Essere o fare opposizione?

Ho seguito solo un po’ il dibattito sulla fiducia, e quel po’ mi ha fatto pentire per il tempo sprecato. Per il resto, ho letto quello che c’era da leggere, pentendomi nuovamente per l’ulteriore errore. Capite, alla mia età lo spreco di tempo è il peccato mortale (mai aggettivo più calzante), e non posso neppure dire che non mi aspettassi ciò che ho osservato, che è la solita solfa da decenni.

La situazione è la seguente: qualcuno (destra o sinistra) vince le elezioni; gli altri (sinistra o destra) dichiarano solennemente di fare un’opposizione costruttiva, ma solo per darsi un tono, perché poi si limitano, quasi sempre e quasi comunque (sì, ci sono delle eccezioni, così episodiche da essere trascurabili) a dire “No” a qualunque cosa faccia la maggioranza. Se proprio alla proposta di governo è impossibile sottrarsi perché non ci sono alternative, ci si astiene, perché i politici sono come i cani e devono fare le pisciatine capaci di marcare il territorio, e quindi giammai votare assieme agli odiati nemici, pardon: avversari.

Le motivazioni sono tutte prepolitiche: la marcatura, appunto, di un territorio (essendo il popolo bue, non capirebbe un voto convergente), il disprezzo per gli avversari (“non mi iscriverei mai a un club che mi accettasse come socio”, questa è di Marx, Groucho Marx), l’ideologia: quelli (del governo) sono fascisti/populisti/comunisti/liberisti/rettiliani, quindi io (opposizione) non mi sporco le mani con loro. Succede – lo ripeto – da decenni. Da quando lo scontro politico si è traslato dalle idee alle persone, dai partiti ai clan, dai programmi agli slogan, dalla politica alla mera comunicazione social.

Sta succedendo la medesima cosa oggi, col governo Meloni. La Meloni ha tutti i torti, è post fascista, pur essendo donna pretende di usare l’articolo maschile, si accompagna a Berlusconi, è orbaniana, ha detto alcune stupidate micidiali nel suo discorso programmatico, per tacere delle decine dette in tanti anni, nel suo governo ci sono alcuni brutti figuri, quando fece l’intervista alla Fox non seppe rispondere adeguatamente alla domanda sull’economia, si proclama cristiana e per la famiglia ma convive nel peccato, etc. etc. Come credere che si possa imbastire un qualunque discorso con lei? Giammai!

Ma Meloni è al potere. Si è mossa con intelligenza fra le cancellerie occidentali, non ha ripudiato l’Europa ma l’ha fatto col fascismo, ha alcune discrete figure nella compagine di governo e, che piaccia oppure no, finché sarà Primo Ministro, bisognerà fare i conti con lei. E non perché lei ci è stata mandata come ottava piaga d’Egitto, ma perché l’hanno votata gli italiani, e moltissimi italiani pensano più o meno come lei su più o meno quegli stessi argomenti. 

Nel dibattito sulla fiducia, se devo essere sincero, ho sentito un maggiore e più fastidioso stupidario da PD e M5S che non da Meloni. Quanto meno: se non appello ‘stupidaggini’ le cose dette perché a me programmaticamente inconciliabili, ma solo quelle che implicano una fallacia logica, un presupposto errato, una sostenibilità meramente ideologico-moralistica, allora il conto è presto fatto: opposizione batte sonoramente Meloni: pregiudizi, sciocchezzario dell’armamentario ideologico, poca voglia di conciliare, hanno informato molti passaggi dell’opposizione. Questo significa “essere” opposizione; sei là, hai perso, il Male ha vinto; muoia Meloni (politicamente) e tutti i suoi filistei!

Diverso è “fare” opposizione. Fare opposizione vuol dire partecipare attivamente alla costruzione delle leggi e dei provvedimenti, criticando senza censure tutto ciò che è da criticare, sia ben chiaro; senza sconti; ma portando contributi di idee, ragionando sugli spazi che si posso costruire per ragionare.

L’opposizione ha solo due funzioni, di primaria importanza: controllare l’operato della maggioranza, denunciandone eventuali abusi; concorrere alla migliore formulazione di buone leggi. Che possono – hai visto mai? – provenire anche da un governo di destra (che ne so… una volta su dieci? Una volta su venti? Anche se fosse, quella volta bisogna esserci con idee e proposte, e non rivoltarsi pregiudizialmente con la bava alla bocca).