Il panorama politico da qui a dopo le elezioni

I partiti

Fratelli d’Italia

Al momento:

Avendo già vinto, fa mostra di moderazione, cerca di rassicurare mercati e cancellerie per non avere più problemi del necessario una volta a Palazzo Chigi. Molti elettori stanno ancora scegliendo FdI per stanchezza verso partiti limitrofi (per esempio Lega) o per la nota dinamica del salto nel carro del vincitore.

Dopo il 25 settembre:

  • Con un risultato sopra il 25% (e tanto più quanto sarà più alto) rivendicherà il premierato e gli alleati difficilmente si potranno sottrarre. In particolare lo scalpitante Salvini, tanto più sarà stato bastonato dall’esito elettorale, più dovrà ingoiare ruoli governativi meno appetibili per lui (per esempio si scorderà il Viminale).
  • Con un risultato sotto il 25% (e tanto più quanto sarà più basso), pur rivendicando legittimamente il premierato potrebbe avere difficoltà a contenere gli appetiti degli alleati (si veda alle voci specifiche). Questo potrebbe comportare una lunga trattativa prima di riuscire a formare un governo.

Medio periodo:

La mancanza di una consolidata classe dirigente, la presenza di componenti neofasciste, i ricatti inevitabilmente proposti dagli alleati (che non vedono di buon occhio la leadership di Meloni) e le difficoltà congiunturali (guerra, inflazione, energia…) fanno facilmente immaginare una possibile crisi dopo 18-24 mesi di governo (dipende molto, ovviamente, dal raggiungimento o meno di obiettivi di successo da presentare agli italiani come proprie conquiste, anche se fossero dovute a cicli economici indipendenti o fattori terzi).

A seconda di come saranno distribuiti i seggi, e quindi dalla tenuta del PD, dal non tracollo di Forza Italia, dal successo di Calenda etc., si potrebbe quindi prefigurare una nuova alleanza “Ursula”, di larghe intese o simili. In caso contrario si andrà a elezioni anticipate.

Lega

Al momento:

Il Capitano, piuttosto disperato ma encomiabilmente pieno di energie, non si risparmia per limitare i danni. Ma tutto lascia intendere che ne uscirà con le ossa rotte.

Dopo il 25 settembre:

In ogni caso ci sarà la resa dei conti in seno alla Lega e Salvini sarà fatto fuori. I tempi e i modi possono essere assai diversi a seconda del risultato elettorale e del vantaggio di posizione (eventuale) in seno al nascente governo.

  • Sotto il 10% (improbabile) sarà immediata caccia alla testa di Salvini; la Lega si scorda il Viminale e altri ministeri “sensibili”;
  • 11-12% (possibile): un’eventuale Ministero di peso dipenderà dal successo di FdI e dal risultato di Forza Italia;
  • sopra il 13% (poco probabile): forse Salvini se la cava nel breve periodo e potrebbe pretendere un Ministero rilevante.

Medio periodo:

Rivolta nella Lega e fine politica di Salvini. La crisi nella Lega potrebbe essere una componente importante nella crisi del Governo Meloni, specie se prenderanno il sopravvento i moderati (Giorgietti, Zaia, Fedriga…).

Forza Italia

Al momento:

Non c’è un “momento” presente. Berlusconi è la presa in giro di se stesso e Tajani si presta a mettere la faccia senza che nessuno se ne accorga. Il declino del partito personale è in atto da tempo, e la base elettorale si restringe inesorabilmente, anche perché la concorrenza a destra è fortissima, mentre a sinistra, per i moderati e liberali, c’è la possibile scelta di Calenda.

Dopo il 25 settembre:

Non ci sono molte alternative; si tratta di raccattare più o meno il 6%, forse il 7 se va alla grande. Il partito è destinato a fare da stampella minoritaria del Governo Meloni, semmai con un contentino che lusinghi l’ego di Berlusconi (Presidente del Senato?).

Medio periodo:

Sarà nel momento (inevitabile) della crisi di Governo che Forza Italia, non riuscendo a imporre sue agende, potrebbe favorire una nuova alleanza “Ursula” o simili. Indubbiamente Meloni conosce questo pericolo, e si muoverà per prevenirlo. Vedremo.

Alleanza Calenda-Renzi

Al momento:

Hanno il vento in poppa perché raccattano voti a destra dai delusi di Forza Italia (e qualcuno dalla Lega), e a sinistra perché l’operazione di Letta, finalizzata al “voto utile”, non sta funzionando. Otterranno un risultato buono per un partito d’opinione.

Dopo il 25 settembre:

Con una percentuale che si aggirerà fra il 7 e il 9% (salvo sorprese in entrambi i sensi) faranno il loro dovere di centristi, liberali, riformisti. All’opposizione del Governo Meloni ma possibili mallevadori di una successiva diversa maggioranza parlamentare (“Ursula” o di larghe intese o altre formule alchemiche).

