Pagheremo caro, pagheremo tutto

No, non state per leggere una commemorazione degli anni difficili e controversi in cui la frase del nostro titolo era uno slogan di Lotta Continua e della sinistra “rivoluzionaria”; d’altronde, oggi diversi di quei “rivoluzionari” fanno parte dell’establishment, che sia politico, giornalistico o culturale, e da una rivoluzione avrebbero molto più da perdere che da guadagnare.

Il titolo di questo post, piuttosto, rappresenta un pronostico, ahimè infausto, sulle prossime sorti delle finanze degli italiani, sia quelle pubbliche che quelle personali; e mi perdonerete se per una volta ho voluto peccare di eccessiva semplificazione: quello che dovremo pagare sono i danni che sta producendo e produrrà questo governo, e vediamo ora insieme cosa significa pagare “tutto”.

Che dovremo pagare, d’altronde, ce l’ha detto chiaramente lo stesso governo, ma non è probabile che molti abbiano dedicato attenzione a quelle parole, sommerse dall’inflazione di esternazioni su qualunque argomento che non abbia a che fare con l’economia reale. Ciò non toglie che alcune dichiarazioni illuminanti ci siano state, ed è il caso di ricordarne qui un paio:

Armando Siri, 1° luglio:

“Bisogna far in modo che, per quanto riguarda il debito pubblico, le famiglie italiane, che hanno 5 mila miliardi di liquidità, tornino a riprendersi quella parte del debito, pari a 780 miliardi, collocata presso investitori stranieri, che sono quelli che fanno girare la giostra dello spread”. Alla domanda se si faccia offrendo rendimenti maggiori, Siri risponde: “Sì, ed emettendo titoli riservati a famiglie italiane”

Giancarlo Giorgetti, 12 agosto: 

“L’attacco io me lo aspetto, i mercati sono popolati da affamati fondi speculativi che scelgono le loro prede e agiscono. Ma se arriva il temporale, apriremo l’ombrello. L’Italia è un grande Paese e ha le risorse per reggere, anche grazie al suo grande risparmio privato. Quello che mi preoccupa è che, nel silenzio generale, gran parte del risparmio italiano è stato portato all’estero e quindi la gestione dei nostri titoli non è domestica”

Chiudiamo con l’ineffabile Di Maio, che proprio in questi giorni ribadisce che:

“Dobbiamo scegliere tra il giudizio di un’agenzia di rating o gli interessi dei cittadini. Non possiamo pensare di stare dietro ai giudizi di un’agenzia ma poi pugnalare alle spalle gli italiani. Per ascoltare quelle agenzie negli anni si sono fatti jobs act, legge Fornero e piaceri alle banche”

Eh, già. Le cattive agenzie di rating sono lì, pronte, a cercare di indurre i nostri politici a “pugnalare alle spalle” i cittadini. Meno male che abbiamo un governo che, virilmente, delle agenzie di rating se ne frega. E noi italiani?

Non so se si possa dire che siamo stati pugnalati da qualcuno, ma certo è che questo governo ci è già costato molti soldi, e ce ne costerà molti, molti di più. Anzi, preferisco non rifletterci troppo a fondo, su quanto potrebbe davvero costarci.

Per ora, la somma tra l’incertezza su dove il governo voglia andare a parare e la superficialità (per usare una parola garbata) del poco che ha detto chiaramente ci sono costati un notevole aumento degli interessi che siamo costretti a pagare sul nostro debito pubblico. Il grafico qui sotto è decisamente eloquente, ed evidenzia con chiarezza che l’impennata del costo del nostro debito è legata alla costituzione del governo Conte (si fa per dire, eh) e non semplicemente ai risultati elettorali:

interessi btp

Andamento degli interessi sui BTP decennali – Fonte: https://www.zerohedge.com

Secondo una stima attendibile, noi italiani solo per questa crescita pagheremo 6 miliardi di Euro tra il 2018 e il 2019. Sarà colpa delle cattive agenzie di rating?

Eh, no. Le agenzie di rating, al contrario, si stanno muovendo coi piedi di piombo e per ora stanno alla finestra, aspettando di leggere cosa mai potranno scrivere i nostri governanti nel Documento di Economia e Finanza per il 2019. Non che le agenzie, come Moody’s e Fitch, non abbiano fatto osservazioni sui rischi che l’incertezza politica e le promesse di espandere la spesa possono avere sull’affidabilità dell’Italia come debitore; ma per ora non hanno modificato il nostro rating, pur facendo capire che sono pronte a farlo. E per forza: guardate il grafico qui sotto, che è stato fatto circolare su Internet da alcuni commentatori attenti.

yield vs rating

Il succo è piuttosto chiaro: il rating dei diversi paesi corrisponde con precisione agli interessi dei loro titoli di Stato decennali, tranne che per l’Italia, a causa dell’impennata dei rendimenti che ho citato prima. In realtà, le agenzie in questo momento concedono all’Italia un rating migliore di quello che il mercato le riconosce; ma questa disparità non può durare. O il nostro paese adotta per le finanze pubbliche una linea “virtuosa”, e allora forse i rendimenti ridiscenderanno fino a essere compatibili col nostro rating, oppure le agenzie saranno costrette (da noi) a declassarci.

