I giapponesi sanno benissimo cosa sia il bidet, e altri 10 cliché veri o falsi

toilette acustica 2

Di ritorno da una breve vacanza a Tokyo, e anche dietro affettuosa sollecitazione del buon Bezzicante che mi ha descritto come “in missione per conto di Hic Rhodus”, ho deciso di scrivere un breve e (per una volta) disimpegnato post “di viaggio”, e nel farlo ho pensato di ispirarmi al titolo di un fortunato post dello stesso Bezzicante. Il Giappone infatti è così lontano ed estraneo da essere oggetto, nel nostro immaginario, di numerosi luoghi comuni, alcuni veri e altri meno. Piuttosto che annoiarvi con una specie di diario o di guida alla capitale del Giappone, vi inviterei invece a ripercorrere con me dieci + uno cliché sul Giappone, per verificare se, in questa mia breve esperienza, si siano dimostrati fondati o no. Ovviamente, i luoghi comuni che sceglierò saranno quelli che io stesso, in qualche modo, portavo con me nel mio bagaglio di preconcetti, come è in fondo inevitabile, e le osservazioni che riferirò sono relative alla mia piccolissima esperienza pratica raccolta in pochi giorni nella sola Tokyo (il resto del Giappone è certamente molto diverso dalla capitale). Cominciamo?

1) I giapponesi sono gentilissimi – Vero.
La cortesia dei giapponesi non è una favola: sorridenti e inclini a inclinarsi in ossequiosi ringraziamenti anche quando non gli avete fatto alcun favore, sono così formalmente impeccabili da essere quasi irritanti, almeno per un italiano abituato a dover sgomitare su marciapiede e scale mobili. Se poi si sta loro chiedendo una cortesia, come un’indicazione stradale, allora ne fanno quasi una questione personale, e sono capaci di accompagnarvi per qualche centinaio di metri fino al luogo che cercavate. Anzi, se dopo aver ricevuto un’indicazione per qualche motivo decidete di dirigervi da un’altra parte, può accadere che il gentilissimo signore cui vi eravate rivolti vi insegua invitandovi premurosamente a imboccare la direzione giusta; in fondo si sente responsabile, e se voi, dopo avergli chiesto indicazioni, doveste perdervi, per lui sarebbe un grave smacco. Tutt’altra cosa, ammettiamolo, rispetto al tipico pensiero “ma mo’ dove diavolo sta andando?” che attraversa l’italica mente di qualcuno che vede il turista di passaggio perdersi, ad esempio, nei meandri di Roma dopo aver male interpretato le indicazioni fornitegli. Si tratta di un atteggiamento ammirevole e civilissimo, ovviamente, che implicitamente ci ricorda che la condizione essenziale della vita comunitaria è il rispetto e la considerazione per ogni interlocutore, inclusi gli stranieri. L’unico svantaggio è che anche la più semplice interazione con un giapponese richiede un tempo piuttosto lungo per via degli scambi di cortesie. Un cafone ogni tanto non guasterebbe, insomma.

2) I giapponesi sono pulitissimi – Vero.
Inutile dire che le strade di Tokyo sono linde e pulite, ma anche i luoghi teoricamente più “a rischio” non riservano cattive sorprese. In ogni fermata della Metro e anche per strada si trovano servizi igienici impeccabili, niente sporcizia e tantomeno cartacce o immondizia, nonostante la notevole scarsità di cestini per i rifiuti. Inutile tentare di coglierli in fallo, i giapponesi raccolgono, puliscono, separano e riciclano. Per non farvi venire i complessi non vi racconto come si è comportata una signora il cui cane l’aveva fatta sul marciapiede, ma vi assicuro che alla fine neanche i RIS avrebbero potuto rilevare tracce del fattaccio.

3) Tokyo è una città estremamente cara – Falso.
Confesso che ero un po’ preoccupato per quanto mi sarebbero potuti costare questi pochi giorni a Tokyo. Invece, direi che si tratta di una città non più cara di Roma o Milano, e forse anche più economica. La nostra stanza doppia in un buon albergo tre stelle e centrale costava poco più di 100 Euro a notte prima colazione inclusa, un pasto in un ristorante non costava più di una trentina di Euro e all’occorrenza ho pranzato dignitosamente con dieci Euro scarsi. Poi esistono ovviamente locali di fascia alta e altissima, ma se si vuole spendere poco è possibile. Persino i trasporti urbani hanno costi vicini ai nostri (ma un’efficienza ben diversa).

4) La Metro è un labirinto e ci si viaggia stretti come sardine – Prevalentemente Falso.
Certo, il tracciato della Metro di Tokyo è piuttosto intricato, grazie alle numerose linee e fermate, ma in fondo non più di quello di alcune grandi città europee. Tutte le stazioni sono numerate, le indicazioni sono piuttosto chiare, e l’affollamento non è eccessivo, specie se si viaggia fuori delle ore di punta; durante queste ultime, di gente ne viaggia moltissima (ogni giorno dalla sola stazione ferroviaria di Shinjuku passano 3,5 milioni di persone), ma i treni sono anche molto frequenti. Noi abbiamo evitato (anche per pigrizia) le prime ore del mattino, e quando ci siamo trovati in Metro nell’ora di punta pomeridiana (tra le 18 e le 18.30) l’affollamento era simile a quello delle nostre metropolitane in ore analoghe.

