La sessualità triste come causa di omologazione

Cos’hanno in comune la marocchina K.B. (nomi riservati per la giusta privacy), l’inglese Samantha Murray-Evans, la sua connazionale Jemma Beale, la figlia dell’italiano A.P. (privacy), Federica Minnella, Luisa V., Camilla, l’anonima 16enne milanese la cui falsa denuncia di stupro ha scatenato una vendetta violenta contro il campo rom dei presunti stupratori? Cosa? Avrete capito: hanno tutte simulato uno o più stupri (Jemma Beale, accusatrice seriale) che si sono dimostrati falsi. Oltre al campo rom incendiato ci sono stati uomini accusati, a volte finiti in galera con accuse infamanti. A volte sono padri accusati da figlie, sostenute dalle madri. A volte professionisti rovinati.

Le donne che simulano lo stupro (e di cui si riesce a dimostrare la falsità) sono una minoranza rispetto alle donne aggredite, molestate, stalkerate, violentate e uccise. Lo so, non ci piove, l’abbiamo scritto più volte su Hic Rhodus anche se – per favore lasciatemelo dire – dati alla mano abbiamo mostrato che l’Italia è uno dei posti più sicuri al mondo per le donne. Però “che esista il problema” della violenza sulle donne non può significare che il mondo è costituito da stupratori e stuprate. Che gli autori dello stupro siano maschi, non può significare che ogni uomo sia uno stupratore. Ma neppure che molti siano stupratori. Ma neppure che, per pochi che siano, qualunque maschio sia potenzialmente uno stupratore. Se dallo stupro (situazione estrema) passiamo alle molestie, c’è poi molto altro da dire. L’attuale ondata di uomini (meno) e donne (per lo più) che accusano antiche molestie da parte di attori famosi, celebrità, potenti veri e presunti, ve lo dico chiaramente, mi spaventa molto. C’è un corto circuito non logico, ma molto emozionale, che dalla giusta protezione della parte debole è pian piano scivolata nella preliminare credibilità a priori di tale parte, e quindi nella preventiva colpevolizzazione della “parte forte”. I bambini “strani” sono subito letti come abusati; a volte è terribilmente vero, a volte si montano casi vergognosi di linciaggio. Le maestre di Cura Carpignano (tre anni di processo), quella di Cerano (5 anni), quelle di Pinerolo (4 anni) e altre ancora sono state assolte dopo essere state accusate, con montature mediatiche paradossali (ricordate la vicenda di Pinerolo, con tutti i genitori auto-suggestionati?), alcune costrette a cambiare lavoro.

dick-2Chi lavora in servizi sociali, a contatto con famiglie problematiche, sa bene che spesso stupri e incesti sono frequenti, ma che si danno anche fantasie, vendette, subito cavalcate dall’opinione pubblica che – in un certo senso giustamente – si precipita a difendere il/la presut* debole, e semmai qualche magistrato frettoloso che non vede l’ora di far calare l’ascia della Giustizia. Nella società occidentale contemporanea sta maturando un grosso sforzo culturale per l’uguaglianza dei generi. Uno sforzo compiuto da milioni di esseri umani che comprendono l’orrore della violenza, della segregazione, dell’ingiustizia, e che cercano un rapporto umano con l’altro sesso, con l’altro colore della pelle, con l’altra religione. E’ ovvio che altrettanti o più esseri umani non abbiano maturata la stessa consapevolezza e comprensione. E’ umana (capitemi) anche la violenza, ancora parte della nostra parte animale. Siamo a metà strada, forse neppure, e stiamo cercando di “fare i bravi”: cerchiamo (quelli di noi più consapevoli) di non dire negro, di non pensare che i rom siano comunque zingari ladri, di non considerare bombaroli tutti i musulmani e, tornando al nostro tema, cerchiamo di vedere nelle donne delle persone e non degli oggetti sessuali. Qualche volta ci sbagliamo e non siamo bravissimi, d’accordo, ma cerchiamo di fare del nostro meglio, e cerchiamo di educare i nostri figli all’uguaglianza (dei diritti) e alla differenza (da valorizzare, da accogliere, come quella meravigliosa dei generi).

D’altro lato, però, la giusta predisposizione al rispetto di genere sta scivolando nella paranoia. Tanto che alcune donne stanno imparando ad approfittarne. La paranoia, già diffusissima negli States, sta tracimando anche in Europa e quindi in Italia. C’è una tremenda barzelletta che rappresenta bene ciò che vi voglio dire:

Una signora è in vacanza al lago con il marito, appassionato di pesca notturna, un mattino la signora decide di prendere la barca del marito e fare un giro nel lago portandosi un buon libro. Si ferma nel centro del lago e si mette a leggere. Dopo qualche ora si avvicina una guardia forestale e le dice: “signora le devo fare una multa perché in questo punto la pesca è vietata”; sorpresa la signora risponde: “perché? io sto solo leggendo, non sto pescando”; e la guardia: “si signora ma vede, con lei ha tutta l’attrezzatura necessaria, per quello che ne so potrebbe iniziare a pescare da un momento all’altro”. A questo punto la signora risponde: “mi multi pure agente, ma se lo fa io dovrò denunciarla per molestie sessuali”; la guardia sbigottita risponde: “ma io non la sto importunando!” e la signora: “sì ma vede, con lei ha tutta l’attrezzatura necessaria, per quello che so potrebbe iniziare a molestarmi da un momento all’altro”.

Ecco: la donna, che le piaccia o no, è oggetto del desiderio maschile (una questione biologica, prima che psicologica) e l’uomo ha “l’attrezzatura necessaria”. A questo punto, mentre naturalmente la stragrande maggioranza delle persone vive tranquillamente il proprio genere sessuale, una minoranza di maschi abusa della propria attrezzatura, e questi vanno assolutamente identificati, emarginati, educati. Ma una minoranza di donne ha chiaro il fatto che oggi, nella nostra società, un’infamante falsa accusa di violenza, maltrattamenti, abuso, molestia può rovinare un uomo. In un’ora. E qualora la verità fosse scoperta passerebbero anni prima di ristabilire la una situazione di normalità, col presunto reo infamato, additato, forse costretto a cambiare lavoro o città.

tumblr_static_arprfnrw0t4cgo0gk4ckwowgc_1280_v2-e1506683464492C’è una cosa ancora da precisare. La maggior parte dei casi di questi giorni (Spacey, Hoffman, Ratner…) non hanno stuprato nessun*. Le presunte vittime parlano di palpeggiamenti (sia Hoffman che Spacey), in alcuni casi di esibizionismo (Spacey e Ratner) e altre pratiche disgustose, riprovevoli, offensive, va bene, ma che si respingono con un rifiuto e una risata. Leggiamo una delle accuse a Spacey:

Contro l’attore premio Oscar pesano inoltre le accuse di Tony Montana, regista messicano: l’episodio che coinvolge Spacey risale al 2003. Entrambi si trovavano in un bar di Los Angeles, Montana era ubriaco: fu avvicinato e toccato dall’attore, che poi riuscì a respingerlo ma per i successivi sei mesi restò in cura per trattamento post traumatico da stress.

Ora: Spacey non doveva molestare Montana? Ovvio. L’ubriachezza (forse anche di Spacey) è un’attenuante? No. Ma posso dire che un approccio insistente e – pare di capire – facilmente interrotto, giustifica sei mesi di cura psicologica solo in un caso veramente molto particolare, ipersensibile, quasi (ho scritto: ‘quasi’!) difficile da credere? Ok, Cameron era molto sensibile e Spacey non doveva neppure pensarci. Passiamo a Hoffman:

La scrittrice Anna Graham Hunter, in una lettera inviata a Hollywood Reporter, sostiene che l’attore, oggi 80enne, la palpeggiò e fece nei suoi confronti allusioni sessuali.