E se ci declasseranno, allora sì che saranno davvero dolori. I sei miliardi di cui parlavo sopra, che rappresenta il costo che paghiamo anche solo per le parole di questo governo, sembreranno bazzecole. Un declassamento da un lato provocherebbe una crisi delle nostre banche, e la probabile necessità di altri interventi per ricapitalizzarle, e dall’altro scoraggerebbe qualsiasi banca europea dal comprare titoli di Stato italiani, proprio mentre la BCE cesserebbe il Quantitative Easing. Una combinazione esplosiva.

E non è tutto. L’inazione del governo su fronti delicatissimi come Ilva e Alitalia sta costando ai cittadini altre palate di soldi: in particolare mentre per mesi Di Maio si è baloccato con l’ipotesi di annullare la gara per l’Ilva, l’azienda bruciava un milione di Euro al giorno, che paghiamo noi, oltre a perdere capacità produttiva e quote di mercato. I soldi che ha in cassa stanno per finire, il 15 settembre scade l’amministrazione straordinaria e da tempo è chiaro che non ratificare la cessione ad ArcelorMittal sarebbe stato un disastro, tanto che anche i sindacati hanno indetto uno sciopero, per tentare di obbligare il governo a prendere finalmente uno straccio di decisione. E infatti, ecco che magicamente le presunte irregolarità della gara sono diventate irrilevanti e in una sola notte si è trovato un accordo che, a onor del vero, è un buon accordo. E, naturalmente, altri soldi pubblici servirebbero per nazionalizzare Autostrade, oltre al rischio di regalare 20 miliardi di penale ad Atlantia per revocarne la concessione. E così via.

In questo plumbeo scenario, i nostri governanti non trovano di meglio da fare che prendersela con le agenzie di rating, i fondi speculativi, l’Europa e non si sa chi altro, mentre non si vede dove possano trovare i soldi da sperperare per mantenere le loro promesse elettorali. E la soluzione, fanno capire le dichiarazioni di Giorgetti e Siri che ho citato all’inizio, starebbe nella ricchezza privata dei cittadini, ai quali potrebbero essere “riservate” delle speciali emissioni di titoli di Stato. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

4 commenti

  • Lelio Giaccone

    Sono del tutto d’accordo sulla premessa: pagheremo caro e pagheremo tutto, comprendo anche le simpatie per qualcuno e le conseguenti antipatie per gli altri, e se c’è una cosa che non mi piace è il benaltrismo, e io scrivendo quello che segue rischio di scaderci, ma vorrei osservare qualcosa.
    A leggere questo post pare che fino ad ieri avessimo al governo un novello De Gasperi o un Curchill redivivo, mentre la realtà ci dice altro: tutte le misure di Renzi, la maggior parte demagogiche, vedi 80 euro, bonus cultura, bonus bebè, non ricordo quali altri, gli stessi contratti a tutele crescenti, accompagnati da robuste decontribuzioni sono state fatte a debito e affiancate da robuste clausole di salvaguardia e il debito pubblico non ha smesso di crescere; per carità di patria preferisco tacere dei precedenti, tranne Monti.
    Tornando all’argomento, se prima di elencare gli indubbi demeriti del governo attuale non si elencano quelli di chi l’ha preceduto il rischio è quello di scadere nel tifo e credo che l’Italia di tutto abbia bisogno, tranne che di tifosi.
    Ultimo appunto: non mi pare generoso attribuire le soluzioni degli altri ad intelligenza e quelle di questo governo alle minacce altrui, e l’accordo Ilva non è un buon accordo, è migliore di quello di Calenda (ad onor del vero).

