La preghiera che vuole curare i gay. Perché non il cancro?

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Qualche giorno fa è apparsa la notizia della comunità cattolica bresciana che intende curare i gay con la preghiera; non ve la sto a spiegare più di tanto rimandando all’articolo originale che – per me – è di una tristezza disarmante. Chi frequenta Hic Rhodus conosce la nostra posizione liberale sui diritti degli omosessuali e la nostra posizione culturale sulla libertà sessuale in generale e non ne riparleremo. Quello che trovo interessantissimo sotto un profilo sociologico è l’uso della preghiera come (tentativo di un) atto trasformativo della realtà; la preghiera per “guarire” dalla condizione di omosessuale, al di là di ogni altra considerazione nel merito (e ce ne sarebbero molte!) è il tentativo (ritenuto realistico) di trasformare il mondo (in questo caso la condizione di omosessuale) attraverso la parola rivolta a Dio. Quando ero molto giovane (ma molto davvero!) c’erano gruppi di preghiera sparsi nel mondo che invocavano la morte di Castro, Mao, Brežnev e altri leader comunisti. Non hanno avuto molto successo ma hanno indubbiamente tenute impegnate molte brave persone.

Ho studiato un po’ cosa sia una ‘preghiera’ (in questo campo ho bisogno di studiare parecchio, lo so, chiedo scusa ai lettori meglio informati di me) e mi sono rivolto immediatamente a una fonte autorevolissima, il Catechismo della Chiesa Cattolica sul sito del Vaticano. La preghiera – come spiega il paragrafo 2558 del Catechismo, è la relazione dei credenti con Dio:

2558 « Grande è il mistero della fede ». La Chiesa lo professa nel Simbolo degli Apostoli (parte prima) e lo celebra nella liturgia sacramentale (parte seconda), affinché la vita dei fedeli sia conformata a Cristo nello Spirito Santo a gloria di Dio Padre (parte terza). Questo mistero richiede quindi che i fedeli credano in esso, lo celebrino e di esso vivano in una relazione viva e personale con il Dio vivo e vero. Tale relazione è la preghiera.

Questa relazione, come spiegano altri paragrafi, è connotata dall’umiltà del credente che si rivolge a Dio (2559); la preghiera è un chiedere, sì, ma un chiedere il dono dell’amore di Dio, e si configura quindi come una risposta al desiderio che di noi ha Dio (2560; 2561). In questo senso la preghiera testimonia dell’alleanza di Dio con l’umanità (2564) e della loro reciproca comunione (2565). Punto. Con questo finisce il Catechismo ufficiale e mi pare sufficiente; si tratta – per un credente – di parole profonde, intense e anche poetiche. La preghiera come comunicazione col divino è espresso bene da quel mistico contemporaneo che è Enzo Bianchi che parla di “ascolto”:

la preghiera cristiana è innanzitutto ascolto. Dio ci parla: questo è lo straordinario della nostra fede. Per farsi conoscere Dio ha scelto liberamente di rivelarsi a noi, di alzare il velo su di sé dandoci del tu. Questo mi sembra il nucleo della preghiera cristiana, ben espresso dalla preghiera fatta dal giovane re Salomone che, in risposta all’invito rivoltogli da Dio di chiedergli qualunque cosa, dice: “Donami, Signore, un lev shomea‘, un cuore capace di ascolto” (1Re 3,9). Noi uomini abbiamo bisogno essenzialmente di questo, per conoscere la volontà di Dio e ad essa ispirare la nostra vita, per accogliere l’amore di Dio e rispondergli amando lui e i nostri fratelli, gli uomini tutti (fonte).

Cercando altrove questa espressione che parte dal cuore del cristiano per comunicare col suo Dio si trasforma un pochino: ci si apre a Dio “per chiedere”, come specifica il sito Pregate.it:

E’ molto importante confidare nel Suo aiuto ed essere consapevoli che Lui ascolta ogni nostra parola e che a lui tutto è possibile: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto”. (Mt. 7.7)

Così anche Padre Miguel Cavallé Puig che cita anche Luca, Giovanni e Giacomo:

“chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” (Lc 11,9).

“Chiedete e otterrete perché la vostra gioia sia piena” (Gv 16,24);

“non avete, perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male” (Gc 4,2-3).

