Legge 194. Un diritto ipocritamente negato

Capita ogni tanto di leggere, come un po’ di giorni fa, che c’è un’emergenza aborti in un ospedale (chi scrive un titolo così merita di essere radiato dall’albo dei giornalisti), che una donna viene abbandonata in corsia e altre drammatiche spiacevolezze legate all’inapplicazione della Legge 194/1978 che, giusto per essere chiari, si chiama Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza ed ha uno splendido art. 5 che vi propongo integralmente:

27 - Legge 194 1

La legge ha più di 35 anni. Il clima era diversissimo e la conquista laica e libertaria dell’interruzione volontaria della gravidanza (IVG) una sorta di miracolo nel clima cattolico che si respirava in Parlamento, e dobbiamo ringraziarne Pannella e i radicali che alla fine votarono contro perché ritenevano la legge troppo limitata e restrittiva.

Ciò che forse non si sa sufficientemente è la limitata possibilità di applicazione della 194 a causa dell’obiezione di coscienza che il personale sanitario e ausiliario può invocare a norma dell’art. 9. Impensabile all’epoca non introdurre possibilità di questo genere, ma la sproporzionata e spesso strumentale “obiezione” sono causa di disagio, discriminazione sociale, mancata tutela della salute della donna, ricerca di soluzioni terze a volte illegali e – fortunatamente in casi rari – morte. Diamo un’occhiata da vicino. La più recente “Relazione annuale del Ministro della Salute” sull’applicazione della 194 riporta dati definitivi del 2011 e provvisori del 2012 (Relazione non sempre esente da critiche sull’affidabilità dei dati). Innanzitutto apprendiamo che, dopo un picco di IVG negli anni immediatamente successivi all’entrata in vigore della legge (con l’emersione nella legalità di tantissimi aborti prima praticati illegalmente e senza sicurezza), dai primi anni ’80 il fenomeno è in costante diminuzione (all’epoca gli antiabortisti profetizzavano il contrario):

27 - Legge 194 2

inoltre l’Italia presenta un tasso di abortività sostanzialmente basso in confronto agli altri Paesi europei:

27 - Legge 194 3

La Relazione è molto completa e se vi interessa la potete scaricare; qui salto al paragrafo finale sull’obiezione di coscienza dal quale estrapolo:

Dopo un aumento degli ultimi anni, nel 2011 si evince una stabilizzazione della percentuale degli obiettori di coscienza che, specie fra i ginecologi, mantiene livelli elevati (più di due su tre). […] Fin dai primi anni di attuazione della Legge 194 il personale sanitario ha esercitato in percentuali elevate il diritto all’obiezione di coscienza (pagg.40 e 41).

Vediamo i dati:

27 - Legge 194 4

In Italia abbiamo 2 obiettori su 3 (nel complesso del personale addetto, e con differenze interne fra ginecologi, anestesisti etc.) ma soprattutto una disparità territoriale impressionante. Mentre in poche Regioni gli obiettori sono calati, mantenendosi comunque su livelli considerevoli (Valle d’Aosta a parte), in molte del Sud sono cresciuti fino ad arrivare ad oltre l’80% (quasi 90 in Campania) provocando, fra l’altro, il fenomeno della migrazione per aborto da Regioni in cui è quasi impraticabile ad altre con strutture disponibili.

Nel complesso, la Relazione può concludere che

Il numero globale dei ginecologi che non esercita il diritto all‟odc è quindi sempre stato congruo al numero degli interventi di IVG complessivo

e rimarca come

Eventuali difficoltà nell’accesso ai servizi, quindi, sono probabilmente da ricondursi a una distribuzione non adeguata degli operatori fra le strutture sanitarie, all’interno di ciascuna regione. A tale proposito si ricorda che l’art.9 della Legge 194/78 dispone che: “Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure previste dall’art.7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5,7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale”.

