Patrimoniale? No grazie. Anzi, c’è già!

Ormai da tempo, ogni volta che nel dibattito politico si discute su come reperire risorse (e talvolta anche quando si parla d’altro), riaffiora l’ipotesi di imporre agli italiani una tassa patrimoniale. Anche adesso, dopo che la Commissione Europea ha pubblicato le sue “raccomandazioni” all’Italia sulla base del programma economico e di riforme presentato dal Governo Renzi, si comincia a discutere su cosa significherà per l’Italia ottemperare alla richiesta di “rafforzare le misure di bilancio per il 2014 alla luce dell’emergere di uno scarto rispetto ai requisiti del patto di stabilità e crescita”. In sostanza, in autunno potremo trovarci di fronte all’ennesima “manovra” finanziaria. Dove trovare i soldi? Saranno come al solito aumentate le tasse? Per molti, la migliore risposta a questa domanda sarebbe istituire appunto una Patrimoniale, che peraltro da alcuni sarebbe vista anche come strumento per una maggiore equità. Vediamo quindi di analizzare meglio la faccenda.

Innanzitutto, vale la pena di osservare che nelle citate raccomandazioni della Commissione Europea a proposito delle tasse si osserva (sicuri?) che c’è il margine per “trasferire ulteriormente il carico fiscale dai fattori produttivi ai consumi, ai beni immobili e all’ambiente, nel rispetto degli obiettivi di bilancio”, e, per quanto riguarda le tasse sulla casa, consiglia “una revisione dei valori catastali in linea con gli attuali valori di mercato”, ovviamente non solo per ragioni di equità, ma anche per aumentare il gettito fiscale. Insomma, la TASI sarebbe solo l’inizio, e in effetti il Governo ha appena avviato appunto la riforma del Catasto.

Ma va detto che per alcuni la Patrimoniale dovrebbe essere ben altro. Già ai tempi del Governo Monti, SEL aveva proposto una Patrimoniale “una tantum” da 200 miliardi di Euro, e una “biennale” da 10 miliardi a volta, una specie di salasso ricorrente, naturalmente a danno dei “ricchi”. Ma anche nel PD c’è chi auspica una Patrimoniale pesantissima: ricorderete l’ex ministro Barca che, cadendo in un tranello telefonico, affermò di ritenere necessaria una Patrimoniale da 400 miliardi. Una cifra colossale, insomma. Ma a ritenere che ai “ricchi italiani” debba essere imposta una Patrimoniale non è solo la sinistra italiana: più o meno ad alta voce, questa opinione è stata espressa più volte dalla Germania, e in particolare dalla Bundesbank. D’altronde, siamo stati noi italiani a sostenere che per valutare la solidità di un Paese non si deve considerare solo il debito pubblico, ma anche il debito privato, no? Non c’è quindi da sorprendersi se i nostri partner europei finiscono per concluderne che debba essere il patrimonio privato dei cittadini a pagare l’enorme debito pubblico.

In effetti, la Bundesbank un modo abbastanza sottile per suggerire questa necessità l’ha trovato già a marzo 2013, quando nell’ambito di un programma europeo di rilevazione della ricchezza delle famiglie (noi di Hic Rhodus abbiamo già commentato i dati raccolti dalla Banca d’Italia in un post di qualche tempo fa) hanno presentato alla stampa i risultati della ricerca relativa alle famiglie tedesche mettendo a confronto i dati sui patrimoni familiari in Germania, Francia, Spagna e Italia. Dato che la presentazione originale è in tedesco, riportiamo qui sotto una tabella tradotta:

