I talk show ammorbano le coscienze

Silvio Berlusconi ospite a "Servizio Pubblico"

 

Il potere delle parole non ha nulla a che vedere con il loro senso o con la logica della loro costruzione (Joseph Conrad, Lord Jim).

Volete capire. Volete informarvi. Comperate alla mattina un quotidiano, scambiate opinioni coi colleghi alla macchinetta del caffè e, soprattutto, non vi perdete un talk show. Ballarò è appuntamento imperdibile (anche se con Giannini chissà…?); Floris un mito e non vedete l’ora di rivederlo sul nuovo programma su la7; se vi interrompono quando c’è Santoro diventate delle bestie. E poi La Gabbia, Zeta, che tripudio di salotti politici, quanto approfondimento, quanto godimento!

Eppure…

Eppure, diciamolo: più vi informate e meno capite! Quando quel politico sostiene che il precedente ministro ha fatto un disastro e viene interrotto dall’interessato che gli urla “Menti! E’ esattamente il contrario!” a chi credete? Quando il giornalista tenta la domanda-tranello e il furbissimo parlamentare si difende benissimo citando dati ed esibendo fogli, cosa pensate? Quando un espertone al talk show economico lamenta l’aumento della disoccupazione ma un altro espertone dichiara che però è aumentata la produzione, cosa capite? Siate onesti: capite poco e date ragione a chi rappresenta “la vostra parte”. Vi fidate del politico che già avete deciso di votare, ritenete bugiardo quello che avete sempre avversato. Scommetto una cifra che mai (siate sinceri!) avete cambiato idea su una questione rilevante, per esempio su chi andare a votare alle prossime elezioni, perché convinti dalle dichiarazioni (e più spesso dagli strilli) di qualche politico in qualche trasmissione televisiva.

A quanto pare anche il pubblico si sta un po’ stancando e i dati di ascolto sono in calo, ma non a sufficienza per chiudere o, almeno, cambiare formula, ai più importanti (quelli di Floris, Santoro…) che drenano un bel po’ di pubblicità. Il problema principale, a mio avviso, è appunto la formula, ormai sclerotizzata attorno all’urlo e all’invettiva di politici particolarmente adatti e disponibili alla rissa (e sempre quelli): Gasparri per esempio, Santanché, Cuperlo e Civati (che come “dissidenti” PD si sono guadagnati un passi a quasi tutte le trasmissioni)… L’Espresso tiene aggiornata una simpatica classifica che potete consultare QUI dal titolo OccupyTivù. Molti di costoro, francamente, non sono i politici più competenti su temi economici, di geopolitica, di finanza o di politica europea. La loro specialità è più che altro la faccia tosta, la spocchia, la capacità di tenere il discorso a lungo parlando di nulla, l’abilità di interrompere fragorosamente l’avversario e di fare “le facce” (immediatamente riprese dalla connivente regia) sulle affermazioni altrui. Tutto questo fa indubbiamente spettacolo, ma come informazione siamo vicini allo zero.

Le ragioni di questo stallo informativo dipendono da alcune circostanze ben note che possiamo riassumere, semplificando un pochino, in questo modo:

