Grexit: inizio della fine o una buona lezione per tutti?

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La Grecia ha riacquistato le prime pagine dei giornali a partire dalla vittoria di Syriza pochi giorni fa; Tsipras e Varoufakis hanno vinto sull’onda della disperazione del popolo greco, ma soprattutto dell’umiliazione subita dalla Troika, umiliazione rinnovata coi tre bei “No” netti ricevuti nel recentissimo tour europeo in cui i due leader greci hanno cercato sponde per una soluzione basata su alcune proposte ritenute inaccettabili. Punto. A partire da questa banale constatazione dei fatti si possono poi intrecciare pareri complessi che rischiano di essere sempre in qualche modo sbagliati, almeno in parte: sì, la Grecia ha rilevantissime responsabilità per la situazione in cui si è cacciata ma anche sì, l’Europa (la famigerata Troika) ha mostrato il volto più oscuro e ottuso in modi e forme che appaiono ben lontane da quella solidarietà politica che dovrebbe costituire il vero cemento dell’Unione. E anche: sì, le proposte greche non potevano che ricevere un rifiuto per una molteplicità di ragioni politiche, economiche e finanziarie ma anche sì, una diavolo di situazione di compromesso e di equilibrio la si dovrà pur trovare senza far schiattare la Grecia con tutti i greci.

Insomma è un pasticcio estremamente complesso dove tutti coloro che sono certi di avere ragione (Merkel, Draghi, Schäuble e i rigorosi da una parte, Tsipras, Varoufakis e i greci dall’altra) ne hanno solamente una parte, sufficiente ad alzare la voce e puntare i piedi ma insufficiente per convincere la controparte. In mezzo i leader dell’Europa del Sud (Italia, Francia e Spagna) che vengono naturalmente rinforzati nella loro (moderata) richiesta di meno rigore e più sviluppo perché rappresentano la faccia riformista del confronto coi falchi nordeuropei, la faccia di chi comunque non presenta la situazione disastrosa della Grecia, le riforme le ha fatte o fa mostra di volerle fare, ha i parametri economici sufficientemente in ordine o quanto meno passabili e un PIL molto più rilevante di quello della piccola Grecia. Ecco allora che in questo confronto di incerta conclusione (sulla carta Tsipras è destinato a perdere, ma avendo come principale mandato politico quello di ottenere qualche vantaggio rilevante non credo che si possa accontentare dei primi “No”, in qualche modo messi in conto) riemerge l’idea della “Grexit”, l’uscita dalla Grecia dall’Euro. È possibile? E cosa succederebbe?

Per poter rispondere dobbiamo dare un’occhiata alla situazione finanziaria greca. La Grecia è messa talmente male, e ha talmente tanti svantaggi strutturali, che potrebbe essere assai più facile per lei uscire dall’Euro che non per l’Italia o altri Paesi. Il perché l’Italia non potrebbe facilmente chiudere la partita con l’Euro l’abbiamo scritto chiaramente su Hic Rhodus tempo fa e rinvio a quell’articolo tutt’ora validissimo. Rispetto alla situazione spiegata in quell’articolo quella della Grecia e diversissima; prendiamo per esempio il cruciale tema del debito: secondo alcuni analisti il debito pubblico ellenico ammonta a 324 miliardi di euro (pari ad oltre il 175% del Prodotto interno lordo!). chart-2Il 72% è in mano a istituzioni pubbliche. Nel dettaglio: il 60% è – attraverso il fondo di stabilità europeo (l’EFSF) e il Meccanismo europeo di stabilità (l’ESM) – dell’Unione europea, il 12% è invece del Fondo monetario internazionale. La Banca centrale europea possiede l’8% mentre il 15% sono titoli di debito trattabili sul mercato secondario, di questi l’11% sono bond e il 4% sono prestiti a breve termine (fonte). Le banche greche sono poco esposte così come quelle straniere che dal 2008 in poi hanno continuato a ridurre la propria esposizione (da 128 Miliardi nel 2008 a meno di 40 attualmente – fonte). Questa situazione è esattamente il contrario di quella italiana dove solo il 35,6% del debito pubblico è in mani straniere (fonte) rendendoci un caso unico in Europa. Vale a dire: se l’Italia facesse default ci rimetterebbero i cittadini italiani, fallirebbero diverse banche e conseguentemente il sistema di credito alle imprese; se fa default la Grecia, senza negarne le ripercussione interne, piangerebbero specialmente gli Europei che le hanno imprestato una montagna considerevole di soldi (Italia terzo creditore).

