Ma siamo soli nell’Universo?

alone

Recentemente, abbiamo letto una notizia sorprendente: a 1481 anni luce dalla Terra si trova una stella la cui luminosità presenta strane anomalie: nel tempo, ha delle diminuzioni irregolari sia per periodicità che per entità. I nostri giornali non hanno mancato di riportare un’interpretazione suggestiva di queste osservazioni: potrebbe essere l’indizio di un’avanzatissima civiltà extraterrestre. Si ripropone insomma una domanda finora senza risposta: siamo soli nell’Universo?

Per cominciare, è il caso di andare a guardare esattamente in cosa consista la notizia, risalendo alla lettura dello studio originale che riporta i dati effettivamente rilevati dal telescopio spaziale Kepler per la stella KIC 8462852. Qui sotto, si può vedere la curva di luminosità rilevata da Kepler su un periodo di oltre quattro anni:

full spectrum

Fonte citata. La scala orizzontale è in giorni

Come si può vedere, la luminosità presenta delle brusche diminuzioni, una isolata e molte altre addensate, circa a partire dal 1.500-simo giorno di osservazione, che arrivano fino a oltre il 20% della luminosità normale della stella. Nella figura qui sotto, si vede meglio questa seconda area del diagramma, espansa per evidenziarne meglio la struttura. E’ abbastanza chiaro, a mio modo di vedere, che questa struttura è piuttosto irregolare, e in effetti anche per questo motivo gli autori dell’articolo escludono alcune delle cause più comuni di variabilità, come il periodico passaggio di un grosso pianeta (che qui dovrebbe peraltro essere decisamente molto grosso).

Dettaglio della parte più a destra del diagramma precedente

Dettaglio della parte più a destra del diagramma precedente

Fin qui, i dati più rilevanti dell’articolo originale su cui si basano le notizie che abbiamo letto. Un po’ pochino, forse, per alimentare tanta aspettativa su una possibile civiltà extraterrestre? Vediamo in che consiste un’interpretazione di questo fenomeno obiettivamente piuttosto misterioso che è stata avanzata fuori degli articoli scientifici e che potrebbe suggerire appunto l’ipotesi che dietro ci sia l’opera di una specie intelligente e tecnologicamente avanzata.

In sostanza, si è fatto riferimento all’idea avanzata per primo dall’astronomo Nikolai Kardashev, secondo cui un modo per “misurare” il livello tecnologico raggiunto da una civiltà è quello di osservare quali fonti di energia sia in grado di sfruttare. Una civiltà di Tipo I sarebbe quella in grado di sfruttare appieno le risorse energetiche del pianeta su cui risiede; una civiltà di Tipo II sarebbe in grado di catturare e utilizzare tutta l’energia emessa dal suo “sole”, mentre una civiltà di Tipo III sarebbe in grado di impiegare l’energia emessa da un’intera galassia. Il collegamento con le osservazioni astronomiche di cui parlavamo all’inizio sta ovviamente nel fatto che se una civiltà riuscisse a “catturare” tutta o parte della radiazione della propria stella-sole, questa apparirebbe molto meno luminosa, o addirittura verrebbe completamente oscurata.

Questa classificazione ipotetica ha avuto un certo successo, e tra i modi che sono stati immaginati per arrivare al Tipo II quello forse più naturale è la costruzione di una cosiddetta sfera di Dyson, ossia in pratica una sorta di “centrale a energia solare” che circondi una stella come un’enorme guscio. Naturalmente non sarebbe strettamente necessario, né probabilmente efficiente, costruire una vera e propria sfera, bensì una sorta di “nuvola” di enormi pannelli solari tale da circondare in parte o del tutto la stella (l’immagine qui sotto è un’illustrazione di come potrebbe apparire una sfera di Dyson completa).

sfera dyson

Proprio a causa dell'(apparente?) semplicità di questo criterio, tra i vari programmi di ricerca di civiltà extraterrestre da qualche anno ce ne sono alcuni che cercano appunto indizi della presenza di sfere di Dyson. Ma quanto è ragionevole considerare le osservazioni su KIC 8462852 come indicative della possibilità che una civiltà extraterrestre molto progredita stia “attingendo” energia direttamente dalla sua stella?