Tutto ciò premesso questa situazione non mi sembra garantire adeguatamente, in tutta Italia, in tutte le strutture pubbliche, un diritto sanitario sancito da una legge dello Stato anche perché c’è più di un sospetto che i dati reali siano molto più drammatici di quelli rilasciati dal Ministero, almeno a dar retta alla LAIGA, l’associazione dei ginecologi non obiettori, che riferendosi alla precedente relazione dichiara, rivolgendosi al Ministro:

Nella Sua relazione Lei ci parla di una stabilizzazione generale del fenomeno dell’obiezione di coscienza, che nel 2010 è stata sollevata dal 69,3% dei ginecologi italiani; i dati in nostro possesso, nati dalla necessità di verificare la sensazione dell’esistenza di uno “scollamento” fra i dati ufficiali e quelli reali, fotografano una situazione molto più grave: la percentuale di obiettori nel Lazio è pari al 91,3% del totale dei ginecologi delle strutture ospedaliere pubbliche; sempre nel Lazio, su 31 strutture pubbliche, ben 9 non dispongono di un servizio di pianificazione familiare e non praticano aborti, e in ben tre provincie del Lazio non si eseguono aborti terapeutici, in assoluta inadempienza proprio di quell’art.9 della legge che disciplina la possibilità di sollevare obiezione di coscienza (Fonte).

Quali sono le cause dell’obiezione di coscienza all’IVG? Semplificando ne vedo solo due: la prima può apparire in qualche modo giustificabile (ma leggendo più avanti comprenderete che non la ritengo tale) mentre la seconda è spregevole. La prima riguarda un reale conflitto di coscienza, per esempio da parte di ginecologi cattolici; occorre ricordare che la Chiesa è sempre stata intransigente, e anche Papa Francesco, tanto innovativo sul piano della comunicazione e della politica interna della Chiesa, ha definito “abominevole” l’aborto. Ma anche un bambino capisce che questa è una ragione profonda per pochi, e una scusa opportunistica per molti. I cattolici praticanti e inclini ad accettare integralmente i dogmi della Chiesa non sono, in Italia, il 69% (percentuale degli obiettori come scritto precedentemente) ma molti, moltissimi di meno: secondo una recente indagine i cattolici praticanti in Italia sono il 44% ma, leggendo i dati analitici (li trovate riassunti QUI) capite che sono in numero inferiore quelli che partecipano ai riti, pregano tutti i giorni e così via e quindi, presumibilmente, sono sensibili in maniera stretta alle parole del Papa e obbedienti agli insegnamenti della Chiesa. D’altronde, malgrado la possente mobilitazione cattolica, il referendum del 1981 che voleva abrogare l’aborto fu perso con il 68% di votanti (votò il 79% degli aventi diritto) che si dichiarò favorevole al mantenimento della legge; ed era il 1981. Insomma: o si trova una spiegazione antropologica della ragione che vede i cattolici osservanti in così esagerata sovrarappresentazione fra i ginecologi, oppure la verità è in larga parte un’altra: l’opportunismo. Quello di non fare un lavoro ritenuto sgradevole e squalificante, quello di compiacere gerarchie accademiche che altrimenti non fanno fare carriera, quella semmai di veicolare pazienti in altre strutture compiacenti. Queste cose sono poco scritte e documentate ma ben conosciute da chi lavora nel settore.

Perché l’obiezione di coscienza non è accettabile:

  1. molte professioni implicano elementi spiacevoli per chi le pratica; ciò non di meno vi è un diritto generale che impone al tassista di prendere a bordo anche una persona antipatica, al giornalaio di vendere giornali che non gli piacciono, a tutti i dipendenti pubblici di applicare norme che non approvano o al militare di sparare sui nemici senza appellarsi a “obiezioni”. Se quindi l’obiezione aveva senso, nel 1978, per chi era già nel Servizio Sanitario Nazionale, non dovrebbe averne per chi decide ex novo di intraprendere la carriera medica alla luce delle leggi dello Stato cui sa di doversi adeguare;
  2. il Comitato Europeo dei Diritti Sociali ha recentemente accolto un esposto dell’IPPF EN (International Planned Parenthood Federation European Network) contro l’Italia per una violazione dell’art. 11 della Carta Sociale Europea per mancata garanzia dell’accesso al’interruzione di gravidanza dovuta appunto all’enorme numero di obiettori;
  3. l’obiezione di coscienza non può estendersi alla cosiddetta “pillola del giorno dopo” e i medici che rifiutano di prescriverla possono essere denunciati; l’argomento è pertinente perché si tratta di casi sporadici ma reali che riflettono un atteggiamento prevaricatore, oltre che illegale, che ci introduce al paragrafo finale di questo articolo.