5) Tokyo non ha indicazioni stradali, e cercare un indirizzo è un incubo – Vero.
Effettivamente, l’assenza di targhe stradali e il sistema locale di indirizzi (provate a trovare un indirizzo come 1-16-2 Kabukichorende difficilissimo trovare qualsiasi cosa che sia più piccola di un tempio shintoista. Per fortuna esiste il GPS, e io ho girato col tablet e una serie di mappe scaricate in anticipo per poterle usare offline; questo è sufficiente per orientarsi, ma non per trovare luoghi che non siano già segnati sulle mappe stesse. In quest’ultimo caso, l’unica cosa da fare è arrivare nelle vicinanze e poi chiedere indicazioni (v. giapponesi gentilissimi); non di rado gli stessi giapponesi cui chiederete dovranno usare un’app su smartphone per trovare l’indirizzo.

6) Il cibo giapponese è ottimo – Prevalentemente Vero.
Naturalmente, tutti i gusti sono gusti. A me il cibo giapponese, in particolare tempura e sashimi, piace molto, ma non per tutti è cosìmanzo kobe. Chi non ama il pesce, in particolare crudo, può fare un po’ di fatica ad apprezzare la cucina locale, che pure è più varia della maggioranza di quelle che troviamo in giro per l’Europa. Confesso poi che della soia, onnipresente in forme solide, liquide e aeriformi, farei a meno anch’io. Una vera prelibatezza è invece la carne di manzo Kobe, ricca di grassi e tenerissima.

7) Tokyo è la capitale della frontiera tecnologica – Vero e Falso.
Arrivando a Tokyo, mi aspettavo di essere proiettato nel futuro. In realtà le cose non stanno proprio così: certo, i gadget tecnologici non mancano, e i grattacieli mozzafiato delle zone di Shibuya o Shinjuku, coperti di schermi pubblicitari e megainsegne che fanno sembrare al confronto Times Square austera e classicheggiante come Piazza Navona, sono davvero impressionanti. Però, poi, a toccare con mano il modo con cui le cose vanno effettivamente, ci si forma un’idea diversa. I giapponesi, generalmente, non parlano inglese, salvo in negozi e ristoranti di un certo livello; in molti negozi le carte di credito non sono accettate, o sono un mezzo poco usato, come accadeva da noi qualche anno fa. Le procedure non sono informatizzate quanto ci si aspetterebbe: ad esempio, all’aeroporto ho cambiato i miei Yen residui in una banca dove ho dovuto riempire un modulo cartaceo, su cui poi allo sportello l’operatore ha apposto un po’ di segni a penna passandolo a un altro impiegato, e alla fine per tenere aperti tre sportelli c’erano sei impiegati in un ufficio che faceva solo cambio valuta. Insomma, la sensazione che si ha, tranne che nei luoghi-simbolo della modernità, non è quella di trovarsi in un paese avanzatissimo. Forse per certi versi è anche un bene.

8) Il Giappone è un grande paese esportatore – Non più Vero.
Leggendo un articolo sulla copia di Japan News disponibile in albergo, ho appreso che il Giappone, nonostante uno Yen debole, sta stabilendo record storici di deficit commerciale verso i principali partner, fatta eccezione per gli USA, non solo verso i paesi produttori di petrolio (ricordiamo che hanno chiuso le centrali nucleari), ma anche verso la Cina e persino l’UE. Gli smartphone, i gadget elettronici preferiti dai giapponesi, vedono una prevalenza degli iPhone rispetto ai modelli Sony, e anche i produttori coreani hanno una quota di mercato significativa.

9) I servizi pubblici in Giappone sono impeccabili – Probabilmente Vero.
Certo una così breve permanenza non mi consente di esprimere un giudizio vero e proprio. Tuttavia, oltre a treni, autobus e Metro, prevedibilmente inappuntabili per puntualità ed efficienza, ho avuto modo per una lieve indisposizione di sperimentare il funzionamento di un Pronto Soccorso. A parte confermare alcune peculiarità citate in precedenza (scarsità di personale in grado di parlare inglese, procedure con forti componenti manuali e cartacee), questa esperienza mi permette di intuire che lì i servizi funzionano bene anche grazie ad accorgimenti piccoli ed efficaci. Ad esempio, temperatura e pressione vengono rilevate dal paziente stesso mentre attende di essere visitato, e in generale le cose funzionano come meccanismi bene oliati. Non è questa la sede per discutere i principi dell’ottimizzazione dei processi, ma si sa che in questo il Giappone è maestro.

10) Molti giovani vestono in modo estremo e stravagante – Vero.
Il fenomeno delle sotshibuya 109toculture giovanili a Tokyo esiste, e capita effettivamente di incontrare ragazzine vestite in stile manga o simili. Peraltro, se questi fenomeni di cosplay sono minoritari, sono invece moltissimi i ragazzi e soprattutto le ragazze che vestono in modo stereotipato e antitradizionalista. Uno dei templi dell’abbigliamento giovanile è l’iconico centro commerciale Shibuya 109, interamente dedicato alle giovanissime. E c’è anche la versione maschile!

E il bidet, direte voi? In effetti, per i viaggiatori italiani, il bidet è diventato un luogo comune universale. Ebbene, in Giappone molti bagni in alberghi e centri commerciali hanno elaboratissimi water come quello della foto che apre questo post, che grazie a una sofisticata console di comando non solo svolgono anche la funzione di bidet, ma incorporano anche insoliti optional come un generatore sonoro di scrosci d’acqua, destinato a garantire anche la privacy, diciamo così, acustica. Abbiamo ancora qualcosa da imparare, in fatto di servizi igienici, o forse i nipponici sono un po’ troppo preoccupati del decoro…

One comment

  • Ritratto perfetto! Ho letto con curiosità, essendo trascorsi due decenni dal mio ultimo viaggio in Giappone. Sorpreso ma non troppo che le preferenze culinarie di un italiano in Giappone non mutino.
    Nel citare l’esasperato decoro, non trovo menzione dell’uso di guanti bianchi da parte di tassisti e persino di personale al lavoro in cantieri stradali in centro città.

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