ricchezza famiglie in Europa

Fonte: Bundesbank, 2013

Un chiarimento, per i non esperti di Statistica: il patrimonio medio è pari al patrimonio totale diviso per il numero delle famiglie, mentre il patrimonio mediano è quello delle famiglie che si trovano “al centro” della distribuzione. Maggiore è la differenza tra i due valori (come nel caso tedesco), più diseguale è la ripartizione della ricchezza. Come si vede, in Spagna e Italia, dove c’è la maggiore quota di famiglie proprietarie di casa, il patrimonio familiare è (o sarebbe: questi dati meriterebbero una verifica e un’analisi apposta, ma non è questa la sede) più alto. Inutile dire che questo tipo di comunicazioni da parte della Bundesbank non ha esattamente l’effetto di convincere il tedesco medio (o mediano) della necessità di essere solidale con spagnoli e italiani. Un’analisi più dettagliata di quanto noi italiani siamo ricchi si trova in un articolo di un economista indipendente che arriva alla conclusione che quindi potremmo uscire dall’Euro senza troppi danni (anche di questo miraggio dell’Euro-exit abbiamo già parlato). Insomma, tutti d’accordo, egualitaristi di sinistra e “poteri forti” di Eurolandia: per l’Italia ci vuole una sostanziosa Patrimoniale, magari con un prelievo forzoso dai conti correnti come ipotizzato qualche mese fa dal Fondo Monetario, che d’altronde in un suo paper considera una tassa patrimoniale sugli immobili il tipo di tassazione più equo e sostenibile. Eppure, signori della Corte, io mi oppongo, allineandomi ad esempio alle opinioni espresse da Giavazzi e  Alesina sul Corriere. E per diverse (buone) ragioni:

  1. Una Patrimoniale in Italia si innesterebbe su un livello di tassazione già esorbitante e inaccettabile.  È paradossale dover discutere di un argomento come questo quando è chiaro a tutti che il Paese non è in grado di sopportare ulteriori tasse (forse neanche quelle esistenti).
  2. I benefici in termini di equità distributiva sono quantomeno opinabili. Dato che in Italia quasi il 70% delle famiglie è proprietaria di immobili, e che gli immobili costituiscono in realtà la gran parte dei patrimoni privati, una tassa patrimoniale non potrebbe che concentrarsi sul patrimonio immobiliare, ossia il “salvadanaio” tipico dell’italiano medio. Le fortune dei pochi “grandi ricchi”, incluse quelle frutto di operazioni diciamo così spericolate, sono invece tipicamente finanziarie, molto mobili anche su piazze estere e molto più difficili da individuare e tassare: la Patrimoniale verosimilmente si trasformerebbe nell’ennesima tassa selettiva a carico della classe media.
  3. La capacità di risparmio delle famiglie italiane è già al lumicino. L’Italia era una volta un Paese di formichine, con uno dei tassi di risparmio più elevati del mondo sviluppato. Non va sottovalutato il fatto che i risparmi accumulati nel corso di un paio di generazioni (diciamo dagli anni sessanta agli anni novanta) rappresentano oggi il vero welfare di questo Paese, in presenza di un’altissima disoccupazione e di un progressivo impoverimento della classe media. Ebbene, già oggi gli italiani risparmiano meno della media europea, come si vede nel grafico qui sotto, prelevato da un paper della Banca d’Italia; abbiamo bisogno di disincentivare ancora il risparmio?

    Risparmio

    Propensione al risparmio delle famiglie (dati percentuali, fonte Bankitalia)