La tutela delle minoranze in uno Stato laico. Sto pensando alla minoranza dei cattolici strettamente praticanti e rigorosamente osservanti la dottrina sociale e familiare della Chiesa. Che siano minoranza è certo e qualche dato l’ho fornito sopra, e vanno indiscutibilmente tutelati. Ma la divisione necessaria e imprescindibile fra Stato e Chiesa impone una visione laica del mondo e una gestione liberale delle norme che tutelano i cittadini. Mentre l’obiezione di coscienza limita, in certi casi drammaticamente, la libera scelta delle donne, la 194 non limita in nessun caso la concezione cattolica di tutela della vita e il rifiuto dell’aborto come scelta personale delle donne cattoliche. È storia vecchia, e nota, e fin troppo ribadita: una legislazione laica, aperta, tollerante (divorzio, aborto, ma anche matrimoni gay e fecondazione eterologa) non impone ma, semplicemente, consente. I cattolici integralisti, soggettivamente custodi di una Verità rivelata, sentono come dovere quello di imporla a tutti, per la salvezza eterna delle persone e maggior gloria di Dio. Ma questa è una concezione violenta di religione, antistorica e perdente, non dialogica e intollerante. La strada dei diritti civili individuali non può essere limitata da dogmi obsoleti e minoritari.

6 commenti

  • Percentuali di livello non spiegabili, nel contesto nazionale, con ragioni confessabili. Fosse sanzionabile e sanzionata una provata mala fede opportunistica scenderebbero. Siamo italiani certamente non moralisti o tanto meno integralisti religiosi.

  • Manco da un po’ su Hic Rhodus, ma questo non vuol dire che non abbia intenzione di recuperare il non letto🙂. Comincio con un articolo che condivido in ogni singola parte e che, come sempre, offre un’analisi lucida e perspicace della realtà.
    La concomitanza dell’opportunismo di parte del personale sanitario con la scorretta gestione della distribuzione dello stesso in materia di aborto sta causando un numero di danni sempre crescente.
    Paradossalmente credo che una corretta gestione della mobilità potrebbe costituire un deterrente anche per l'”obiezione di coscienza a cuor leggero” praticata da molti: se un ideale non è davvero il tuo dubito tu possa sentirti ben disposto a spostarti con la famiglia in un altra città solo per capriccio.
    Ciò detto sono fermamente convinta che chi non ha intenzione di svolgere pratiche garantite per legge dal sistema sanitario nazionale sia tenuto a tenersene fuori. E’ come se un biologo facesse obiezione di coscienza e non sopprimesse animali (ed è possibile farlo) salvo poi lavorare sui campioni da questi ricavati: opportunismo ed ipocrisia.

  • Non voglio che passi l’idea che sia contro l’aborto (al massimo contrario comunque), però farei una critica a questa argomentazione vorrei farla: il fatto che la Legge di Stato garantisca la pratica dell’aborto, non significa che i medici siano obbligati a praticarlo. Di questo periodo è il caso estremo dei giudici che obbligano i medici a somministrare il metodo Stamina; a seppur un po’ di sbieco rientra in questa categoria quella tremenda sentenza che ha condannato gli scienziati sismologi a 6 anni per omicidio colposo per i fatti di L’Aquila (sarebbe interessante un articolo a riguardo no?).
    Spetta allora Stato garantire la libertà ai suoi cittadini, e certamente questo non deve passare attraverso l’obbligo di altri cittadini a fare cose contro la loro volontà.
    Mica viviamo in una dittatura.

    Comunque, al di là di questa “precisazione”/critica, non avevo idea di quanto la situazione fosse “grave”.
    Parliamone…

    • Infatti il problema non è la libertà o meno di praticare l’obiezione di coscienza, ma quella di ricorrere all’aborto. Chi ipocritamente decide di rifiutarsi di operare in tal senso, a differenza di chi ha un serio conflitto di coscienza, contravviene in qualche modo al giuramento di Ippocrate che tanto tempo addietro ha orgogliosamente pronunciato. Il medico ha il diritto di operare secondo coscienza sia in un senso, praticare o meno l’aborto, sia nell’altro, aiutare e curare i propri pazienti. Al contempo lo stato ha il dovere di garantire l’applicabilità delle sue leggi anche attraverso la mobilità. Il punto di incontro esiste, come tu stesso dici la situazione è assai grave ed urge trovarlo.

