Oggi divento grillino: vediamo che significa…

In questi giorni, la violenza della contrapposizione tra cittadini italiani sui temi della politica ha raggiunto il calor bianco. Migliaia di persone imperversano sui social insultando i politici “nemici” e chiunque si collochi nello schieramento opposto, dove il termine ‘opposto’ è di per sé difficile da decifrare, vista la frammentazione del panorama politico: Berlusconi e Salvini sono dalla stessa parte, o sono “nemici”? E Berlusconi e il PD? E il M5S e la Lega? E…

Poco importa. Come su queste pagine, da anni, ha scritto più volte e chiaramente l’ottimo Bezzicante, il diffondersi degli atteggiamenti antipolitici e prepolitici (v. questo vecchio ed attualissimo post) fa sì che l’adesione a uno schieramento conduca all’azzeramento delle facoltà critiche, e all’appiattimento sugli slogan “di bottega”, quali che essi siano.

Ora, chi segue Hic Rhodus sa bene che, anche e soprattutto per questo carattere prepolitico e di rifiuto dell’analisi razionale dei problemi, il M5S e la Lega sono stati da noi collocati in uno “spazio” comune, lontanissimo dalle nostre preferenze, ben prima che si formasse apertamente la loro liaison. Eppure, possiamo dire davvero che il loro consenso popolare sia frutto della follia collettiva degli italiani, o della loro presuntuosa ignoranza, o di qualsiasi altra tara insanabile che colpisce “loro”, le ottuse vittime dei populisti, gli analfabeti funzionali che stanno tentando di mandare a fondo l’Italia? Davvero non hanno alcuna buona ragione? Ovviamente non è così, né lo abbiamo mai sostenuto, come si può vedere appunto dai molti post pubblicati su questo argomento.

Per trovare una risposta, io partirei da una premessa che forse non tutti condivideranno: la distanza tra gli interessi reali dei cittadini che così vivamente si accapigliano per la politica è molto inferiore alla distanza tra le loro opinioni. Certo, in Italia esistono importanti disuguaglianze, che sono state accentuate dalla crisi, e a una ristretta fascia di privilegiati fa da contraltare un segmento purtroppo assai più vasto di persone che si trovano in difficoltà o percepiscono la loro situazione come precaria. Eppure, nonostante queste differenze, ritengo che esista un interesse convergente degli italiani a un “buon governo”, che, con misure che sarebbe inutile classificare come di destra o di sinistra, possa ammodernare la P.A., ridurre la spesa pubblica corrente, aumentare gli investimenti infrastrutturali e nella ricerca, contenere la spesa pensionistica e sanitaria anche tagliando sprechi e privilegi, eccetera. Insomma, la mia opinione è che i miei interessi reali e quelli di un sostenitore sfegatato del M5S siano molto simili, sia pure con delle eccezioni, di cui parleremo alla fine. In realtà è proprio la presenza in Italia di tante distorsioni e magagne che accomuna l’interesse della maggior parte dei cittadini; ma allora, se il mio interesse e quello del mio conoscente grillino sono uguali, perché non dovrei potermi mettere nei suoi panni? Ebbene, facciamolo: bevo la Pozione Cinquestelle, e mi trasformo in…

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…un fedele sostenitore del MoVimento! Eccomi qua. Sono molto cambiato? Beh, forse un po’: sono certamente più arrabbiato di prima. Non riesco a capire come sia possibile che un cittadino onesto non consideri la corruzione e il malaffare della politica come il principale problema di questo paese; eppure ne abbiamo esempi ignobili ogni giorno, da decenni! E invece, tanti (per fortuna sempre meno) stanno a spaccare il capello in quattro anziché capire che solo facendo davvero piazza pulita di una classe dirigente indegna l’Italia potrà risollevarsi! Se gli unici che si sono davvero impegnati per farlo sono Grillo e Casaleggio, non è certo colpa nostra, e francamente delle istituzioni cosiddette democratiche che in tanti anni non hanno impedito neanche uno dei mille abusi dei potenti mi importa fino a un certo punto: conta la sostanza, e anche le istituzioni dovranno essere ribaltate per poter essere davvero democratiche. Mi si può dar torto?

