Le Olimpiadi di Rio nel disastro brasiliano

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Forse avrete letto sui quotidiani italiani che a Rio de Janeiro, a poche settimane dall’inizio delle Olimpiadi, le cose sono messe male. Molto, molto male. C’è la zika. C’è una criminalità dilagante. Le strutture olimpiche sono impossibili da completare. C’è un ampio disagio sociale di massa. L’evento olimpico è un disastro annunciato che la grande ex potenza emergente, membro dei BRICS, non è assolutamente più in grado di affrontare. Il problema è particolarmente drammatico per la molteplicità di cause ed effetti che si intrecciano amplificandosi l’un l’altro. Non si tratta di un ritardo organizzativo in un contesto sociale tranquillo, né di marginali pericoli criminali entro un quadro comunque prospero e ben controllato. È un disastro “innaturale”, come lo definisce Vanessa Barbara sull’International New York Times che ha recentemente costretto Rio a dichiarare lo stato di calamità pubblica. L’inviata dell’INYT è stata a Rio e racconta di molteplici cantieri aperti e molto arretrati come stato di avanzamento, gestiti in maniera confusa e pigra; i progetti finiti sono pochi e insicuri (ad aprile è crollata una pista ciclabile uccidendo due persone); i collegamenti, come la metropolitana che dovrebbe collegare l’area dei Giochi, in alto mare. Ma oltre agli aspetti strutturali ci sono enormi problemi di sicurezza con decine di omicidi, guerre per il controllo del traffico di droga da parte di bande organizzate, polizia che sembra essere diventata parte del problema. Lo Stato di Rio è sostanzialmente in bancarotta, non paga gli stipendi ai dipendenti pubblici (poliziotti inclusi), non riesce a garantire adeguata protezione sanitaria, e in tutto questo lo spettro della zika sembra essere il minore dei problemi:

Secondo un calcolo, a Rio è più di 10 volte probabile per una donna essere violentata che contrarre la Zika (Barbara, fonte citata).

Rassicurante, no? E poi c’è l’ormai costante spettro del terrorismo jihadista, qui sconosciuto finora, rispetto al quale George Freitas, sovraintendente del Centro di Controllo e Comando, ammette: “Non abbiamo alcuna esperienza” (fonte).

Il principale problema brasiliano è economico-finanziario. La recessione ha fatto precipitare le entrate fiscali, il calo del prezzo del petrolio ridotte enormemente le royalties mentre si prevede quest’anno un deficit di bilancio pari a un terzo delle entrate (fonte); il PIL è precipitato al -3,8% nel 2015 e ci si aspettano analoghi risultati quest’anno a fronte di una spesa pubblica abnormemente cresciuta (fonte); la svalutazione del real galoppa; la disoccupazione cresce; tutti i principali indicatori economici e socio-economici testimoniano della gravissima difficoltà del paese che, ovviamente, ha riflessi catastrofici sull’ordine sociale.

L’OSAC, l’occhiuto ufficio diplomatico americano per la sicurezza all’estero, definisce “critico” il tasso di criminalità brasiliano sostenendo:

The Critical Crime Rating means that the crime level in Rio de Janeiro has a major impact on the work and life of the community. Crime is the principal threat to visitors in Brazil. Organized crime in Rio de Janeiro is controlled by major drug gangs, operating mainly in the favelas (slums). Low-level criminal activity continues to plague visitors and businesses alike. Drug-dealing, petty theft, and vehicle break-ins are common. Occasional incidents of violence have been reported as well. In addition, aggressive pan-handling has been identified in areas visited by foreign business travelers. The crime in Rio’s favelas is certainly a product of organized crime, mostly centered on narcotics trafficking. […] There have been instances of large-scale gun battles in and around the favelas during some of the police operations. In addition, there have been incidents of specific targeting of police officers by criminal elements located with certain favelas. Assaults are common on beaches or in parks after dark.(fonte).

Il tasso omicidiario in Brasile è fra i più alti del mondo (26,5 per 100.000 abitanti nel 2012 – fonte) e nell’elenco delle 50 città più violente al mondo ben 21 sono brasiliane (anche se non compare Rio – fonte). Considerazione marginale: i cinque BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) compaiono in vetta alle classifiche mondiali sulla violenza (omicidi): Brasile prima, Russia nona, India seconda, Cina dodicesima e Sud Africa settima (fonte). Sarà un caso…

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Poliziotti (senza stipendio) accolgono i turisti all’aeroporto di Rio per protesta: pupazzi “uccisi” a terra e “Welcome to Hell”

Insomma, a un mese dall’avvio dei Giochi, Rio non ci trasmette l’immagine di una città pronta e accogliente desiderosa di ben figurare davanti al mondo, ma quella di un groviglio di contraddizioni, miseria, violenza e nodi irrisolti in cui incauti visitatori potrebbero invischiarsi. Considerando poi che è noto da tempo che queste manifestazioni costituiscono in generale una rimessa economica per il paese ospite (ne parlammo QUI a proposito della sciagurata idea di proporre Roma) viene da pensare che l’evento segnerà in negativo i tentativi governativi di uscire dalla crisi e superare i problemi.

Le lezioni da trarre sono molte; e piuttosto facili, a ben guardare:

  • impegnarsi oggi per eventi internazionali di questo livello, scaricando nel decennio successivo le responsabilità operative, è un atto irresponsabile di demagogia (fatta anche in Italia da Marino candidando Roma, ripetuto da chi continua ad appoggiare le Olimpiadi capitoline);
  • sfidare il mondo in ospitalità, efficienza, sicurezza, dotazione infrastrutturale immaginando una grandiosa organizzazione e gestione di Giochi a questo livello è diventata impresa folle; è finita l’epoca dell’illusione della crescita continua, dell’efficientismo tecnologico, delle risorse presuntemente illimitate; chiunque in futuro voglia ospitare Giochi (o eventi analoghi) dovrà farlo entro una nuova visione condivisa di maggiore modestia; e comunque partendo da basi economiche ed infrastrutturali già esistenti;
  • i cicli economici stanno diventando brevi; se eri un BRICS ammirato pochi anni fa e volevi pavoneggiarti con la vetrina olimpica, già pochi anni dopo, sull’orlo del baratro economico, devi onorare impegni che non sei in grado di mantenere;
  • le condizioni sociali (estrema povertà e disuguaglianza, diffusa violenza organizzata…) non si possono nascondere sotto il tappeto come la polvere; solo politiche pubbliche decennali, estremamente sagge e fortunate, possono risolvere problemi diffusi e rendere conseguentemente il contesto accogliente e disponibile per lo sforzo aggiuntivo dei Giochi.

Ogni riferimento a Roma è lecito.

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