L’unico modo è metterci la faccia

Saviano non mi piace moltissimo, anche se provo rispetto per lui e quello che rappresenta. È stato querelato da Salvini ma insiste. Non voglio entrare nel merito ma far notare che potrebbe aspettare tranquillamente che passi la nottata (una lunga nottata, temo…). I soldi non gli mancano, i quotidiani disponibili a ospitare suoi testi neppure, e stando zitto, e non irritando il nostro protoDuce, non rischierebbe di farsi togliere la scorta, di spendere soldi per tribunali… Saviano ci mette la faccia. Non china la testa di fronte a un potere fascista che intende zittire gli intellettuali critici.

Boeri invece mi piace molto: serio e competente, esattamente il prototipo del nemico giurato del protoDuce che ha strepitato per rimuoverlo dalla sua carica all’INPS (che svolge benissimo). La colpa di Boeri è di non avere piegato la testa; il suo ruolo di intellettuale imprestato al servizio della collettività gli impone di parlare chiaro, non già contro un Governo, ma contro l’idiozia. Se l’idiozia si scaglia con rabbia contro la realtà che Boeri rappresenta, allora Boeri non fa un passo indietro, semmai per tenersi stretta la famigerata poltrona di cui blaterano i qualunquisti di destra, ma ribadisce i dati, conferma le opinioni e ha parole sprezzanti per il protoDuce e il suo protoGerarchetto che si occupa – dice lui – di lavoro.

Cottarelli – uno di quelli che in Italia gridano nel deserto – prova a parlare di debito pubblico; qualcuno dovrà pure fare questo sporco lavoro mentre tutti sono indaffarati a contare i morti in mare. Anche Cottarelli ci mette la faccia, come ha peraltro sempre fatto, col suo tono moderato da signore d’altri tempi.

Incominciano a mettere la faccia diversi attivisti di diritti civili, come peraltro hanno sempre fatto, alcuni giornalisti e, in particolare, un ristretto numero di testate, e, senza far torto a nessuno, diversi (pochi) altri.

Il “mettere la faccia” ha un significato preciso:

  • chi lo fa è un intellettuale (nel senso chiarito poco tempo fa su HR) che esprime liberamente un pensiero di rilevanza sociale, riguardi i conti pubblici, i migranti o altro;
  • chi lo fa corre dei rischi: può essere oggetto di denunce, di purghe, comunque di linciaggi morali pesanti;
  • chi lo fa non inveisce, non fa battute, non usa strumenti retorici prepolitici ma, al contrario, propone argomenti, dati, ragionamenti logici;
  • soprattutto, oggi, chi lo fa sa di essere perdente. Oggi gli intellettuali che ci mettono la faccia sono quattro gatti mortificati e umiliati, ma non per questo desistono. Meglio umiliati che omologati.

Chi vi sta scrivendo pensa che questa sia la strada, l’unica in questo momento oscuro.

La vorrei chiamare strada “dei 100 fuochi”.

Questo governo umilierà l’intelligenza di milioni di cittadini; limiterà i diritti di innumerevoli donne, uomini e omosessuali; punirà la cultura; rovinerà la già fragile democrazia; metterà la mordacchia all’informazione; farà salire paurosamente il debito e lo spread, fuggire le imprese e rovinare la nostra economia. E aggiungete pure a piacere. Cosa aspettarsi? Almeno inizialmente applusi dal popolo bue: evviva i migranti fermati e se muoiono cazzi loro; evviva le botte agli insegnanti, categoria notoriamente privilegiata; chi se ne frega del debito, dobbiamo spendere, bravi, bis! Quanto durerà quest’onda nera? Difficile dirlo. Il governo dovrà pur passare, dopo l’estate, dalle dichiarazioni più o meno roboanti all’adempimento delle numerose (e onerose) promesse elettorali, a partire da Flat Tax fino a Reddito di cittadinanza. Oh, certo, sappiamo bene che la prima, la primissima reazione del protoDuce e del protoGerarchetto sarà: “è colpa dei poteri forti”, come pateticamente abbiamo sentito proprio da pochissimo, su una questione di minore importanza. E sappiamo che inizialmente il 100% dei proto fascisti (in crescita, secondo i sondaggi) crederanno sia vero. La curva dei babbei, però, è destinata a calare, panzana dopo panzana, scusa patetica dopo scusa patetica. E quando gli italiani vedranno che la loro bella convenienza va sfumando, una parte inizierà a riaccendere i due neuroni e a pensare che forse non hanno fatto un buon affare. Ma non saprei, ora, dire se la curva scenderà rapidamente o lentamente. e non saprei dire, ora, se una stretta autoritaria non sostituirà rapidamente l’impossibilità a mantenere promesse e parvenze democratiche.

Ecco. Questo è il processo che ci attende, da parte Loro. Il processo Nostro, in risposta, sarà metterci la faccia, avere coraggio, spiegare, argomentare, affrontare la realtà senza retorica (loro sono troppo più bravi di noi), senza falsità (loro sono imbattibili) e, specialmente, specialmente, specialmente, con pazienza inclusiva.

Facciamole pure le analisi sulle colpe: Berlusconi, Renzi, il PD, Bersani… fatela voi la lista, io la firmo e mi sottopongo a pubblica flagellazione per quanto di mia responsabilità. Dopodiché smettiamola.

Basta colpe, dopo la fustigazione pubblica basta divisioni: comunisti e liberali, terroni e polentoni, vegani e cacciatori, imprenditori e dipendenti, senza negare i propri ruoli e le proprie idee, senza cambiare una virgola della propria visione del mondo devono incontrarsi su questo unico punto: accendere 100 fuochi contro il governo fascista: nelle scuole, negli ospedali, nelle fabbriche, nei giornali, sul web, soprattutto sul web, i 100 fuochi dell’opposizione devono manifestarsi mettendo la faccia.

La forza devastante dell’omologazione sarà difficile da fronteggiare, ma solo 100 fuochi di ragionevolezza, inclusione, resistenza critica potranno, forse (e solo forse) salvarci.


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Leggete il testo completo su Repubblica.

P.S. Questo post è stato scritto diversi giorni prima della dichiarazione di Saviano (a ciascuno il suo).