Dicono che i rappresentanti del M5S siano dilettanti incompetenti, come se gente come Renzi o la Boschi, la Lorenzin o la Fedeli fossero premi Nobel e non semplicemente frutto di un sistema che seleziona i peggiori, altro che i competenti. E quanto ai “veri” esperti, appena saremo al governo faranno la fila per collaborare con noi: poltrona non olet.

Ora che siamo il primo partito del Paese, non possiamo accettare che i soliti noti, che hanno saputo fare solo danni intascando lauti emolumenti a spese dei contribuenti, continuino a volerci dare lezioni di democrazia costituzionale: per instaurare la democrazia sostanziale, e liberare le istituzioni dalle incrostazioni di un’occupazione pluridecennale da parte dei vecchi partiti, ci vuole uno scossone violento, non si può essere gradualisti, non si può andare avanti coi compromessi! In fondo, con l’Italia in queste condizioni, cos’abbiamo da perdere? E poi… poi…

Uff! L’effetto della Pozione Cinquestelle si è esaurito, sono di nuovo l’Ottonieri di prima. Ma cosa ho scritto? Rileggendo, noto certamente uno stile diverso, eppure… eppure, il bello è che è quasi tutto indubbiamente vero! Sappiamo benissimo che la nostra politica è pesantemente corrotta, che i meccanismi di selezione dei partiti non favoriscono il merito e le competenze, e anche che è impossibile uscire da questo sistema in modo indolore, senza una qualche discontinuità. Insomma, prendiamo serenamente atto di un paradosso: non solo io e il mio alter-ego grillino abbiamo interessi convergenti, ma condividiamo anche ampie parti della diagnosi sul nostro sistema politico. Curioso, per due che passano il tempo ad accapigliarsi, no? Dov’è, insomma, il motivo di questo dissidio insanabile? Anzi, esiste davvero un dissidio insanabile? O stiamo litigando per nulla?

Il motivo, tornando alle sagge osservazioni di Bezzicante, è innanzitutto di metodo: di fronte al problema di un sistema estremamente complesso e malato, la mia opinione è che, inevitabilmente, qualsiasi cura anche parziale dovrà incorporare questa complessità, evitando semplificazioni indebite, come pensare che in Italia la corruzione e il malaffare siano collocati al 90% nella classe politica (anzi, nella classe politica attuale) e che quindi sostituendo quella con neofiti presi dal “popolo” la “questione morale”, per usare un’espressione d’annata, si risolva automaticamente; e così via. L’altra grande differenza sta nell’ultima frase dell’Ottonieri grillino, che esprime un sentimento piuttosto diffuso: in queste condizioni, cos’abbiamo da perdere? Perché non prendersi il rischio di cambiare? Ecco, qui c’è la vera, grande differenza, perché secondo me abbiamo moltissimo da perdere, ed è un errore madornale e potenzialmente fatale non rendersene conto.

Per questo motivo, il sentiero che posso percorrere per avvicinarmi al grillino (o, con un diverso percorso, al leghista) che è in me è strettissimo. Da un lato, è ragionevole riconoscere che il malessere che ha trovato espressione nel M5S è motivato, e che la lotta senza quartiere ai privilegi della “casta” politica sta dando e darà risultati secondo me nel complesso positivi, incrinando il senso di impunità che nonostante Mani Pulite i nostri governanti hanno sempre nutrito. In molti casi, l’azione del MoVimento può rompere equilibri di interessi consolidati e di cui fanno da sempre le spese i cittadini. Onestamente, è difficile pensare che una simile azione di “denudamento dell’Imperatore” possa essere compiuta dal PD o tantomeno da Forza Italia.
Però tutto questo non mette l’Ottonieri grillino in grado di risolvere problemi, tantomeno quelli intricatissimi del nostro paese, né di comprendere quali siano le variabili su cui è effettivamente possibile intervenire, dato che, piaccia o meno, molte sono ormai fuori della possibilità di controllo di un singolo paese. Tutti i discorsi sulla sovranità monetaria sono francamente marginali, in un mondo in cui il valore e la stessa spendibilità di una valuta sono determinati da forze economiche superiori alla capacità di intervento di ogni singolo stato sovrano. Mi spiace dire che al mio alter-ego non affiderei, non dico il dicastero dell’Economia, ma neanche l’amministrazione di una grande città.

