Cosa ci regalerà la scienza entro il 2025?

In questo periodo non siamo certo sommersi da ragioni per essere ottimisti, e Hic Rhodus riflette a suo modo questa situazione. Tuttavia, questa volta voglio sganciarmi dalla rappresentazione della realtà che ci circonda e lasciarmi trascinare in uno scenario futuribile, quello descritto nello studio The World in 2025, pubblicato dallo ScienceWatch dalla Thomson Reuters, una grande multinazionale che, tra le altre cose, è uno dei leader nell’analisi finanziaria e nella tutela di brevetti e proprietà intellettuale. È proprio basandosi sull’analisi proiettiva dei dati relativi a brevetti e pubblicazioni scientifiche che lo ScienceWatch ha tentato di individuare le dieci grandi innovazioni che la scienza ci offrirà entro il 2025.

Infatti, grazie all’analisi di una grande quantità di dati sulle linee di ricerca più “calde” degli ultimi due anni, gli analisti hanno composto una specie di “top ten” di novità scientifiche e tecnologiche, che dovrebbero concretizzarsi nel tempo relativamente breve che ci separa dal 2025; breve perché in fondo undici anni nella ricerca sono pochi, se si parla di scoperte in grado di trasformare in modo importante la nostra vita. Ecco quindi i dieci pronostici, con una breve descrizione di ciascuno, ma ovviamente vi raccomanderei di leggere l’originale:

  1. Nuove ed efficaci terapie contro l’Alzheimer e le altre forme di demenza senile: la prevenzione e le terapie geniche condurranno a una forte riduzione delle persone affette da queste patologie. Importanti evidenze sulle cause genetiche di alcune forme di demenza sono già state raccolte.
  2. Quella solare sarà la principale fonte di energia utilizzata sul pianeta: l’efficienza della raccolta, della conversione e dell’immagazzinamento dell’energia da fonte solare sarà drasticamente aumentata grazie a nuove tecnologie già allo studio.
  3. Il diabete giovanile potrà essere prevenuto: grazie all’ingegneria genetica, diverse malattie o condizioni predisponenti potranno essere corrette, tra cui il diabete di tipo I (giovanile).
  4. Penuria di cibo e carestie saranno solo un ricordo: saranno possibili coltivazioni controllate al coperto, senza bisogno di luce solare e al riparo da incognite meteorologiche e ambientali, sufficienti ad alimentare regolarmente otto miliardi di persone.
  5. Il trasporto aereo personale diventerà comune: la disponibilità di batterie ad alta capacità ed efficienza consentirà a tutti di disporre di piccoli e leggeri aerei elettrici per uso personale. La patente di volo diventerà comune come lo è oggi quella di guida.
  6. Tutti gli oggetti saranno intelligenti e interconnessi: l’ Internet of Everything è in realtà già una prospettiva nel mirino delle maggiori società di telecomunicazioni, e la capacità crescente delle tecnologie di rete mobile fa presupporre che saremo sempre più circondati da oggetti digitali (non solo le auto, ma i vestiti, gli elettrodomestici, le lampadine, ecc.) con i quali interagiremo e comunicheremo online.
  7. Imballaggi e contenitori biodegradabili sostituiranno completamente quelli derivati dal petrolio: tutti i contenitori, il packaging, sacchetti vari, eccetera saranno realizzati con derivati della cellulosa e saranno biodegradabili al 100% (ma con caratteristiche fisiche un po’ diverse dai sacchetti che ci rifilano al supermercato).
  8. Le medicine contro il cancro oltre a essere più efficaci avranno effetti collaterali minimi: grazie alle tecnologie genetiche e allo sviluppo di specifici anticorpi, la chemioterapia contro il cancro sarà molto più tollerabile oltre che efficace.
  9. Sarà realizzata una mappa del DNA a tutti i neonati per scopi medici: per sfruttare al meglio le nuove capacità della farmacologia e della prevenzione, la rilevazione completa del DNA alla nascita diventerà una prassi normale. Anche gli esami di routine saranno molto diversi, e raccoglieranno quantità di dati enormemente maggiori.
  10. I principi del teletrasporto saranno oggetto di esperimenti di laboratorio: gli esperimenti realizzati al CERN di Ginevra hanno consentito tra l’altro di sviluppare tecniche di analisi dei dati estremamente sofisticate. La prossima generazione di esperimenti avrà tra i suoi obiettivi lo studio del cosiddetto teletrasporto quantistico.

Certo, dire che su tutto ciò esistono ricerche in corso non è sufficiente per credere che nei prossimi undici anni si otterranno esattamente questi risultati. Tuttavia, in diversi casi il risultato dell’analisi della Thomson Reuters, che si basa su tecniche usate in analisi finanziaria, è almeno plausibile (penso ai progressi nelle terapie geniche, o a quelli legati ai nuovi materiali, mentre l’Internet of Everything è praticamente una certezza), e anche dove c’è forse più strada da fare, come nel caso dell’energia solare, ci sono buone ragioni per ritenere che un salto di qualità sia possibile. Semmai, avanzerei umilmente dei dubbi sulla questione del teletrasporto.

Troppo bello per essere vero? Cibo per tutti, energia solare per tutti, cure mediche drasticamente migliori di quelle che pure oggi ci garantiscono una longevità che i nostri nonni ci avrebbero invidiato… non si tratterà di previsioni troppo ottimistiche? Specie considerando che undici anni in fondo per certe trasformazioni sono pochi?

In un certo senso, secondo me, sì, sono ottimistiche. Queste previsioni sono basate sullo stato della ricerca scientifica, ma la ricerca da sola non basta a realizzare queste cose. La politica e l’economia sono determinanti per far accadere o meno quello che ScienceWatch predice, e per rendere certe scoperte accessibili a tutti e non solo a una ristretta categoria; eppure questo tipo di previsioni, a mio avviso, ha il merito di ricordarci due cose:

  1. Nonostante le incertezze della politica e dell’economia, la ricerca scientifica è in grado di porsi e di raggiungere obiettivi potenzialmente di grande valore per la comunità. I soldi spesi per la ricerca scientifica di qualità sono soldi ben spesi, e non solo per ragioni culturali: ognuno dei settori coinvolti nelle innovazioni citate sopra è oggi un potenziale spazio dove sviluppare know-how, creare imprese e posti di lavoro.
  2. ScienceWatch non ha intervistato un panel di “esperti”, come fanno altre organizzazioni che fanno previsioni a medio-lungo termine: ha analizzato brevetti e pubblicazioni scientifiche,  e sulla base di essi ha individuato i trend e le aree di maggiore attività, selezionato i programmi di ricerca più promettenti, identificato i possibili risultati del prossimo decennio. Sebbene si tratti di un approccio fallibile, ha il pregio di sottolineare che in ambito scientifico quello che conta non sono le chiacchiere.

Vorrei concludere osservando che se un Paese, come il nostro, resta indietro nella ricerca, non c’è operazione di marketing politico che tenga: perderà terreno rispetto agli altri, in termini sia di risultati economici, sia di qualità della vita. Carlo Rovelli, uno dei maggiori fisici teorici italiani, ha scritto, in un bell’articolo che vi raccomando di leggere:

“L’Italia resta pericolosamente un paese di profonda incultura scientifica, sia confrontato con gli altri paesi Europei, dove la scienza è rispettata profondamente, come non lo è da noi, sia forse ancor più confrontato con i paesi emergenti, che vedono nella cultura scientifica la chiave del loro sviluppo”.

Lo sviluppo non passa attraverso alchimie bancarie o acrobazie finanziarie: passa attraverso la crescita delle conoscenze che sono il carburante dell’innovazione, e attraverso le “infrastrutture” in senso ampio che consentono (o meno) a quelle innovazioni di tradursi in realtà concrete. Ne abbiamo parlato più volte a proposito delle tecnologie digitali, ma vale per tutte quelle che abbiamo elencato sopra (energia, farmaceutica, telecomunicazioni, trasporti, ecc.). Sta a noi cittadini pretendere che anche in Italia sia possibile raccogliere i frutti che la scienza offrirà presto, e forse uno dei pregi di queste notizie “fantascientifiche” è ricordarci appunto che il futuro non attende le nostre beghe di cortile, e arriverà, nel bene e nel male a seconda di quanto ci avremo investito.

3 commenti

  • Le nostre priorità sembrano essere rimaste: acciaio,carbone,automobili,cantieri navali.
    Ci lamentiamo perchè i tablet e gli ebook nelle scuole faranno chiudere le cartiere e per gli OGM senza sapere cosa sono.
    Siamo rimasti nel secolo scorso,e temo vi torneremo presto anche a livello di prodotto interno lordo.

  • L’incultura scientifica intorpidisce il pensiero critico, abitua alle chiacchere come verità, rende permeabili al tambureggiante pensiero unico e promuove il marketing (no matter what or who).

  • Posso dirlo? Nonostante sia biologa, la prospettiva del sequenziamento del DNA alla nascita mi inquieta. Disegna scenari simili a quelli di GATTACA in cui i genitori vengono informati alla nascita delle probabilità che loro figlio avrà di sviluppare questa o quella patologia. Alla malattia non si è mai preparati. Sapere in anticipo che arriverà, causa solo una estenuante, angosciosa attesa ed il marcire dei rapporti umani.
    Per il resto, la mancanza di cultura antiscientifica nel nostro paese si riflette nella mancanza di competenza scientifica a livello governativo. Ciò ci rende proni, come nazione, a commettere errori di valutazione del rischio, negli investimenti, nell’attribuzione del giusto valore ai vari aspetti dell’economia del nostro paese.
    Siamo fossilizzati nella “marchionnistica” visione della produzione in cui essere competitivi vuol dire ridurre il costo del lavoro piuttosto che i costi di produzione e non innovare in tecnologia e offerta.
    Come qualcuno ha già scritto prima di me ed altrove il futuro è assai più nero di quanto possa sembrarci.

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