La critica delle armi. Vale a dire: “Se non te ne vai di qua coi tuoi panini ti spacco la faccia”

olivo-tex_pugno

L’arme della critica non può certamente sostituire la critica delle armi, la forza materiale dev’essere abbattuta dalla forza materiale, ma anche la teoria diviene una forza materiale non appena si impadronisce delle masse (K. Marx, Per la critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione).

Quel che asserisce Marx in questa celebre frase giovanile è la necessità della prassi oltre la teoria; dell’azione dopo la filosofia. Quest’idea porterà Marx alla critica radicale del capitalismo e alla Prima Internazionale comunista, tutte cose di cui non ci occuperemo qui salvo osservare che tutti, prima o poi, pensiamo che discutere va bene, argomentare è necessario, convincere con le buone è un sano principio ma, porca miseria! anche il Papa ha detto che se passi il segno una bella sberla te la potrei anche dare. Tutto questo mi viene in mente leggendo un recente articolo di Gabriele Lavia che a un certo punto racconta questo episodio accadutogli a Pompei:

[…]. Frattanto è arrivato un gruppo di francesi. Due insegnanti e una scolaresca. Si siedono sui gradini (ristrutturati) della cavea [del Teatro Grande]. Tirano fuori dai loro zaini dei pacchetti con i panini, le lattine di coca cola ecc. e si mettono a mangiare con grande impegno delle mascelle. Il guardiano di quel “sito” si avvicina ai due insegnanti francesi, dice loro che quella non è un’area PICNIC e che devono andare via. Poi gli indica, su una cartina, l’area preposta al picnic. I due francesi non lo guardano neppure e continuano a mangiare. Il guardiano si stacca dai due insegnanti francesi e viene verso la signorina che è con noi: “Signurì… chisti so’ francesi e nun sanno o’ italiano, io nun saccio o francese…parlatece vuie…”. La signorina della Sovrintendenza si avvicina agli insegnanti francesi e comincia: “Excuse moi… ici n’est pas possible…ecc”. L’insegnante francese la interrompe: “Non si affatichi capiamo molto bene l’Italiano…”. Allora, molto gentilmente, la signorina della sovraintendenza invita i due francesi (che nel frattempo continuano a mangiare la loro pagnotta col prosciutto e il formaggio) a spostarsi nell’area picnic perché lì, nel teatro, non si può mangiare. I francesi non se ne vanno e cominciano anche un po’ a irritarsi. Mi avvicino perché la signorina della Sovrintendenza è molto timida ed è diventata tutta rossa. Ripeto ai francesi, con molto garbo, che lì non si può mangiare e se vogliono mangiare devono spostarsi, con tutta la scolaresca (una quarantina di ragazzi e ragazze) come ha detto la signorina, appunto, nell’area picnic. I francesi non rispondono e continuano a mangiare. […] Allora si avvicina il mio scenografo e anche lui, in francese, dice loro che lì non si può mangiare. E il francese dice, anche a lui, di capire molto bene l’Italiano e, poi, chiede sorridendo: “Ma tu chi sei che mi dici questo?” La risposta del mio scenografo è immediata: “Sono uno che, se non te ne vai di qua coi tuoi panini, ti spacca la faccia…” e gli punta il pugno a un centimetro dal naso. Guardo sorpreso il mio scenografo… non avrei mai creduto… Il francese, che capisce molto bene l’Italiano, si alza in silenzio, raduna la scolaresca e se ne vanno tutti dirigendosi verso l’area picnic.

Non so voi, ma immaginandomi la scena ho goduto. I prepotenti, indifferenti alla ragione, hanno ceduto alla minaccia del cazzottone; alle armi della critica lo sceneggiatore di Lavia ha sostituito la critica delle armi e la prepotenza si è dissolta rivelandosi per quel che era: una smargiassata; la prepotenza di un vile; il “giochiamo a chi la fa più lontano” di chi si sente protetto dal suo gruppo. A tutti noi sono capitate, prima o poi, situazioni simili e naturalmente ciascuno se le sarà risolte a seconda del proprio carattere, educazione, situazione contingente… ma in ogni caso credo che in molti, in cuor nostro, diciamo “e bravo lo sceneggiatore!”. A partire da questa considerazione vorrei trarre alcuni principi generali, non dico insegnamenti di vita ché sarebbe esagerato ma, almeno, una morale, come nelle favole di Esopo.

Considerazione n° 1 – Il pacifismo è bello finché funziona. In un mondo perfetto tutti sapremmo argomentare le nostre ragioni e come logica conseguenza comprenderemmo gli argomenti e le ragioni altrui. Nel mondo reale viviamo invece chiusi nel nostro particolarismo, ciascuno immaginando se stesso come centro universale di diritti, bisogni da soddisfare, ragioni più o meno chiare. La complessità sociale (sempre lei) ci rende sempre più atomizzati, separati nel nostro narcisistico senso di potenza, e questo rende difficile qualunque dialogo. La negoziazione pacifica a livello internazionale, per esempio, è possibile fra nazioni che condividono alcuni principi di diritto non sempre pienamente messi in pratica e spesso piegati alle necessità nazionali. Con l’ISIS non è possibile negoziare una qualche pace perché il loro obiettivo non è la pace e perché non riconoscono alcun consesso internazionale in cui negoziare eventualmente tale pace, e quindi l’unica soluzione verso ISIS include l’opzione militare.

