La Quinta colonna

Per poter uccidere la democrazia c’è un solo modo: usare metodi democratici. I tentativi di golpe fascista da burletta e i tentativi di sovversione armata da tragedia, gli attentati, la mafia e qualunque altra cosa possa avere qui dimenticato, non ce l’hanno fatta in settant’anni di Repubblica, uno più o uno meno, e quindi i suoi nemici hanno alla fine capito che la democrazia è una cittadella inespugnabile dall’esterno, perché è fatta così, è capace di resistere al di là di tutto. Ma non è stata progettata per sfuggire al tracollo causato dalla Quinta colonna, i nemici interni. Costoro hanno imparato la prima e fondamentale lezione, quella che nella maniera più assoluta non può essere elusa: per distruggere la democrazia devi presentarti come democratico, camuffarti nella maniera più fedele possibile e sapere utilizzare i meccanismi della democrazia contro di essa. 

Perché questo? Non si tratta tanto di dissimulare e confondersi nella folla, ché non è necessario; il sistema democratico protegge i propri avversari, e non c’è bisogno di stare in clandestinità. Anzi: la democrazia protegge chi le spara più grosse, chi provoca, chi disturba, chi minaccia, e con una aggressività inaudita, protetti da agenti di polizia democraticamente pagati dalla collettività, alcuni di questi spacciatori di paure sostenute da vere frodi informative, sono perfino diventati molto molto potenti, come avrete visto in questi giorni.

Quindi: alla luce del sole perché la Costituzione lo permette, i membri della quinta colonna hanno vita facile per fare alcune cose abbastanza semplici da descrivere, che potremmo dividere approssimativamente i due classi:

  • introdurre leggi (o cercare di farlo) che nella forma sono democratiche (questo è il trucco) ma nella sostanza riducono gli spazi costituzionali specie in tema di diritti individuali;
  • al contrario, impedire leggi (o cercare di farlo) che cercano di attuare gli spazi costituzionalmente previsti di libertà e diritti.

Ora farò degli esempi, naturalmente, ma la prima obiezione potrebbe essere che è impossibile operare legislativamente contro la Costituzione; l’opposizione farebbe sfracelli, il Presidente della Repubblica non firmerebbe la legge, eccetera. Se pensate questo non avete capito la strategia vincente della quinta colonna. A causa della sempre da me ricordata complessità sociale, accade che su temi sensibili, complicati, oscuri (questioni diverse, quindi, che richiedono strategie leggermente differenti…) le dialettiche interne alla società, ben rappresentate nei partiti, portino uno scompiglio che è un prezioso sottoprodotto per i nostri nemici. Prendete il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 o le recenti trattative PD-5 Stelle per capire cosa intenda, con le spaccature interne alla sinistra. Insomma, che certi spazi si chiudano in maniera inopportuna, o che si debba leggere questo come il giusto e costituzionalissimo desiderio di una minoranza di avanzare proprie istanze, diventa cosa complessa e ambigua. Un esempio? Il recente attacco degli antiabortisti che hanno affisso disgustosi manifesti nelle piazze. La 194 è legge dello stato, è dimostrato oltre ogni lecito dubbio che la legge ha protetto migliaia di donne e fatto (quasi) cessare pratiche clandestine, ma gli antiabortisti hanno il diritto di mettere in discussione la legge, anche con messaggi scorretti. 

Prendete gli anti-vaccinisti (e, anticipo, questo è un caso emblematico del loro successo): dopo una campagna sotterranea contro i vaccini, permessa perché in democrazia gli imbecilli hanno diritto di parola anche se minacciano la salute pubblica, la situazione è sfuggita di mano, in Italia abbiamo registrato una caduta impressionante delle vaccinazioni mettendo il governo nell’obiettiva condizione di dovere intervenire. Il governo è intervenuto infatti, con una legge-burla che obbliga ma non obbliga, obbliga solo un po’ ma per finta, fa un po’ di ammuina e getta un po’ di fumo negli occhi, così da tentare di non scontentare nessuno. Risultato: una manciata di casi in Italia obbligati a ritirare i bimbi da scuola, mentre la stragrande maggioranza di anti-vax ha trovato, ridendo, le mille scappatoie della legge. Ora mi chiedo: i vaccini fanno bene o fanno male? No, scusate, non dovete rispondere, è una domanda retorica. Lo chiedo al governo dell’epoca ponendoli di fronte a una scelta dicotomica:

  • fanno male, malissimo, ai bimbi viene l’autismo, la scrofolosi petecchiosa e diventano pure finocchi. Ok, smettiamo subito di vaccinare, senza por tempo in mezzo!
  • fanno bene, benissimo, salvano migliaia di persone e con la nota funzione del “gregge” proteggono i più deboli e indifesi. Ok, allora non solo continuiamo a vaccinare ma operiamo convintamente per far smettere agli idioti di sparare falsità. Anzi: obblighiamo tutti a vaccinarsi senza scappatoia alcuna.