Se, volendo Tsipras bluffare nella partita a poker con l’Europa, ha comunque l’Asso del debito in mani altrui (specie tedesche), un po’ diversa la situazione con l’altro importante indicatore dell’avanzo primario. L’avanzo primario è la differenza fra spesa pubblica ed entrate di uno Stato esclusi gli interessi sul debito. Per capirci: l’Italia registra da 20 anni il primato dell’avanzo primario in Europa (fonte), un “risparmio” che ci viene divorato dal debito pubblico ma che – in un ipotetico caso di default – ci darebbe respiro per andare avanti con le nostre gambe; per la Grecia la situazione è diversa, e dopo essere apparsa discreta nel 2013 si è rivelata ultimamente piuttosto problematica. Diverse cause hanno prodotto un avanzo primario positivo ma di gran lunga inferiore alle attese e agli obiettivi europei; anche se la debole performance è stata causata, secondo gli analisti, da situazioni contingenti come il ritardo negli incassi tributari tipico di una situazione di incertezza pre-elettorale, e se quindi si può immaginare un recupero di avanzo nei prossimi mesi, la situazione potrebbe non garantire la solidità necessaria a sopportare un default, situazione di crisi estrema dove – almeno per un certo periodo – un Paese deve contare solo sulle proprie forze e non certo sulla solidarietà finanziaria di altri Paesi.

Dove potrebbe allora cercare una sponda la Grecia, per finanziarsi in caso di default?  La domanda è rilevante perché una volta abbandonata a se stessa potrebbe essere costretta a cercare nuovi partner ad Est. La Russia in gravissima difficoltà diplomatica (a causa della crisi Ucraina) potrebbe essere molto interessata a favorire commercialmente la Grecia costituendo una testa di ponte nel cuore dell’Europa, ghiotta vendetta di fronte all’assedio NATO ai suoi confini. Uno scenario davvero poco simpatico per le diplomazie europee.

C_4_foto_1279270_imageLa morale della favola è che da un lato la Grecia spera di far paura all’Europa minacciando di non pagarle il debito, e dall’altra sta talmente male che peggio è difficile, e un’eventuale prospettiva di default la potrebbe preoccupare assai meno di quanto preoccuperebbe altri Paesi. Ho accennato al default perché l’eventuale uscita della Grecia (o dell’Italia) comporterebbe necessariamente questa crisi, a causa del rating spazzatura di cui gode, della fuga dei residui capitali, della moneta nazionale svalutatissima e di tutti gli altri elementi già accennati nell’articolo citato all’inizio sull’eventuale uscita italiana. Ma al di là di questi elementi finanziari credo che altre considerazioni politiche giocheranno un ruolo importante a favore della Grecia. Una sua eventuale uscita dall’Euro renderebbe evidente e plausibile questa possibilità ai crescenti euroscettici europei, che non terrebbero in alcun conto le diversissime situazioni e condizioni: in Spagna Podemos si contende la prima piazza nei sondaggi elettorali e in Italia sarebbe facile immaginare un cartello dei partiti anti-Euro (Salvini, M5S e destra); lo sgretolamento della fiducia nell’Unione impennerebbe partiti che fanno dell’euroscetticismo una bandiera e che spesso sono anche xenofobi e di estrema destra, un pericolo che l’Unione ha sempre cercato di evitare.

La conclusione è che la partita di Tsipras è appena iniziata. Lui può tirare ancor più la corda, la Merkel no. Lui ha poco da perdere, l’Europa moltissimo. Lui ha una diversa opzione, anche se avventuristica e rischiosa, l’Europa no. L’unica domanda finale che mi porrei, in attesa dell’evolversi della situazione (che potrebbe anche essere drammatica per tutti, perché la politica non è affatto un freddo gioco di scacchi) è la seguente: l’Europa (la Troika, sì, ma poi ciascun governo europeo, ciascun partito vorrei dire, inclusi gli euroscettici) imparerà qualcosa? La lezione greca, una volta superata in qualche modo la sua crisi, servirà a fare un passo avanti verso un’Europa dei popoli e non solo delle finanze?

2 commenti

  • Ci sono delle cose che non comprendo:
    – che interessi avrebbe la Russia a fare scambi con la Grecia, che palesemente non ha nulla da offrire?
    – sostieni che i paesi europei ci perderebbero tutti dall’uscita della Grecia, ma tutto sommato reggerebbero la botta, comunque molto meglio della Grecia;
    – sei sicuro che i PI(G)S – dopo aver visto la fame che faranno in Grecia dopo essere usciti dall’euro ci si vorranno buttare pure loro?
    – come fai a sostenere che Tsipras ha poco da perdere? A me sembra che ha proprio tutto da perdere.

    • Tutte le risposte sono – a mio avviso – politiche (non strettamente economico-finanziarie) e trattate nell’articolo, forse non con sufficiente approfondimento. La Russia potrebbe avere un interesse politico-diplomatico per uscire dall’isolamento (vedi imminenti nuove sanzioni dall’UE); i Paesi Europei vedrebbero alimentate le componenti euroscettiche, che additerebbero la Grecia come esempio di reale possibilità ad uscire (vale a dire: si esce con le ossa rotte, ma non è vero che “non si può”); Tsipras ha molto da perdere ma gioca la partita europea scommettendo che la Germania (le cui banche sono le uniche ad avere molti titoli greci) e le istituzioni greche (che vedrebbero smembrarsi l’Unione) perderebbero di più. Sui Pigs: non dico che “i Paesi” (= i governi) vorrebbero poi imitare la Grecia ma semplicemente che gli euroscettici di quei Paesi avrebbero un esempio da additare come possibile e proporrebbero di imitarlo.

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