Se quindi la realtà più genuina e profonda della preghiera cristiana è la comunicazione con Dio, il suo ascolto per trarne una guida al comportamento, si affacciano in divulgatori meno sofisticati le preghiere che – pur sempre in una cornice di relazione con la divinità – avanzano richieste. Una ragione di questo scivolamento che assume proporzioni consistenti nelle classi popolari (pregare per chiedere un beneficio) ha probabilmente a che fare col devozionismo, che della fede e della devozione è una degenerazione che nei casi più estremi (ma assai diffusi) sconfina con la superstizione: il devozionismo porta a compiere gesti scaramantici ispirati alla religione ma chiaramente dettati da una profonda debolezza interiore e da nessun dialogo umile e di ascolto con la divinità: il giocatore di calcio che quando entra in campo si deve fare il segno della croce tre volte, l’anziana che analogamente si segna quando passa davanti a una chiesa o cimitero, fino all’accensione di candele per ingraziarsi l’amicizia di un santo, recitare il rosario come rito meccanico senza il quale ci si sente in colpa, portare vistosi simboli esteriori di fede (crocifissi per esempio) pensando di esserne protetti (dall’oggetto in sé contro i mali del mondo, non già protetti dal male interiore in virtù della propria fede). Di questo passo il dialogo con Dio, ma ancor più con la Madonna e coi Santi, diventa facilmente un mercato: “Ti ho acceso un cero, tu fammi la grazia della guarigione”; “Ti ho recitato un intero rosario, tu fammi vincere alla lotteria”. Come nella mitica scena di Trosi e Arena.

Su Internet trovare esempi belli e pronti di preghiere efficacissime per ottenere delle grazie. Prendiamo questa del già citato sito Pregate.it:

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Un complimento e un’Ave Maria, un’invocazione e poi un’altra Ave Maria, e così via fino alla richiesta della grazia: una guarigione, posso immaginare; l’assunzione del figlio; una vincita che riassesti l’economia familiare. Oppure guarire dall’essere omosessuali, o la morte di quel gran bastardo di Fidel Castro, che essendo comunista, ateo e scomunicato è oggetto di una grazia speciale senza che ciò sia offensivo agli occhi di Dio.

Da fatto privato (recito una preghiera per ottenere una grazia) scarsamente interessante la preghiera devozionale con finalità pratiche diviene fatto sociologicamente rilevante quando qualcuno fa un mercato in cui promette risultati magici contro disagi reali (gli omosessuali che si rivolgono al centro Sant’Obizio per essere “curati” provano vergogna e grave disagio interiore, evidentemente) pagando 185 Euro per

Cinque giorni di messe, canti, preghiere, invocazioni dello spirito santo, confessioni, meditazioni con la luce spenta e soprattutto slide e lezioni dai titoli tipo “I meccanismi della confusione sessuale”, “Narcisismo e idolatria relazionale” e così via (fonte).

Trascuriamo il fatto che l’omosessualità venga trattata come una malattia dalla quale guarire. Ragioniamo sul meccanismo: 185 Euro per “guarire” dall’omosessualità potrebbero essere un affare; quanti per guarire dal cancro? Forse occorrono due settimane di preghiere ma molti pazienti potrebbero essere interessati. E per una vita sana e lunga e felice? E per la pace nel mondo? Ecco, mi domando: quante settimane di preghiere e quanti Euro perché finisca la guerra in Siria? E per sconfiggere definitivamente l’ISIS? Poi, onestamente, mi piacerebbe vivere abbastanza per vedere una spedizione umana su Alpha Centauri; quanti rosari dovrei recitare?

One comment

  • Mi sia permesso. Per quanto i ragionamenti esposti possano contenere una bontà di fondo risultano riduttivi e impostati su una visione contrapposta e ben lontana da conoscenze trascendenti più ampie e consapevoli.
    In quanto il tema è molto più complesso di come lo tratti e presenti solo un’argomentazione verbale potrebbe sostenere qualsiasi altro approfondimento in merito.
    Solo un esempio a chiosa: il giapponese Professor Emoto, da poco scomparso, ha DIMOSTRATO la capacità dell’acqua di “ascolto” (voci umane: chiamarle “preghiere” o altro risulta del tutto ininfluente) e di mutamento del proprio stato; com’è altrettanto DIMOSTRATA la capacità di evocare stati trascendenti e di sublimazione della consapevolezza attraverso “preghiere” chiamate mantra.
    Grazie dell’ospitalità e sempre complimenti per lo sforzo divulgativo che egregiamente persegui
    daniele

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