud di questo paese; e sappiamo bene che queste differenze si sommano a quelle tra le classi sociali, ossia che non solo al Sud ci sono più poveri che al Nord, ma che un povero del Sud è “più povero” di un povero del Nord, perché la rete di servizi pubblici e privati che contribuiscono ad attenuare o esacerbare gli effetti della povertà (scuola, appunto, ma anche sanità, assistenza sociale, sicurezza, ecc.) è molto più precaria al Sud.

Nonostante, anzi proprio per, questo, noi crediamo che un obiettivo essenziale dello Stato debba essere mitigare gli effetti di queste differenze, e anzi tentare di compensarle; e tra i servizi che hanno questa vocazione forse il primo di tutti è la scuola. Mentre infatti gli altri servizi possono rendere meno afflittiva la condizione di svantaggio sociale, la scuola è quello che può creare le condizioni per contrastarlo e, a tendere, ridurlo. In un paese dove tutte le statistiche evidenziano un gap spesso addirittura crescente tra Nord e Sud, investire nella conoscenza, e quindi nel capitale umano, nelle regioni meridionali è fondamentale.

Ebbene, senza entrare nel dettaglio dei risultati, per i quali vi rinvio al citato Rapporto, vorrei sottolineare tre cose:

  1. Al momento della prima rilevazione Invalsi, ossia la seconda elementare, le differenze tra aree geografiche sono minime, sia in italiano che in matematica e in inglese. Le differenze crescono poi nel corso degli studi, fino a diventare molto rilevanti a partire dai test svolti in terza media. Lo si vede dal confronto qui sotto, dove si vede che mentre in seconda elementare praticamente tutte le regioni sono allineate alla media nazionale, in seconda superiore le differenze tra regioni sono profonde, con il Nord-Est nettamente sopra la media e il Sud e Isole nettamente sotto.

    Invalsi 2018 matematica

    Fonte: Rapporto Prove Invalsi 2018

  2. Le differenze sociali, che pure incidono significativamente è che tra l’altro sono importanti nel determinare la scelta della scuola secondaria superiore (i ragazzi “ricchi” frequentano più spesso i licei, anziché gli istituti tecnici e professionali), contano comunque meno dell’area geografica di appartenenza. Nelle regioni del Sud più svantaggiate, anche nei licei i ragazzi ottengono punteggi mediocri.
  3. Al Sud risultano anche maggiori che al Nord le differenze nei risultati tra scuola e scuola, e tra classe e classe.

Insomma, la nostra scuola fallisce in un suo compito essenziale: essere una scuola nazionale, che offra ovunque un’istruzione di pari qualità, compensi e armonizzi le difformità tra i diversi contesti socio-culturali almeno per le competenze basilari. Pur riconoscendo l’influenza di contesti sociali diversi, se tra la seconda elementare e la terza media tra uno scolaro lombardo e uno campano si apre un divario del 12% nella conoscenza della matematica, non può che dipendere in primo luogo dalla scuola, perché la matematica si apprende a scuola, e l’influenza ad esempio della famiglia è molto minore che in italiano. Questa disparità non è accettabile: tutti noi, dovunque viviamo, dobbiamo ribellarci a una scuola che relega il Sud a terra degli ignoranti, il che fa il paio con i dati sul l’abbandono scolastico che abbiamo analizzato tempo fa.

Vorrei infine aggiungere una considerazione: se è anche solo possibile ragionare su dati come questi, è perché le prove Invalsi esistono. Continuo a non vedere maggior dimostrazione di disprezzo per il concetto stesso di servizio scolastico della fiera e tenace ostilità di tanta parte del sistema scolastico a prove standard come queste (ne abbiamo parlato qui). Anche questa è una forma di ignoranza che dobbiamo superare, visto che è essa stessa ostacolo al miglioramento della qualità e soprattutto dell’uniformità dell’insegnamento.