  • Piccolo aggiornamento sulla questione:

    Aborto, niente obiezione nei consultori
    La rivoluzione della Regione Lazio

    http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/06/24/news/aborto-il-medico-ha-il-dovere-di-informare-dalla-regione-lazio-una-rivoluzione-1.170623?ref=fbpe

    Sembrerebbe un primo passo. Qualcuno paventa un conflitto con altre normative, cosa che andrà chiarita e perfezionata, ma è un inizio.

  • Gaspero Domenichini

    Sono un lettore (non “accanito”) di Hic Rhodus, ed in genere valuto eccellenti gli articoli che leggo, in particolare mi paiono ben documentati e molto equilibrati.
    Questa è la prima volta che ritengo dozzinale e negativo un articolo che ho letto, e decisamente negativo.

    I motivi sono molti, in particolare non riesco a capacitarmi di come non si sia capito che essere antiabortista non prevede che si debba essere cristiani (quindi neppure cattolici): conosco atei antiabortisti (cresciuti in una cultura cattolica, ma decisamente atei, che per scelta non si sono sposati in chiesa, ecc.) e, ahimè, anche “cattolici” abortisti (secondo me si può esserlo, ma solo dopo aver ben approfondito le ragioni che spingono i responsabili della propria religione a considerarlo a tutti gli effetti un infanticidio; e invece la mia “impressione” e che in troppi lo siano “a cuor leggero”).
    L’altra cosa abbastanza grave (ma meno) è l’idea che «i cattolici “veri” sono inclini ad accettare quello che dice il Papa, senza avere idee proprie, per un’obbedienza cieca che non deve essere messa in discussione da quello che dice la propria coscienza». In realtà per i cattolici alla “fine” si sarà valutati su quello che si è fatto, su come si è amato e sulle scelte che si sono fatte seguendo la propria coscienza, se si pensa che sia “affidabile”.

    Poi si parla della “pillola del giorno dopo”, dicendo che non è tollerabile che non la si prescriva … Ma se io penso che l’aborto sia un omicidio, è naturale che abbia almeno delle “remore” a prescriverla.
    Non capisco come non si pensi di provare a mettersi nei panni di chi deve prescrivere l’acquisto di una sostanza che viene usata solo per uccidere. Per esempio se si usasse un veleno che non fa soffrire con cui uccidere il coniuge, se la legge lo permettesse io avrei dei seri problemi morali a “prescrivere” questo farmaco, e ancora di più ne avrei se esso servisse per uccide un bambino che non sa ancora difendersi …

    Invece a me sembra che il nocciolo della questione (quella che riguarda l’aborto, non quella che riguarda i cattolici) sia: perché essere obiettori di coscienza? Perché uno pensa che l’aborto possa essere considerato un omicidio? Quanti sono i medici italiani, ed in particolare i ginecologi, che possono essere obiettori di coscienza “in buona fede”?
    A queste domande non si è risposto, o peggio: si è risposto avendo già le risposte “date”, con puri preconcetti.

    Nei commenti si valuta la possibilità di “penalizzare” con trasferimenti i medici che decidessero di aderire all’obiezione di coscienza: a me pare un’idea su cui si può discutere, probabilmente valida nell’idea portante. Ma questo approccio al problema è venuto dai lettori, non dall’autore dell’articolo.

    Qui ho già parlato (scritto) anche troppo, per essere un semplice commento, e non intendo discutere del perché io sono contrarissimo all’aborto come permesso dalla legge 194, che comunque mi risulta essere comunissimanente disattesa, ma soprattutto nella direzione opposta a quella presentata dall’articolo: la donna chiede e le si viene concesso, senza tutte quelle attenzioni previste, un po’ come, sul versante opposto, viene fatto con la presenza del 90% dei medici obiettori ….
    Dico solo che quando mi capita di dover fare l’esempio della peggior legge in assoluto porto questa legge (in realtà una generica legge sull’aborto), che prevede che se mia moglie aspettasse un figlio nostro, ma volesse abortire “senza sentir ragioni”, lo stato mi obbligherebbe a pagare le tasse con cui le verrebbe pagata l’interruzione di gravidanza, cioè, dal mio punto di vista, l’omicidio di mio figlio! Ed io non dovrei far niente altro che non sia, per esempio, l’implorarla di non farlo.

    Una rondine non fa primavera, e questo scivolone non annulla il lavoro di eccellenza fatto finora, ma certo questo articolo lo reputo un errore che andrebbe corretto.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...