Una cosa bruttissima perché la donna all’epoca aveva 17 anni. Imperdonabile. Ma vorrei capire cosa significa ‘palpeggiamenti’ (le ha sfiorato il sedere? Le ha afferrato il seno? Ha praticato il trumpiano grab them by the pussy?) perché il termine è equivoco. E le allusioni sessuali? Le ha detto forse “Sai che sei carina?”, oppure “Non so cosa ti farei” o ancora “Sei un bel pezzo di figliola”… In America è scandalosa la parola ‘vagina’ e non la si può dire in pubblico (famosa la deputata – dico: de-pu-ta-ta – americana cacciata dall’aula per avere usata quella parola); è scandaloso ‘capezzolo’, è considerata politicamente scorretta ogni allusione, vera o presunta, alla sessualità femminile, alle mestruazione, al corpo della donna. Gli americani sono dei bigotti paranoici e credono, con ciò, di essere “politicamente corretti” e difendere il genere femminile. Ecco perché, anche a distanza di anni, a volte decenni, un’accusa di molestie vale a Spacey (premio Oscar, protagonista della fortunata serie House of Cards) la chiusura della serie Netflix.

castration-So bene che molte donne hanno subìto le attenzioni predatorie di maschi primitivi e ignoranti. E capisco bene che questo degrada la vittima che da “persona” finisce per sentirsi oggetto erotico di un maschio disprezzabile; e che diventa difficile il rapporto fra un sé minacciato e una società che ancora, sovente, in certi contesti, non attribuisce importanza a questa offesa o, peggio, colpevolizza la vittima. Penso, onestamente, di avere sufficiente sensibilità per capire come per alcune di voi, lettrici, le cose siano più complesse di come io le sto rappresentando. Sono più complesse dentro di voi, nel vostro fòro interiore, nel dialogo interiore dove vi narrate il mondo trovandolo ostile nella sua parte maschile, perché quella parte vi ha offese. Ma vorrei anche dire che questo dolore, queste cicatrici, non possono diventare elemento strutturale di una visione definitiva dei rapporti fra i sessi. Come ho cercato di spiegare in altro post diventa poi facile l’equivoco fra un corteggiamento e un’aggressione, fra una allusione e una volgarità. I maschi non sono perfetti ma sono assolutamente sicuro nel dire che non lo sono neppure le femmine. Semplicemente non lo sono le persone.

Per questo, in conclusione, mi sento certamente di biasimare qualunque comportamento ostile, sul piano sessuale, verso persone “deboli” (non necessariamente donne, ma anche sottopost*, persone ricattabili…), ma invito ad andare coi piedi di piombo coi giudizi, le facili condanne, l’adesione a stereotipi solo apparentemente “politicamente corretti” e, in realtà, terribilmente omologati, un po’ ottusi e fondamentalmente violenti, come violento è il linguaggio che etichetta, il linguaggio che lincia, il linguaggio che obbliga.

Risorse:

nonomologatevi

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20 commenti

  • Come tu hai già detto penso sia difficile per un uomo, fino ad una certa età un individuo sostanzialmente manipolato dai propri livelli di testosterone, comprendere la sensazione che deriva dall’essere trattato come un oggetto sessuale. Io, che pure uomo sono, non comprendo neppure come si possa godere di una violenza sessuale: penso che, in quel caso, il sesso sia solo una scusa per arrecare violenza, (tanto per fare un contro-esempio riesco invece a immaginare come frustrazioni e mala-educazione possano portare a violenza domestica).
    Ho provato, quando ero giovane, un forte desiderio di possedere corpi femminili prescindendo dall’identità di chi, del corpo, era portatrice e, senza palpeggiamenti o mancanza(spero) di rispetto mi sono preso i miei 2 di picche, come tutti credo: la domanda é maggiore dell’offerta…
    Quello che sta succedendo adesso mi sembra il solito mood isterico della comunicazione attuale in cui un evento pregnante fa da aggregatore per un cluster di similia, finché non passa la buriana.
    E, detto con il massimo rispetto per chi si è sentito/a violata, quello che sta succedendo a Spacey sfiora lo sciacallaggio
    Cari saluti

  • Che meraviglioso mondo sarebbe se, nel discutere tutti comportamenti antisociali, si mostrasse una tale comprensione per le dinamiche globali che li causano, una tale attenzione alle responsabilità delle vittime e alle attenuanti per i colpevoli.

    Che bello se parlando dei furti in appartamento, si pensasse alle condizioni che hanno spinto i ladri a rubare, si valutasse il disagio di chi, escluso dalla società, non rimane con altri mezzi per sostenersi. Si discutesse allarmati di come la soluzione carceraria non fa altro peggiorare la situazione, escludendo ulteriormente suddetti individui. E ancora, se tutta questa cura si dedicasse a fenomeni quali il piccolo spaccio, i furti di rame, le occupazioni abusive. Ma per poveri, zingari e immigrati non c’è nessun Feltri Junior pronto a farsi bandiera di garantismo come invece per evasori fiscali, politici corrotti e stupratori (bianchi e agiati).

    Nessuno si è permesso di far notare ai disgraziati turisti aggrediti a rimini che se fossero stati a casa invece di andarsene in camporella sulla spiaggia non avrebbero attirato le attenzioni di maschi ubriachi istintivamente a caccia di amplessi.

    Vorrei far notare che se gli attori di cui sopra non hanno stuprato nessuno, parimenti non hanno procedimenti legali in atto, sono stati semplicemente pubblicamente redarguiti. E giustamente ne sono usciti con la loro immagine danneggiata. Però c’è già un bezzicante a raccontarci di come sia sottile la linea tra i pubblico biasimo di un uomo maleducato e il ritrovarsi in galera per aver incrociato o sguardo con una sconosciuta in ascensore.

    Scusami la critica, il tuo discorso è come sempre lineare e logico, ma il contesto sociale in cui viviamo lo rende grottesco. Visto che citavi il Tractatus logico-philosophicus, sono certo che ne conosci la famosa conclusione, sebbene a volte mi sembra che nei tuoi scritti giochi a trattare i problemi su una scala diversa da quella a cui sono comunemente percepiti solo per “far scandalo”. Sembra che tu scriva per non farti capire ma risultare comunque logicamente inattaccabile.

    Questi discorsi mi infastidiscono non perchè non siano sacrosanti, per carità, ma perchè lo stesso metro non viene utiizzato quasi in nessun altro contesto. L’uomo ha creato la ragione per fini migliori che giustificare i suoi bassi istinti.

    A me questo utilizzo mirato della ragione, lo sviscerare, contestualizzare, sterilizzare solo alcuni problemi, fa molto più paura di chi non la usa proprio.

    Cordialità

    Novat

    • Trovo molto contraddittorio quello che scrivi ma, evidentemente, tu trovi fastidioso ciò che scrivo io. Onestamente credo che la reciproca incomprensione SIA il problema. Il problema per quanto riguarda le molestie trattate in questo post e il problema per una quantità di altre questioni che trattiamo qui su HR. Io ne scrivo non per fare scandalo ma per per fare scattare – se posso dire così – la consapevolezza del problema e la riflessione per un suo superamento. A volte riesco meglio, a volte peggio. A volte qualcuno mi ringrazia, a volte no. A volte lo ringrazio io.
      BTW: il significato della celebre frase finale di Wittgenstein non è quella cui tu alludi e qui non mi sembra pertinente, anche se ho capito cosa intendevi.
      Cercherò di dare meno scandalo la prossima volta. 🙂

      • Effettivamente rileggendomi mi rendo conto che il mio commento appaia una critica a te in prima persona più di quanto io intendessi.

        Mi infastidisce non tanto il tuo commento, ma il modo in cui sta venendo affrontato l’argomento in generale (come quasi sempre, purtroppo), con una posizione lasciata alla mercé di indignati schiumanti e dall’altra fini “contestualizzatori”, che con raffinate analisti ci mostrano la relatività degli eventi dirigendo la diatriba verso un equilibrato “tout compris tout pardonné”.
        Visto che è una tendenza che rilevo in forte correlazione (ripeto, non da voi in particolare) con il tono della pelle e le dimensioni del portafoglio dei “colpevoli”, che invece in altre occasioni vengono dati in pasto alla folla senza patemi, e io sono di natura totalmente garantista ma prima di tutto egualitaria, da qui il mio fastidio.

        Su Wittgenstein, non mi permetterei di mettermi in bocca le sue parole, volevo solo farvi riferimento per porre un ulteriore accento sui limiti della comunicazione. Il mio punto era che certi concetti possono diventare non dicibili non solo per loro natura, ma anche i contesto in cui vengono espressi. L’incomprensione è un problema enorme, la comunicazione è un problema enorme, ma al livello a cui si svolge la discussione sulle molestie sessuali sono tremendamente troppo raffinati. I tuoi lettori sono estratti da un contesto in cui ancora quasi non si concepisce l’esistenza di “molestia sessuale” che non sia “violenza sessuale”( se non ti puntano un coltello alla gola e non ti strappano i pantaloni, di che ti lamenti?).

        In questo senso intendo che i tuo discorso, per quanto giusto, risulta grottesco. Credo che sia ampiamente troppo presto per valutazioni di questo tenore, col rischio che vengano solamente recepite come “giustificazione”.

        Ovviamente con tutto ciò mi riferisco a discussioni pubbliche, con tutta la società come uditore, come è per un blog. Se ci conoscessimo personalmente e il discorso sopra lo avessimo fatto in privato non avrei avuto nulla da obiettare.

        Spero di aver chiarito!

        Cordialità
        .
        Novat

  • Il punto è che a livello razionale il discorso potrebbe anche non fare una piega. Ma poi a leggere che l’Italia è un posto sicuro per le donne visto che in altri paesi sono stimati più reati o perché alla stessa ora dell’anno scorso c’erano tipo dieci reati in meno registrati mi spiace ma fa capire quanto di base non si capisca minimamente il problema e lo squilibrio proprio perché non lo si vive sulla propria pelle (un po’ come ci mettessimo a spiegare il razzismo ai neri perché: scusate, guarda che non avete mica capito bene e poi comunque tra di voi ci sono dei cattivacci quindi un po’ ve l’andate a cercare eh). Dati e fonti attendibili continuano a ribattere che il 90% degli abusi e degli stupri non vengono denunciati, ripeto il 90% ma niente, dettagli… lo story telling vuole ribadire il fatto che le donne sono paranoiche e vendicative e potenzialmente mentitrici oltre che meretrici… mah… e come detto in precedenza che ci sia la tendenza a buttarla in caciara e creare il polverone scandalistico che finisce nel nulla è un dato di fatto che sempre accade così come è un dato di fatto che ci possano essere anche donne e uomini mitomani, consenzienti etc… però insomma… sinceramente penso solo che così non andremo da nessuna parte

    • Scrivendo questo post sapevo benissimo, come per il precedente, che avrei sollevato biasimo e discussioni. Lo sapevo e mi è andato bene così, e non starò a spiegare perché.
      Però dobbiamo fare a capirci. Se i numeri sono farlocchi, incompleti e scadenti, figuriamoci le chiacchiere! Il 90 % delle donne tace gli abusi solo in Italia? Ci sono dati diversi più attendibili? Quando su HR abbiamo analizzato i dati abbiamo cercato ogni informazione credibile, italiana e internazionale, anche di fonte, diciamo così, “di parte” (come i dati della “Casa delle donne” di Bologna). Inoltre sempre, per quanto io mi possa ricordare, abbiamo denunciato il sommerso, indicando la grave diffusione dei maltrattamenti familiari.
      Ora: in QUESTO post ho inteso dire che sì, certo che ci sono molestie, ma che l’aquazione “maschio = molestatore” è profondamente sbagliata, è incondizionatamente sbagliata, lo è logicamente, lo è sociologicamente eccetera. Perché, gentile lettrice, non rimaniamo su questo tema? Sa perché il post inizia (nel titolo) e finisce col concetto di ‘omologazione’? Perché è di questo che parlo, da quattro anni, qui su HR: generalizzare impropriamente, rifiutarsi di distinguere, accodarsi al mainstream (in questo caso del “politicamente corretto” sulla questione delle molestie) a me pare l’origine fondante dell’incapacità contemporanea di pensare in maniera critica.
      Dopodiché posso avere detto cose non condivisibili, ci mancherebbe altro, ma non le cose che interpreta lei, come per esempio che le donne siano paranoiche, che gli stupri non esistono e altre questioni. Il confronto fra maschi e femmine non può passare dall’a priori della ragione femminile contro il torto maschile. Semplicemente perché non è in questi termini la questione.
      Continui a leggerci, prometto che per un po’ parlerò di temi meno divisivi (ma noiosi! 🙂 )

  • Ma io infatti rispetto anche se non condivido voglio dire se lei pubblica un post è ovvio che si mette in balia delle interpretazioni e dei pensieri che ai lettori/lettrici suscita altrimenti tanto vale chiudere la sezione commenti. Però è leggermente furbetto porsi in modo “non omologatevi” ergo se non condividete il mio filo discorsivo siete in via di omologazione. Mah. Se poi si cita Feltri come pensiero non omologato mi cadono le braccia. Secondo me è interessante questo discorso:
    http://www.iltascabile.com/societa/sesso-potere-terrore-donne/
    Non approvo minimamente l’equazione maschio=molestatore e mi vengono semplicemente i brividi nel 2017 sentire ancora parlare del “MASCHIO” e della “FIMMINA”, perché io Tarzan tu Jane, oddio… si parlasse di persone e di educazione invece, di ciò che è accettabile e cosa no a livello semplicemente civile. Ma la mentalità di partenza mi spiace mi pare già viziata, tutto qui, buona giornata.

  • Un altro lato interessante delle recenti vicende è che buona parte dei feroci censori di Weinstein, Spacey e Hoffman (e degli altri che seguiranno tipo Fallon), fino a ieri difendevano a spada tratta i Pasolini e i Polansky. Un minimo di coerenza non guasterebbe.

  • Claudio Antonelli (Montréal)

    “L’Italia è uno dei posti più sicuri al mondo per le donne.”
    Anche a me risulta che sia proprio così. Non dispiaccia a femministe e femministi che amano invece iniziare le frasi con “Tutti gli uomini…”

    “Il 90 % delle donne tace gli abusi solo in Italia? Ci sono dati diversi più attendibili?”
    Non si puo’ che sottoscrivere lo scetticismo anzi l’incredulità di Bezzicante.

    “Però ‘che esista il problema’ della violenza sulle donne non può significare che il mondo è costituito da stupratori e stuprate. Che gli autori dello stupro siano maschi, non può significare che ogni uomo sia uno stupratore. Ma neppure che molti siano stupratori. Ma neppure che, per pochi che siano, qualunque maschio sia potenzialmente uno stupratore.”
    Sono parole che sembrano uscite dalla mia bocca. So che non è un criterio per chiamarle “parole sante”, ma per me lo sono.
    Su che cosa mi baso per sottoscrivere in pieno l’analisi di Bezzicante? Sul mio comportamento anzi sui comportamenti femminili da me subiti, dall’adolescenza ad oggi, tempo di vecchiaia. Una vita autentica, sincera, la mia nel corso della quale non ho mai finto un solo orgasmo (forse anche perché impossibilitato a farlo…)

    “La donna, che le piaccia o no, è oggetto del desiderio maschile (una questione biologica, prima che psicologica) e l’uomo ha “l’attrezzatura necessaria”. (…) una minoranza di donne ha chiaro il fatto che oggi, nella nostra società, un’infamante falsa accusa di violenza, maltrattamenti, abuso, molestia può rovinare un uomo. In un’ora.”
    Proprio cosi’, purtroppo. La vita ce lo dimostra.

    Qualcuno ha commentato: “Che bello se parlando dei furti in appartamento, si pensasse alle condizioni che hanno spinto i ladri a rubare, si valutasse il disagio di chi, escluso dalla società, non rimane con altri mezzi per sostenersi.” Il pomiciare e lo scopare equiparati a dei furti in appartamento? Allora vuol dire che siamo tutti ladri.

    Il tono di condanna usato da tanti commentatori nei confronti dell’analisi di Bezzicante mostra fino a che punto siamo condizionati da un discorso ufficiale suscitatore di disprezzo e persino d’odio contro “tutti gli uomini”.

    • Quindi per lei la molestia è un semplice e legittimo pomiciare e scopare, molto bene. Vorrei ribadire che sarebbe opportuno dare per scontata la differenza fra stupro, molestia, ricatto e prostituzione oltre che al flirt condiviso, all’approccio che accetta anche un rifiuto e al consenso esplicito. Anche se la molestia non ha la stessa gravità dello stupro non può considerarsi un modo per rimorchiare e muoversi nel mondo allora è vero che siamo rimasti a Massimo Fini. Ci sono mitomani? Ovviamente sì, come in tutte le cose, esistono anche falsi disabili per dire. Quindi? C’è un’esasperazione mediatica scandalistica che fa vomitare? Ovviamente sì, come ci sono le gite turistiche ad Avetrana o Cogne. Quindi? Si può rovinare la vita di un uomo? Ovviamente sì, ma non solo di uomini anche di donne per delle complete falsità… e quindi?
      Dalle sue parole invece si evince proprio una grande apertura mentale soprattutto non un filo di livore nei confronti delle donne eh. Se non si accettano le critiche ad un post pubblico allora mi sembra che l’intolleranza e il vittimismo sia inverso, o si scrive per farsi dare solo ragione? Comunque per quel che mi riguarda visto che mi sento chiamata in causa ho sempre ribadito che l’assioma tutti gli uomini sono molestatori e tutte le donne vittime è ridicolo, per me è ridicolo non iniziare a pensarsi e parlarsi come persone innanzitutto invece che maschi-femmine, che ci possono vari livelli di connivenza ma che di fatto c’è un disequilibrio di potere e nulla di tutto ciò cancella la pratica abusante né la legittima soltanto perché è radicata nella mentalità collettiva come normalità e precedentemente ho anche ringraziato l’autore per il dare spazio ad altri punti di vista… quindi? Se non concordo a pieno con una tesi allora devo tacere o passare per strega-nazi-omologata-radicalchic-politicamentecorretta e blah blah? Tutte cose che traslate in altri discorsi e contesti mi pare sareste i primi a condannare. Ma sì dai domani io farei un bel discorso che so sui padri separati andando a spolverare i servizi di Studio Aperto e altre fonti attendibilissime dove ovviamente si prenderanno solo i dati di comodo tralasciando che so magari quella dell’indigenza delle madri-separate-abbandonate e gli uomini saranno per forza vittime e le donne per forza tutte stronze senza tanti sofismi… sì, che noia che barba che barba che noia, una storia già sentita che si ripete e riproduce praticamente da millenni.

    • Caro Claudio,

      sono il qualcuno che ha commentato “Che bello se parlando dei furti in appartamento… ecc… ecc…”. Il tuo commento mi lascia alquanto perplesso, ma ti rassicuro, nessuno ha paragonato “il pomiciare e lo scopare” al rubare, qui si sta parlando di comportamenti che ledono la dignità umana, non la proprietà. Il mio commento riguardava il modo differente con cui vengono giudicati i colpevoli di comportamenti antisociali a seconda del loro status. Scrivo “comportamenti antisociali” e non “reati” per sottolineare che non mi riferisco all’aspetto giudiziario.

      Ora, pur con tutto il disprezzo che provo per il livello attuale del dibattito pubblico, questo ipotizzato clima da caccia alle streghe contro gli uomini considerati stupratori, che “possono essere rovinati in un ora” proprio non la percepisco. Mi pare che esista solo nei sogni di qualche fasciofemminista irriducibile e negli incubi di qualche maschio spaventato, e che possa al limite trasparire dai tweet livorosi figli di quest’ultimo focolaio di indignazione sul tema.

      Vedo invece un gigantesco divario nella condizione lavorativa tra i due sessi, una totale marginalità delle donne in politica, nella scienza, nei ruoli dirigenziali, e questa è solo la punta dell’iceberg che “emerge” dal sistema complesso che è la società umana. Questa non è una condizione spontanea, è un effetto enorme, verificabile su scala sociale, generato da convenzioni sociali radicate da secoli e che, spero siamo daccordo, vanno “corrette” se vogliamo avanzare come società.

      Ora, di fronte a problematiche di questa magnitudine, ci si preoccupa senza lo straccio di un dato di un ipotetico “clima d’odio contro tutti gli uomini”. Se davvero qualcuno pensa che il problema sia questo (e non mi riferisco ne a te ne a bezzicante perchè non so come la pensate) per quanto mi riguarda è parte del problema molto più di una “odiatrice di uomini”.

      Cordialità

      Novat

  • Claudio Antonelli (Montréal)

