Trasumanar e non tollerar. Gran finale

Non vorrà mica considerare uomini tutti i bipedi che passano per la strada soltanto perché camminano ritti e la gestazione dei loro figli dura nove mesi! Lei capisce che molti di loro sono pesci o pecore, vermi o sanguisughe. E quanti sono formiche, quanti api! Certo in ognuno di loro ci sono possibilità di diventar uomini, ma solo quando lo intuiscono e imparano a rendersene conto, queste possibilità appartengono a loro (Hermann Hesse, Demian).

Le parti 1 e 2 (Trasumanar e Argomentar) le trovate QUI;
le parti 3 e 4 (Trasumanar o omologarsi) le trovate QUI.

Quinta parte: trasumanar (anticlimax)

16. Io sono intelligente. Voi siete imbecilli. Lo so per certo perché, essendo io intelligente, ho una chiara capacità di giudizio e non posso sbagliarmi. So di essere intelligente, mi amo e mi stimo, e se non siete d’accordo con me dimostrate in maniera palese di essere imbecilli. Vorrei dire di più: finché non siete d’accordo con me e lo tenete per voi sono affari vostri io non m’impiccio. Peggio per voi – penso – se siete imbecilli. Ma quando con la vostra supponenza mi chiedete conto di ciò che dico mi fate arrabbiare. Cosa significa “come fai a dire questo, come fai a sostenere quello?” Avrò ben le mie ragioni! Perché mi volete offendere chiedendo “quali sono le fonti, guarda che i tali dati dicono una cosa diversa”! I dati. Voi citate pure i vostri dati farlocchi, che tanto è noto e arcinoto che la verità è diversa, che i dati sono manipolati, che chi ha il Potere ci vuole impedire di arrivare alla verità. E voi creduli! Per questo siete degli imbecilli, e buffoni per di più perché diventate servi di quel Potere e semmai neppure ve ne accorgete, poveretti… Ma non mi fate pena perché siete degli squallidi individui che volete farvi beffe di me, DI ME! Intellettuali di merda che credete di sapere tutto e non sapete un cazzo di niente, borghesi con la puzza sotto il naso che c’avete i soldi, donne sfigate che pretendete di dire A ME come stanno le cose, brutte puttane!

Noi… ecco, noi temiamo di indagare il nostro intimo essere, perché una tale indagine potrebbe scoprirci diversi da quelli che ci piace di crederci o di esser creduti (Luigi Pirandello, “La casa del Granella…”, La vita nuda).

Il segreto è: la gente è scema (Truman Capote, A sangue freddo).

Alla fine solo gli stupidi trovano la felicità. Come possiamo spiegarcelo? (Orhan Pamuk, Il museo dell’innocenza).

17. Io sono io. Di voi non mi importa niente. E’ normale che sia così e non venitemi a raccontare balle, che tanto pensate allo stesso modo. Dentro di me ci sono io, io, IO. La mia vita è mia e la voglio vivere bene. Dicono “non inquinare, che mondo lasci ai tuoi figli?” Cazzate! Tutti inquinano, perché non lo dovrei fare io? E tutte queste storie sul clima e l’ambiente sono in gran parte balle. Lo so. E poi qualcuno pulirà, hanno anche inventato una molecola che mangia la plastica, lo so, quindi non rompetemi le scatole. Dicono “paga le tasse”. Questa è la più umoristica di tutte. Secondo voi, dopo il culo che mi faccio per portare a casa il pane, devo dare anche i miei soldi a questo governo di ladri? Che si fottano! Dicono “le tue tasse servono per pagare le scuole e gli ospedali di tutti”. Massa di idioti. Io non ho figli da mandare a scuola e se mi ammalo vado in una clinica privata, mica in quegli ospedali di merda per i poracci. Quindi ognuno si arrangi. Voi pagate pure le tasse per le vostre scuolette coi tetti che crollano e i vostri ospedali dove andate a morire, io non ne ho bisogno e i miei soldi li tengo per me. Dicono “Dio ti giudicherà”; benissimo, e cosa dovrei temere, scusate? MIca ho ammazzato qualcuno; poi vado a messa nelle feste comandate e per le quattro sciocchezze che posso avere fatto il prete l’assoluzione me la dà, mica sono un brigante o, peggio, un politico!

