Il programma di governo di Azione e + Europa

Non c’è dubbio che Calenda (coi suoi alleati radicali di + Europa) si è mosso presto e con sapienza. Il suo programma è stato presentato il 25 luglio, in anticipo rispetto agli altri partiti (a meno che non consideriate un “programma” le sciocchezze Pizza e Fichi di Berlusconi). Il programma completo lo trovate QUI; a noi farvene un riassunto seguito da un primo commento.

Il programma

  1. Posizionamento internazionale dell’Italia: è significativo che sia il primo punto del programma; ovviamente europeismo e atlantismo, anzi: “Più poteri all’Unione Europea emarginando i paesi che violano lo stato di diritto” (leggi: paesi dell’Est Europa) “superando il principio del voto all’unanimità”; difesa europea comune; sostegno militare all’Ucraina.
  2. Politiche di bilancio: avvertendo che l’Europa non continuerà a sostenere il nostro debito, Azione e +Europa indicano la necessaria strada della riduzione del debito e del controllo del deficit. Come? Basta sussidi a pioggia, revisione (non abolizione) del reddito di cittadinanza con un maggiore e migliore controllo, non bonus 110%. “Ogni euro aggiuntivo di spesa pubblica dovrà essere destinato a scuola e sanità” con un rafforzamento dei due comparti (tempo pieno per la scuola, rafforzamento medicina di base). No quota 100: “La spesa pensionistica può e in alcuni casi deve essere rimodulata, ma non aumentata”.
  3. Infrastrutture, energia e ambiente: non ci si può più permettere alcun ritardo nella realizzazione di infrastrutture energetiche. Subito due rigassificatori; i cantieri energetici vanno presidiati per garantirne sicurezza e operatività. Sbloccare progetti per l’energia eolica e fotovoltaica, al momento bloccati per l’opposizione di soprintendenze e Regioni. Sì centrali nucleari. La transizione ecologica si deve basare su fatti e numeri, e non sul “furore ideologico antindustriale”. Varare un piano di adattamento climatico e per la manutenzione idrica.
  4. Fisco: “Nessun taglio di tasse può essere fatto ricorrendo a deficit aggiuntivo”. Spostando la tassazione da lavoro e produzione alle transazioni digitali si produrrà un gettito aggiuntivo per ridurre l’Irap e Irpef dei redditi mediobassi. Totale taglio delle tasse per i più giovani.
  5. Lavoro: “Lotta senza quartiere alla povertà lavorativa”, salario minimo legale, vietati i tirocini gratuiti. Inserire la formazione continua nella contrattazione nazionale. Smart working.
  6. Diritti, cittadinanza e immigrazione: “Sui diritti civili non è possibile rimanere fermi, dove non si avanza si arretra”. Quindi: parità di genere e superamento delle discriminazioni sull’orientamento sessuale. Sull’immigrazione: “L’Italia ha bisogno di immigrati capaci di integrarsi e di diventare a pieno titolo cittadini italiani”, quindi: quote di ingresso per motivi di lavoro promuovendo la regolarizzazione a determinate condizioni; sì Ius Scholae ed effettiva applicazione del trattato di Dublino.
  7. Politica industriale, concorrenza e “mano pubblica”: applicazione della direttiva Bolkestein sulle concessioni balneari e liberalizzazione taxi. Favorire la transizione ecologica del piano Industria 4.0 in maniera automatica e senza interventi pubblici. La mano pubblica interviene nel minor numero di casi possibile e solo dove strettamente necessario. I servizi pubblici locali vanno a gara. “Per tutti i servizi erogati, direttamente o indirettamente, deve essere misurata e valutata la qualità resa”.
  8. Giustizia: proseguire nella scia della riforma Cartabia. Riorganizzazione manageriale della giustizia. Separazione delle carriere. Riforma della custodia cautelare al fine di eliminarne gli abusi
  9. Istruzione e ricerca: gli insegnanti migliori (da pagare meglio) nelle aree di crisi sociale; meno alunni per classe; tempo lungo in tutte le scuole primarie; obbligo scolastico fino a 18 anni. Più investimenti nella scuola pubblica. Raddoppiare gli investimenti nella ricerca.
  10. Sanità: Piano di assunzione per medici e infermieri; accesso alle scuole di specializzazione in ragione della previsione dei bisogni sanitari. Lo Stato deve poter intervenire dove le Regioni non sanno garantire i livelli minimi di assistenza.
  11. Politiche per il Mezzogiorno: attuazione delle Zone Economiche Speciali e defiscalizzazione per le aziende che investono al Sud. Migliorare le infrastrutture. Aumentare i livelli di istruzione.
  12. Attuazione del PNRR.
  13. Assetto istituzionale dello Stato: rivedere la suddivisione delle competenze fra Stato e Regioni; superamento del bicameralismo perfetto con l’istituzione di una sola Camera con funzioni legislative.
  14. Ripristinare un cursus honorum per i membri del governo: “In questa legislatura abbiamo visto persone inesperte mettere a rischio, con il proprio operato, l’interesse nazionale e la stabilità della Repubblica. Ci impegneremo a candidare ai principali posti di governo solo persone con rilevanti esperienze gestionali e amministrative maturate nel settore pubblico (Sindaci, Presidenti di Regione) o in quello privato.