160462236

Considerazione n° 2 – Argomentare è faticoso e spesso non ne vale la pena. L’idea che l’argomentazione (“le armi della critica”) sia sempre vincente se ben formulata, sostenuta da dati, ricca di esempi e così via, è semplicemente falsa. Ciò che chiamo ‘argomentazione’, e che costituisce per esempio il pilastro fondante di un blog come Hic Rhodus, presume una sintassi (la logica) e un lessico (specifici argomenti, esempi, dati) facilmente comprensibili a una minoranza di persone. Vi può piacere oppure no ma molti nostri simili non hanno l’intelligenza o la cultura (o entrambe) per capire. Non c’entra con l’essere d’accordo sulle vostre tesi, ma semplicemente con la difficoltà o l’impossibilità di comprenderle. A cui si aggiunge il fastidio per questa non comprensione e quindi il sospetto di essere presi in giro, di essere volutamente diminuiti e disprezzati da coloro che cercano argomenti. Gli stupidi sono prepotenti anche perché non vi capiscono. Quindi occorrerebbe evitare accuratamente gli stupidi se solo ciò fosse possibile, se solo non fossero in mezzo a noi costringendoci a discutere con loro in mille circostanze quotidiane. Che fare quindi contro la prepotenza dello stupido?

Considerazione n° 3 – Anche la teoria diviene una forza materiale, dice Marx, non appena si impadronisce delle masse. Saltiamo circa centosettant’anni e lasciamo perdere le masse; diciamo allora: “la teoria (cioè i nostri argomenti) diventa forza materiale (cioè riesce ad essere efficacemente ascoltata) non appena diventa patrimonio comune”, cioè esce dal nostro privato e diventa prassi condivisa da più individui. Se avete letto il mio precedente post sulle virtù della mediocrità (ero sarcastico, ovvio), ricorderete che dopo avere descritto, a mo’ di esempio, la figura dell’europarlamentare leghista Bonanno, imperversante mattatore di talk show, suggerivo di resistere collettivamente smettendo di guardare programmi che ospitano tali individui. Aggiungiamo che possiamo ignorarli in molteplici modi: innanzitutto non votandoli, anche se candidati da partiti ai quali ci sentiamo vicini; poi cambiando canale, come detto, e guardate che questo è ormai un potente strumento di democrazia diretta; poi evitando di fare decine di commenti sui quotidiani (mi rivolgo ai giornalisti) che, per quanto critici, servono solo a dare nuova vita e nuova luce alle stupidità scellerate di questi guitti della politica (il grande Oscar Wilde diceva Parlate pur male di me, purché ne parliate); quindi tempestando le redazioni dei giornali intimando loro di smettere di fare cassa di risonanza agli idioti; infine, e più importante di tutto, testimoniando questo stile di vita (argomenti e non idiozie, politica e non istrionismo, onestà e non furbizia…) in ogni momento e in ogni dove: in ufficio, al bar, a cena con gli amici… Tacere quando un amico dice una castroneria non è buona educazione ma quieto vivere, cioè vigliaccheria; far passare l’idiozia sesquipedale sentita al bar perché lì vi conoscono tutti e non volete far brutta figura non è altro che cedere a una forma di particolarismo, quella del “farsi gli affari propri”; se gli onesti non si ribellano, è evidente che i disonesti avranno vita facile, così come l’avranno gli stupidi se gli informati, i colti, gli intelligenti, i desiderosi di capire li lasceranno parlare, agire, candidarsi, essere eletti e portare l’Italia nel baratro.

Poco fiducioso nella possibilità di cambiare il mondo per l’azione politica di una massa, confido che gli onesti vendano cara la pelle, che i savi smettano di tacere, che i capaci affermino la loro competenza, che i diligenti pretendano a gran voce di essere considerati, che tutti considerino la politica un affare pubblico col quale confrontarsi per migliorarla. Tacere è viltà. Omologarsi è sprecare l’esistenza. Girare le spalle è darla vinta ai prepotenti e agli stupidi. Quindi viva lo sceneggiatore di Lavia che – vi ricordo – è intervenuto mostrando il suo bel pugno dopo svariati tentativi di far ragionare persone palesemente in torto, che sfidavano la ragione buona confidando sulla vittoria della prepotenza, sul quieto vivere, sul farsi gli affari propri.

Ogni tanto mostriamo i pugni, alziamo la voce, sbarriamo il passo ai prepotenti.

E il filmato che segue ne è un ottimo esempio (QUI l’articolo che spiega l’accaduto).

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...