Il programma economico di Renzi: diverse buone idee, ora servono i fatti

Con un comunicato dell’8 aprile scorso, il Governo Renzi ha annunciato l’approvazione del DEF, il Documento di Economia e Finanza che rappresenta di fatto il programma economico della nuova squadra capitanata da Renzi, Padoan e Delrio. Dal momento che si tratta del primo documento del genere elaborato dall’insediamento dell’attuale Governo, il suo valore sta ovviamente anche nelle linee strategiche che traccia per i prossimi anni, sempre che si dimostri possibile a Renzi dare continuità alla sua linea di governo. Analizzare il lungo documento in tutti i suoi aspetti, e verificare la coerenza del programma in esso tracciato con i provvedimenti legislativi ed esecutivi che saranno realizzati, richiederà tempo e potrà essere argomento di più di un post; in questo vorrei esporre qualche considerazione “a volo d’uccello”, anche in virtù del fatto che di molti dei temi al centro del documento ci siamo già occupati anche qui su Hic Rhodus.

Cominciando dai titoli, su priorità e obiettivi non ho molti dubbi, ma sull’esecuzione qualche dubbio è lecito; vediamone alcuni:

  • Revisione della spesa, con obiettivi dichiarati di 4,5 miliardi per il 2014, e poi “fino a 17 per il 2015 e 32 per il 2016 rispetto al tendenziale”. Obiettivi importanti, ma certo quelle paroline “fino a” e “rispetto al tendenziale” fanno drizzare le orecchie: da molti anni, i tagli “rispetto alla spesa tendenziale” sono stati un ottimo modo per aumentare la spesa facendo finta di fare il contrario (v. questo nostro post di qualche tempo fa).
  • Revisione della fiscalità, “innanzitutto attraverso la riduzione del cuneo fiscale”. Anche qui niente da dire, se non che “revisione” non vuol dire “riduzione”, e i contenuti della legge delega fiscale, alla quale si fa riferimento, non sarà fatta solo di regali, e trovare le coperture a regime non sarà banale, visto che che Renzi si è impegnato a includere anche gli “incapienti” tra i beneficiari delle misure già annunciate.
  • Privatizzazioni, con l’obiettivo di garantire entrate “attorno a 0,7 punti percentuali del PIL all’anno dal 2014 e per i tre anni successivi”. Qui, oltre a dover fare i conti col mercato, bisogna approfondire le strategie di privatizzazione.
  • Semplificazione del mercato del lavoro, “attraverso il Jobs Act”, che richiederebbe un’analisi a sé. Su questo complicatissimo terreno, caratterizzato da un precariato diffuso, da protezioni estremamente difformi tra diverse categorie, da esigenze di inserimento per tanti giovani e di reinserimento per tanti “senior”, le misure da prendere sono sempre controverse e implicano una “negoziazione” tra diversi interessi, tutelati o non tutelati.

Tutto questo dovrebbe accompagnare e completare il programma di riforme istituzionali, di cui non mi occuperei qui per non mettere troppa carne al fuoco. Personalmente, nel complesso sono abbastanza d’accordo con la linea dichiarata del governo Renzi, e credo che le resistenze che lui si attende dalla burocrazia, dai sindacati, dagli enti locali, eccetera, non siano solo un espediente retorico dell’ex sindaco per presentarsi come il deus ex machina di un’Italia impastoiata da un nodo gordiano di egoismi incrociati, ma costituiscano un’inerzia che nel suo complesso, pur difendendo interessi anche legittimi (ma talvolta non legittimi), ha da tempo effetti pesantemente negativi sul Paese. La spada di Alessandro Magno a volte serve davvero.

Piuttosto, resta da verificare quanto di questo programma Renzi sarà in grado di realizzare, anche perché il sostegno del suo governo è fragile, minacciato dall’esterno ma soprattutto dall’interno: il 13 aprile, in una convention della minoranza del PD, è sceso in campo Massimo D’Alema, che ha proclamato di non riconoscersi in un ruolo di minoranza e di voler riconquistare, insieme alla sinistra PD, il controllo del partito; è chiaro insomma che gli avversari politici interni non risparmieranno ostacoli a Renzi anche nel suo operato come Presidente del Consiglio. In realtà, non è solo l’incerto orizzonte temporale del Governo a suscitare dubbi sul programma di Renzi, ma è anche la distanza non insignificante tra gli obiettivi dichiarati e le misure che sono realisticamente realizzabili da subito per avviare il percorso di riforme. Sui temi elencati sopra, cosa sta davvero facendo Renzi? O almeno, cosa è verosimile che riesca a fare nel 2014, visto che non possiamo escludere di tornare alle urne nel 2015?

Vediamo su alcuni punti qualificanti quanto del programma complessivo del DEF è collocato nel 2014 e comunque a breve termine:

