Arriva sul serio il Grande Fratello?

Il Grande Fratello ti osserva (G. Orwell, 1984)

Il ddl 264 in discussione alla Commissione Affari Costituzionali del Senato titola Norme in materia di videosorveglianza negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia nonché presso le strutture socio-assistenziali per anziani, disabili e minori in situazioni di disagio. È un notiziola di basso profilo e scarso interesse in questi giorni, e farete fatica a trovarla sui giornali, eppure merita una piccola considerazione per chi teme il dilagare della sorveglianza a scapito della libertà (un tema sul quale sono già intervenuto in passato, QUI e QUI). Con tutte le cautele possibili, il ddl consente di videosorvegliare asili e luoghi per anziani per impedire angherie e maltrattamenti. Una sicurezza in più per gli ospiti contro maestre-streghe e inservienti-orchi? O una delega per genitori e parenti distratti?

Il bambino maltrattato è chiaramente e facilmente visibile in un contesto familiare attento, e l’anziano angariato sarebbe immediatamente riconosciuto in un contesto parentale non distratto. Questa delega alla sorveglianza altrui è frutto della perdita generalizzata di legami forti, di famiglie inclusive, di vicinati attivi. Se l’anziano non ha parenti, o se la famiglia di un minore è per qualunque motivo incapace di svolgere il ruolo genitoriale, i servizi sociali sarebbero più che sufficienti a svolgere controlli ad hoc su segnalazione di altri genitori, di altri parenti, di vicini, visitatori, di una comunità accogliente e attenta che, con tutta evidenza, non c’è più.

Tutto questo – a mio avviso – è gravemente pericoloso, perché la deriva del controllo, sempre per buonissime cause, certamente, potrebbe non trovare chiari argini: perché non controllare i luoghi di lavoro per impedire molestie sessuali? Perché non sorvegliare i locali pubblici per impedire gli stupri, le scuole superiori per impedire il bullismo, i negozi per impedire il taccheggio, i quartieri a rischio per impedire lo spaccio (in realtà, in parte, queste sorveglianze, in forme diverse, già avvengono)?

Ma allora, perché non tagliare la testa al toro e, anziché i luoghi, non tenere monitorate le persone? Il microchip sotto pelle non potrebbe essere una soluzione davvero fantastica? Non sarebbe altro che l’evoluzione degli rfid (frequenze radio) della carta di credito, della geolocalizzazione tramite telefono mobile, dei microchip obbligatori per il nostro cane… Immaginate anche la comodità: tutti i vostri dati identificativi, carte di credito, password, tutto in un microchip che vi consentirebbe di svolgere molteplici operazioni in tutta tranquillità ma, specialmente, abbattimento del crimine perché tutti saremmo tracciati permanentemente. Arrivano i migranti col barcone? ZAC! Prima cosa un bel chip sottopelle, vediamo poi se scappano dai centri di accoglienza e se vanno a spacciare droga! I rom? ZAC il chip, e vediamo se non la smettono coi furti in appartamento! I Black Blok? ZAC! I dissidenti? ZAC! ZAC!! Le zecche comuniste? ZAC! ZAC!! ZAC!!!

Un mondo senza estremisti, senza molestatori, stupratori, venditori abusivi, ladruncoli, facinorosi, bulli, falsi gladiatori, malviventi e disubbidienti di ogni tipo. ZAC ZAC ZAC!

Questo mondo sarebbe già possibile oggi, se non ci fossero barriere democratiche insuperabili: i sindacati che temono il controllo sui lavoratori, i partiti democratici che temono controlli autoritari… Ma sapete cosa succederà? Che il microchip (o qualunque sia la diavoleria utile alla bisogna) diventerà di moda; sarà voluto, richiesto dai cittadini, diverrà di moda, sarà una figata pazzesca (in Svezia già sta accadendo); poi basterà qualche fatto eclatante, un attentato islamista, una cruenta rapina, un’ondata di stranieri assassini che “guarda caso” arriverà al momento giusto per far dire, a un governo casualmente di destra, che il microchip sarà un bene per tutti, una necessità, e quindi un obbligo.

Per ora ci accontentiamo delle videosorveglianze, così intanto ci facciamo l’abitudine. Con attenzione alla privacy così il garante è contento; non contro i lavoratori così i sindacati non brontolano; sui pargoletti così i genitori distratti e indaffarati non possono dire di no… Ma più siamo sorvegliati e meno siamo liberi. 

Occorre che sia chiaro questo trade off fra sorveglianza e libertà. Io che non ho nulla da temere e sono ligio alle leggi, sono purtuttavia meno libero poiché controllato. Giro per la strada e cento occhi registrano i miei movimenti; ho il cellulare in tasca e sono geolocalizzato; uso la carta di credito e vengo identificato. Sono più sicuro, ho servizi comodi una volta inimmaginabili, ma i miei spazi di libertà sono esigui, la possibilità di scegliere se trasgredire mi viene tolta, il mio comportamento corretto diviene il frutto di una costrizione che, domani, potrebbe estendersi alle disubbidienze, alle contestazioni, al manifestare dissensi anche con comportamenti “non conformi”.

Delegare agli altri la legalità diffusa, delegare a un grande occhio la sicurezza di tutti comporta una costrizione alla legalità che può facilmente tradursi in costrizione all’omologazione, e questo – raccontato in così tante storie di futuri distopici da apparire reale e prossimo – mi spaventa moltissimo.

Riferimenti: