I sindacati strillano, ma sono falsi come una moneta da tre Euro

Annamaria Furlan, segretaria generale Cisl, ha scandito ieri, a Piazza Santi Apostoli di Roma:

Noi non vogliamo lasciare per terra nessun lavoratore e nessuna lavoratrice. Da Alitalia all’Ilva vogliamo esuberi zero e piani industriali seri e importanti che diano prospettive.

Analoghi gli altri sindacalisti, in questa lotta disperata per salvare il salvabile del disastro industriale italiano. E hanno ragione; sono sindacati, che devono dire? Ma, nella fattispecie, sono sindacati italiani, vale a dire un tipo di corporazione assai particolare come ha spiegato Alberto Baldissera in diversi articoli su questo blog (andateli a cercare, sono molto chiari e utili). Abituati alla concertazione, all’infinito aiuto di stato, con la complicità di una classe industriale pessima, altrettanto abituata a galleggiare fra un ministero e un condono, un rinvio e un assessore compiacente. L’Italia ha funzionato benissimo quando l’Europa era lontana, il debito irrisorio, il Paese da ricostruire da capo a piedi e gli americani desiderosi di impedire il nostro scivolamento nel blocco sovietico. Era una pacchia: grandi opere, lavoro per tutti, la Seicento e la tv in salotto, e poi il piano inclinato: sempre più gente nelle Ferrovie, alle Poste, nelle Regioni, tanto si svalutava, si pagava con le lirette e non c’era nessun burocrate di Bruxelles a mandarci dictat non ignorabili. È a quell’Italia là che pensano i sovranisti. Una nazione di furbetti dove le tasse non si pagavano e lo stato chiudeva un occhio, perché conveniva a tutti. Dove la Fiat di Agnelli dettava le regole ed esternalizzava tutti i costi, economici e sociali. 

Tutte le fiabe sull’Italia, dal “miracolo economico” al “genio italico”, dagli “italiani brava gente” alla “culla artistica” sono tutte balle, nessuna esclusa. Incluso il ruolo eroico della Resistenza (che ebbe un’importanza militare limitatissima), incluso il Presidente più amato dagli italiani, la Costituzione più bella del mondo e l’invidia che genereremmo all’estero per il fatto che siamo italiani, sinonimo di figaggine. Tutte balle; una parte le abbiamo smontate qui su HR, per le altre, onestamente, ci cadono le braccia. La realtà storica è diversa, e se il presente è il frutto di ciò che abbiamo seminato nel passato, aprite gli occhi e riconsiderate quanti e quali errori abbiamo compiuto, anno dopo anno, decennio dopo decennio, per arrivare dove siamo ora: con un governo asfittico, senza profilo, senza capacità, che non ha la più pallida idea di come uscire dalle spaventose crisi dell’Alitalia e dell’Ilva, per nominare solo le due più drammatiche. Un Paese che non ha imprenditori capaci ma solo rapaci. Che non ha una classe dirigente locale decente. Dove si è aperto un allucinante dibattito (interamente fasullo) sul MES, come al solito cadendo dal pero con la solita sceneggiata italiana: il MES? Noi non c’eravamo, non sapevamo, ci hanno ingannato (leggete l’articolo di ieri di Ottonieri)…

Con questi politici non ne usciremo mai. Con i 5 Stelle siamo morti che camminano perché i pentastellati non hanno alcuna cultura politica, democratica, industriale, economica, finanziaria… Non hanno alcuna cultura. Non hanno capacità di visione sistemica, sono statalisti per incultura, neppure per scelta, e credono veramente che ciascun problema complesso abbia soluzioni semplici. E il PD di Zingaretti, ormai sulla strada della trasformazione in ectoplasma, ha definitivamente rinunciato a qualunque ruolo di guida riformista, di punto di riferimento per i socialdemocratici e i liberali che ormai disperano di trovare una casa capace di rappresentarli.

Mi fanno ridere (amaramente) i sindacati che urlano in piazza, colpevoli con premeditazione di questa situazione, come i politici locali, ingrassatisi per anni coi soldi della collettività buttati dalla finestra . Mi fanno ridere, e disperare; continuano nella loro sceneggiata, facili difensori (a parole) di diritti vuoti di senso, di promesse che sono vento, di illusioni ridicole.

E vi dico che siamo fritti, come la paranza, come le banane fritte, come le patatine, come gli anelli di cipolla. L’unica soluzione, oggi, è lacrime e sangue. Coi sindacati, i politici, gli amministratori locali, i rappresentanti di ogni categoria rilevante, stretti in un patto ferreo di sangue, sudore e merda per salvare, con un decennio di sacrifici, quel che resta della nostra industria, della nostra capacità produttiva, della nostra politica estera, del nostro ambiente, della nostra gioventù. Il che – è ovvio – equivale a dire che siamo fritti.