In conclusione, la mia constatazione piuttosto triste è che l’Ottonieri hicrhodusiano e l’Ottonieri grillino rischierebbero di litigare pur avendo esattamente gli stessi interessi (non è che uno sia povero in canna e l’altro un VIP) ed essendo d’accordo su moltissimo di ciò che riguarda il giudizio sulla situazione italiana. La cautela e la razionalità del primo apparirebbero ipocrisia al secondo, e il radicalismo e l’irruenza del secondo apparirebbero sconsideratezza e pressappochismo al primo (ossia a me, finché non riprendo la pozione), che continuerà a essere persuaso che tagliare il ramo su cui si è seduti non convenga a nessuno. Credo che, al di là degli scontri che non fanno cambiare idea a nessuno, la cosa più difficile sia far capire che “il ramo” (le istituzioni, il tessuto economico, l’Europa, ecc.) ha lo stesso valore per tutti, e non solo per dei “privilegiati”.

Fa eccezione una categoria di persone: coloro che davvero non hanno niente, o ben poco, da perdere: prevalentemente giovani, spesso meridionali, che non hanno famiglie “robuste” alle spalle e che pur avendo magari studiato sono disoccupati o hanno redditi insufficienti a mantenersi dignitosamente. Quei “giovani poveri”, insomma, di cui abbiamo qui parlato tante volte, evidenziando come siano le vere vittime di un sistema che li penalizza a favore delle generazioni più anziane. Ecco, dal loro punto di vista anche un terremoto sociale violento potrebbe avere un senso: in un’Italia che partisse da zero in condizioni “da dopoguerra” la mobilità sociale sarebbe per forza di cose sbloccata. Queste sono le persone, come abbiamo insistentemente ripetuto, per cui è necessario investire, anziché buttare risorse per prepensionare gli ultracinquantenni o mantenere in vita aziende fallite; altrimenti non c’è da stupirsi se votano “o la va o la spacca” senza neanche bisogno di bere una prodigiosa pozione.

8 commenti

  • Grazie dottore. Credo che é la prima volta che leggo un tentativo di individuare un comune terreno, ancorché antropologico più che politico, con “la parte avversa”. Saluti

  • Il problema è anche questo (come giustamente evidenziato in: ‘azione di denudamento che non può certo essere compiuta da PD o Forza Italia’): quale alternativa?
    Mi spiego: molti elettori m5s e Lega non sono fanatici attivisti, sono persone stanche ed esasperate, sfiduciate, che sperano (o si illudono) in un cambiamento. Almeno io ho riscontrato questo in molti dialoghi pacati con sostenitori diciamo così ‘moderati’. Pur se consapevoli dei rischi, immancabilmente hanno escluso il voto a nuovi piccoli partiti schierati col PD o che inevitabilmente avrebbero finito per farlo, per i motivi succitati.
    Infatti la risposta quasi unanime è sempre: ci hanno portato a questa situazione, perché mai dovrebbero cambiare?
    Quindi credo che sostanzialmente è la speranza in un cambiamento che spinge gli elettori a sostenere il nuovo, lo fecero anche nel ’94 per Berlusconi dopo Mani pulite e lo scoperchiamento dei sepolcri tangentopoliani. Benché consapevoli delle difficoltà, incongruenze, inesperienze varie dimostrate dalla compagine che si accinge a governare, gli elettori (magari irrazionalmente) sperano, dicendo: “ormai cosa abbiamo da perdere?”
    Forse è proprio questo il nodo della questione: la percezione di aver toccato il fondo e la totale sfiducia (direi comprensibilissima) nella classe dirigente che si vuole archiviare. Come dar loro torto?

