Aquarius, i migranti e le verità da conoscere prima di aprire bocca (per sostenere Salvini o per biasimarlo)

Dalla lettura e dall’ascolto di quanto circola in questi giorni su giornali, media, social e quant’altro in merito alla vicenda della nave “Aquarius” con il suo carico di disgraziati mi sembra di potere individuare tre aspetti di interesse: la (apparente) vittoria a mano bassa di Salvini su tutto e su tutti, la perdurante confusione in materia di rifugiati, profughi, emigranti, diritto e convenzioni internazionali eccetera, e la generalizzata incapacità di chi non condivide l’approccio leghista al problema di rispondere ed affrontare il problema stesso con qualcosa che vada oltre un generico ecumenismo che ha molto di ideologico e assai poco di pratico.

Proviamo ad andare per ordine.

Nell’immediato Salvini può dirsi vincitore su tutta la linea. Ha fatto la voce grossa come i suoi elettori si aspettano da lui, ha imposto la linea dura al Governo senza nemmeno perdere tempo a consultarsi con colleghi ministri o Presidenti del Consiglio (che “è stato informato”, che è già qualcosa, suvvia), ha obbligato l’alleato M5S ad adeguarsi, ha incassato un assist fenomenale da Macron che comincio a pensare sia pagato dalla Lega, come Oettinger, Udo Gümpel e Juncker, visto che ogni volta che aprono bocca sugli affari italiani la Lega guadagna un 2% di consensi. Come scrive Mauro Munafó,

le dichiarazioni di Macron e del suo portavoce sul comportamento del governo italiano nel caso Aquarius, definito “vomitevole” e “cinico”, sono il miglior regalo possibile per questo esecutivo. Che avrà gioco facilissimo nel mettere in mostra le assurde ipocrisie francesi ed europee sul tema (qualcuno ha detto chiusura di Ventimiglia?) e potrà riaffermare una volta ancora di essere l’unico governo a fare gli interessi degli italiani. E qualsiasi forza di opposizione sarà ancora più indebolita dopo questa uscita francese. Che dimostra come l’Europa sia del tutto inadeguata a risolvere la questione, giustificando quindi la mossa leghista”)

e ancor più ha incassato le dichiarazioni del Commissario UE alla migrazione Dimitris Avramopoulos che sconfessano dall’alto quelle di Macron.

Mi chiedo quanto resisterà la politica dei porti chiusi alla prova dei prevedibilissimi nuovi sbarchi che, complici il bel tempo, l’anticiclone (immagino pagato da Soros) e la mancata cura, se non l’abbandono, dei delicati accordi conclusi da Minniti con i paesi rivieraschi, porteranno. Mi chiedo anche in che cosa si tradurrà, all’atto pratico, l’apprezzamento di Polonia, Ungheria, Austria, Slovacchia ed est-europei in generale che a parole sono solidali con Salvini ma gli immigrati non li vogliono e basta e tantomeno vogliono vedere riaprirsi la rotta balcanica. Insomma, ci sarebbe da chiedersi se dietro al dimostrare di volere tenere fede alle promesse elettorali ci sia anche una strategia per un problema enorme ed epocale come quello delle migrazioni, rimediando agli incontestabili errori del passato (ne parlerò più avanti) e facendo chiarezza sull’atteggiamento egoista ed ipocrita dei paesi europei. Comunque, nonostante mi sembri che si stia andando ad uno scontro su troppi fronti, nonostante il gesto dimostrativo debba essere gestito in modo da evitare che si trasformi in un passo irreversibile senza perdere definitivamente la faccia, nonostante senza una strategia complessiva la brutalità, oltre ad essere – almeno nell’opinione di chi scrive – disgustosa, sia anche inefficace, Salvini dimostra una volta di più evidente talento di leader e capacità politica. Può piacere o no, ma questo è ciò che piace alla maggioranza degli italiani, e il fatto che non ci piaccia non ci autorizza a ignorarlo.