    In Italia, i femminicidi dilagano in TV. Occorre precisare: in TV, perché nella vera vita sono in declino. Si direbbe invece che non si verifichino più, in Italia, le morti sul lavoro: la TV, che prima ne parlava continuamente, da un certo tempo non ne parla più. Ed è la TV a plasmare la realtà per gli italiani. E anche per i non italiani, devo aggiungere, vista l’attuata ondata planetaria, condotta al diapason dai mass media, contro le molestie sessuali.
    Da qui il particolare vigore e la forte intensità delle denunce contro il femminicidio, causa di allarme nazionale e oggetto di condanne unanimi in TV e sui giornali. E adesso vi sono le “molestie sessuali”, espressione che io considero infelice perché include un po’ di tutto: i veri atti di sopraffazione, bullismo, intimidazione, costrizione, inganno, prepotenza e violenza fisica sessuale (che sono da denunciare appena si verificano, “sputtanando” – scusate il termine sessista – il perpetratore degli atti meno gravi, ma condannando a pene molto severe gli autori di violenze fisiche). Non è ancora sicuro, ma è da temere che l’attuale isteria finisca coll’includere tra le “molestia sessuale” anche un semplice sguardo, un sospiro, un gesto anche timido, un complimento, una parola, perché giudicati espressione di un intollerabile sessismo.
    L’ondata planetaria che si è scatenata contro gli “untori”, alcuni veri ma qualche volta ormai senili per il tanto tempo trascorso, altri invece presunti, ha raggiunto un livello di guardia allarmante. Che sia un effetto del riscaldamento del pianeta? Che sia anche questo colpa di Trump?
    Quanto ai complimenti rivolti a una donna, che ben presto saranno forse considerati molestie sessuali, c’è veramente da aver paura. Parlo dopotutto di una realtà che io ho già conosciuto, da molto vicino, nell’Université du Québec à Montréal, dove esisteva una piccola squadra di femministe, nominate dal rettore o dal sindacato non ricordo bene, che avevano un loro ufficetto e inviavano in giro, all’interno dell’Università, anonime ispettrici che sorvegliano il comportamento degli uomini per identificare e far punire i “macho”, veri o presunti.
    Fini’ che un dipendente, che teneva ben nascosta la sua omosessualità, fu pesantemente sanzionato perché, scherzando con una collega, era solito fare dei gesti che furono giudicati “sessisti”. Mi pare che avesse persino dato a questa collega, durante la pausa pranzo, un bacetto sulla guancia, ridendo. Fini’ che il poveraccio perse il posto di lavoro. Ma non volle mai difendersi dicendo di essere omosessuale e che i suoi gesti non avevano una vera connotazione sessista. Stentai anch’io a crederlo, ma fini’ proprio cosi’: fu iniziata contro di lui una severa, lunga procedura disciplinare che gli procuro’ un esaurimento; e alla fine decise, per disperazione, di lasciare l’impiego. Non invento nulla: è verità storica.
    Io me la cavai solo con una grande paura: rivolsi un giorno un complimento molto innocuo, del tipo: “Ho l’impressione in questo istante che sia entrato il sole nel mio ufficio”, ad una affascinante sconosciuta che era appena entrata nel mio ufficio – io ero il bibliotecario e pensavo volesse consultarmi. Ma a quel complimento, veramente inusitato da parte mia, e che mi venne fuori a causa di un improvviso trasporto, ebbe una reazione di viva disapprovazione; non solo, ma immediatamente se la svigno’ manco le avessi usato violenza. Temetti allora di aver ricevuto la “visita di lavoro” di una quelle anonime ispettrici – mi pare che le chiamassero “pantere rosa” – e per l’intera giornata rimasi in apprensione temendo di essere convocato dall’Inquisizione femminile; la quale era composta, perché non dirlo? soprattutto da lesbiche.

  • Ancora una volta a mio avviso,non si tiene conto della forza biologica della donna,questa forza è sottostimata dalle stesse donne
    L’animale umano è complesso,la donna è complessa molto di più per caratteristiche biologiche appunto,io come maschio ho vissuto sulla mia pelle la violenza di madre e donna sul compagno,padre,genitore
    Come ho detto in altro commento,dietro a un uomo che abusa del potere di posizione,si cela spesso una madre assente negli affetti,nelle emozioni,capaci di dare ai figli maschi lo splendore del riconoscere nella donna la bellezza,sopratutto la bellezza di amarsi,mettersi in gioco,sporcarsi le mani con lacrime e sangue
    L’ascendente che hanno le madri sui figli maschi è pervasivo,una madre sensibile,intelligente,capace di riconoscere forza e debolezza del ruolo fondamentale che ha sulla formazione di una società migliore
    Mi dispiace ma quello che manca in questo mondo migliore possibile è proprio la figura femminile
    Grazie a bezzicante per il suo ottimo lavoro

  • Sempre stimolante leggerti, oggi vado di fretta, ma ci tengo a dirti che tutto ciò che sta succedendo “puzza” di moda del momento. Continuo a non capire, e a rifiutare il fenomeno, come tutte queste storielle putride siano rimaste insabbiate per decenni. Cos’è, una crisi di coscienza collettiva? Una sorta di terapia di gruppo con confessioni rese pubbliche per alleviare i sensi di colpa? Mi disturbano alquanto i falsi moralismi “Made in USA”, concedimelo. E poi non riesco a capire come facciano in quel monducolo corrotto del cinema a giudicare i comportamenti, più che altro perchè alcol e droghe vanno per la maggiore. Se una sera uno che ti piace ti tocca il gluteo, allora mi butto a pesce, e non si sa mai che mi esca una buona parte che poi mi lanci verso il successo. Se invece il tipo non mi piace, o non mi apporta nessun vantaggio la cosa, mi sta molestando anche solo con lo sguardo. Ma per favore !! Un po’ di onestà intellettuale! Parlo con cognizione di causa, in quanto i due comportamenti che ho citato li ho potuti constatare in prima persona in gruppi di amici e amiche. Il fatto è che è tutto tremendamente soggettivo, il limite lo pone la persona a seconda del momento, e in ogni caso se io non voglio che nessuno mi molesti o si insinui in qualche modo, posso sempre adottare una chiusura “a riccio” preventiva. Lo stupro, e la violenza sessuale con coito imposto, chiaramente, sono un altro fatto, ma qui non si contemplava, se non erro. In definitiva mi fanno ridere, questi attori, vivono in un mondo marcio, e ogni tanto hanno bisogno di darsi una scrollatina, come il cane quando ha il pelo bagnato, per far cadere un po’ di quel guano che li ricopre. Mi rallegro di essere una comune mortale : ho frequentato un po’ quel mondo artificiale in quel di Madrid, senza fare nomi per la “privacy”, e ne sono fuggita a gambe levate!! Ti abbraccio ❤

  • Claudio Antonelli (Montréal)

    Spero di non uscire fuori seminato, ma ritengo che sia venuto il momento di denunciare una profonda ambiguità di cui continuano a dar prova quelle donne che contemporaneamente vogliono essere considerate, nello stesso tempo, identiche all’uomo ma differenti da lui. Una delle tante prove circa questa profonda ambiguità ci è fornita dalle riviste femminili.
    Le donne apprezzano le riviste femminili proprio perché queste, accanto alle denunce contro il maschio, ostacolo sulla via dell’ambita “uguaglianza”, mettono in valore le “differenze” femminili. Se esistesse la coerenza nella coorte di sculettanti donne denuncianti il sessismo, queste riviste dovrebbero essere censurate proprio per il loro sessismo. È un’uguaglianza “unilaterale” quella fatta valere da molte donne di oggi, che ci dicono: noi continuiamo a pitturarci e depilarci perdendo tempo davanti allo specchio, a calzare scarpe che non sono fatte per camminare, a compiere sforzi inauditi quotidiani per mettere in risalto il capitale che ci ha fornito madre natura, e voi uomini dovete considerarci perfettamente uguali a voi.
    La donna “bersaglio sessuale”, come ogni donna ci tiene ad esserlo finché il fisico e l’età glielo permettono – e anche dopo – è la protagonista assoluta, la regina di queste riviste che propagandano la bellezza, l’eleganza, il fascino femminili, sfruttando il richiamo che ha sull’uomo – non dispiaccia alle femministe – le nudità di creature giovani, belle, eleganti. E difatti in queste riviste abbondano le donne in mutande. Mutande di pizzo o comunque raffinate e costose.
    Ecco il titolo di uno dei tanti servizi al femminile di una di queste riviste: “Operazione décolleté- crème, massaggi, esercizi. Le strategie per un seno a prova d’estate” e aggiungerei “a prova d’uomo”, un uomo sempre contento di cimentarsi in tali prove, ma ormai vergognoso di ammettere le sue debolezze maschiliste e sessiste.