La prima essenziale caratteristica del fanatico è quella di ritenere che tutti i mali del mondo possano ridursi a un unico problema, e che quel problema possa essere risolto. La seconda, è quella di insistere sul punto in continuazione (Ian McEwan, Solaris).

18. Io sono furbo. Voi una massa di coglioni. Sapete, non dovete mica offendervi… il mondo funziona così da millenni. Voi volete disperatamente un capo, uno che vi dica cosa è giusto e cosa ingiusto ma, specialmente, volete un capo che vi lusinghi, che vi dica che odiare i negri è giusto, che vi dica che i rom rapiscono i bambini e che dobbiamo mandare a casa loro questi immigrati che ci rubano il lavoro e ci stuprano le donne. A volte finisco per crederci pure io a queste boiate. E voi “bravo! bene! sì è proprio così”… Coglioni. Io faccio la bella vita con la vostra coglionaggine. Sono servito e riverito grazie alla vostra idiozia. Non capite niente, non sapere niente, ma se io grido “Musulmani di merda!” faccio semplicemente quello che voi non avete il coraggio di fare. Se di una donna dell’altra parte politica dico che ha fatto carriera andando a letto con tutti, voi ne godete perché pensate veramente che le donne devono stare a casa a fare la calzetta, e se non lo fanno, e hanno addirittura successo, devono essere per forza delle troie. E così viaggio in prima classe. No, non parlo di treni, è la prima classe della vita, coglioni! Vivo bene circondato da servi e famigli, belle donne, interviste dei giornalisti, folle adulanti… Questo è il Potere. Il Potere non è decidere, quello è solo un faticoso lavoro, ostile e poco ripagante. Il Potere è il delirio delle masse, lo sguardo allusivo delle femmine, la paura dei sottoposti, il servilismo dell’intervistatore, l’ammirazione dei tuoi complici. Il Potere, coglioni, di stringervi nella mia mano!

Forse che non abbiamo dalla nostra tutti gli idioti del paese? e gli idioti non costituiscono sempre la maggioranza in ogni paese? (Mark Twain, Le avventure di Huckleberry Finn).

Ma sei troppo arrogante ed è rozzo il tuo senno: e ti pare d’esser qualcuno grande e potente, perché ti trovi tra pochi e neppure valenti (Omero, Odissea, XVIII, 381-283).

Sesta – e ultima – parte: non tollerare

19. Io non voglio tollerare più nessuno. Credo – e non intendo usare iperboli – che gli stupidi e gli ignoranti siano eversori. Credo che una perversa eterogenesi di forze, molte con una buona intenzione originaria, abbia contribuito a costituire il mondo così com’è adesso: pieno di ignoranti e stupidi. Questo fatto – più volte documentato con dati qui su HR – è vero in generale, ma è molto vero in Italia. Un certo sociologismo d’antan proporrebbe dotte argomentazioni sul fatto che non è certo colpa degli stupidi, di essere stupidi; e men che meno è colpa degli ignoranti, di essere ignoranti, anzi: loro sono le prime vittime della loro stessa ignoranza. Ve lo dico in pochissime parole: non mi importa un fico secco. Siamo sette miliardi al mondo, milione più, milione meno; ma vi pare che mi possa caricare sulle spalle le colpe del “sistema”, del destino cinico e baro, delle perverse disuguaglianze del mondo, delle promesse tradite, del liberismo predatorio, della borghesia opportunista, della rivoluzione mancata, della socialdemocrazia collusa, dei fascismi emergenti, bla, bla, bla… Siamo sette miliardi, milione più, milione meno. Io sono solo un settemiliardesimo insignificante di questo pianeta, disperso fra miliardi di stelle in una fra miliardi di galassie, forse fra miliardi di universi. Non ho tempo per la pazienza, la giustificazione, la comprensione, anche perché il mondo corre velocissimo e – esperienza confermata e provata – gli stupidi sono ineducabili e per gli ignoranti ci vorrebbe troppo tempo.