Rifugiati, profughi, diritto, convenzioni: qui su Hic Rhodus se ne è parlato in abbondanza  https://ilsaltodirodi.com/tag/dossier-migrazione/e non pare il caso di ripetersi. Ma è invece il caso di dire che è

–       VERO che solo in minima parte i migranti che sbarcano in Italia scappano da paesi in guerra. Scappano da paesi devastati da miseria endemica, ma questo ne fa dei migranti economici, non dei potenziali titolari di diritto d’asilo;

–       VERO che il ricollocamento dei migranti verso altri paesi è fallito. Tra settembre 2015 e aprile 2018 in Italia sono sbarcate quasi 350.000 persone. A fronte di ciò, i piani di ricollocamento d’emergenza avviati dall’Unione europea prevedevano di ricollocare circa 35.000 richiedenti asilo dall’Italia verso altri paesi Ue: già così si sarebbe dunque trattato solo del 10% del totale degli arrivi. Inoltre, i governi europei avevano imposto condizioni stringenti per i ricollocamenti: si sarebbero potuti ricollocare solo i migranti appartenenti a nazionalità con un tasso di riconoscimento di protezione internazionale superiore al 75%, il che per l’Italia equivale soltanto a eritrei, somali e siriani;

–       VERO che gli altri paesi europei hanno accettato il ricollocamento di meno di 13.000 richiedenti asilo. La solidarietà europea sul fronte dei ricollocamenti “vale” oggi dunque solo il 4% degli sforzi italiani;

–       FALSO che le risorse finanziarie destinate dall’Europa all’Italia per far fronte all’emergenza abbiano raggiunto un livello significativo: nel 2017, per esempio, gli aiuti Ue ammontavano a meno del 2% dei costi incorsi dallo Stato italiano per gestire il fenomeno migratorio;

–       FALSO che respingendo una, due, dieci o cento navi si possa fermare il fenomeno migratorio. Vale la pena di ribadire che le Nazioni Unite prevedono che gli abitanti dell’Africa subsahariana raddoppieranno ancora, dal 1 miliardo del 2017 a 2,2 miliardi nel 2050. Se la tendenza a lasciare il proprio paese restasse la stessa degli ultimi anni (il 2,5% della popolazione), il numero di migranti internazionali provenienti dall’Africa subsahariana crescerebbe da 24 a 54 milioni. Se restasse invariata anche la propensione a raggiungere l’Europa, di questi 30 milioni di migranti in più, circa 7,5 milioni (in più rispetto agli attuali) arriverebbero in Europa entro il 2050: si tratta di circa 220.000 persone all’anno, equivalenti all’1,5% della popolazione dell’Ue e al 12% della popolazione italiana, che entrerebbero in Europa primariamente attraverso il nostro paese, per ineludibili ragioni di vicinanza geografica;

–       VERO che il sistema di accoglienza è fallimentare. L’Italia ha messo in piedi una eccellente macchina di registrazione e screening sanitario allo sbarco, ma tutto si ferma lì. Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) è stato creato già 16 anni fa con lo scopo di offrire “progetti di accoglienza integrata”, gestiti dalle associazioni del terzo settore in collaborazione con gli enti locali, ma troppo spesso questo si è tradotto in un affare per spregiudicati imprenditori dell’emergenza;

–       VERO che non esistono programmi ministeriali ufficiali e dettagliati in merito a cosa debbano contenere i programmi di integrazione culturale e come debbano essere condotti;

–       FALSO che tutti abbiano titolo a gridare “basta immigrati! Ne abbiamo troppi!”: è ben noto che solo 2.600 comuni su 8mila accolgono i migranti e che quelli coinvolti nel sistema SPRAR sono poco più di un migliaio, in un bell’esempio di scaricare sul vicino (sul vicino: non sulla bieca Germania!) un problema sgradito. Ad esempio, in Veneto se nel campo di Cona, che ha meno di 3mila abitanti, sono ospitati oltre 1.000 profughi, nella provincia veneziana 28 comuni non ospitano neanche un migrante, mentre nella ex-caserma di Bagnoli di Sopra, comune di 3.600 abitanti in provincia di Padova, vivono 800 profughi a fronte dei 460 che vivono a Padova, con i suoi 206mila abitanti (fonte).