  • Le riviste femminili non hanno nulla a che fare con le lotte femministe di liberazione ed eguaglianza, anzi sono uno strumento dell’ideologia dominante per veicolare stereotipi di genere e una netta distinzione tra essi, facendosi sopra peraltro un sacco di soldi. Donne, femministe, studiose, associazioni da decenni combattono e criticano questi modelli eppure vengono da un lato silenziate nella comunicazione ufficiale e dall’altro tacciate di essere malefemmine, rancorose, ideologhe gender e via discorrendo. Parimenti ci sono riviste maschili con uomini dai pettorali scolpiti, sezioni dedicate allo sport e ai motori, al fare soldi e al successo, sul Sole 24h avevo letto un articolo dedicato agli uomini su “come farSi stirare le camicie”, per esempio. Non tutte le donne così come non tutti gli uomini hanno il privilegio di coltivare un’educazione superiore o uno spirito critico e il coraggio di fare la differenza nel loro stare al mondo. Non possiamo prendercela con un ragazzino che nei rioni depressi di una città ha come unici modelli calciatori, rapper, veline e gangster. Allo stesso tempo non vedo perché una donna per essere credibile nella sua moralità debba essere sostanzialmente brutta e andare vestita come un divano (burka magari?) e non come le pare e piace, esattamente come un uomo. Non c’è nulla di male nel piacere e nel piacersi, così come non c’è nulla di male nel reciproco rispettoso flirtare tra persone consenzienti, se questo basta a giustificare molestie e abusi di ogni ordine e (de)grado allora siamo ancora al punto “se metti la minigonna vuol dire che te la vai a cercare”. E per la cronaca se può consolarla io non mi sono mai truccata anche per questini di semplice allergia, ho uno stile più simile a Margherita Hack che a Belen eppure da quando sono adolescente di attenzioni squallide non richieste né ricercate ne ho ricevute a iosa, a partire da perfetti sconosciuti con 20-30 anni più di me che si sentivano in diritto di avvicinarsi, toccarmi o propormi cose o masturbarmisi davanti, e no anche se fosse stato Brad Pitt come molte insinuano non mi avrebbero affatto fatto piacere. Vorrei poi infine porre la questione della legge, in Italia a differenza di altri paesi è difficilissimo provare anche un fatto grave come lo stupro e vederlo condannato, figuriamoci una molestia, solo i casi estremi e iper-violenti amplificati dai media e meglio con qualche straniero fanno scalpore e suscitano condanna, altrimenti solitamente è la donna a essere messa alla gogna, non creduta e spesso costretta a lasciare il suo paesello per i continui insulti, siamo il paese dove una sentenza recita che “siccome aveva i jeans stretti non c’è stata violenza” e ci si preoccupa di finire al rogo per una innocente carezza? Le dicerie possono infangare la reputazione di uomini e donne, purtroppo a tutti/e potrà capitare di incontrare persone bugiarde, meschine, ma non raccontiamocela. Weinstein non è vittima di diceria, lui stesso ammettendo di essere sesso-dipendente e chiudendosi in una clinica si è proclamato praticamente non estraneo ai fatti, e su di lui sono raccolte prove e testimonianze schiaccianti. E’ solo un simbolo, come lo era Berlusconi, è solo il vaso di Pandora, uscirà tanto fango ma forse anche la possibilità di creare qualcosa di nuovo, migliore. Gli scandali mediatici si auto alimentano sulla morbosità è così da sempre ma il problema mi pare un altro, ovvero l’emergere di uno squilibrio schiacciante, di un sistema di abusi in primis di potere e poi sessuale che coinvolge uomini e donne di ogni categoria e ambiente sociale e orientamento sessuale. A questo si deve dire basta, è ora di ripensarsi, riparlarsi, rispettarsi. Uomini, non maschi, uomini e donne, non femmine, io credo che possiamo essere tutti e tutte meglio di così.

  • Claudio Antonelli (Montréal)

    Sarebbe forse opportuno percorrere, sempre al fine di capire le differenze tra l’uomo e la donna, la pista fornitaci dalla nozione dell'”attrezzatura necessaria”, che è diversa nell’uno e nell’altra. L’attrezzatura dell’uomo è come un fucile per il cacciatore – eh, si’ purtroppo, si parla ancora una volta di caccia – che non puo’ sparare più dei colpi che ha in canna (e non è sempre un fucile a ripetizione). Da qui la necessità di scegliere il momento del tiro… E i criminali violenti scelgono la preda addirittura a caso, quando sentono di poter e quindi di dover sparare. Suppliscono con la violenza ad una sorta di fragilità della loro attrezzatura basata sul dare, che al contrario di quella della donna, basata sul ricevere, non è sempre pronta per quel compito. La paura ha un effetto invalidante solo sull’attrezzatura maschile, ma non su quella femminile. Da qui, l’impossibilità di costringere con minacce un uomo a “sparare”…
    Non mi esprimo così per cinismo, ma per realismo.
    Una nota personale che molti giudicheranno inopportuna, ma la coerenza è una virtu’ imprescindibile, quando si “pontifica” o comunque si esprimono giudizi di merito. Nei confronti della donna sono stato sempre un perdente, proprio perché in opposizione a quest’idea del cacciatore sono prevalsi sempre in me i sentimenti. Sentimenti improntati a gentilezza e rispetto, e un grande senso di responsabilità. Anche se non spetterebbe a me dirlo… Sentimenti, diciamo pure ingenui, che mi sono costati un alto prezzo…
    E sempre a proposito di “attrezzatura”, io ebbi modo, molti anni fa, di ascoltare a Montréal le idee di Dacia Maraini…