Tertium non datur.

Una cosa simile è accaduta per la legittima difesa. Dopo che numerosi episodi hanno portato alla ribalta la voglia (?), necessità (?) o pretesa che sia di difendersi dalle rapine in villa, il governo ha approvato una leggiucola ridicolissima dove sostanzialmente si aggiunge al codice che vigeva alcuni condizioni di possibile legittima difesa, peraltro fumose e di difficile applicazione. Un colpo alla botte dei pacifisti e un colpo al cerchio dei gunner.

Non so se vi è chiaro perché giudichi tutto questo come l’operato della quinta colonna contro la democrazia. Leggi eventuali contro l’aborto riducono gli spazi di libertà; l’antivaccinismo è una mina vagante alla salute pubblica, principio fondamentale della vita associata; le leggine pastrocchiate per accontentare lobby contrapposte minano la credibilità dell’esecutivo seminando esempi negativi di forzature legislative. Tutto questo presegue in questi giorni di trattativa (?) Lega-5 Stelle. Una situazione paradossale, mai vista, confusa, pasticciata, fuori da ogni regola e prassi: cosa insegna questa vicenda ai cittadini? Che votare è inutile, che i politici sono tutti uguali, che le istituzioni fanno acqua e altri cliché negativi di questo genere. Insegnano a correre, ciascuno, a farsi il partito Pizza e fichi e prendere per il naso popolo, democrazia e suoi strumenti.

[Il “contratto di governo” di Lega e 5 Stelle] dimostra che loro sono disposti a uno scontro frontale con l’Unione e persino a ipotizzare la nostra uscita dalla moneta unica. E inoltre rivela un grado di impreparazione mai visto prima. Da provocare i brividi. Riescono a dire, contemporaneamente, che bisogna tornare a prima della legge Fornero, che si deve fare il reddito di cittadinanza e la flat tax, e tutto questo con la cancellazione da parte della Bce di 250 miliardi di euro di debiti e la revisione dei trattati europei. Sono delle fesserie incredibili, fuori scala comparativa. E pensano serenamente di poterle dire, mentre vanno al governo del paese, nel silenzio più assoluto della politica e della società civile. Inoltre ci dicono che avremo un presidente del Consiglio meramente ‘esecutore’ e un ‘comitato di conciliazione’ che è un istituto in nessun modo previsto nel nostro ordinamento. E tutto questo si verifica soltanto dopo l’approvazione, non del presidente della Repubblica, ma del voto elettronico di una piattaforma digitale chiamata Rousseau che è una proprietà privata di un signore che si chiama Casaleggio. Nei fatti Lega e Cinque stelle stanno introducendo un cambiamento nel modo in cui funziona il nostro assetto istituzionale, e ci stanno anche proponendo di entrare in conflitto con i nostri partner internazionali. Loro con questo programma si vanno a schiantare (Carlo Calenda, intervista di Salvatore Merlo, “Il Foglio”, 17 Maggio 2018).

La quinta colonna degli imbecilli, degli ignoranti, degli eversori tutti (nessuno è più eversore di un imbecille, specie se presuntuoso e arrogante), mina le istituzioni democratiche senza colpi di stato, ma con quella che potremmo chiamare una costante “frizione eversiva”. La frizione eversiva è la costante e sfibrante messa in discussione di tutto, alla luce di pretesi diritti inesistenti e di negazione delle competenze altrui. Questa frizione si esercita in una continua e defatigante corsa dietro i mille rivoli dell’imbecillità, dell’egoismo, del complottismo, dell’uno vale uno, del popolo dei bar (cito da un grande leader contemporaneo), una pressione che modifica, lentamente, la percezione sociale della politica e delle istituzioni, una modifica fattuale e irreversibile verso la quale la Costituzione, il Presidente della Repubblica, l’opinione pubblica informata nulla possono.

2 commenti

  • Verissimo. L’odore che si respira è lo stesso della Repubblica di Weimar.
    Spike Lee lo annunciava questi giorni da Cannes. I venti dell’estremismo cammuffati da pecorella democrática. Il vero cavallo do Troia. Gli ultimi giorni prima del Medioevo prossimo venturo.

  • Quello che non capisco è se siamo un popolo di menefreghisti idioti che fanno finta di non vedere, oppure autentici imbecilli ciechi.

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