Povero porco

Mettete subito in galera Kevin Spacey e buttate via la chiave. Subito dopo, con decreto della giunta popolare indignata, proibite a qualunque organo di informazione, blog compresi, di parlare di lui. Condannato all’oblio, che per un attore è peggio della galera. Che altro? Pane e acqua per sei mesi (è pure sovrappeso, non può che fargli bene), lavori forzati (che faccia un lavoro vero, per una volta nella vita) e una serie di elettroshock per curarlo dall’immondizia omosessuale. Che dite, può bastare? Allora: io sottoscritto Bezzicante dichiaro di essere favorevole alla galera, all’oblio, ai lavori forzati e all’elettroshock per Kevin Spacey. In fede… Data e luogo.

Liberatomi consapevolmente di ogni eventuale residuo di colpa per non essere stato fin da subito, e incondizionatamente, a favore di tutte le vittime di molestie (non solo quelle di Spacey, anzi: per Weinstein tutto come Spacey, più fustigazioni settimanali eseguite dalle vittime. Sulla pubblica piazza), considero definitivamente chiuso l’argomento e passo a considerazioni marginali, che in nulla modificano il giudizio netto e definitivo sui porci che abbiamo già condannato, in piena coscienza e senza alcun ragionevole dubbio.

L’argomento di questo post non è quindi la molestia. E non sono le sue vittime. L’argomento di questo post è la compassione verso il povero porco, in questo caso Kevin. Posso provare pietà anche per il molestatore? Sono saltato sulla sedia leggendo i titoli di stamane che, a rinforzo della palese malvagità del porco, titolava di un suo festino in barca con ben undici ragazzi (dico: UN-DI-CI!).

Schermata 2017-11-08 alle 11.34.10

E’ chiaro che scatta in automatico l’ovvio assioma: se un depravato è così tanto depravato, allora non c’è limite alla sua malvagità, e quindi avrà certamente molestato e forse stuprato, e chissà cos’altro peggio, e merita il castigo di dio e degli uomini.

Povero Kevin…

Giusto per inserire la vicenda del porco in una giusta cornice segnalo comunque che era arcinoto da tempo che fosse gay. Una ricerca neppure troppo approfondita rivela l’evidente omosessualità dell’attore con notizie (e foto) sin dal 2008, indicazioni semi-ufficiali del 2006 e via discorrendo percorrendo a ritroso il tempo. Nel 2000 Mark Harris, discutendo se il due volte premio Oscar fosse omosessuale oppure no, scriveva fra l’altro:

after decades of struggle, homosexuality is still such a stigma that an actor not only needs to deny it but deny it in crass. And it means that the very whisper of homosexuality is still enough to serve as fodder for late-night talk-show jokes, supermarket-rag ”investigations” and panicked denials.

Insomma: dopo che per decenni si discute della sua omosessualità, si pubblicano foto e si citano episodi piccanti, è solo da pochi giorni che Spacey – in un tentativo goffo di difesa dalle molestie – dichiara, infine, che sì, lui è gay. Perché? Perché come scrive Harris l’omosessualità è uno stigma. Perché come gay dichiarato, poi, tanti ruoli non li potresti fare. Perché come gay sei un frocio perverso e i fan ti abbandonano.

Come scrive Geoffrey Macnab, malgrado la conclamata liberalità di Hollywood, i gay sono accettati solo se non intaccano il business:

The real issue here, of course, is economics. Gay and lesbian directors, producers, studio heads and supporting actors can be open about their sexuality as long as it doesn’t get in the way of the work. It is with the leading players that the omertà code applies most strictly.

Gay British actor Rupert Everett was recently on the BBC’s Hard Talk warning that young male actors who were ambitious should not come out if they wanted to play leading roles.

When Rock Hudson died from an Aids-related illness in 1985, commentators bemoaned the intolerance of the old studio system that had compelled him to remain in the closet.

Even so, Hollywood is still in the business of making “four quadrant movies” – that’s to say ultra-mainstream films appealing to males and females, young and old. When a studio spends $100m on a mainstream movie and an equivalent amount in marketing it at home and abroad, anything that can jeopardise its box-office performance is frowned on. Agents put pressure on their clients not to “come out”.

Quindi: tutti sapevano che Spacey era gay ma, poiché lui lo negava, ufficialmente si faceva finta di niente. Lui poteva fare parti “normali”, i produttori erano contenti, gli incassi andavano bene. (Poi, per i fan di House of Cards: sapete che la sua parte è ambigua, quanto meno da bisessuale; una sorta di outing celato nella sceneggiatura).

