La droga fa male, ma anche le carni rosse non scherzano

La droga fa male, punto e basta. Poiché poco più avanti il lettore troverà invece una dichiarazione a favore della legalizzazione della cannabis che potrebbe sconcertare, voglio proporre questo incipit in maniera chiara: la droga fa male, tutte le droghe incluse quelle chiamate “leggere”. Per essere breve vi rimando a un’unica fonte istituzionale (il Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri) del 2010, segnalandovi, in pillole:

  • danni alla salute; per esempio gli agenti cancerogeni presenti nella marijuana sono il 50-70% in più del tabacco; il THC, principio attivo della cannabis, deprime il sistema immunitario; maggiore possibilità di attacco cardiaco; infertilità maschile; etc.;
  • danni sociali: minor successo scolastico per i consumatori; maggiori incidenti per i lavoratori consumatori; depressioni e disturbi della personalità; etc.

E mi limito alla marijuana, da molti considerata una droga minore, una non-droga. Anche se si sospettano danni cerebrali permanenti anche col consumo abituale di cannabis, tali danni diventano certi se parliamo di cocaina (il cui uso è enormemente aumentato negli anni), LSD o altro.

Ciò detto, alcune droghe legali fanno veramente molto più male: fra il 2009 e il 2011 (ultimi dati Istat disponibili), sono morti per droga fra i 106 (2010) e i 135 (2011) individui, mentre sono morti in conseguenza all’abuso di alcool 224 (2009 e 2011), 225 (2010) individui e in conseguenza al fumo (stima del Ministero della Salute) fra le 70 e le 80.000 persone l’anno. Inutile dire che l’abuso di alcool produce anche gli stessi danni sociali visti sopra per la marijuana mentre le conseguenze del fumo sulla salute sono arcinote da tempo, al di là del fatto che si muore e, a differenza delle precedenti sostanze, danneggiano fortemente le persone circostanti (fumo passivo). Già questi dati – non certo una novità – dovrebbero porci la fondamentale domanda del perché il legislatore si accanisca contro la cannabis mentre lo Stato continua a ricavare introiti vendendo tabacco e liquori.

A questo punto potremmo divertirci a vedere quante cose legali facciano malissimo: secondo un recente studio americano è sufficiente una porzione di carne rossa in più al giorno per vedere aumentare di ben il 12% il rischio di morire per un tumore o a causa di malattie cardiovascolari. La percentuale di rischio sale al 20% per le carni elaborate come la salsiccia; non mi sembrano percentuali trascurabili… E voi che andate tutte le mattine a correre, paonazzi in viso e con le vene gonfie sul collo, perché correre vi fa sentire giovani e pensate che “faccia bene”, avete mai sentito parlare di MIS, Morte Improvvisa da Sport? No? Peggio per voi. Insomma: se vi mangiate una bistecca al giorno innaffiata da 2-3 bicchieri di buon vino rosso “perché fa sangue”, poi vi mettete una tuta e andate a fare dieci chilometri per smaltire, credo che abbiate molte meno possibilità di sopravvivere a vostro nipote che si fa una canna al giorno. E quindi si ripete la domanda, con ancora più forza: ma come ragioniamo, in termini di salute della popolazione?

In Italia, grazie a due campioni del pensiero liberale come Giovanardi e Fini, godiamo di una legge estremamente repressiva (e dichiarata incostituzionale) criticata sostanzialmente da tutti gli operatori che lavorano nel campo delle dipendenze per i tremendi effetti perversi che ne sono conseguiti; pensate solo che un detenuto su tre entra in carcere per violazione dell’art. 73 di questa legge. L’impianto della Fini-Giovanardi, solo in parte modificato da interventi legislativi successivi, ha una concezione repressiva e illiberale ben lontana dal contribuire a risolvere il problema della tossicodipendenza:

99 La droga fa male 1

  • considera il consumo e la dipendenza come un reato e non come una malattia, come suggerito dall’OMS;
  • equipara droghe leggere e pesanti;
  • commina pene pesantissime per la detenzione (senza distinzione di sostanza e di quantità detenuta);
  • colpisce in massa i piccoli consumatori ma non incide sugli spacciatori.

L’idea di reprimere indiscriminatamente il consumo mantiene il traffico di sostanze in un’area illegale in mano alla criminalità organizzata. Secondo recenti stime il fatturato dello spaccio in Italia è stato di 24 miliardi di Euro nel 2011, in crescita dagli 11,4 miliardi del 2009. Di tutte le attività malavitose (prostituzione, estorsione, etc.) quella dello spaccio di droga è in assoluto l’attività principale e più remunerativa che fornisce alle mafie un flusso straordinario di danaro che opportunamente riciclato contribuirà ad ammorbare l’economia italiana e la società nel suo insieme.

A questo punto l’idea di una liberalizzazione della cannabis non dovrebbe sembrare così stravagante. E se la liberalizzazione sembra eccessiva quantomeno interroghiamoci su una sua legalizzazione. Trovo inaccettabile che a fronte del parere degli esperti del settore e dei dati sugli effetti della repressione, una posizione meramente ideologica, prevenuta, incompetente e sostanzialmente moralista opponga un indiscutibile “No”, senza altre argomentazioni che non siano quelle paternalistiche, ideologiche e un po’ ottuse che “la droga fa male”; questa posizione è ormai difesa da cattolici fideisti (Papa Francesco incluso) e destra ottusa, che rifiutano l’esame di realtà, l’analisi dei dati internazionali disponibili, l’esperienza di oltre vent’anni di inutile repressione in Italia. Il decreto approvato ad Aprile alla Camera e ora al Senato rappresenta un primo piccolo passo avanti verso il superamento della Fini-Giovanardi con la reintroduzione della distinzione fra droghe leggere e pesanti, la depenalizzazione del consumo, l’alleggerimento delle sanzioni per i piccoli spacciatori etc. Solo un passo avanti, niente di più. Meglio che niente, certo, ma solo la legalizzazione delle droghe leggere, come richiesta da anni dai radicali, può rappresentare una svolta seria, togliendo potere alle mafie, evitando la devastante esperienza della galera a tanti giovani, inducendo un risparmio consistente in servizi repressivi non più necessari.

La legalizzazione della cannabis nel mondo (Fonte: Wikipedia)

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