L’Italia in panne: finita la benzina e senza governo, dove si va?

Personalmente, non mi sono molto appassionato allo spettacolo propostoci in questo periodo postelettorale dalle principali forze politiche, dai loro media di riferimento, dai protocolli quirinalizi. Quando non è chiaro se chi ha “vinto” le elezioni desideri governare o far melina in attesa dei tempi supplementari, io tendo a interessarmi d’altro.

Perché non è che il mondo sia tutto racchiuso, come sembrerebbe da quotidiani e TG, nelle reciproche seduzioni di Di Maio e Salvini, o nelle false dimissioni di Renzi, o nelle ambasce di Mattarella, e nemmeno nelle reazioni della base di questo o quel partito all’idea di coalizzarsi con qualcuno degli odiati nemici. Mentre da un paio di mesi sembra succedere solo questo, in Italia e nel mondo la vita reale continua, tra scadenze di politica economica e crisi internazionali, mentre il governo Gentiloni sopravvive a se stesso, occupandosi dell’ “ordinaria amministrazione”.

Il problema è che l’ordinaria amministrazione non esiste. Amministrare un Paese come il nostro non è una questione ordinaria; ci sono ogni giorno problemi da affrontare e risolvere in nome di una linea politica che oggi non si sa quale possa essere, e c’è da dare continuità (o discontinuità) alle scelte che bene o male hanno caratterizzato la scorsa legislatura, ci sono deleghe, provvedimenti attuativi, conversioni di decreti da scrivere e approvare, senza i quali non si va avanti, come fa giustamente notare un recente articolo del Corriere. E, d’altra parte, la “benzina” della scorsa legislatura è ormai esaurita, dopo averci portato avanti per cinque anni in modo in fondo accettabile.

Sì, perché capiamoci: nonostante il molto che si può criticare dei governi degli ultimi cinque anni (e qui su Hic Rhodus di critiche non ne abbiamo risparmiate, su spesa pubblica, scuola, pensioni, banche, eccetera) e il moltissimo che si può imputare alla leadership di Renzi che ha danneggiato il PD ben più del paese stesso, negli ultimi cinque anni l’Italia ha fatto complessivamente dei passi avanti, e anche l’ultimissima fase condotta da Gentiloni ha raccolto dei risultati complessivamente buoni. Ora però anche l’ultimo abbrivio derivante dalle scelte della vecchia maggioranza di governo è esaurito, e occorre che qualcuno possa sedersi al volante sapendo dove vuole andare e come pigiare il pedale del gas.

Per porre in prospettiva quanto è accaduto negli ultimi cinque anni, ricordiamo che dopo le elezioni del 2013 la situazione appariva estremamente critica: dalle urne non era emersa una maggioranza di governo (ricorda qualcosa?), e l’Italia veniva da anni estremamente difficili, caratterizzati da una persistente recessione e da una perdita di credibilità del nostro debito, fattori che ci avevano condotto sull’orlo di un disastro “alla greca”. Come sono andate le cose da quel momento in poi? Lasciamo parlare, come nostro solito, i numeri, in particolare quelli relativi ai principali dati macroeconomici, prendendo in esame gli ultimi dieci anni:

occupati 2008 2013

Andamento del numero degli occupati – Elaborazione HR su dati Istat

PIL

Andamento del PIL trimestrale – Elaborazione HR su dati Istat

Deficit

Andamento del rapporto deficit/PIL – Elaborazione HR su dati Istat

Pressione fiscale

Andamento della pressione fiscale – Elaborazione HR su dati Istat

Insomma, non c’è spazio per troppi distinguo: si poteva, anzi si doveva fare meglio (ad esempio sul fronte del controllo della spesa), considerando le favorevoli se non irripetibili condizioni al contorno, ma i risultati sono nettamente in campo positivo. In condizioni normali, staremmo discutendo di come proseguire, e meglio, sulla stessa strada, ma l’Italia non è un paese normale: la grande maggioranza dei nostri connazionali hanno invece punito nelle urne chi ha governato in questi cinque anni, e quindi in particolare il PD, e hanno affidato la loro delega alle forze più lontane dalla linea governativa, ossia al M5S e alla Lega. Quindi, sarebbe logico attendersi una discontinuità, a patto che le nuove politiche tengano conto della realtà e della necessità di garantire comunque l’efficacia delle politiche esistenti finché non modificate. I miglioramenti, peraltro parziali, ottenuti in questi anni non sono infatti un dato acquisito: è invece possibilissimo che la tendenza torni a volgere verso il basso, visto che, ad esempio, il Quantitative Easing della BCE non durerà per sempre, e i dazi USA potrebbero penalizzare le nostre esportazioni. Anche cambiare politiche richiede intelligenza e misura, e soprattutto credibilità.

Senza un governo, non si potrà né mantenere la rotta seguita sinora, né cambiarla. Il DEF, con la necessità di scelte importanti che non possono essere fatte da Gentiloni, è ormai prossimo, e non possiamo far finta di niente e lanciarci in una nuova campagna elettorale. Rischiamo che l’economia, le imprese, le relazioni internazionali finiscano nelle secche come una nave senza timoniere. E allora i fantasmi del 2013 potrebbero tornare ad affacciarsi.

4 commenti

  • Grazie dottore, però abbiamo avuto in Europa esempi “virtuosi” di lungo non governo, con il Belgio che é riuscito a migliorare i suoi parametri economici senza avere un accordo di governo per molti mesi, se la memoria non mi inganna. Non é che piuttosto che un cattivo governo e meglio nessun governo? Lo chiedo senza retorica. Saluti

    • Sì, in Europa ci sono stati casi di “non-governi” lunghi e anche fruttuosi. A mio avviso, per un breve periodo è meglio nessun governo che un cattivo governo, ma poi, almeno in Italia, ci sono scadenze, scelte da fare (v. IVA, ad esempio), appuntamenti anche internazionali per i quali un governo è essenziale.
      Se sarà cattivo, come è lecito temere, almeno lo si vedrà.

  • La mia impressione (di sola impressione si tratta, visto che non conosco a fondo i numeri) è che a beneficiare dei dati positivi riportati nell’articolo non siano stati quei milioni di italiani che hanno punito Renzi e, direi, anche i governi precedenti: ad esempio la risalita dell’occupazione si è accompagnata ad una qualità del lavoro più scadente (maggiore precariato) e la pressione fiscale è sempre troppo alta e si scarica sempre sui soliti soggetti…cosa ne pensa lei?…

    • Se guardiamo ai dati, la sua impressione è a mio avviso solo parzialmente vera: il miglioramento degli ultimi cinque anni non ha riguardato solo pochi privilegiati, anche se è vero che le distanze tra privilegiati e svantaggiati sono cresciute. Personalmente, in altre parole, non ho il minimo dubbio sul fatto che chi ha “punito” il PD nelle urne abbia in realtà danneggiato se stesso, forse pensando di danneggiare (di più) altri. Parlando ad esempio di posti di lavoro, non è solo aumentato il loro numero, ma anche il numero di ore lavorate per dipendente, il che è contrario all’idea di espansione incontrollata del precariato. Ricordiamo anche che il Jobs Act ha di fatto abolito i Co. Co. Pro.

      In generale, però è anche certamente vero che i benefici della ripresa non sono affatto distribuiti “equamente”, e che (e direi anche per la pressione di forze globali) esistono ampie sacche di lavoratori soggetti a condizioni sfavorevoli e inique, che li sottopongono a un rischio di indigenza a mio avviso inaccettabile. Ne abbiamo parlato molte volte e in particolare abbastanza di recente qui: https://ilsaltodirodi.com/2017/10/13/lavoro-o-sfruttamento/ . Questi sono fenomeni certamente gravi rispetto ai quali le risposte date finora sono assolutamente insufficienti.

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