Medio periodo:

Se i due leader non litigano, l’idea di una fusione delle due forze all’insegna del movimento macroniano Renew Europe potrebbe dare frutti insperati e contribuire a una ricomposizione del centro politico italiano (dai moderati leghisti, ai sopravvissuti di Forza Italia, fino ai liberal nel PD).

Partito Democratico

Al momento:

La campagna di Letta è stata un fallimento totale. L’idea di puntare sulla contrapposizione (o noi o loro), sulla paura (arrivano i fascisti!) e sul voto utile sembra fallita, e stupisce che in quel partito non ci sia stata una capacità comunicativa sufficientemente sviluppata per avvertire Letta del pasticcio che andava combinando, con una legge elettorale voluta da loro e non modificata quando potevano che oggettivamente penalizza alla grande questa formazione.

Dopo il 25 settembre:

  • Con un risultato sotto il 20% (che bisserebbe il peggior risultato di sempre per il partito) la sorte politica di Letta sarebbe segnata, e probabilmente quella dei principali maggiorenti che stanno imbrigliando il partito con segretari di comodo da diversi anni. Congresso, cambio di direzione politica… si vedrà se Bonaccini ce la farà a raddrizzare le sorti di un partito nato male e vissuto peggio.
  • Sopra il 20, e man mano che ci si allontana da questa soglia, Letta potrebbe salvare la faccia, almeno per un po’. Certo, se non supera il consenso di Meloni (questo sperava fino a 15 giorni fa) la débâcle avrà necessariamente delle conseguenze.

Medio periodo:

Solo un risultato non rovinoso, e un contenimento del successo della destra, potrà portare il PD a contare qualcosa in Parlamento, per esempio riguardo la discussa proposta di cambio presidenzialista della Costituzione. A sua volta questa capacità di incidere o meno influirà sul destino di Letta e del partito.

Occorrerà capire se – a seguito di un cambio di forze interne – il PD troverà delle strategie unitarie con Calenda, segnalando la sua svolta liberale-riformista, o se tornerà a guardare al M5S, segnando la vocazione democratica di una bella morte. Unica nota positiva: malgrado l’accanimento del PD, scomparirà Di Maio (e forse anche Bonino…)

Movimento 5 Stelle

Al momento:

L’avvocato del popolo – dicono i commentatori – si sta muovendo bene e riguadagna consensi. La realtà è diversa: in via di scomparsa al Nord, il Movimento è in strepitosa ripresa al Sud in virtù di una sorta di voto di scambio: Conte è salutato come difensore del Reddito di Cittadinanza e, in generale, di politiche parassitarie; tanto più la destra (che si teme voglia cancellare il RdC) prende vantaggio, tanto più fasce popolari marginali temono di perdere privilegi e benefici concessi dai populisti, o comunque nelle corde dei populisti.

Dopo il 25 settembre:

Il risultato non disastroso che il M5S otterrà (assai meno della metà della volta precedente, ma accettabile rispetto al disastro paventato), inciderà sostanzialmente solo sul rafforzamento interno di Conte e sull’isolamento di Grillo.

Medio periodo:

Se il Governo Meloni cancellerà, o modificherà fortemente, il RdC, e sarà artefice di politiche impopolari, il consenso verso il M5S subirà un nuovo declino. Occorre però pensare che, RdC a parte, è abbastanza probabile che le politiche sociali della destra siano improntate a un certo assistenzialismo, abbastanza in linea con l’idea populista, e quindi il tema è curvilineare: più statalismo, assistenzialismo, pasti gratis, è congeniale alla destra e piace alla sinistra. Il populismo è il medesimo. Quindi Conte potrebbe galleggiare completando l’opera di trasformazione del M5S da movimento eversivo a partito qualunquista. Un’eventuale governo di larghe intese potrebbe essere il ventre di vacca dei pentastellati e di Conte.

L’Italia

Ancora una volta, come sempre, aspetteremo che passi ‘a nuttata. La destra farà tutti i danni possibili (tanto più sarà forte in numero di seggi in Parlamento) e la sinistra starà a guardare. Sì, la denuncia, per carità, ma se gli italiani li hanno votati, non è che si pentiranno sei mesi dopo; occorrerà aspettare che le conseguenze di conseguenze arrivino agli italiani sotto forma di inflazione, difficoltà ad arrivare a fine mese, case fredde per la crisi del gas… È sciocco pensare che alla maggioranza degli italiani interessi qualcosa il presidenzialismo o l’opinione delle cancellerie europee.

Restando sul tema strettamente politico, credo comunque che un Governo Meloni segnerà un punto di passaggio interessante per la politica dei prossimi anni. Lega e Partito Democratico non potranno che trasformarsi profondamente; Forza Italia scomparirà; i liberali di Calenda e Renzi si presentano come novità credibile al centro; il M5S, qualunque cosa finisca col diventare, non sarà più quella dei Di Battista e Taverna.

Ci attende una fase nuova; dobbiamo pensarla da ora.