Gli anni non mi hanno inaridito il sangue né l’età divorato l’intelletto (William Shakespeare, Molto rumore per nulla).

20. Ignoranti e stupidi sono intrinsecamente eversori: combattono un sistema che non comprendono in nome di valori eterodiretti, marciando baldanzosi verso la rovina di tutti; la loro, della quale non mi importa proprio nulla (ma nulla, nulla, nulla!) e anche la mia e dei residui di consapevolezza, intelligenza, capacità critica che vivacchiano, braccate, resistendo sulle montagne della Ragione. Gli ignoranti e stupidi sono spesso malvagi; sono ottusi; sono disposti a credere a complicati teoremi complottisti ma guai a credere alla ragionevolezza degli argomenti scientifici, ridotti alla stregua di mere opinioni (antivax come esempio). Credono al politico urlatore di stereotipi che solletica i loro peggiori istinti, ma non fanno un minimo sforzo per comprendere i messaggi ricevuti (Brexit come esempio). Credono che tutti i politici siano ladri disonesti, bugiardi, imbroglioni, farabutti, ma credono al loro politico che urla che gli altri sono ladri disonesti eccetera (5 Stelle come esempio). Credono che il mondo ruoti attorni al loro ombelico, non capiscono un accidenti delle questioni complesse di cui è fatto il mondo, ma una democrazia che va consumandosi nell’oclocrazia permette loro di decidere il destino della collettività (referendum costituzionale del 4 dicembre scorso come esempio). E se glie lo dici diventano cattivi, perché nessuno di costoro sa di essere ignorante o stupido, e si ritiene un “portatore di opinioni” esattamente uguale a te. Non accettano critiche perché si trovano a fare i conti con la loro mediocrità, e non possono accettarla. Ritengono una provocazione la richiesta di migliori argomentazioni, di rivelare le fonti, di ragionare sui dati, perché si tratta di richieste che sottolineano la reciproca disuguaglianza culturale. La maggioranza di stupidi e ignoranti porta intere nazioni allo sbando (Trump come esempio), sull’orlo di guerre (Corea del Nord come esempio), insidiate da pericoli (islamismo come esempio) sempre letti, parzialmente, in ottica riduttiva: chiudere le frontiere; uscire dall’Euro; potere al popolo; governo ladro; non ci sono più le mezze stagioni.

Sì, nel catalogo figurate come uomini, così come cani da caccia e leoncini, bastardi, spagnoli, botoli, barboni, bracchi e mezzilupi son chiamati tutti col nome di cani.

L’elenco dei valori distingue però il veloce, il lento, il sottile, il cane da guardia, il cacciatore, ognuno secondo la dote che la Natura generosa ha in lui racchiuso, onde egli riceve l’aggiunta di un nome particolare fuori dell’elenco che li descrive tutti uguali.

E lo stesso è degli uomini. (William Shakespeare, Macbeth)

Oh mio Dio, voi mi terrorizzate con la vostra incomprensione! (Fëdor Michajlovič Dostoevskij, I fratelli Karamazov).

21. Poiché non c’è speranza (la maggioranza è composta da stupidi e ignoranti, che mi piaccia o no) e non c’è modo di invertire le cose, mi chiedo perché dovrei essere guardingo, tollerante, accomodante, accogliente, comprensivo, addirittura pedagogico (il massimo della fesseria degli intellettuali snob: credere di educare il popolo). No, mi spiace. Il mio impegno per il 2018 è allontanare da me gli eversori. Non voglio tra i piedi gli stupidi. Non voglio nella mia time line di Facebook i grillini. Non intendo spiegare qualsiasi cosa agli ignoranti. Sono condannato a vivere con loro, sono destinato a essere trascinato nel baratro da loro. Non mi deve anche piacere, no? Eleggo l’intolleranza a sentimento benefico e costruttivo per i miei residui anni di vita. Coltiverò l’intolleranza, innaffierò la mia intransigenza, benedirò in ogni istante la mia insofferenza verso l’ignavia, l’incomprensione, l’indifferenza, il qualunquismo. Maledirò sempre e sempre e sempre, senza mezze misure, il populismo che di ignoranza e stupidità si nutre, il populismo prodromico del fascismo, categoria del pensiero che ormai si trova a “destra” come a “sinistra”, qualunque cosa vogliano dire. Mi voglio sentire libero dal pensiero politicamente corretto, dall’ideale forzosamente “democratico”, dagli idoli della sinistra, dal femminismo fascista, dal buon senso borghese, dal positivismo ottuso, dal familismo opprimente, dai doveri coniugali, dal buonsenso del padre di famiglia, dalle verità condivise, dall’omologazione di massa, dalla morale cattolica, dalle fobie normative.