    L’uomo e la donna hanno un motore diverso…
    Il primo pensiero che mi venne in mente, vedendo la scrittrice Dacia Maraini che si accingeva a dare all’Istituto Italiano di Cultura di Montreal la conferenza “Immaginario femminile e seduzione maschile in letteratura”, fu: “Niente affatto male e non dimostra certo la sua età.” Fui cosciente di pensare “cose turche” e di meritare per ciò stesso il linciaggio. Quel linciaggio che si riservava in antiche civiltà alle spose fedifraghe, e che oggi si riserva, invece, in maniera fortunatamente solo metaforica, a chi si fa bastian contrario degli eccessi delle ideologie alla moda.
    Il succo della conferenza della nota scrittrice fu il seguente.
    Mentre le fantasie erotiche dell’uomo si nutrono soprattutto di immagini femminili più o meno svestite, quelle femminili preferiscono la parola dei romanzi, in particolare i romanzi rosa. Sono, infatti, soprattutto le donne a leggere questo tipo di romanzi, che evidentemente soddisfano il loro bisogno di fantasticherie erotico-sentimentali. L’uomo, molto più prosaicamente, si concentra invece sul corpo femminile o sulla sua raffigurazione fotografica, televisiva o cinematografica. Il fenomeno della pornografia in Internet è un chiaro esempio di quanto voyeur sia l’uomo.
    Il gioco della seduzione tra gli umani – spiego’ la conferenziera – è in aperta contraddizione con il comportamento che si riscontra tra i due sessi nel mondo animale, dove è il maschio a fungere da agente attivo di seduzione. È lui, infatti, che si gonfia, fa la ruota, rizza la cresta, ostenta i più bei colori. Proprio all’opposto di quel che avviene tra gli umani, dove è la donna a ricorrere massicciamente all’artificio dei cosmetici e della moda. (Ah! i suoi stivaletti affusolati, la sua chioma così ben acconciata, il suo delizioso rossetto, l’eleganza raffinata del suo stile gattina di quei lontani tempi… signora Maraini.)
    La donna per darsi le più belle piume si trucca. L’uomo, invece, che è cacciatore, non ha che da caricare il fucile e rudemente stanare le prede imbellettate.
    “Come mai”, si chiedeva la Maraini, “l’immaginario maschile passa attraverso il corpo femminile, mentre l’immaginario femminile non passa attraverso il corpo maschile?” O più prosaicamente ci chiediamo noi: come mai tra i guardoni arrestati per aver importunato le coppiette non ce n’è mai uno di sesso femminile? La spiegazione che la scrittrice ci diede dello strano fenomeno non differiva da quella classica femminista: questa differenza di comportamento è da ascrivere esclusivamente al condizionamento culturale che gli esseri umani subiscono a causa di un rapporto di forza che, da sempre, favorisce i maschi. In altre parole, è stato l’uomo, detentore assoluto del potere, ad aver cancellare il desiderio in colei che, stando ai ruoli da lui voluti, doveva solo sedurre e procurare piacere.
    Ecco perché alle donne, incapaci di entusiasmarsi per le foto di uomini in mutande, o anche senza, non resta che godere attraverso il “corpo della parola”, cioè attraverso la lettura. “Buona lettura!” pensai irriverente…
    È difficile non essere d’accordo con la tesi secondo la quale la maggioranza dei nostri atteggiamenti è il risultato di condizionamenti culturali. Anche la lingua che parliamo non siamo stati certo noi ad averla creata. È difficile egualmente non essere d’accordo con chi sostiene che i nostri condizionamenti culturali lascino spesso a desiderare. A questo proposito si può osservare che gli sforzi che molti uomini compiono per apparire sicuri di sé e sufficientemente virili dovrebbero cedere il posto ad atteggiamenti meno stancanti e riduttivi. Un’osservazione simile vale per certe donne, oche giulive, che fanno leva sul loro sex appeal, per farsi mantenere da un uomo danaroso, marito o amante: il “sugar daddy”.
    Ma certe tipologie, un tempo così diffuse, oggi si sono di molto stemperate. I mutati rapporti economici hanno profondamente influenzato i comportamenti culturali, attuando una profonda emancipazione della donna. Per non parlare dell’effetto rivoluzionario che la pillola ha avuto sul comportamento sessuale. Ma per molte femministe tutto cio’ non basta…
    Dacia Maraini, pur rifuggendo da certe grottesche semplificazioni che purtroppo anche oggi vanno per la maggiore, denuncio’ in toto i condizionamenti culturali e auspico’ l’avvento di un’era in cui sarebbe invalso un rapporto di uguaglianza nella strategia della seduzione. Quindi, pensai ascoltandola, c’è da sperare, chissà, che un giorno la foto di un uomo nudo possa causare nella donna lo stesso conturbante sentimento di piacere che il nudo femminile provoca in un adolescente brufoloso. E, grazie a questa ritrovata uguaglianza, l’uomo sarà a sua volta capace di fantasticare con voluttà sfogliando le pagine di un titillante romanzo rosa…
    Il voler negare ogni influenza alle differenze anatomiche e biologiche, mi parve allora e mi pare ancora oggi, semplicemente sbagliato. Dopo tutto la donna e l’uomo non sono fatti allo stesso modo. Perché l’accoppiamento avvenga, occorre da parte dell’uomo, diciamo così, un impegno fisico che non tollera simulazioni. Dal punto di vista “meccanico” l’uomo, al contrario della donna, non è sempre disponibile per quella cosa là. Da qui, a mio avviso, i diversi meccanismi della seduzione che la natura ha posto in essere in lui e in lei.
    Venuto il momento per il pubblico di partecipare al dibattito, volli muovere un’obiezione di tipo sociobiologico alle tesi della scrittrice. Questa però non volle retrocedere dalla posizione femminista ufficiale che è di negare un carattere determinante alle differenze anatomiche tra l’uomo e la donna. Tutto per le femministe è di origine culturale.
    Dacia Maraini, tuttavia, dopo aver reiterato in risposta alla mia obiezione la sua adesione “perinde ac cadaver” alla nuova scolastica, volle darmi un contentino, dicendo che il mio intervento le faceva venir in mente quanto le aveva detto un giorno il regista Marco Ferreri: “L’uomo è come un motore a scoppio: ha bisogno di una grossa spinta iniziale per mettersi in moto.”
    A queste sue parole, pensai che Dacia Maraini avrebbe dovuto esplorare con maggior attenzione i sentieri aperti dalla teoria che chiamerei del “motore a scoppio”. Anche lei, dopo tutto, sembro’ ammetterlo: l’uomo e la donna, nonostante i numerosi punti di contatto, hanno non solo la carrozzeria ma un motore diverso.
    ———–

  • “Se la scelta è possibile ma si dà per scontato che non lo sia, l’uso della ragione può essere sostituito dall’accettazione acritica di un comportamento conformista, anche il più repellente. Tale conformismo tende tradizionalmente ad avere implicazioni conservatrici, e mette al riparo le usanze e le pratiche consolidate nel tempo dall’analisi intellettuale. Disuguaglianze tradizionali, come la disparità di trattamento nei confronti delle donne nelle società sessiste (o addirittura la violenza nei loro confronti), o la discriminazione contro i membri di altri gruppi razziali, sopravvivono grazie all’accettazione incondizionata delle idee ricevute (inclusi i ruoli subalterni di quelli che per tradizione sono asserviti). Molte pratiche tradizionali e molte identità precostituite si sono sgretolate appena sono state sottoposte ad analisi e messe in discussione” Amartya Sen, IDENTITA’ E VIOLENZA
    Dacia Maraini, grande donna e studiosa, è solo una delle tante voci del femminismo, la sua interpretazione delle cose non è legge bensì come tante altre analisi serve per interrogarci e discutere, inoltre, come ogni autrice risente le influenze del suo tempo, del contesto storico-sociale, della mentalità etc. Già ad esempio sul femminismo del pensiero della differenza ci sono parecchie voci contrastanti tra le stesse donne e femministe di allora come di oggi. Anche Simone De Beauvoir pur avendo dato un incredibile contributo non è esente da ombre, punti critici e passatismi. Io penso che ci siano differenze sia biologiche che culturali, che però dobbiamo darci tutte e tutti delle basi universali sul vivere civile e il comportamento accettabile, ma ad esempio non sono certa che sia inconfutabile che una donna non possa provare piacere di fronte a un nudo maschile, un corpo scolpito o curato o il fatto che l’uomo seduca in una maniera meno aggressiva bensì anche estetica e relazionale. I tronisti, i modelli, molti cantanti, ancorché squattrinati, poco talentuosi o ignoranti hanno molto seguito mi pare. C’è tutto un nuovo filone di pornografia al femminile che sta prendendo sempre più piede, solo che non se ne parla se non con disprezzo. Nella storia del cinema c’è stato un tempo in cui alcune donne hanno mostrato una sessualità differente, perturbante e positiva, tipo Greta Garbo e Marlene Dietrich ma queste sono subito state scalzate via con il ritorno al conformismo degli anni ’50 e le donne fatali si sono arenate nello stereotipo della devianza e del male che deve essere punito sul finale. Sui muri delle camerette di molte adolescenti all’epoca della mia giovinezza ricordo che molte mettevano Roul Bova a torso nudo o simili. Inoltre se è vero che ci sono donne che si gettano ai piedi di sugar daddy o del potente di turno seppur in minoranza – perché minore è il potere – ci sono uomini che diventano boy-toy, gigolò che seducono e a volte sposano donne ricche e potenti anche più anziane, etc. Inoltre, mi scusi, lei dice che si è scottato più volte per essere stato gentile ed educato, ebbene sarà una banalità ma questo le assicuro capita anche al sesso opposto, non è che alle donne vada sempre bene, che non ricevano mai rifiuti anche sprezzanti e pesanti o delusioni o non ci sia una predilezione masochistica talvolta verso la “cattiva ragazza”, ovviamente non intendo in senso di perversione sessuale ma verso quella che fa soffrire, che confonde, che è più irraggiungibile. Con questo chiudo così non arreco più fastidio con il “pontificare”.