E veniamo alla festa in barca con 11-giovanotti-11. Fossero state 11-gnocche-11 sarebbe stato meglio? Fossero stati 2-giovanotti-2, o meglio uno solo (la monogamia è un grande valore borghese) era più tollerabile? E, in ogni caso: cosa diavolo c’entra con le molestie, perché l’argomento è utilizzato a rinforzo delle sue ovvie e incontenibili colpe? Non si usa più il cliché giornalistico “sbatti il mostro in prima pagina”, ma questo è esattamente ciò che sta avvenendo. Si scava nella vita dell’attore per trovare particolari scandalosi, depravati, disgustosi, perché – come nei processi dei B movie – si vuole influenzare la giuria popolare (noi persone perbene) descrivendo il porco come uno sozzone senza possibilità di redenzione. Faccio quindi una seconda fondamentale dichiarazione: a me non importa un fico secco con chi andate a letto, cosa fate in quel letto, in quanti siete, e ogni altra sorta di particolare porno, a patto che tutto sia fatto fra adulti consenzienti come, evidentemente, in questo caso. Ma – dicono i giornalisti perbenisti – si è mostrato nudo al massaggiatore chiedendo di essere “toccato”. Oh, la Peppa! Rubrichiamo la faccenda fra le già note molestie, per le quali abbiamo già condannato a vita Spacey e non ne parliamo più? Anche perché il massaggiatore in questione avrebbe risposto “No, grazie” e tutto sarebbe finito lì…

Insomma: riusciamo a mantenerci lucidi per qualche istante? Intanto “molestie”, come ho già avuto modo di scrivere su HR è un termine un tantino vago, che spazia dalle avance ardite fino ai palpeggiamenti e oltre (lo dice una donna, non io, in un’intervista da leggere tutta). Cose diverse, da giudicare diversamente anche considerando le circostanze. Poi l’etichettamento, lo stigma, il sovraccarico di descrizioni morbose per diminuire e colpevolizzare il presunto reo sono una pratica inaccettabile. Se ci fossero stati i social all’epoca di Marcel Proust, la sua “Ricerca” sarebbe stata bloccata da Netflix al secondo volume… Ma non si parlava, fino a poco tempo fa, di “macchina del fango”? Questa macchina è una schifosa pratica fascista se viene infangato un amico considerato giusto ma va bene per Kevin Spacey, ormai definitivamente bollato da finocchio molestatore? A quando un’accusa anche di pedofilia, per lui?

Conclusioncina. Potevo infischiarmene di Kevin Spacey. Ma quel che accade a lui è emblematico dei tempi. Senza diminuirne torti e colpe, si sta massacrando una persona sull’onda di una morale gretta che, evidentemente, scorre impetuosa sotto la pelle dei nativi digitali, dei compagni democratici, dei liberali senza se e senza ma, dei fieri della globalizzazione, di tutti noi uomini e donne del nuovo millennio. Tanto liberi e “nuovi” in superficie, tanto bigotti, moralisti, perbenismi grattando un pochino sotto la pelle.

8 commenti

  • Rolando Marco Carini

    Grazie, non avevo ancora letto nulla che mettesse così chiaramente in relazione il “like” con la denegazione ossessiva.

  • A me onestamente la cosa che mi disturba di più é che la maggior parte delle fonti sono o incomplete o vecchie. Nel caso di fonti incomplete vuol dire che le notizie sono inventate. Nel caso delle fonti vecchie vuol dire che i giornali hanno partecipato all’opera di seppellimento della notizia finché non é servita alla scopo. In entrambi i casi non hanno fatto l’interesse dei lettori, ma sono come dice lei la macchina del fango.

  • Caro Bezzicante,

    sminuire una battaglia di emancipazione (in questo caso delle donne) trasformandola in una campagna d’odio verso un altra categoria vessata (in questo caso gli omosessuali) non è semplicemente fascista: è il Fascismo.

    Questo giochino funziona benissimo, viene regolarmente sfruttato (in mille campi diversi) per uccidere qualsiasi dibattito ed eliminare le posizioni critiche.

    Peccato che abbia un paio di controindicazioni: la prima è che purtroppo i problemi non scompaiono anche se li nascondi sotto un tappeto di sterco gentista; la seconda, più inquietante, è che a volte sfugge di mano e le forze che si è cercato di smorzare, dirigendole verso il bersaglio debole, si rivelano troppo affamate per accontentarsi dell’osso che gli è stato lanciato (Spacey). Allora il Fascismo esplode davvero.

    Giovanni Gentile identificava il Fascismo come una fase storica prima che un ideologia. Se, come scrivi in chiusura del pezzo, questo è l’emblema dei nostri tempi, quelli venturi non promettono nulla di buono.

    Buona fortuna (direi che è il caso di cominciare a salutarsi così…),

    novat

    P.S: piccola nota legale: non sono un esperto, ma penso che “palpeggiamenti e oltre” rientrino nella categoria “violenze”, non “molestie”.

    • Non vedo alcuna “battaglia” né alcuna “emancipazione”. Solo un’isteria collettiva bigotta, eterodiretta, punteggiata da piccole vendette, rancori e opportunismi. Certamente mescolati a reali disagi e molestie che sono purtroppo ridicolizzati da questa messinscena. E le regalo anch’io una citazione sul fascismo, questa di Roland Barthes che in una delle sue “Lezioni” affermò che il fascismo è obbligare a dire. Non proibire, badi bene, ma obbligare a dire; ecco, stiamo assistendo a una delle periodiche manifestazioni dell’obbligo a uniformarsi, ad aderire a un pensiero apparentemente corretto. Io, personalmente, non ci sto.

      • Sono completamente d’accordo.