  • Revisione della spesa: in generale, l’obiettivo di ridurre la spesa di 4,5 miliardi di Euro nel 2014 non sembra una passeggiata, visto che siamo già nella seconda metà di aprile. Un intervento potenzialmente efficace è quello che prevede di ridurre le “stazioni appaltanti” per l’acquisto di beni e servizi (lo stesso  DEF le valuta in circa 32.000) e di ricorrere alla CONSIP per razionalizzare gli acquisti. Già nel 2013, secondo i dati pubblicati come allegato al DEF, il ricorso alle convenzioni CONSIP per gli acquisti ha garantito un risparmio diretto di 600 milioni circa, e un risparmio complessivo di 4,8 miliardi conteggiando anche quello che il documento descrive come “effetto benchmark”. Su quest’ultima cifra mi permetto di conservare una certa prudenza, ma è certamente vero che centralizzare gli acquisti sarebbe estremamente logico e potrebbe condurre a risparmi notevoli (o, se vogliamo dirla diversamente, finora le modalità di appalto seguite dalla PA sono state enormemente inefficienti e inutilmente onerose). Oltre a questo risparmio di cui non è facile fornire una precisa quantificazione ex ante, e alla ben nota riduzione degli stipendi dei dirigenti pubblici, non sarà facile ottenere risparmi consistenti, e la stima di 4,5 miliardi al momento mi sembra scritta sulla sabbia.
  • Prelievi straordinari: eh, sì. Naturalmente un capitolo di questo genere nel DEF non esiste, ma a mio modo di vedere di nuove tasse ce ne sono. Una è quella, forse inattesa ma non ingiustificata, è quella che colpisce le banche detentrici di quote della Banca d’Italia, le quali (se la loro azione di lobbying non avrà successo) dovranno pagare un miliardo di tasse in più sulle plusvalenze relative alle quote della BI. Vale la pena di osservare che, come avevamo discusso a suo tempo, l’operazione di rivalutazione delle quote offriva diversi cospicui regali alle banche, uno dei quali consisteva appunto in una tassazione agevolata (al 12%) delle plusvalenze; quello che sta facendo Renzi è riprendersi almeno questo regalo firmato dal precedente governo. Ovviamente, questa è una misura una tantum e non strutturale, il che dovrebbe far suonare un altro campanello d’allarme. Poi ci sono gli interventi sulle pensioni, sotto forma di un taglio alle indicizzazioni delle pensioni superiori a 19.321 Euro l’anno, e di un “contributo di solidarietà” per le pensioni superiori a 90.000 Euro l’anno. Indipendentemente dagli importi, entrambi questi prelievi sono a mio avviso ingiustificati, iniqui e al limite dell’incostituzionalità, perché colpiscono selettivamente una categoria senza alcuna giustificazione se non quella che è possibile colpirla. Abbiamo discusso altrove come sarebbe invece possibile applicare in modo equo un prelievo sulle pensioni non giustificate da contributi congrui (ma temo che le prime sarebbero quelle dei politici).
  • Privatizzazioni e dismissioni: un capitolo teoricamente di notevole importanza, specie perché prevede la cessione di quote in importanti imprese pubbliche: “Il Governo sta valutando l’opportunità di mettere in vendita quote di società pubbliche preservando però la quota di controllo delle stesse. Le società coinvolte nell’operazione di valorizzazione degli asset sono le società a partecipazione diretta quali ENI166, STMicroelectonics, ENAV, nonché le società in cui lo Stato detiene partecipazioni indirette tramite CDP quali SACE, FINCANTIERI, CDP Rieti, TAG, e tramite Ferrovie dello Stato in Grandi Stazioni – Cento Stazioni”. L’operazione dovrebbe partire da Poste Italiane ed ENAV, per le quali comunque un piano preciso di privatizzazione sia pure parziale ancora non c’è. Viceversa, dovrebbe rientrare già nel bilancio 2014 la dismissione di immobili pubblici per 500 milioni di Euro, ma l’operazione dovrebbe consistere nella cessione a un fondo chiuso immobiliare che sarà sottoscritto al 100% dall’INAIL. Insomma, per ora di afflusso di soldi “veri” non se ne parla.
  • Personale della PA: il DEF e la Legge di Stabilità prevedono che le varie “potranno procedere al turn-over del personale nella misura: i) del 20 per cento per il 2014 e del 40 per cento per l’anno 2015; ii) del 60 per cento per l’anno 2016; iii) dell’80 per cento per l’anno 2017; iv) del 100 per cento a decorrere dall’anno 2018”. Si pone insomma un limite all’allegra inclinazione del ministro Madia ad auspicare sostanziosi ingressi di giovani tra le fila dei dipendenti pubblici; è peraltro chiaro che ridurre e razionalizzare la spesa della PA implica anche ridurne gli organici spesso pletorici, e non solo né principalmente a livello centrale.

Ci sarebbe molto altro da dire, e in realtà un’analisi approfondita del DEF richiederebbe più tempo e spazio di quello che gli abbiamo dedicato qui. La sintesi che farei, peraltro riscontrabile anche in altri commenti, è che le linee indicate dal DEF sono condivisibili, anche là dove si discostano dall’ovvio, con alcune eccezioni isolate come quelle relative alle pensioni. Tuttavia, nella maggior parte le coperture a breve per le misure di riduzione del cuneo fiscale non sono strutturali, e come spesso accade le voci strutturali sono rinviate agli anni successivi e a provvedimenti ancora da scrivere. Il rischio concreto è che le intenzioni dichiarate vengano diluite e insabbiate dal fuoco incrociato che il Governo dovrà affrontare in Parlamento e fuori, e che alla fine si finisca per approfittare della riduzione degli interessi da pagare sul debito consentita dalle aste anche di questi giorni, utilizzandola per finanziare la spesa anziché ridurre il debito come sarebbe assolutamente necessario. Senza cospicui tagli alla spesa pubblica le finanze dello Stato non si risaneranno mai; se c’è un limite nella linea indicata dal DEF mi sembra inoltre principalmente consistere nella scarsa incisività con cui si trattano le spese delle Amministrazioni Locali, che invece costituiscono (con le grandi differenze che si riscontrano tra le diverse realtà locali) la prima e più consistente falla nel bilancio pubblico, se si esclude il settore previdenziale.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...