  • Claudio Antonelli (Montréal)

    Il “pontificare” era riferito a me stesso e non ad altri…

    Le femministe si ispirano all’uomo, modello invece da rottamare.

    Il cammino della donna-uomo è lastricato di buone intenzioni…
    Con le travolgenti conquiste femministe avevo sperato che si realizzasse, come dire, un giusto equilibrio tra l’uomo e la donna, e che si attenuassero quindi certi costumi, stili, modi di vita non proprio ammirevoli, appannaggio fino allora in esclusiva di uno o l’altro dei due sessi. Ma l’uomo e soprattutto la donna invece di correggere certi loro difetti hanno spesso finito con l’assumere i difetti del sesso opposto. In sintesi: l’uomo si è messo gli orecchini e la donna si è data al culturismo.
    Prendiamo anche i capelli lunghi. Quanto più pratici erano e sono i capelli corti. Ma per secoli e addirittura millenni la donna, per far piacere all’uomo – come ci ripetono le femministe – si è sobbarcata alla fatica di prendere cura di una lunga e folta capigliatura che piaceva e piace tanto al maschio anche per la sua evidente valenza sessuale. Con la quasi parità, cosa è successo invece? Sono gli uomini che si sono fatti lasciar crescere i capelli, accogliendo gaiamente la schiavitù dell’asciugacapelli e della messa in piega. Anche se questa moda ha subito un fortissimo calo, essa è durata diversi anni riempendo la nostra bocca di capelli.
    La stessa cosa vale per il culturismo. Mi sarei aspettato che, con la parità dei sessi, l’uomo abbandonasse il culto barbaro dei bicipiti e tricipiti ipertrofici, esaltazione caricaturale della mascolinità da troglodita con clava. È successo il contrario: è la donna adesso – non tutte, per carità, ma una minoranza comunque molto forte – che intende trasformare il proprio corpo in un groviglio di fasce muscolari gonfie ed oleose al pari di un atletaccio superdotato.
    E il pugilato, sport violento, tipico dei maschi? Speravo che introducessero norme dirette a renderlo meno brutale. Sono state invece le donne a iniziare a praticarlo, professionalmente. Non solo, ma è stato introdotto un nuovo sport: la lotta-massacro con pugni e calci ammessi anche quando l’avversario cade e sputa sangue. Qualcosa di abominevole. Che pero’ ha aiutato la donna a sentirsi l’uguale dell’uomo, poiché anche le donne oggi sono ammesse a praticare questo tipo di lotta bestiale.
    Speravo che i peli sotto le ascelle della donna mediterranea rimanessero dov’erano ossia rimanessero intonsi e con qualche stilla di sudore. Vi ero, come dire, affezionato. Le ascelle pelose rendevano ai miei occhi la donna sexy, oltre a fornirmi in certi momenti particolari il dovuto stimolo. E invece no, quei peli che facevano inorridire le donne nordamericane, femministe e non femministe, in visita in Italia sono scomparsi. Una grave perdita per me, che traevo da quell’essenza di odore animale – torno a ripetere – un piacere sensuale. Sono invece gli uomini ad essere divenuti adepti, come le donne, della depilazione delle ascelle e spesso anche dell’intero corpo.
    Avevo previsto, erroneamente, che la faticosa via dell’uguaglianza sarebbe stata disseminata di orecchini. Vuoi vedere che la donna non approfitta della quasi raggiunta parità con l’uomo per disfarsi una volta per sempre di questa usanza piuttosto barbara di tener agganciati alle orecchie, dopo averne bucato i lobi, cerchietti, minuscoli bulloni, barrette di metallo e ammennicoli vari, per attirare il maschio?
    Anche qui è successo il contrario. È stato l’uomo che ha adottato la mutilazione dei lobi. A dire il vero la conquista degli orecchini è stata graduale: è avvenuta in due fasi. Dapprima l’uomo ha adottato un solo orecchino. In seguito se li è messi tutti e due. La parità, se c’è, deve essere completa.
    Si è allora verificato un fatto straordinario: gli orecchini si sono trasferiti dai lobi a ogni altra parte del corpo: naso, labbra, capezzoli… Di fronte a questa intrusione dell’uomo, la donna – femministe comprese – ha reagito, mettendosene uno alla narice. L’uomo, anzi l’“homo”, gaio e ruspante, ha reagito mettendosi due cerchietti ai capezzoli. Sì, proprio così: si è bucato i capezzoli, e vi ha inserito il magico anello, simbolo della millenaria dominazione fallica. La donna, stizzita, non ci ha visto più e se n’è messo uno all’ombelico, subito però imitata dall’“homo”. Allora la donna non sapendo più dove metterselo, se lo è messo alle labbra, quelle della bocca e non solo quelle… L’uomo, poiché fallocrate, avrebbe potuto metterselo al “c…o”; ma gli è stato impossibile farlo.
    Oggi, su scala planetaria, eccetto che nella Corea del Nord, sono di moda i tatuaggi. Un tempo essi erano la carta da visita di un’infima minoranza di uomini: avventurieri, marinai, detenuti, mercenari, o appartenenti a una società segreta, gruppo, clan particolare. In definitiva identificavano soprattutto gente in rotta con la società.
    Avevo sperato che la donna, con le sue grazie ex femminili, limitasse questo scempio dell’epidermide. Il fenomeno si è invece esteso alla maggioranza dei corpi umani, donne incluse. C’è o non c’è uguaglianza? Difatti oggi nessuno storce il naso sui tatuaggi che fuoriescono dal fondo schiena delle nostre madri, sorelle, figlie, amiche; e che si direbbe fungano da segnaletica corporea per non far sbagliare il retto cammino al visitatore di turno. Purtroppo i tatuaggi, consacrazione dell’“eternità del presente”, oltre che della raggiunta parità epidermica dei sessi, invecchiano male. Divengono con gli anni sgradevoli macchie. E così i “meravigliosi” disegni all’inchiostro indelebile, che fanciulle in fiore si fecero incidere allegramente sul fondo schiena alla confluenza delle allora appetitose natiche, finiscono col somigliare sempre di più alle tracce poco pulite che può lasciare una carta igienica quando è guidata da una mano malferma.
    La guerra dei sessi continua lungo la triste strada dell’uguaglianza. Non c’è che dire: la donna ha vinto la sua prima battaglia, lunga e difficile. Ma, ripeto, è un cammino triste il suo, trattandosi di un’uguaglianza rivolta a un modello fallimentare: l’uomo.