Effetti collaterali del terremoto: tv del dolore, bufale, sciacalli e narcisismo italico

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Ho smesso di guardare la televisione. Con rare e frammentarie eccezioni si vedono solo macerie, racconti sulle macerie, soccorsi fra le macerie. I giornalisti, specie dei canali all-news, sono alla spasmodica ricerca del sopravvissuto che piange davanti alla casa distrutta, del volontario sopraffatto dalla stanchezza, del sindaco che manifesta la sua esasperazione, del vecchietto che in dialetto biascica il suo ricordo dei nipoti morti stringendosi nella coperta. Basta. Questa non è informazione. La televisione del dolore che compulsa l’aggiornamento dei morti è odiosa. Dopo tre anni ho una certa idea dei lettori di Hic Rhodus e so che capiscono cosa intendo, ma in ogni caso voglio togliere ogni ambiguità al mio pensiero: pietà per le vittime, ammirazione per i soccorritori, pensiero alla ricostruzione, certo. Chi scrive ha esperienze dirette e familiari di terremoti devastanti e problematiche dei soccorsi; quindi si tratta di un tema sensibile, di cui conosco abbastanza le implicazioni. Non sono cinico ma trovo insopportabile il voyeurismo necrofilo televisivo, la ricerca del particolare commovente, il pianto, l’immagine straziante. Il terremoto è diventato uno spettacolare reality, con bassi costi di produzione, che tiene inchiodati i telespettatori per seguire l’ultimo salvataggio in diretta, la commovente storia del cagnolino, l’eroismo del vigile del fuoco… Questa non è informazione, è cinismo. I terremotati vogliono cure – anche psicologiche, rassicurazioni, certezze, prospettive; il dolore della morte e delle ferite e dei beni di una vita distrutti vengono donati al giornalista perché hanno bisogno di parlare, di essere ascoltati nella speranza di un aiuto e di un conforto, non per far salire l’audience al canale.

Questo vale anche per i quotidiani on line. A oltre tre giorni dal terremoto (mentre scrivo questa nota) per trovare qualche notizia che non sia il sisma (e l’inizio del campionato!) bisogna scorrere molto, ma molto, in basso; eppure il mondo continua a correre: l’Isis, la guerra in Libia, le elezioni in America… Possiamo elaborare il nostro lutto nazionale riservando un angolo di attenzione a tutto il resto?

Schermata 2016-08-27 alle 13.08.59Intanto sulla rete corrono le bufale, come quella della magnitudo taroccata per non pagare i costi della ricostruzione, quella del jackpot del Superenalotto, quella sugli immigrati in alberghi lussuosi contro i terremotati in tenda e via di bufala in bufala, che divengono sciacallaggio politico di grana grossa, di quella che piace tanto agli indignati da salotto e alla destra più becera. C’è da rabbrividire di vergogna, vagando per i social (e su certi quotidiani on line) sull’uso della disgrazia per eccitare i sentimenti peggiori della parte più involuta e grezza dei cittadini.

Ma quello che mi sembra più interessante è la narrazione autocelebrativa: a ogni pie’ sospinto ci si imbatte nella straordinaria generosità degli italiani che hanno donato sangue, hanno donato coperte, hanno offerto ospitalità e via discorrendo, come se non fosse normale, naturale, in Italia come altrove, provare pietà e mostrare un minimo di generosità, almeno sul momento caldo della commozione. Questa narrazione sugli “italiani brava gente” confonde sistematicamente la professionalità dei soccorritori e della nostra Protezione civile (fra le migliori al mondo), il gesto estemporaneo del dono, la confusione di chi vuol correre fra le macerie rischiando solo di intralciare, espungendo i costruttori che hanno speculato sul cemento, gli sciacalli che cercano di depredare gli sfollati, i cinici di cui abbiamo già parlato e tutti coloro che se fregano altamente e sono già compulsivamente attivi su Twitter a commentare le prime partite di pallone. Sono italiani anche questi.

Tutto insieme, questo guazzabuglio di sentimenti, di voci e azioni mostra un’importante dualità: la realtà è quella pragmatica e drammatica dell’evento sismico, delle città distrutte, delle vittime e dei soccorsi reali: lì c’è dolore ma anche intervento, dramma ma anche professionalità; lì si devono fare ragionamenti sulle case di sabbia costruite in zone ad altissimo rischio, come abbiamo già scritto, sulla prevenzione e sulla necessità di un serio e solido intervento delle istituzioni che non replichino la demagogia nullafacente dell’Aquila. Poi, sopra questa realtà, c’è la caotica sovrastruttura emotiva del Grande Spettacolo: l’agitarsi di un numero incredibile di soggetti senza alcun titolo e senza alcuna competenza che strappano un attimo di notorietà (si vedano per tutti il comunicato Codacons e l’allucinante tweet di Militia Christi), che giustificano esistenze altrimenti implausibili, che tirano la tragedia dalla parte che sembra loro utile per l’affermarsi di una tesi umorale, che sia “Stato criminale” o che sia “Italiani brava gente”, poco importa purché si abbia la possibilità di eruttare questa emozionalità, che alimenta la televisione, sostiene i quotidiani, irrora i mille canali social… E in questa luce abbagliante ci perdiamo, almeno per qualche giorno, finché il sipario calerà, le parole indignate saranno state spese tutte, le cretinate esaurite, e ci potremo riposare fino alla prossima eclatante (e sperabilmente drammatica) notizia.

One comment

  • Claudio Antonelli

    D’accordo su tutta la linea con questa sferzante ma verissima analisi critica delle reazioni dei mass media e degli italiani in genere al terremoto… Un po’ meno d’accordo con un certo livore partitico che, purtroppo, quasi sempre traspare da simili analisi, e che tende a far leva su una contrapposizione “destra”- “sinistra” anche quando tale ‘”antinomia” c’entra assai poco. Apprezzo comunque Bezzicante per essere riuscito a resistere, questa volta, alla tentazione di menzionare esplicitamente il nome del famigerato: “Berlusconi”. Personaggio per il quale all’inizio non provavo eccessive simpatie, ma che si è rivalutato ai miei occhi proprio per l’accanimento “a babbo morto” che continua a suscitare alimentando la cancrena italiana degli odi civili e della politicizzazione di tutto e ad ogni costo.
    Aggiungo che l’Italia, ancora una volta, ricorre alle frasi fatte. Tra queste menzionerò’: “Chi ha sbagliato dovrà pagare…” In realtà ancora una volta i responsabili non pagheranno… “Bisognerà mettere in sicurezza le case contro i rischi sismici…” In realtà, anche per le nuove costruzioni continuerà lo squallido fenomeno dell’abusivismo; mentre la criminalità organizzata continuerà a controllare un parte del territorio nazionale, che occorrerebbe, si’, mettere in sicurezza, ma cominciando appunto a metterlo in sicurezza contro queste mafie…

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