    • Grazie dell’attenzione e del commento; se posso, vorrei “tranquillizzarla” sul fatto che Hic Rhodus ha sistematicamente criticato gli eccessi di spesa pubblica anche nella legislatura precedente (un solo post a caso su decine: https://ilsaltodirodi.com/2016/09/23/e-la-spesa-pubblica-bene-grazie/), quindi, sì, abbiamo “prima” elencato i demeriti di chi ha preceduto questo governo.
      Però esiste un chiaro fattore di scala tra i danni che i governi Letta-Renzi-Gentiloni hanno prodotto (e non sono stati solo danni, visti i tanti indicatori economici che nel 2013 erano negativi e nel 2017 positivi) e quelli che provoca e annuncia questo governo, coerentemente con il fatto che le critiche che queste forze politiche hanno fatto alla precedente maggioranza sono sempre state nella direzione di più spesa pubblica, e mai meno. Quindi, non è questione né di simpatie né di tifo: giudichiamo parole e atti, e sia nelle une che negli altri le differenze sono rilevanti e vanno rilevate; non esiste peggior commento politico che “tutti i gatti sono bigi”. Ci sono gatti bianchi, grigi, neri e nerissimi, e bisogna dirlo chiaramente. Questo governo gioca col fuoco.

      • Lelio Giaccone

        Grazie a lei per l’ospitalità; io penso semplicemente che queste sue riflessioni sarebbero state più attuali fino a 7 giorni fa, e vista la coerenza dei soggetti magari torneranno attualissime tra 7 giorni, ma oggi, con Di Maio (o chi per lui) che per il momento sembra aver fatto un bel bagno di realtà e aver capito che una cosa è fare promesse, un’altra il doversi sporcare le mani, con la notizia fresca dell’accordo su Ilva che lo statalista M5S è riuscito ad ottenere a condizioni migliori del liberista Calenda, evitando la creazione della società a capitale misto, sono leggermente fuori tempo.
        Tenga inoltre presente che le migliori condizioni faranno recuperare in non troppo tempo milioni di euro persi per un ritardo non imputabile soltanto a Di Maio, visto che l’accordo Calenda non era stato siglato.
        È vero che c’è il contraltare di Salvini, in campagna elettorale permanente, che sfrutta cinicamente quatto poveretti per farsi pubblicità gratuita e distrarre i suoi elettori dalla costosissima iniqua e irrealizzabile flat tax, ma proprio per questo è importante che qualcuno provi a fare qualcosa di serio; per adesso questo abbiamo e accontentiamoci di questo primo risultato, sperando che sia il primo di una lunga serie.
        Sono perfettamente cosciente del fatto che domani tutto potrebbe tornare come prima e che potrei essere smentito amaramente, ma, ripeto, questo abbiamo e l’alternativa, con il PD autocondannato all’irrilevanza, ostaggio di Renzi e della sua cupio dissolvi, sarebbe un governo Lega Fi FDI, con Berlusconi che farebbe qualsiasi cosa pur di avere i soliti vantaggi personali e che per questo lascerebbe mano libera a Salvini su tutto.

  • Nemo 72 123stella

    Secondo quello che capisco

    La questione si muove sulla stessa scacchiera. Ma da due posizioni differenti.

    La scacchiera è la finanza.

    Una posizione loda i risparmi degli italiani. Che fino a che rimangono in banca fanno parte dell’economia reale. Cioè sono soldi che posso usare per acquistare beni o servizi. Facendo girare valuta nel mondo delle persone vere.
    Se vengono spesi per innovativi prodotti finanziari lodati e augurati è spinti da eminenti sapienti… quei soldi spariscono. Non sono più parte dell’economia reale ma finiscono nel mare maģno della finanza.
    Non li posso usare per comperare beni o servizi. Non li uso per far girare valuta nel mondo delle persone vere.
    Diventano soldi che viaggiano ad un altro livello.
    Il livello che i politici spingono come soluzione ai problemi delle persone vere. Ma che in realtà fa stare bene solo le persone “finte” cioè quelle entità che godono del flusso di soldi che dal conto corrente si sposta all’universo dei prodotti finanziari.
    Stessa. Manovra. Politica. Fatta. Per. Creare. La. Bolla. Del. 2008. Sigh….

    Altra posizione.
    Le agenzie di rating.
    Sempre in finanza.
    Anche se le agenzie di rating in passato si siano dimostrate delle meretrici al soldo di chi aveva più denari per comperare i loro servigi..
    Continuiamo a essere sottoposti al loro giudizio.
    Che si. Rimane importante perché essere declassati sul piano finanziario vuole dire essere chiamati a rispondere ad un “buco” di soldi che si crea sulla base di idee e calcoli matematici o idee di presupposta solvibilità… insomma idee. Con soldi veri. Quei soldi delle persone vere che li toglieranno dalle banche . E che non compereranno più beni e servizi.

    Insomma…

    Mi pare che la scacchiera della finanza venga ancora difesa a spada tratta.
    Anche se oramai vista da qualsiasi parte si voglia rimane una scacchiera dove a perdere tutto sono sempre le persone vere.

    Quelle finte…
    Stanno bene.
    E nella politica trovano sempre una sponda amichevole.

    Non vi pare?

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