–       VERO che i tempi di definizione di una pratica di richiesta di asilo sono eccessivamente lunghi. Le richieste d’asilo ancora da evadere a inizio 2018 sfioravano le 150.000. Continuando a esaminare le richieste agli stessi ritmi del 2017, l’Italia avrebbe bisogno di più di un anno e mezzo senza sbarchi per dare una risposta a tutti i richiedenti asilo. Ci si chiede come sia possibile che ogni mese il sistema d’asilo tedesco riesca a valutare ben 50.000 domande d’asilo rispetto alle 7.000 italiane: io credo che sia dovuto ad un approccio pragmatico che porti ad evitare di perdere troppo tempo per decidere che un albanese-kosovaro, proveniente da una regione sottoposta a tutela diretta delle NU, in cui poco manca che anche i verbali delle assemblee di condominio vengano esaminati ed approvati dall’Inviato Speciale del UNSG, non rientri nei parametri dell’aspirante rifugiato (individualmente discriminato a causa della sua etnia, religione o credo politico), e che lo stesso abbia ottime probabilità di valere  per un turco che non sia curdo, giornalista, noto oppositore di Erdogan colpito da mandato di arresto o gay (o meglio ancora tutto questo insieme). Sono casi reali riferiti a situazioni presenti qui dove abito;

–       VERO che i migranti portano via il lavoro agli Italiani. Le 4 “success story” di migranti (una nigeriana, un pakistano, un ghanese ed un camerunese) a cui insegno l’italiano e un po’di tedesco presso una struttura della Caritas hanno trovato impiego rispettivamente come cucitrice di materassi, lavapiatti, aiuto cuoco e aiutante di un contadino in un maso a 1,400 metri di altezza, tutti lavori ambitissimi da decine di italiani rimasti per colpa loro a bocca asciutta;

–       VERO, infine, che non tutti i migranti sono stinchi di santo.

e potremmo continuare a lungo, ma tutto questo serviva a dimostrare che anche se troppe volte le loro reazioni mi disgustano, almeno qualche argomento fra quelli utilizzati dai “cattivisti” ha una sua fondatezza, e non può essere ignorato.

E la risposta qual è? Come ho detto all’inizio: cattivi a prescindere, accogliamoli tutti a prescindere, la Spagna è buona a prescindere (dai muri a Ceuta e Melilla e dall’accoglienza di una nave una tantum), chi ci critica ha ragione a prescindere (da Ventimiglia e Bardonecchia, per dirne solo due), Malta è ¼ di Roma ed ha 1/6 dei suoi abitanti e quindi ha ragione a prescindere (dal fatto che abbia ottenuto un’area Search And Rescue 750 volte più grande del suo territorio per i diritti sulla pesca e poi accampando limitazioni tecniche speso non accolga le richieste di aiuto), ma non si possono chiudere i porti (FALSO: ogni Stato sovrano può decidere di chiudere le sue frontiere. Il problema è come farlo, quali Trattati applicare o denunciare, e essere preparati ad affrontarne le conseguenze diplomatiche e economiche), citazioni più o meno dotte.

Chi si oppone agli approcci muscolari per il gusto di mostrare i muscoli senza avere una strategia da opporre è velleitario allo stesso modo di Salvini, Meloni e compagnia. Una opposizione seria dovrebbe superare la fase dell’orripilato “ma non si può!” e fare una doverosa ammissione di colpa per come (non) è stato gestito un evento epocale, prima credendo che ignorandolo si sarebbe risolto da solo, quindi cercando di chiedere la stalla quando i buoi erano già scappati con i provvedimenti raffazzonati che ben conosciamo. Dopo questo bagno di concretezza, dovrebbe quindi:

–       rendersi conto, e spiegare, che l’UE ha competenze assai limitate in materia di politica estera ed interna degli stati membri (non lo hanno voluto Olanda e Francia nel 2007);

–       rendersi quindi conto, e spiegare, che i veri avversari alla redistribuzione dei migranti non sono le truci e detestate istituzioni europee (capaci peraltro di assordanti silenzi) ma gli stati nazionali, e che quindi per risolvere il problema (ve lo immaginate Orban di fronte a una richiesta di prendersi dei profughi, anche proveniente da un suo sostenitore come Salvini?) ci vorrebbe più, non meno “Europa”, anche considerato che buona parte dei migranti non intenderebbe fermarsi in Italia;

–       rendersi conto, e spiegare, che le normative riguardanti lo status di rifugiato e profugo sono figlie di un mondo uscito dalla 2^ GM in cui si contavano 55 stati a fronte dei 193 di oggi, e che quindi vanno rivedute ed aggiornate;

–       rendersi conto, e spiegare, che la gestione dell’integrazione va assunta direttamente dallo Stato, che deve definire materie, programmi e criteri di valutazione, e ove necessario affidarne l’esecuzione non a ben intenzionati volontari ma a professionisti. Parlo per esperienza diretta: insegnare una lingua ad un adulto è roba per insegnanti professionisti;

–       rendersi conto, e spiegare, che non basta enunciare delle belle idee (nel caso della normativa attuale, ad esempio, che “l’integrazione culturale e l’accettazione dei valori fondanti di democrazia, uguaglianza, parità di diritti va perseguita nell’ambito dei corsi di lingua italiana” vanno perseguite nell’ambito dei corsi di lingua), ma bisogna definirne le modalità di pratica realizzazione;

–       rendersi conto, e spiegare, che una politica dell’accoglienza non può prescindere da una politica dell’espulsione, e che per mandare a buon fine il rimpatrio di chi non ha titolo a rimanere nel nostro paese (per favore, non chiedetemi come si fa a decidere chi si e chi no: ci sono dei giudici, e delle leggi, e al momento non sono ancora le Leggi di Norimberga) sono necessari accordi bilaterali con gli stati di provenienza, la cui negoziazione deve essere energicamente perseguita avendo ben chiaro che richiede un sacco di tempo. Di accordi l’Italia ne ha che funzionano bene con Tunisia, Nigeria, Egitto e Marocco, ma con altri paesi mancano gli accordi mancano: Senegal, Gambia, Costa d’Avorio, per fare degli esempi. E senza accordi non ci sono rimpatri;

–       rendersi conto, e spiegare, anche nei paesi di origine dei migranti (esiste un servizio diplomatico, mi risulta) che l’Italia non è, non è mai stata e ben difficilmente sarà la terra delle infinite possibilità, e che quindi – anche mettendo in conto i lavori più umili e peggio pagati – ben difficilmente tutti potranno trovare un lavoro;

–       rendersi conto, e spiegare, che numeri elevati di giovani lasciati a vegetare isolati, senza nulla da fare, in attesa che qualcuno si ricordi di loro chissà quando sono destinati statisticamente a creare problemi: dopo due mesi darei di matto anche io;

–       e via cosí.

Chi trova disgustosa e sinistramente minacciosa la politica della ruspa e del respingimento, la politica dello scaricare sul diverso tutto l’astio e le paure che ci attanagliano e le colpe soprattutto nostre di una disastrosa situazione economica, dovrebbe insomma rendersi conto, e spiegare per primo a sé stesso, che il problema esiste, che è grosso, che è destinato a durare negli anni e che richiede soluzioni pratiche, umane e dignitose e soprattutto sostenibili, non fiaccolate e girotondi di solidarietà o post su facebook. E che così come le mirabolanti promesse di rimpatri di massa e di chiusura dei porti risultano grandemente ridimensionate da un minimamente serio esame di fattibilità logistica, economica e politica, lo stesso vale anche, e a maggior ragione, per le proposte “buone”.

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