    • La comprensibilità di questo stato d’animo è esattamente quello che volevo trasmettere con questo post. Chi vota M5S, o Lega (con le notevoli differenze tra i due partiti, forse maggiore che tra i due elettorati) manifesta in sostanza l’insofferenza insanabile verso uno stato di cose che appare grave a tutti.
      Però l’esistenza di questo stato d’animo non semplifica i problemi (anzi, semmai li complica), non rende credibili coloro che non lo sono, e soprattutto non avvalora la conclusione “non abbiamo niente da perdere”. Abbiamo moltissimo da perdere, e se non ce ne rendiamo conto aumentiamo la probabilità di perdere.

  • Caro ottonieri,

    Come forse sa il tuo collega bezzicante, visto che rompo le balle ad ogni occasione con argomentazioni simili, non credo che il problema sia nella differenza di intenti o di capacità di analisi, ma nel ruolo secondario in cui sono stati relegati i principi morali nella società contemporanea.

    Di questo incolpo in larga parte l’ideale liberale con le sue pretese di efficentismo, che non a caso sono le stesse alla base del M5s e del “pragmatismo” leghista. Dall’altra, e forse ancora di più, i rappresentanti della sinistra che si sono fatti scudo dei loro “alti ideali” per giustificare la loro inettitudine, finendo per renderli odiosi ai più.

    Purtroppo, senza morale, siamo solo delle barchette in balia di una tempesta di argomentazioni, senza possibilità oggettiva di sviscerarle una ad una per capire quelle corrette e quelle fallaci (e non dico giuste, perché senza morale non esiste nessun giusto, ma solo il corretto).

    Sarebbe facile identificare come ingiuste certe richieste di Salvini, ma quando siamo i primi a cedere ad argomentazioni tortuose per giustificare l’ingiustificabile, perdiamo il diritto di contestare le sue.

    Cordialità,

    Novat

  • Non ho mai creduto che l’elettorato grillino (almeno quello attuale: quello delle origini era un’altra cosa) li voti per “l’onestà”, o perché sia davvero interessato alla “questione morale”; semplicemente, molti di loro credono di poter trarre vantaggi personali, materiali e nel breve periodo dalla lotta alla corruzione.

    Come spiegò Banfield, il familista amorale (o, come lo chiamo io, l’italiano medio) vota con il seguente critero:

    12. si serve del voto per ottenere il maggior vantaggio a breve scadenza. Per quanto egli possa avere idee ben chiare su quelli che sono i suoi interessi a lunga scadenza, i suoi interessi di classe, o anche l’interesse pubblico, questi fattori non influiscono sul voto, se gli interessi immediati della famiglia sono in qualche modo coinvolti

    Logico quindi che considerazioni sulla sostenibilità economica di proposte come la Flat Tax o il Reddito di Cittadinanza (o più in generale sul debito pubblico) non facciano presa: semplicemente, sono considerazioni che non lo riguardano personalmente, perché non si collocano cronologicamente nel breve periodo. Tutt’al più possono riguardare le generazioni future, ma anche in questo caso in senso collettivo, e in Italia manca da sempre la capacità di pensare collettivo e di identificarsi con lo Stato.