A mio avviso, non moltissimo. Come avete potuto vedere dai grafici, le variazioni di luminosità sono molto irregolari, e se questo tende a far escludere un fenomeno periodico (come sarebbe ad esempio la presenza di un ostacolo naturale in rotazione intorno alla stella, come un pianeta o delle nubi opache di gas), mi sembra anche poco compatibile con la presenza di un artefatto tecnologico, che presumibilmente avrebbe caratteristiche simili a uno o più satelliti artificiali, e che quindi assorbirebbe energia in modo a sua volta regolare, non molto diversamente da come farebbe una cintura di asteroidi. Mi sembra più verosimile che, come conclude anche l’articolo originale, la causa possa essere riconducibile ad esempio a uno sciame di comete; comunque, una spiegazione chiara oggi non c’è, e penso che solo ulteriori osservazioni potranno fare chiarezza: congetture a parte, solo ulteriori dati ci potranno consentire di arrivare a una comprensione del fenomeno su basi scientifiche.

Tuttavia, vorrei concludere questo post con due considerazioni non strettamente scientifiche.

La prima è forse banale: in questo caso, come in molti altri, mi sembra evidente che a condizionare la nostra lettura dei fatti sia un desiderio più o meno confessato di incontrare “qualcuno” là fuori. L’ansia che traspariva nelle vecchie storie di fantascienza che immaginavano alieni bellicosi ed espansionisti, destinati ad aggredire la Terra con armi terribili, è stata progressivamente sostituita da un’aspettativa, se non messianica, certamente molto più ottimistica, come se la vera fonte di angoscia per la specie umana dovesse essere costituita dall’idea di essere soli nell’Universo.

La seconda considerazione discende dalla prima: cosa significherebbe davvero per noi “non essere soli”? Nella fantascienza dei primi decenni del ventesimo secolo, gli extraterrestri erano spesso i marziani, magari immaginati come omini verdi con le antenne (questo cliché subì un geniale capovolgimento nelle Cronache Marziane di Ray Bradbury, quando si era già nel 1950). Da allora, le nostre conoscenze scientifiche e la fiction letteraria e cinematografica hanno cambiato molto il nostro immaginario circa gli alieni, ma direi che un fattore è rimasto abbastanza costante: sotto le apparenze, gli alieni che immaginiamo sono molto poco… alieni. Un esempio di rottura con questa tendenza è offerto appunto  da uno dei racconti delle Cronache di Bradbury, Le Sfere di Fuoco, nel quale i “marziani” sono raffigurati come sfere fiammeggianti d’azzurro, incorporee ma ancora capaci di atti morali e di comunicare, tanto che un ostinato missionario terrestre si propone di “convertirli” al Cristianesimo. Quanto sia possibile e saggio tentare di ricondurre a tutti i costi l’alieno al conosciuto, è una delle cose che il missionario finirà per apprendere, aiutato dalla propria buona coscienza.

Nell’ipotizzare civiltà extraterrestri, tendiamo insomma, forse inevitabilmente, a proiettare su di esse i nostri tratti caratteristici e quelli della nostra civiltà; ad esempio, se ragioniamo un po’ sull’ipotesi di una civiltà di Kardashev di Tipo II, dovremmo tener presente che catturare e utilizzare tutta l’energia di una stella non è necessariamente una benedizione. Se riuscissimo a farlo noi col Sole, ad esempio, finiremmo per consumare più o meno 1013 volte l’energia che l’intera umanità consuma oggi: cosa accadrebbe? Già oggi, temiamo gli effetti del riscaldamento globale, e ci sono ottime ragioni per ritenere che la nostra ingordigia di energia sia tale da mettere a rischio l’equilibrio della nostra biosfera: siamo sicuri che troveremmo un modo efficace di “raffreddare” il pianeta? E abbiamo davvero bisogno di tutta questa energia (si tratterebbe di moltiplicare per diecimila miliardi di volte l’energia che utilizziamo oggi!)? Sapremmo usare con saggezza tutta quella potenza?

Onestamente, è lecito dubitarne. Anzi, nel ragionare sull’ “essere soli nell’Universo”, conviene a mio avviso partire dal chiedersi se ci sentiremmo meno “soli” se sapessimo che da qualche parte esiste una specie intelligente ma non tecnologica, che non ha interesse nei viaggi spaziali, non comunica tramite onde elettromagnetiche, e non desidera mettersi in contatto con noi “alieni”. Credo che molti di noi troverebbero piuttosto frustranti degli extraterrestri così, eppure non c’è motivo logico per pretendere che una qualsiasi specie intelligente debba seguire il nostro stesso percorso e adottare una tecnologia come la nostra come sostrato essenziale della propria organizzazione sociale.
A maggior ragione, non c’è motivo per ritenere che una civiltà extraterrestre debba necessariamente essere tanto più avida di energia quanto più progredita, e porsi come obiettivo quello di adibire la propria stella (e magari altre) a centrale nucleare privata. Come ho spiegato, è tutto da dimostrare che questa sarebbe una fortuna priva di controindicazioni; anzi, mi verrebbe da dire che se scoprissimo davvero una sfera di Dyson su KIC 8462852 o altrove dovremmo stare in guardia: molto probabilmente gli extraterrestri che l’avessero creata sarebbero stupidamente voraci esattamente come noi.

