Un Ponte. Un Paese

Non so voi, ma questa storia del viadotto crollato a Genova mi ha lasciato senza fiato. Un tratto autostradale importantissimo; che passa in mezzo a una città. Distruzione e morte. Come sempre. Se non è un viadotto che crolla (e non è il primo) è un fiume che straripa, una montagna che frana, un terremoto che, in un paese altamente sismico come l’Italia, dovrebbe essere diventato una routine e invece no, cancella paesi, e vite, e storie. E soprattutto storie, se mi capite. Una scuola cui crolla un tetto, un palazzo coi pilastri di farina, discariche piene di rifiuti tossici, spiagge immonde, tombini chiusi, alberi che cadono, si sa, la manutenzione costa e le casse sono vuote. Strade piene di buche, anse piene di rifiuti, aree periferiche piene di elettrodomestici abbandonati, mozzarelle inquinate… L’Ilva di Taranto, la Terra dei Fuochi, Porto Torres, Porto Marghera, Terni, Trieste, l’inquinatissima Val Padana…

E quelli che ridono al telefono per il terremoto immaginando i loro lauti guadagni con la ricostruzione; che forse si farà, sì, ma forse anche no. E quelli che dopo dicono che era “un disastro annunciato”… ma come annunciato? Da chi? Come? Chi è che “annunciava” il disastro senza andare in Procura a denunciare? E le centinaia di migliaia che sanno, vedono, e tacciono (come per la Terra dei Fuochi) perché pavidi, perché complici, o semplicemente perché in Italia ci facciamo i cazzi nostri. E quelli che intascano le mazzette per permettere tutto questo, veri e propri traditori della Patria. E quelli del turismo della catastrofe che si fanno il selfie davanti alle tragedie, perché una bella foto su Facebook con sfondo di nave affondata, aereo precipitato o viadotto crollato è una figata pazzesca! Ma non t’ha fatto ‘mpressione?

E domani, guardate, ce ne saremo dimenticati. Se non proprio il “domani” di calendario un domani emotivo, in questo Paese di fanciulli prontissimi a piangere, a ridere e a fregarsene.

L’Italia dei disastri è l’Italia dei furbi; siamo tutti furbi quando possiamo esserlo, se ne abbiamo l’occasione; quelli che – dopo – s’indignano, sono spesso gli stessi che ci proveranno quando toccherà a loro. Una classe industriale inesistente, una amministrativa inefficiente, una politica deprimente, dove le colpe sono sempre degli altri, di chi ha preceduto, dei poteri forti, dei “rosiconi”. Non mi compete; non la posso aiutare; vedremo quello che si può fare; ho le mani legate; cosa vuole che le dica, siamo in Italia… Ci fosse un Uomo che si prende le responsabilità! Lo stucchevole balletto delle responsabilità attribuite ad altri, detto scaricabarile (parola molto italiana, difficilmente traducibile), è già iniziato e non abbiamo ancora sepellito i morti, e al funerale la folla applaudirà con orrendo godimento, appagata dal tributo dell’italica viltà.

Non siamo un Paese normale. Provo uno sgomento estremo quando sento gente lodare le virtù italiane: siamo creativi; anche i bimbi lo sono. Siamo inimitabili; e meno male. Abbiamo inventato il bidé, mica come quei sozzoni di francesi, inglesi, tedeschi, americani e via discorrendo, popoli con più PIL e meno analfabeti.

Non andremo da nessuna parte se non partiremo da qui, da una presa di coscienza che siamo famosi da secoli per essere un popolo inaffidabile, pigro, vile, opportunista… Quei politici, riflesso del carattere italiano, li abbiamo votati noi; quegli amministratori sono i nostri zii, compagni di scuola, vicini di casa cui rendersi famigli; quegli imprenditori sono quelli che invidiamo finché hanno successo. Non andremo da nessuna parte se non cambiamo rotta come popolo. Ventre a terra, testa bassa, umiltà. Imparare, lavorare, condividere. Diventare comunità senza Guelfi e Ghibellini. Ragionare anziché sbranarsi. Riconoscere il merito e pretenderlo. Perseguire i colpevoli con rigore. Costruire. Sacrificarsi. Imparare l’arte nobile della responsabilità individuale.

Ma, se avessi un Euro, non credo che lo scommetterei su questo.

5 commenti

  • Piero Indrizzi

    Spero che sia una constatazione e non stupore, perchè è così da sempre!

  • Anche io sono senza fiato. Mi sorprende la facilità di certi errori.

  • L ‘Italia dei dissastri è l’Italia dei furbi
    Questo rispecchia la realtà: purtroppo da qualche decennio

  • Sono rimasta sgomenta quasi come per il crollo delle Torri Gemelle!! Ho pensato subito ad un attentato, poi alla scoperta che così non era, mi è subito salito un magone incredibile dentro: un ponte, un viadotto sbriciolato perché mal costruito o lasciato in balia degli eventi!
    Siamo più colpevoli di qualsiasi terrorista!

  • ANGELO AIAZZI

    sono daccordo purtroppo con l’autore del pezzo …siamo un popolo semplicemente ignorante , superbo pericolosamente superbo perche siamo convinti di essere meglio di come siamo , provinciali finoal midollo e sopratutto maleducati e senza ne spina dorsale e tanto meno cultura , la nsotra pseudo cultura si basa solo …e per fortuna , solo sul retaggio storico, ma nei tempi in cui viviamo , conoscre l’allora Dacia … non serve a nulla se non per pura e mera curiosità storica ed è un esempio … grazie ebuon lavoro . Angelo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.