  4. Le tasse patrimoniali sono intrinsecamente inique, anche se applicate a una platea molto estesa. Una Patrimoniale infatti, specie se costruita per colpire il risparmio delle famiglie, sottopone di fatto a una “seconda tassazione” il frutto di sacrifici decennali; il patrimonio privato degli italiani “mediani” non è frutto di speculazione finanziaria, ma di risparmio di generazioni su redditi anche modesti e medi, già colpiti pesantemente dall’imposizione fiscale. Addirittura, qualche anno fa c’è stato chi ha prospettato un’ipotesi di incostituzionalità di una simile tassa, visto che la Costituzione impone allo Stato di “incoraggiare e tutelare il risparmio in tutte le sue forme”. E non credo che i padri costituenti intendessero fare dell’ironia.
  5. Il ruolo del risparmio in un’economia cronicamente sottocapitalizzata è essenziale. Si parla moltissimo della necessità di sostenere la domanda interna, ma la mia opinione è che il vero problema dell’economia italiana sia la carenza di investimenti, di capitale di rischio, di asset industriali e tecnologici per aumentare la produttività. Su questo si veda un bell’articolo su lavoce.info, che sottolinea questo gap che onestamente mi sembra sottovalutato da molti. Le imprese italiane, tipicamente di dimensione insufficiente a generare internamente capitale sufficiente a investimenti trasformativi, hanno bisogno di investimenti “esogeni”; come è documentato nella letteratura economica, esiste una forte correlazione tra risparmio nazionale e investimenti, specie quando si parla di un sistema-Paese che fa fatica ad attirare investimenti dall’estero.

Ma in fondo l’argomento definitivo è che la Patrimoniale c’è già. Strisciante, come nella nostra migliore tradizione, ma c’è, sotto forma di cento e mille balzelli su case, auto, conti correnti, rendite finanziarie. La Corte dei Conti, nel suo parere sulla TASI, ha già chiarito che si tratta di una tassa patrimoniale e non di un corrispettivo per dei servizi. La revisione del Catasto cui abbiamo accennato, che teoricamente dovrebbe avvenire a gettito fiscale fissato, in realtà offrirà ai Comuni il destro per aumentare questo prelievo sugli  immobili, e non ci vuole molta immaginazione per prevedere come questa occasione sarà sfruttata dagli affamatissimi enti locali, a corto di trasferimenti dallo Stato centrale. Per quanto riguarda i patrimoni finanziari, la tassazione sulle rendite (e sui conti correnti) è stata elevata al 26%, e si stima che questo corrisponda a un incremento di gettito di oltre un miliardo di Euro l’anno. Se a questo si somma l’imposta di bollo sul deposito titoli (ancora una volta, una tassa patrimoniale), e si considera che i tassi di interesse sono ai minimi, il prelievo fiscale diventa tale da poter rendere improduttivi gli investimenti finanziari (per coloro che si affidano a strumenti a basso rischio, ossia ancora una volta gli “italiani mediani”). Su questo punto, un’analisi ben condotta e più approfondita della mia si trova in un documentato post sul blog The Fielder.

Dove dovrebbe quindi cercare le risorse il Governo? Ne abbiamo già parlato più volte: nella riduzione della spesa pubblica. Se negli ultimi anni le famiglie hanno tirato la cinghia, lo Stato ha fatto molto poco per ridurre davvero le sue spese, specialmente quelle delle amministrazioni locali. Non c’è dubbio che il Governo in carica abbia almeno nelle dichiarazioni indicato alcune linee di intervento condivisibili. Invece, i passi effettivi che Renzi e Padoan hanno sinora compiuto su quel fronte sono incerti e insufficienti; dobbiamo esserne consapevoli, perché solo esercitando una forte pressione sui nostri politici potremo evitare che, in autunno, la soluzione dell’ennesima “emergenza” fasulla di bilancio sia sfilarci altri soldi di tasca. Solo dopo aver dato un seguito alle buone intenzioni dichiarate, e aver imboccato un percorso misurabile di risanamento e “dimagrimento” della spesa pubblica un governo potrebbe essere credibile nel chiedere un sacrificio una tantum ai cittadini, ormai abituati a essere vittima di un’imposizione fiscale continuamente crescente, tanto quanto il debito pubblico.

One comment

  • Basterebbe poi levare l’esenzione Imu ai nostri amici palazzinari ed accordarla alle famiglie (meno abbienti). Fin quando non realizziamo come sono fatte le tasse italiane, mica possiamo capire perché sono così dannose. Mi sorprendo sempre nel rilevare che gli italiani credono di vivere in una democrazia.

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