4 commenti

  • Grazie dottore. Riguardo le motivazioni antropologiche sottese dalle elucubrazioni sull’ipotetica sfera di Dyson (ma non faceva aspirapolveri?;-), come il desiderio di non essere soli, credo dipenda dalla montante consapevolezza di ciò che la Terra é: una minuscola e fragile navetta biologica in un universo enorme e violento. Siamo passati nei secoli da una centralità umana cosmica ad essere periferici per antonomasia. L’uomo é un casuale esito dell’intricato cespuglio dell’evoluzione dei primati, e sopravvive in un piccolo pianeta roccioso alla giusta distanza da una stella (della giusta massa per non avere sbalzi di emissione energetica fatali) per avere acqua liquida, della giusta dimensione per non disperdere un’atmosfera e per avere una dinamo protettiva interna, posta in una bella galassia tranquilla (e mica sono tutte così!) lontano dal centro galattico affollato e non troppo vicino a nursery stellari pericolose. Fortuna o disegno divino?
    I pieneti scoperti sono ormai una pletora ma di simil-Terre ancora quasi nessuna (anche per la difficoltà legata alle piccole dimensioni) e la firma della vita é diffiile da rilevare ed anche da definire. Ci potrebbero essere miriadi di comunità pseudo-stromatolitiche nella galassia ma a noi interessa l’interlocutore: una civiltà tecnologica portata alla comunicazione, ma non é mica detto che i passi che la vita fa in quella direzione siano comuni. Infine forse siamo tanti nell’universo ma impediti da eccessive distanze e da finestre di esistenza cosmica troppo brevi.
    Fa specie vedere l’hype per questa notizia associato al pluridecennale tentativo di SETI quando, secondo alcuni, gli alieni ci innestano roba e ci rubano le mucche sotto al naso🙂
    Cari saluti.

  • William Blake

    Buongiorno,
    Vi leggo sempre con grande entusiasmo. Siete molto precisi anche nell’indicare le fonti.
    Purtroppo in questo articolo, alcune parti sono completamente tradotte dall’inglese (es. descrizione Civiltà Tipo I, II e III), usando il video su youtube “The Fermi Paradox” del canale In a Nutshell.
    Può succedere a tutti di sbagliarsi. Il bello di internet é proprio questo, c’è sempre qualcuno pronto a far notare anche la più piccola “dimenticanza”.
    Sono sicuro che é stato fatto in buona fede. Però una nota a piè di pagina andrebbe aggiunta.
    Grazie!

    • Gentile William,
      in realtà, il credito per la formulazione delle definizioni di civiltà di Tipo I, Tipo II e Tipo III spetta a Kardashev, come credo che il post dica chiaramente; certo in questo non ho portato nulla di originale, e ho appunto cercato di attenermi alle definizioni che ho consultato più su Wikipedia in inglese che nel video che lei cita e che confesso di non conoscere.
      Grazie per l’attenzione e per aver segnalato a noi e ai lettori una fonte potenzialmente interessante.

      • William Blake

        Buongiorno, Vi seguo da piu’ di un anno e do per scontata la Vs. buona fede e correttezza, quindi non insistero’ !
        Ad ogni modo, mi hanno insegnato a citare tutte le fonti. Qualsiasi informazione/definizione che utilizziamo per scrivere qualcosa e’ stata scritta da qualcun altro e non essendo un opinione personale, la fonte va citata, anche se presa da wikipedia. (Non ha idea di quante penalizzazioni ho ricevuto per questo errore banale!!)
        La ringrazio di essersi preso del tempo per rispondermi.
        Buona settimana!

        PS. Pensare che siamo gli unici in questo universo mi sembra improbabile. L’ego umano pero’ e’ troppo grande. Se scoprissimo una civilta’ intelligente oltre alla Ns. riusciremmo a dire che noi siamo migliori e che “devono essere aiutati a casa loro”.

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