  1. la complessità economico-sociale può essere rappresentata, allo stesso momento, attraverso dati e informazioni diverse, alcune positive e altre negative, senza che ci sia apparente contraddizione. E’ possibile sostenere, per esempio, che gli occupati siano in diminuzione (dato negativo) e che anche i disoccupati siano in diminuzione (dato apparentemente positivo) per un uso di dati diversi che andrebbero usati in maniera differente e non da soli, ma che rivenduti nel corso di un dibattito estemporaneo sono asseriti, e non argomentati, per ragioni retoriche e strumentali alla tesi che si vuole rappresentare;
  2. il cittadino medio non ha alcuna competenza specifica né, onestamente, può prendersi ore di tempo per andare a verificare da fonti certe ogni affermazione ascoltata in televisione. I tempi televisivi sono incalzanti e immediati, ogni affermazione vale lì e ora e viene fruita entro un flusso ricchissimo di dati, informazioni, emozioni, sensazioni che non può essere interrotto né sottoposto a processo critico approfondito;
  3. tale flusso viene pertanto confrontato – immediatamente, in tempo reale e senza una particolare consapevolezza – coi propri schemi mentali, che sono gabbie del pensiero necessarie, indispensabili alla nostra interlocuzione e comprensione del mondo, formate da miriadi di esperienze maturate sin dall’infanzia. I segmenti di flusso (dati, asserti, dichiarazioni…) che si adattano ai nostri schemi sono immediatamente creduti; quelli che contrastano sono rigettati; il non piccolo numero di elementi non comparabili coi nostri schemi (perché riguardano materie di cui non abbiamo esperienza, e sono i più) sono creduti/rigettati a seconda della credibilità dell’interlocutore (se è uno “dei nostri” o uno “dei loro”).

Questa è una delle ragioni del perdurare della guerra civile fredda in Italia, in particolare fra berlusconiani e anti-berlusconiani e – più recente – fra grillini e anti-grillini. Per moltissime persone, non in grado di approfondire le questioni trattate, di verificare falsità e verità, di accedere a fonti terze, tutto ciò che dicono Berlusconi e i suoi alleati (o Grillo) è sempre e comunque giusto, e torto l’hanno i politici di sinistra, i giornalisti fraudolenti, i magistrati persecutori, la casta. Viceversa per gli anti-berlusconiani che non sentono ragione e ritengono il Cavaliere un pessimo politico, bugiardo matricolato e di non specchiate virtù (o Grillo un fascistoide cacciaballe). Non c’è molta possibilità di dialogo perché la cacofonia informativa, la superfetazione comunicativa, la bulimia di dati e informazioni creano un frastuono inestricabile ai più. Quindi, non potendo capire, ci si limita a credere.

L’informazione possibile nel terzo millennio è un lavoro faticoso e impegnativo. Occorre tempo per accedere a fonti informative differenti; poi bisogna saperle confrontare… E bisogna avere una mente aperta. Le regole minime sono queste:

  • essere consapevoli che ogni fonte informativa riflette le idee e i valori di chi la produce; non esiste l’oggettività nel mondo economico, sociale, finanziario, politico (questa necessità di essere relativisti, assolutamente fondamentale, è stata da me sviluppata in un vecchio articolo), quindi non pretendete di trovarla sui giornali e sui blog;
  • evitare le nebbie delle appartenenze: se siete comunisti-duri-e-puri, fascisti-duri-e-puri, alternativi-duri-e-puri e così via, evidentemente avete già una profonda verità vostra, del vostro gruppo, che segna una vostra appartenenza. E’ molto bello sentire queste appartenenze, ma ciò limita la vostra capacità di capire, di giudicare, di criticare. Di arrivare a migliori approssimazioni di verità;
  • siete di sinistra? allora andate periodicamente (spesso) a leggere i giornali di destra, cercando di farlo a mente sgombra; siete grillini? allora andate a leggere quel che dicono gli anti-grillini, senza pregiudizi e cercando di comparare le informazioni; siete berlusconiani? Accettate che il vostro leader possa ogni tanto avere torto, e verificate ciò che dice su altre fonti informative più critiche.

In conclusione: meglio un vecchio film con John Wayne piuttosto che il solito Gasparri con la solita bava alla bocca recitare il solito copione dal solito Santoro.

One comment

  • Tutto condivisibile. Per Berlusconi e Grillo però va detto che le loro affermazioni sono a volte di una tale grossolanità che non valgono la pena del confronto. Si buttano nel cestino e basta. Di altri pensatori economici e politici invece, tipo Piero Ostellino per una certa visione liberale, oppure un Giavazzi, Oscar Giannino ecc., per le loro posizioni economiche, vale la pena di rifletterci su e poi trarne le nostre conclusioni.

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