Transgendercentrismo

Un ragazzino americano di 12 anni si definisce “transgender” e vuole partecipare a gare sportive assieme alla squadra femminile. Segue causa legale controversa ma da poco la Suprema Corte degli Stati Uniti gli (le?) dà ragione, ribaltando una legge della West Virginia dove si svolgono i fatti; non è mica finita: la Casa Bianca si sta muovendo in analoga direzione per rendere illegale, per le scuole, impedire agli studenti transgender di partecipare alle squadre sportive che più considerano in linea con la propria identità di genere (fonte). 

La storia ha numerose altre implicazioni, oltre a quelle legali: leggo per esempio che sin dai quattro anni Becky (così si chiama il protagonista di questa storia tristissima, nella foto a lato) si sentiva femmina, e che la famiglia era consapevole e l’ha accettata così com’era (fonte). Solo questo richiederebbe l’immediato intervento dei servizi sociali per la famiglia e una buona terapia psicologica per il minore; qui non si tratta di “rispettare” l’orientamento sessuale, di genere, affettivo di una persona,

ma di conoscere l’ABC della psicologia dell’età evolutiva, e di conseguenza proteggere il minore, di regola confuso in tali questioni fino a oltre l’adolescenza, sia da se stesso che da una famiglia che confonde l’accettazione con la subornazione, la tolleranza con l’ambigua conduzione an-educativa. 

Accade quindi che non solo giudici ignoranti come capre mettono a giudizio gli scienziati in Italia (sulla Xylella, il terremoto dell’Aquila, il Covid…), ma che giudici politicamente corretti (sinonimo di “ignoranti come capre”) stabiliscono in America principi pericolosissimi, nella totale ignoranza di quali siano i reali interessi dei minori secondo innumerevoli decenni di lettura di psicologia dell’età evolutiva, sessuologia, psicoanalisi e via enumerando.

E’ il clima dell’epoca: non si fa quello che si deve, alla luce di principi tendenzialmente razionali, ma quello che si pensa essere “giusto”; si introducono principi morali, che valgono in genere come il due di bastoni quando son briscola le coppe. E questa cosa, essendo considerata “giusta” da pochi scalmanati (i giudici, alcuni politici, oltre a una piccola minoranza rumorosa di blogger, giornalisti etc.), viene presto imitata dai pubblicitari, dai cosiddetti influencer, e diventa regola che non viene discussa, perché se dici che il povero Becky è un ragazzino confuso e, sostanzialmente, manipolato, ti becchi – da quella medesima minoranza – l’accusa di transfobia o peggio. Ecco che assistiamo agli editori che modificano i libri del passato per rispettare il genere, la mancanza di genere, il transgenere e pure l’alternanza di genere, i docenti universitari che parlano di teorie gender assurde, transgender che fanno soldi facendo semplicemente i transgender, mentre la stra-stra-stragrande maggioranza della popolazione mondiale, che sarebbe pure contentissima di fregarsene di costoro, e che facciano quello che gli pare, devono chinare il capo, tacere, osservare ed adeguarsi.

NON VA BENE; non va affatto bene. Io sono uno di quelli che pensa che ognuno, adulto e consapevole, può fare ciò che vuole col suo corpo, può amare chi gli pare come vuole (purché anch’esso adulto e consenziente) e, molto ma molto semplicemente, non me ne frega un piffero. Essendo costoro un’infima minoranza, pretendo però che facciano quel che cavolo pare a loro senza necessariamente impormelo, come linguaggio, come fiction, come cronaca, come necessità di leggi che non sono necessarie, anzi sono dannose, come riflettori puntati, come interesse politico, come censura, come riscrittura della storia, come ignoranza delle più elementari regole di convivenza. Penso inoltre altre due cose, che riguardano la vicenda di Becky: 1) se si vogliono proteggere i minori, non li si indirizza verso strade complicate nella definizione della loro identità; un maschietto vuole giocare con le bambole? Va bene! Un maschietto vuole fare danza classica e non l’astronauta? Va bene! Un maschietto si vuole vestire come una femmina, truccarsi e imbiondirsi i capelli? Non va bene. Quando sarà grande farà come vuole, ma se è biologicamente maschio cresce con una indicazione certa e accettata, che non gli impedisce nulla del suo “sentire”, ma permette a tale sentire di evolvere, crescere, e poter scegliere quando avrà un cervello e una mente da adulto; 2) ammettere i transgender maschi nelle competizioni femminili è una colossale puttanata; che il Tizio si senta femmina non significa che non abbia una struttura muscolare da maschio, che è evidentemente favorita in competizioni con femmine.