    Ora, l’azione di governo dei vari Monti, Letta, Renzi e Gentiloni non ha procurato vantaggi materiali alla maggioranza delle persone (eccezion fatta, naturalmente, per i beneficiari degli 80€ o di altri sgravi fiscali). Ovviamente non è che la vita di ciascuno di noi sia influenzata esclusivamente dall’azione del Governo di turno; molto banalmente, molti non trovano lavoro (o non trovano quello desiderato) perché non hanno le qualifiche per farlo. Ma è molto più rincuorante pensare che tutti nostri guai siano colpa dei governanti cattivi, così come -su scala più grande- che la condizione in cui versa l’Italia sia causata da nemici esterni (la Merkel, l’euro, Soros etc.).
    A questo punto la domanda è: la lotta alla corruzione conviene -ad esempio- alle 24.000 guardie forestali siciliane? No. E infatti il candidato dei 5 Stelle alla presidenza della Regione Sicilia si è ben guardato [https://bit.ly/2uhug1t ] dal promettere “pulizia” in quel settore (così come la Raggi coi dipendenti ATAC).

    L’elettore grillino è convinto che basti aggredire la Casta per antonomasia (i politici) per trovare i soldi necessari a riparare le buche, costruire scuole e ospedali, e magari finanziare il famoso Reddito di cittadinanza, il tutto senza modificare minimamente le abitudini di vita dei comuni mortali.

    Basta guardare i risultati che il M5S ottiene su scala nazionale e confrontarli con quelli delle amministrative, soprattutto nei Comuni; non c’è paragone. Non mi stupirei se chi ha votato M5S alle politiche abbia poi optato, a livello locale, sul classico Ras del voto di scambio. E’ questione di vantaggi MATERIALI e IMMEDIATI.

    • Lelio Giaccone

      Mentre invece l’elettore PD o FI vota solo per gli ideali.
      L’analisi è forse più sempilce: con i candidati sostenuti da 7-8 liste e più, ognuna composta da qualche decina di persone che vanno in giro a cercare voti, è normale che i candidati di quelle liste possano contare su una rete di conoscenze e di parentele che in ambiti piccoli può fare la differenza, mentre in ambito nazionale questo non avviene.

      • L’elettore PD o FI vota con gli stessi identici criteri. Il punto è che, ora come ora, PD e FI non sono più ritenute affidabili, mentre i 5S hanno quantomeno il beneficio del dubbio.
        E sì, a livello locale il proliferare di liste favorisce il voto di scambio, su questo ci sono pochi dubbi.

  • Lelio Giaccone

    A tutto quanto ha detto aggiungerei una cosa per me non trascurabile: lo scollamento sempre più marcato di quasi tutti i partiti dalla loro base elettorale; guarda caso, gli unici partiti che rispettano più o meno dei criteri di candidature territoriali sono M5S e in qualche modo anche la Lega (so che mi risponderà che non si sa quanto queste operazioni siano di facciata e quanto reali, ma almeno ci provano), mentre Renzi per avere la certezza di far eleggere la Boschi l’ha candidata in Alto Adige.
    Prima tutti i partiti avevano delle strutture territoriali, più o meno diffuse e organizzate, e quasi tutti avevano cursus honorum che, per quanto discutibili in alcuni casi, almeno partivano dal basso e dal confronto sul territorio, mentre adesso tutto si risolve nelle segrete stanze, con l’attribuzione di collegi più o meno sicuri e amenità del genere.
    Le varie modifiche alla legge elettorale hanno portato ad accentuare questo stato di cose: siamo addirittura arrivati a concepire quel mostro che è la lista unica in cui i candidati vengono eletti in base alla posizione che hanno nella lista stessa, tanto gli elettori sono buoi e non hanno diritto di dire la loro, hanno soltanto il dovere di votare, e bene.
    E’ chiaro che un simile stato di cose, che conviene a tutti per avere meglio il controllo di chi viene portato in Parlamento, ha progressivamente spostato l’orbita degli eletti dalla loro zona di elezione (che ormai sempre più spesso non è nemmeno la loro zona di origine) a Roma, dove viene decisa la loro posizione nelle liste per le prossime elezioni.
    O.T.: Vorrei che si facesse come in Gran Bretagna: collegi uninominali e maggioritario secco, con due risultati: i candidati dovrebbero essere stimati nel territorio, e i vari PaP e compagnia cantante sarebbero costretti ad accordi o scomparirebbero senza rimedio.

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