Il nostro commento

Come tutti i programmi, anche questo assomiglia a un libro dei sogni, dove molte proposte implicano un’enorme difficoltà realizzativa. Per dire: il punto 13 prevede una complessa riforma costituzionale, all’incirca la medesima sulla quale cadde Renzi. Il punto 3 sembra tratta da un romanzo di fantascienza: superare i vincoli di soprintendenze e Regioni? Collocare da qualche parte rigassificatori o addirittura centrali nucleari? Buona fortuna! Anche i punti 7 e 9 vedranno, qualora concretamente proposti, una sollevazione popolare e sindacale di proporzioni epiche. Tutte le norme economiche e fiscali (punti 4, 11 e in parte 12) si dovranno misurare con le congiunture internazionali che si vanno coagulando in questo periodo (conseguenze pandemiche e della guerra, crisi del cibo, costo materie prime…) che non consigliano posizioni rigide e definitive.

Ciò detto, per onestà, nel programma di Calenda (Azione e +Europa, per dirla correttamente) c’è un lessico nuovo e importante: il rigore affermato al punto 2 (che è probabilmente un autentico sentire di questa parte politica, e non uno slogan) è sano e benvenuto; analogamente il punto 3, che nella sua intransigenza (inclusa la protezione dei cantieri con l’esercito) mostra in realtà l’insopportabile stanchezza per i demagoghi del “No” e l’urgenza di riguadagnare posizioni economiche, indipendenza energetica, innovazione.

Non manca l’attenzione sociale ai giovani (punto 9), alle nuove povertà (punto 5), a una immigrazione necessaria, ma necessariamente regolata, al Sud (punto 11), segno che l’impronta liberale e liberista di questa forza politica si sa misurare anche con la dimensione sociale.

Cosa succede ora?

A ben vedere, questo programma non dovrebbe essere dissimile da quello che potrebbe proporre Renzi, o da quello che partorirà il PD del nuovo corso; ci potranno essere sensibilità marcate diversamente, ma i razionalisti che cercano di organizzarsi in questa tornata elettorale si muovono, più o meno, lì. Tutto quel che segue è quindi tattica e posizionamento. Una cosa è chiara: non sarà Calenda a dire “No” ai verdi e ai post comunisti, ma questi a non poter accettare il programma di Calenda. Sì al PD – dice Calenda – ma no a Di Maio. Adesso sarò chiaro: credo che Di Maio abbia sinceramente e intimamente compiuto un percorso culturale e politico che gli fa onore. Ma nessuno può dimenticarlo quando gaudeva dal balcone per l’”abolizione della povertà”; da quei lombi viene. E, cinicamente, se in un progetto politico che vuole battere il populismo già si fatica a tenere assieme Calenda, Renzi e Letta (vedi le dure parole di Bonino), suvvia, non ficchiamoci pure il problema di Di Maio che può anche tornarsene a casa a fare il lavoro che faceva prima, senza che ciò debba diventare un nostro problema.

Arriverà, il programma di Azione, al cuore degli elettori? Arriverà, specialmente, al loro cervello? Si apre un problema comunicativo: gli ambientalisti ideologici si scateneranno all’idea dei rigassificatori, termovalorizzatori e centrali; la scuola storcerà il naso di fronte al modello scolastico proposto; i leghisti si scaglieranno contro la proposta di una immigrazione controllata; i difensori delle corporazioni e dei diritti acquisiti avranno solo da sbizzarrirsi… e così via. Ma – a pensarci bene – tutto questo non potrebbe voler dire che Calenda e Bonino hanno messo il dito sulla piaga (tutte le dita sulle molteplici piaghe) e che cercano di fare un discorso di verità agli italiani? Non piace? Allora via, si voti Berlusconi che pianterà personalmente un milioni di alberi.