Io era spaventato nel trovarmi in mezzo al nulla, un nulla io medesimo. Io mi sentiva come soffocare considerando e sentendo che tutto è nulla, solido nulla (Giacomo Leopardi, Zibaldone di pensieri).

22. Non tollererò più chi critica senza argomentare. Se quello che dico e scrivo non vi piace appenderò una nuova medaglia sul mio petto. Se vi darò scandalo avrò raggiunto i miei scopi. Se vi sentirete offesi vi avrò stanato, reso visibili e ridicoli. Non tollero più chi vive di “mi piace” e “non mi piace” e non saprebbe mai spiegarvi il perché. Non tollero chi aggredisce in mancanza di qualunque sistema logico, teorico, empirico col quale ribattere alle mie opinioni. Non tollero chi mi critica perché “non sono di sinistra” o “non sono di destra” o sono e non sono qualche altra fesseria stereotipata, usata come cliché al posto di un qualunque pensiero. Un pensiero, mio dio! Se avete un pensiero vostro esprimetelo, può essere giusto oppure no, ma se avete frasi fatti, se avete ideologie, se avete degli a priori coi quali giudicate il mondo, io non vi tollero.

Io ho perso. Ma non mi piace e non devo farmelo piacere. Io ho perso, sì, ma vi presenterò in ogni istante la mia intolleranza.

Non voglio l’armonia, è per amore dell’umanità che non la voglio. Preferisco rimanere con le sofferenze non vendicate. Preferisco rimanere con le mie sofferenze non vendicate e nella mia indignazione insoddisfatta, anche se non dovessi avere ragione. Hanno fissato un prezzo troppo alto per l’armonia; non possiamo permetterci di pagare tanto per accedervi (Fëdor Michajlovič Dostoevskij, I fratelli Karamazov).

6 commenti

  • Ammazza. É un’iperbole vero? Nella parte quinta parte era ovvio, nella sesta ho avuto qualche dubbio.

  • Credo seriamente che andrebbero rivisti alcuni dei fondamenti della democrazia e innanzitutto della ‘democrazia mediatica’, cioè dell’incredibile potere che il popolo della rete ha acquisito. Potere di espressione (della propria stupidità ed ignoranza) e di conseguenza potere di influenzare l’esistenza altrui.
    Mi sento terribilmente sola in questo mondo che corre precipitosamente verso un medioevo del pensiero…

  • (Non argomento … “io speriamo che me la cavo!”)

    C’è molto buon senso in quello che hai scritto (nonostante paia generato da pura insofferenza), ma solo se si considera “come punto di vista teorico”, e non si pensi di attuarlo totalmente, altrimenti mi pare che sia simile (come genesi e probabilmente come conseguenze) alla “secessione dell’Aventino”.

    Diciamo che «quando un se ne pole più un se ne pole più!» (ma poi, quando se ne potrà di nuovo, si farà come prima).

  • E’ sempre un piacere vedere Bezzicante più intollerante e incazzato di me,pensavo di avere una sorta di esclusiva 🙂
    La realtà è tragica
    Ma non possono impedirmi di vedere la realtà,con la quale mi potrà consolare solo la mia dignità
    Non omologatevi

  • “Non badare ai torti altrui, non a ciò che altri avrebbero dovuto fare o non fare: osserva piuttosto ciò che tu hai fatto o non fatto.”
    Budda

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