        Il grosso dilemma è come costruire un discorso in grado di contrastare efficacemente questa strategia, che si alimenta degli istinti più bassi dell’animo umano.

        Sembra facile, per una mente critica, confutare la miseria fascista (gentista, populista, stupidamente reazionaria, chiamala come vuoi, non incartiamoci sui termini), mostrarne i limiti, le fallacie, i pericoli, persino deriderla per l’infantile ingenuità con cui approccia alla realtà. Ma mi pare evidente che questo tipo di approccio non attacca, anzi, aizza ancora di più la “folla inferocita”, cristallizzandola nelle sue posizioni sbagliate ma “facili”. Come risultato si rimane in quattro gatti auto-dichiaratisi “illuminati” a sputare sulle miserie del mondo e, almeno del mio caso, a soffrirne parecchio.

        Questa storia per come è iniziata poteva, doveva, incanalarsi verso una messa in discussione reale del rapporto fra sessi e fra classi di potere. Poteva mettere in evidenza i fallimenti delle “rivoluzioni” femministe e delle conquiste dei diritti dei lavoratori subordinati, che troppo spesso si dipingono come grandi vittorie ormai archiviate mentre il mondo reale ci mostra quotidianamente come su quei fronti molto lavoro ci sia ancora da fare.

        E invece, è andata come è andata, mentre gli “intellettuali” sprecavano fiumi d’inchiostro a mostrare l’evidente bassezza raggiunta dal discorso, ma dimenticavano sistematicamente di spiegare come articolarne uno corretto, equiparando anzi chi cercava di farlo alla marmaglia infantilmente indignata.

        E quindi, spieghiamolo a Mattia Feltri e compagnia cantante, che se uno è “stupido” non diventerà “furbo” leggendo che Feltri gli dice che è stupido, anche perché probabilmente non lo capirà. Ma forse potrebbe capire il vero problema, se qualcuno si prendesse la briga di parlarne in maniera civile e ragionata. Poi, se come credo il vero problema non interessa, questo è un altro discorso.

        Seguendo la tua (giustissima) citazione, il Fascismo è il mezzo con cui si “proibisce di dire” “obbigando a dire” altro. La libertà di espressione non viene limitata svuotando lo spazio della discussione, ma riempiendolo di cazzate. E funziona benissimo.

        Buona fortuna,

        novat

      • Concordo. Non so cosa si debba fare e mi sento ancora più depresso

      • Condivido tutto ciò che scrivi, caro Claudio, ancora una volta dimostri di essere una persona equilibrata e razionale. L’argomento Kevin Spacey mi ha colpita particolarmente come questione quasi personale : è da sempre il mio attore preferito. Ho visto tutti i suoi film più di volte, e l’ho sempre ammirato per le sue grandi doti interpretative, nonché per quel fascino carico di sensualità tipico dell’ uomo bruttino ma estremamente interessante. Ha gli occhi che sorrido, Kevin, sempre, e lo trovo magnetico quello sguardo. Immagina quindi la delusione, mista a un po’ di dolore, dopo aver appreso le notizie che lo riguardano. Non lo sto giustificando, sia chiaro, punto il dito verso di lui per le presunte molestie (intorno a queste, nel mondo dello spettacolo, si sta strombazzando in eccesso, propongo una limatina qua e là alle dichiarazioni di chicchessia) ed è giusto che ne risponda se e quando si dimostrerà che le accuse sono fondate. Però mi sono veramente incazzata quando ho visto il linciaggio mediatico al quale è stato sottoposto, in particolare sulla vicenda del festino gay sullo yacht. Ma saranno cavoli suoi quello che fa nel tempo libero?? La verità è che sono schifata dai mezzi di informazione (disinformazione!!) in generale, che oramai cercano tracce di morbosità e basta, perchè sesso e morte continuano a fare “audience”, dato che si rifanno ai nostri istinti più atavici legati alla riproduzione e alla sopravvivenza. Farei volentieri a meno della lettura dei giornali, e qui mi espando a tutti gli argomenti senza distinzione : giornalisti prezzolati vanno per la maggiore, disposti a scrivere qualunque nefandezza pur di pubblicare un pezzo. Che schifo… Ti abbraccio. P.S. Se non l’hai visto, ti consiglio la visione di un film che non ha avuto grande successo, ma che secondo me è fantastico, sia per l’originalità della trama che per la profondità del copione. Tra l’altro Kevin Spacey interpreta il ruolo di un docente universitario accusato proprio di violenza sessuale, oltre che di assassinio : una vera premonizione ! Il film è “La vita di David Gale ” , ti lascio il link : https://www.youtube.com/watch?v=hW-c7h5nIiQ

      • Grazie. Moltissime. Da “maschio” (brr!) potenziale porco molestatore è difficile scrivere di queste cose ed evitare che alcune donne (poche ma dialetticamente affilate) mi considerino un maschio porco. Se ti va dai un’occhiata alla fanpage di hr su Facebook. Ci vorrebbe un forum femminile a porte chiuse per chiarire una volta per tutte se siano i maschi ad essere molestatori seriali, o delle persone )maschi e femmine) ad essere a volte stronze

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