Percezione e conoscenza della realtà. Un ennesimo (ambiguo) indice internazionale

20160121

L’Istituto Ipsos MORI ha svolto una ricerca sulla percezione della realtà che ha la gente di 40 diversi paesi i cui risultati si prestano a conclusioni contraddittorie. Per prima cosa vediamo di riepilogare metodo e risultati.

Il metodo consiste in interviste on line (1.000 in Italia; oltre 27.000 in totale) per individuare una “percezione”, paragonata poi con una “realtà effettiva” desunta da archivi e fonti differenti (al link precedente viene sommariamente descritto l’approccio, le fonti e così via). Benché nel complesso si possano fare facili critiche, come a tutti i sondaggi (QUI una guida) e a tutte le classifiche di questo genere (si veda per esempio QUI), va sottolineato come diversamente sarebbe impossibile realizzare studi che non vanno mai intesi in maniera dirimente e assoluta ma come spunti di riflessione di carattere più generale.

Al dunque lo studio Ipsos Mori, per una volta, non ci condanna come altre volte. Non siamo i più svegli del mondo ma neppure fra coloro con una visione della realtà più confusa e falsa, anzi: stiamo a rimorchio del gruppetto più avanzato.

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A destra di questa figura i paesi con popolazioni più accurate nel descrivere la realtà; l’Italia è ottava mentre, a puro titolo d’esempio, la Russia è a metà verso il basso, gli Stati Uniti quintultimi, la Cina penultima, per restare fra le grandi potenze che guidano il mondo. Attenzione però: la ricerca non riguarda la cultura, ma la percezione del mondo. Le domande del questionario erano, per esempio: “Quanti musulmani ci sono, nel tuo Paese, ogni 100 persone?” A causa dei fenomeni di questi ultimi anni (attentati, migrazioni, Isis etc.) la percezione di essere circondati da musulmani è frequente anche laddove la presenza reale è poco significativa, come mostra la figura che segue:

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Gli italiani dell’indagine, per esempio, stimano di convivere fra un 20% di residenti musulmani quando questi sarebbero, in realtà, il 3,7%; una differenza del 17% (in realtà del 16,3%) che ci colloca – in questo item – al quarto posto per distorsione ed errata percezione della realtà. Se sbagliamo alla grande rispetto ai musulmani miglioriamo poi in altre questioni; per esempio sulla percezione in merito all’accettabilità sociale di comportamenti quali l’aborto:

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La principale critica al metodo, alla fine, riguarda il fatto che sono accumunate assieme, per formare l’indice finale, alcune questioni “neutre” (percezione sull’ammontare della popolazione, sui possessori di case…) e altre “calde” (le domande sui musulmani); sarebbe sufficiente inserire alcune altre domande su questioni dibattute in forma controversa (uscita dall’Euro; risposte all’immigrazione; timore verso la criminalità) per rimescolare grandemente la classifica e condurre l’Italia verso zone basse della classifica.

Ciò precisato, si tratta di “percezioni” su alcuni elementi della realtà (piuttosto arbitrari) che non implicano una correlazione con conoscenze reali, competenze e, soprattutto, con l’analfabetismo funzionale che, come è noto, è diffusissimo nel nostro paese come dimostrato da diverse ricerche internazionali e, in particolare, dalla più nota OCSE. Possiamo anche conoscere con buona approssimazione quanti sono in totale gli italiani, ma non sappiamo interpretare testi, formulare ragionamenti complessi, astrarre logicamente; la straordinariamente errata risposta sui musulmani (e altre analoghe che non ho menzionato ma che potete trovare alla fonte originale) mostra appunto che le sensazioni di pancia, i malumori disinformati, le paure inverificate giocano un ruolo importante nella falsa percezione della realtà rispetto a questioni meno rilevanti per la nostra convivenza e per l’esercizio consapevole della nostra cittadinanza politica.

2 commenti

  • Molto, molto Interessante.

  • enrico.delfini

    In effetti la metodologia lascia alquanto a desiderare. E anche alcuni item, mal si prestano allo studio. Alcuni dati “oggettivi”, come quello sull’aborto, sono in realtà delle stime fatte a loro volta su questionari e interviste, fatte magari in altri contesti. Non certo un dato “duro”. La percezione della quota di musulmani, sconta un difetto di formulazione, o quantomeno un fraintendimento. La popolazione sulla quale viene chiesta la percentuale, molto probabilmente viene intesa come “popolazione maschile attiva in età 20-60 anni” o qualcosa del genere. E’ sempre un difetto di percezione, ma meno “razzista”… Alcuni dati, poi, chiaramente risentono del dibattito presente (o meno) sui media. Ad esempio, gli USA, che mediamente fanno pessima figura, sono precisissimi sul tema aborto. Ovvio, se si considera che l’argomento è speso sulle prime pagine dei giornali e che sondaggi sulle opinioni vengono continuamente diffusi.

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