Pensare la Democrazia nel Terzo Millennio. 11 – La malvagità

Una serie di punti chiave, chiari, ineludibili, per ripensare la politica, da tempo scomparsa in Italia e – probabilmente – in stato comatoso in tutto l’Occidente. Una serie di punti che riteniamo fondamentali, in ordine logico, che proporremo in diverse puntate ravvicinate. In questa undicesima puntata: la malvagità.

Invitiamo tutti i lettori a dibattere questi temi scrivendo suggerimenti e critiche nei commenti.

11. La malvagità esiste come conseguenza di un cattivo funzionamento di uno dei punti precedenti. Solitamente è conseguenza di stupidità e ignoranza, ma nei casi necessari la società ha il dovere di risolvere alla radice, e velocemente, la causa del male. Non voglio disconoscere anche una causa “organica” al male: ormai sappiamo che il cervello è una sorta di laboratorio chimico produttore di ogni stato d’animo, e possiamo anche immaginare una veramente esigua minoranza di individui che fanno il male per un problema, forse irrisolvibile, di carattere organico; oppure – se rifiutate questo approccio organicista – individui che fanno il male per un irrecuperabile mostruoso trauma infantile. O quello che vi pare. Ciò che intendiamo dire è questo: poniamo pure (non ci interessa) che ci sia un’infima percentuale di persone pericolose e malvagie che, per una qualunque ragione, sono irrecuperabili. Tutte le altre persone che fanno del male – questo sosteniamo – lo fanno solo per una delle seguenti ragioni: perché stupide, perché ignoranti, perché costrette, o per un insieme di queste cause.

11.1 Le eventuali persone malvagie irrecuperabili, ammesso e non concesso che si possa dimostrare che sono irrecuperabili, vanno messe in condizione di non nuocere alla società; decidete voi come ma qui smettiamo di interessarci al loro destino. Poiché però non crediamo ci sia accordo sull’irrecuperabilità degli individui malvagi, crediamo che i) ce li dobbiamo tenere e ii) ci dobbiamo nel contempo proteggere, nel mentre iii) cerchiamo forme adeguate di recupero (con farmaci, terapie psicologiche, esperienze rieducative…). Il punto centrale è la difesa della società. Se ci dobbiamo difendere dagli stupidi e dagli ignoranti dobbiamo anche identificare, isolare rendere innocui i malvagi considerati irrecuperabili o dei quali ipotizziamo, auspichiamo un recupero. Una giustizia giusta a protezione della collettività, con braccia investigative adeguate, è evidentemente imprescindibile in una società razionale e democratica. Lasciar correre, non investire in sicurezza, abbandonare le periferie allo spaccio e alla prostituzione, lasciare impuniti crimini odiosi, è il modo migliore per favorire reazioni populiste, giustizialiste, e infine antidemocratiche.

11.2 Alla malvagità derivante dalla stupidità e dall’ignoranza si contrappone una lotta alla stupidità e all’ignoranza, essendo la malvagità semplicemente una loro conseguenza.

11.3 C’è anche la malvagità indotta dalla necessità. Non il banale rubare perché si ha fame (questa non la chiameremmo malvagità) ma perché circostanze della vita ti hanno condotto in luoghi malvagi, e in seguito hai dovuto assuefarti ad essi, per sopravvivere. Crediamo che l’esempio più chiaro riguardi molti immigrati che diventano preda di cosche mafiose, di racket, di malfattori. Dubitiamo che questi migranti abbiano scelto di venire in Italia per delinquere; ma il loro destino si è incontrato con uno Stato assente, distratto, pauroso dell’opinione pubblica, semmai punitore a vanvera. Abbandonati a loro stessi, senza speranze e senza possibilità di costruirsi un progetto di vita, molti di questi finiscono per compiere azioni che probabilmente non avrebbero voluto, in circostanze migliori, e quindi – complice anche l’ignoranza, perché no? – possono compiere delitti che turbano l’opinione pubblica, in un circolo vizioso che produce solo più emarginazione e più dolore. 

11.4 Uno stato democratico, intelligente, razionale, promuove la rimozione delle cause che possono creare stati di necessità e deriva malavitosa. In generale il proibizionismo e ogni legge liberticida inducono conseguenze malavitose e tendenzialmente violente. Queste leggi creano consenso perché inducono paura; la paura dei migranti violenti viene combattuta con leggi antimigranti assolutamente inefficaci che portano molti di costoro a delinquere, e ciò induce taluni a indicare, in tale delinquere, la necessità di quella legge. Così in tema di droga. Così in tema di aborto e fine vita. Così in tutti i temi sociali in cui, anziché una risposta sociale (economica, educativa…) si punta a una cieca e stolida repressione, che intasa inutilmente il lavoro dei magistrati e sovraffolla le galere, in una spirale discendente dove le vittime sono anche quelle finite nelle maglie di una giustizia ingiusta [Cap. 8].

11.5 Combattere le ingiustizie, abolire le leggi proibizioniste, ripensare all’immigrazione, non sono temi “di sinistra”, né temi “giusti” sotto il profilo morale, ma semplicemente comportamenti logici, razionali, di efficacia e pace sociale. Abolire le ingiustizie significa limitare la povertà, l’umiliazione, l’ignoranza, l’emarginazione, e quindi diminuire il malaffare, la violenza, l’insicurezza sociale e, di conseguenza, migliorare la convivenza e le fortune del nostro Paese. È naturalmente una cosa splendida che associazioni filantropiche si occupino di senzatetto, emarginati e immigrati, ma è lo Stato che deve essere l’attore principale delle rimozione delle ingiustizie proprio per la visione democratica che deve avere, cioè una visione di pace e armonia sociale, capitale sociale correttamente impiegato, efficacia ed efficienza dei meccanismi sociali, protezione dei diritti degli individui e, in conclusione, un migliorato livello di benessere per tutti.

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