Brittany, la decisione di morire e la dignità

Brittany_Maynard

Qualche giorno fa Brittany si è tolta la vita. Il tumore al cervello non l’avrebbe risparmiata e lei ha deciso per il suicidio assistito in Oregon, dove si era trasferita proprio perché è uno dei cinque stati USA che consentono di mettere in pratica questa scelta estrema.

I cattolici non hanno gradito e il Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mons. Carrasco de Paula, dichiarando di “non giudicare le persone”, si scaglia contro la scelta del gesto e la mancanza di dignità che comporta, usando quindi, al contrario, le parole con le quali Brittany aveva giustificato il proprio suicidio, proprio la volontà di mantenere la dignità come persona, capace di intendere, autonoma… Ma il Vaticano non giudica la persona, come se fosse possibile realmente distinguere le azioni dalle persone che tali azioni agiscono, come se le azioni fossero entità astratte, materee, dotate di logica proprio indipendentemente dalle intenzioni e interpretazioni umane, che tali azioni agiscono.

Sono colpito da questo giocare attorno alla parola “dignità”. Probabilmente nel generale gioco delle parti il ruolo dei preti non può prescindere dalla rituale proposizione di principi “cattolici” (che nel suo presuntuoso significato vuol dire, appunto, universale) e in tale gioco, per essere giocato fino in fondo, il significato delle parole viene stravolto a piacere seguendo il filo della propria tesi. Tutte le parole sono ambigue e interpretabili ma ce ne sono alcune che riguardano talmente la propria soggettività, sono così legate all’esperienza individuale che, paradossalmente, assumono un significato non negoziabile; una di queste parole è appunto dignità. Ognuno ha la sua soglia in merito a cosa sia dignità e per questo, assolutamente per questa ragione, nessuno può contestare il merito della dignità altrui. Men che meno mons. Carrasco de Paula che, in quanto prete, per il lavoro che fa, per le idee che propone, per l’organizzazione di cui fa parte è con tutta evidenza limitato nella visione delle cose, parziale nell’argomentazione, partigiano nel giudizio. Sono consapevole che “la parte” che spalleggia ed ispira questo e qualunque altro prete è una parte di Assoluta Verità perché ispirata da Dio. Ma resta una fazione, una parte differente da altre parti; tale Assoluta Verità vale per chi sceglie di aderire a quella specifica forma di credenza in una trascendenza e non in altre. Non dovrebbe bastare questo, cari cattolici, per assumere una posizione più cauta?

La decisione di morire riguarda i titolari della vita. La mia vita è mia e voglio poter decidere per me. La mia vita non è della mia famiglia, dei miei figli; non è della comunità in cui vivo; non è di nessuno se non mia. I miei doveri verso il mondo, le mie responsabilità verso gli altri essere umani, riguardano ciò che faccio in vita: non devo rubare, devo essere onesto, devo contribuire al benessere collettivo… Ma tali mie responsabilità finiscono (anzi, su questi terreni non iniziano neppure) nell’ambito ristretto ma molto pregnante della mia salute, della mia vita, della mia dignità. È la mia sensibilità che decide, inclusa la mia concezione del mondo e della vita, la mia relazione (o mancata relazione) con una divinità, la mia sofferenza ed eventuale disperazione. Tutto questo non solo non è negoziabile, ma non può essere oggetto di giudizio e, per quanto mi riguarda, trovo scandaloso che gruppi di potere possano imporre legislazioni costrittive volte a impedire le mie scelte su me, il mio destino, la scelta di morire.

Naturalmente non posso far nulla. Non posso far nulla per difendere i miei diritti contro un mondo che non li riconosce come tali (come ho scritto tempo fa, Dei diritti e dei doveri) ma posso fare un po’ di controinformazione laica; per esempio segnalando ai lettori che ci sono Paesi più avanzati dove il suicidio assistito e/o l’eutanasia sono legali. L’eutanasia (morte procurata da terzi su richiesta) si pratica in tre Paesi europei: Olanda (anche suicidio assistito), Belgio e Lussemburgo. In Svezia e Germania è legale l’eutanasia passiva (interruzione di trattamenti medici). In Svizzera è consentito il suicidio assistito (le operazioni che portano alla morte sono svolte dall’individuo richiedente, con l’assistenza garantita da una struttura specializzata). In Spagna sono ammessi eutanasia passiva e suicidio assistito (fonte: Aleteia); non mi pare poco. Parliamo di paesi moderni, democratici, in parte cattolici. Se aggiungiamo forme di “tolleranza” al suicidio assistito, o casi particolari in cui viene concesso, in Europa siamo piuttosto isolati nella nostra intransigenza.

eutanasia

(fonte: pazienti.it)

In Italia sono vietate sia eutanasia che suicidio assistito ma diverse ricerche confermano che esiste una richiesta piuttosto alta da parte di pazienti terminali e una certa disponibilità da parte di medici sufficientemente sensibili. Non ci sono dati ufficiali, ovviamente, e quelli che ho trovati in rete sono contraddittori. Indubbiamente questi medici e infermieri compiono una scelta coraggiosa, solitaria, mal giudicata nell’ambiente medico.

In conclusione voglio anche ricordare quelle organizzazioni che possono aiutare chi ha maturata questa scelta con consigli, assistenza, indicazioni concrete. Prima di tutte l’Associazione Luca Coscioni, l’unica che si occupi seriamente e concretamente del problema in Italia (un giro sul loro sito vi fornirà un grande numero di informazioni di ottimo livello); Exit Italia, centrata solo sul tema dell’eutanasia, promuove il dibattito e aiuta i propri iscritti tramite associazioni gemelle operanti in paesi che consentono l’eutanasia; Dignitas è un’associazione svizzera che aiuta concretamente i malati terminali a praticare il suicidio assistito, indipendentemente dalla loro nazionalità. Non sono le uniche risorse, e chi è interessato non faticherà a trovare la propria strada.

Risorse:

4 commenti

  • Devo dire che la scarsa sensibilità dimostrata dal monsignor Carrasco mi ha procurato una genuina rabbia subitanea. Ho avvisato una distanza inaccettabile tra una religione che si veste di pietà ed il giudizio, il quale si arrabatta nell’artificio retorico di discernere atto da persona. Ma mai come in questo caso, atto e persona sono difficilmente districabili, perchè é l’ultimo atto di una persona che proprio in ragione di esso non ci sarà più. Non ci potranno essere ripensamenti o rivalutazioni, oltre che una scelta è quasi una testimonianza. Forse proprio per questo la Chiesa deve opporvisi e Carrasco ha scelto di usare parole molto poco misercordiose. Credo che in questo ambito specifico si scontrino 2 visioni antitetiche ed inconciliabili di cosa sia la vita ed a chi appartenga: per noi non credenti la vita é nostra, noi ne disponiamo; anzi, a dirla tutta é forse l’unica cosa di cui disponiamo realmente che su tante “cose” che crediamo di possedere il controllo é in realtà fragile. Per la religione cattolica la vita non é tua, ti é stata donata, sei una sorta di usufruttuario, sei tenuto ad averne cura e non puoi farne ciò che vuoi. Su questa distanza solo una profonda comprensione del dolore di cui la religione cattolica é capace può avvicinare le sensibilità. Ciao.

  • …Gruppi di potere , e’ tutta qui la verita’…la religione, mi spiace se disturbo la sensibilita’ di qualcuno , ma e’ sempre stata un controllo sulle persone , vuole la loro sottomissione ed e’ cosi che pretendono di dettar leggi a tutti . Dignita’ e’ stare zitti !

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