Casaleggio, o: della disperazione

Casaleggio annuncia per la settimana prossima la presentazione del Manifesto ControVento, che darà vita a un nuovo movimento e segnerà il punto di non ritorno della scissione nel Movimento 5 Stelle (un articolo breve lo trovate QUI; l’annuncio completo, sul sito della piattaforma Rousseau, lo trovate QUI).

24 righe piuttosto striminzite per annunciare un manifesto sul quale non vediamo l’ora di confrontarci, e comunque 24 righe che non dicono assolutamente nulla. Chi ci legge abitualmente sa bene l’esasperazione semantica e a volte filologica con la quale, in questo blog, analizziamo i testi altrui, specie quelli che intendiamo criticare; in ogni caso il link all’originale ve lo abbiamo doverosamente indicato, ognuno può controllare.

Ci sono formule esortative:

  • Non è più tempo di accontentarsi.
  • Non è più tempo di limitare l’immaginazione.
  • Non è più tempo di tenere i sogni a terra.

Ci sono retoriche piuttosto banali e al limite della tautologia:

  • Un movimento di persone che vuole volare alto deve affrontare le sue contraddizioni. 
  • Per tornare a volare alto dobbiamo sfidare il vento del “si è sempre fatto così”.

Non c’è un singolo punto programmatico, non c’è una sola indicazione politica, non c’è un solo indizio di visione, di cultura, di assetto valoriale.

Va bene, questo è solo un annuncio, ma qualche accenno per invogliare quegli utopisti con “idee ribelli” e disponibili al cambiamento (citiamo sempre dall’annuncio) non dovrebbe esserci?

Evidentemente no, perché l’operazione casaleggina non riguarda lo stato nascente di un nuovo movimento dal basso, sia pure ispirato e guidato da un leader carismatico come fu Grillo; qui si vede solo un’operazione dall’alto di un individuo che, a differenza di Grillo, di carisma ne ha ben poco.

Rinviando a un precedente post in cui abbiamo dato alcuni riferimenti sociologici precisi ai tema della leadership e del carisma, prevediamo con grande certezza, tanto da scommettere il nostro ultimo Euro, che il ControVento di Casaleggio sarà un fiasco. Non so se all’uomo manchi il cervello per capirlo o se, più probabilmente, una certa disperazione per il crollo del suo giocattolo, accompagnata alla constatazione che gli mancano ancora molti anni alla pensione, gli abbiano suggerito una strategia per raccogliere almeno le briciole, che quelle le raccoglierà di sicuro ma senza le masse di solo due anni fa, senza il gruppo parlamentare salvo quattro gatti, senza quindi gli introiti di un tempo. Quello che Casaleggio ignora, o si rassegna a ignorare obtorto collo è questo:

  • Casaleggio padre era un visionario che ha saputo portare alla sua causa un comunicatore strepitoso come Grillo; lui non ha la stoffa di suo padre e non ha dalla sua parte Grillo;
  • la fondazione del Movimento avvenne con un’enorme operazione capillare, sul territorio, rastrellando illusi e disillusi, scontenti e alternativi, antagonisti e complottisti, facendoli incontrare fisicamente, facendoli discutere e partecipare, e canalizzando poi quell’enorme capitale dove Casaleggio padre e Grillo volevano; un’operazione dall’alto come ControVento, che nasce non già per costruire qualcosa ma per opposizione alla precedente creatura, messa in piedi in poco tempo e calata dalla piattaforma Rousseau, può raccogliere gli arrabbiati per il nuovo corso grillino, ma è difficile costruire qualcosa in questo modo, con tale materiale umano e tali motivazioni negative;
  • i tempi sono assolutamente differenti; oggi la gran parte del popolo pentastellato è cambiato, si è adagiato e consolidato o, come si dice, “istituzionalizzato”. Quelli che restano per Casaleggio Jr. sono, onestamente, gli sfigati, i disadattati, i rompiscatole, in un momento storico che non consente di vedere (Covid a parte) grandi masse mobilitate per un VaffaDay guidato e indirizzato dal poco carismatico, scarsamente comunicativo Davide Casaleggio.

Aspetteremo con ansia (beh, non troppa…) il manifesto integrale, e ne riparleremo.