4 commenti

  • nicola d'adamo

    Nella mia funzione di sostegno agli studenti, ogni anno somministravo ai ragazzi iscritti all’ITIS G.Galilei di Latina dei test per rilevare il loro livello di preparazione. Ebbene, più ci allontanava dall’epicentro, che veniva individuato nell’A.Volta di Latina, più aumentavano le carenze, sia sintattiche matematiche. Le valutazioni, inutile dirlo, non corrispondevano alle reali capacità. Così veniva osservato che il sufficiente di Sonnino (LT) corrispondeva al quattro del Volta e così via le altre valutazioni. Pertanto, le problematiche evidenziate, non sono solo tra Nord e Sud, ma anche tra città e paesi limitrofi. Si assiste ad un’incuria, ad un lassismo, ad un piegarsi verso l’abbassamento dei livelli, con la motivazione che bisogna portare avanti tutti: dimenticando che in tal modo vengono penalizzati coloro che vorrebbero una Scuola come ascensore sociale.
    Non è tutto. Qualche tempo fa inutilmente ho cercato di spiegare ad una mia nipote, che frequenta una Scuola (Liceo Scientifico) del Sud che la voce del verbo essere, quando non corrisponde a starci, esistere ecc, è una copula. Nulla. Così che imparare la vita degli autori della Letteratura Italiana era da considerarsi cosa inutile. Semmai dovevano essere affrontate le opere nel loro contesto storico, attraverso un esame critico delle parti più rilevanti. Nulla!
    Non parlo delle rilevazioni Invalsi, che vengono tollerate dai docenti, come indebita ingerenza nel loro lavoro!
    In ogni caso, descrivo ampiamente le problematiche vive della Scuola, in mio lavoro “La Scuola a Caporetto”, di cui poco si è parlato per essere didatticamente scorretta e che può essere scaricata gratis ( e ciò è avvenuto da parte di coloro che hanno saputo della pubblicazione).
    Un saluto
    Nicola D’Adamo
    già docente di Lettere presso l’ITIS g. Galilei di Latina.

  • Gaspero Domenichini

    Devo dire che mi stupisce che al sud le prove INVALSI abbiano avuto esito peggiore che al nord, perché so che queste prove sono/saranno usate come strumento di valutazione del rendimento non dolo degli alunni, ma anche dei docenti e dei Dirigenti; ed anche per la valutazione delle scuole nelle varie nazioni (con prove nazionali analoghe a quelle INVALSI).
    Possiamo quindi immaginarsi come vengono/verranno fatte queste prove nelle scuole “non serie” (probabilmente la maggioranza delle scuole non solo italiane)! E non mi sento neppure di criticare troppo i colleghi o i dirigenti che sproneranno a suggerire, correggere “ottimisticamente”, ed altro, pur di far ottenere punteggi elevati agli alunni e di poter raggiungere risultati personali (anche economici) elevati.

    Fra le varie assurdità che mi sono giunte a proposito di queste prove (che sono fra le cose più osteggiate nella scuola):
    – Le prove sono ufficialmente anonime …, anche se nella scuola media sono ufficialmente utilizzate per la valutazione finale (non sono del tutto sicuro della correttezza dell’informazione, ma mi è giunta da più parti);
    – Anche in una classe dove io dovevo fare sorveglianza le prove erano ufficialmente anonime, anche se le prove di ogni classe avevano un numero progressivo noto, e se ad ogni alunno erano date in ordine alfabetico … (io però chiesi di poter cambiare l’ordine in modo che all’INVALSI non fosse noto, … ed alla fine ce la feci).
    – Quando ho fatto la correzione delle prove ho trovato “moltissimi” errori (mi pare ce ne fossero una decina a prova, contro praticamente nessuno per le Olimpiadi della Matematica) tali da impedire di dare la risposta richiesta.

    • Gentile Gaspero,
      in realtà le prove Invalsi sono un po’ cambiate negli anni, e credo che qualcuna delle cose che lei cita sia relativa a tempi ormai trascorsi. Ad esempio, la prova Invalsi che si sostiene in terza media non è più parte delle prove di esame e non contribuiscono al voto. Inoltre (e a voler essere maliziosi questo forse risponde alla sua curiosità) oggi le prove di terza media e seconda superiore sono effettuate al computer, quindi con meno possibilità di “copiare”. In altre parole, le obiezioni che lei cita sono a mio avviso datate, strumentali o entrambe le cose.

      Insomma, se è possibile spiegare l’ostilità degli insegnanti alle prove Invalsi, nel senso che essere “misurati” non piace a tutti, è inspiegabile, o meglio è autolesionistica, l’adesione a questa ostilità da parte dei fruitori del servizio che la scuola offre.

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