Dalla lotta alla discriminazione all’omofobia cattolica

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Tutti leggiamo sui giornali, o apprendiamo dai notiziari, della sofferenza causata, a scuola, da bullismo omofobo, con ragazzini/e che ha volte finiscono col suicidarsi. Bulli omofobi a scuola, bulli omofobi nella vita; è da qui che è giusto partire. A seguito quindi del programma promosso dal Consiglio d’Europa “Combattere le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, al quale l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni (UNAR) ha aderito, è stata elaborata la Strategia Nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, che potete scaricare integralmente QUI. Per quanto riguarda la scuola di cui mi occupo qui (il documento tratta anche l’ambiente di lavoro, le carceri e la comunicazione) il documento parla, molto semplicemente, di

misure appropriate a ogni livello per promuovere la tolleranza e il mutuo rispetto a scuola, a prescindere dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere. Tali misure dovrebbero comprendere la comunicazione di informazioni oggettive sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, per esempio nei programmi scolastici e nel materiale didattico, nonché la fornitura agli alunni e agli studenti delle informazioni, della protezione e del sostegno necessari per consentire loro di vivere secondo il proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere (p. 15)

e ipotizza una serie di obiettivi e interventi che riporto in fondo (se vi interessano) per non appesantire il discorso e che riguardano, sostanzialmente: informazione, educazione alla tolleranza, formazione per gli insegnanti e alunni e cose di questo genere.

Come sapete giorni fa ha fatto scandalo (ma neanche a sufficienza) il tentativo della Curia milanese di “spiare”, attraverso i suoi 6.102 insegnanti di religione, le attività realizzate nelle scuole milanesi in merito all’identità di genere, con toni decisamente condannabili per chi – come noi di HR – crede in un approccio libero alle questioni che attengono le libertà individuali, incluso l’orientamento sessuale:

“Cari colleghi – diceva la lettera della Curia – come sapete in tempi recenti gli alunni di alcune scuole sono stati destinatari di una vasta campagna tesa a delegittimare la differenza sessuale affermando un’idea di libertà che abilita a scegliere indifferentemente il proprio genere e il proprio orientamento sessuale”.

Ma c’è di peggio, naturalmente, perché la battaglia è in corso e non riguarda uno scivolone di una determinata Curia ma un’offensiva pianificata da (vasti) ambienti conservatori cattolici. Prendiamo per esempio il Decalogo per difendersi (per difendersi!) pubblicato dall’autorevole Famiglia Cristiana; ve lo riporto a stralci, così potrete osservare la paranoia degli estensori del decalogo:

  1. verificate con cura i piani dell’offerta formativa […];

  2. Durante le elezioni dei rappresentati di classe esplicitate la problematica del gender e candidatevi ad essere rappresentanti […];

  3. Controllate ogni giorno quale è stato il contenuto delle lezioni […];

  4. Visitate spesso il sito internet della scuola per verificare che il gender non passi […];

  5. Se le lezioni sulla teoria del gender sono dirette a genitori o insegnanti, chiedete la documentazione […];

  6. Date l’allarme! Sentite tutti i genitori degli studenti coinvolti e convocate immediatamente una riunione informale, aperta anche agli insegnanti.

  7. Chiedete (è un vostro diritto!) di conoscere ogni dettaglio circa chi svolgerà la lezione, che contenuti saranno offerti […];

  8. Dopo la riunione informale potrete chiedere la convocazione d’urgenza di un consiglio di classe straordinario per discutere della questione […];

  9. Informate immediatamente le associazioni dei genitori del territorio […];

  10. Nel caso in cui la scuola rifiuti di ascoltare ogni vostra richiesta, inviate una raccomandata al dirigente scolastico […];

  11. Fatevi aiutare dalle associazioni di genitori o dal Forum delle associazioni familiari per ogni azione più decisa […];

  12. Custodite i vostri figli, alleatevi con loro , fornite loro fin da ora un adeguato supporto formativo e scientifico in base alla loro età così da proteggerli e prepararli a fronteggiare la teoria del gender. Spiegate loro il perché di ogni vostra azione, coinvolgendoli nelle scelte della famiglia. Fate in modo che non si sentano mai soli in ogni vostra iniziativa, ma coinvolgete anche altri genitori e conseguentemente anche altri loro compagni di classe. L’unione fa la forza. Anche in questo caso.

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(Lo so, non è un “decalogo”, semmai un dodecalogo…). Numerose altre critiche sono piovute da altre fonti cattoliche, come questa del Movimento Giovanile Salesiano che spiega bene quale sia la paura dei cattolici: la sostituzione della naturale antropologia basata su due sessi biologici (così dice il documento) con

una nuova auto-consapevolezza di maschi e femmine che potrebbero scoprire di voler essere femmine in un corpo maschile, o maschi in un corpo femminile, o omosessuali o lesbiche o bisessuali o altro ancora. Invocando una libertà assoluta di diventare ciò che si desidera essere, qualsiasi ostacolo o condizionamento o concezione culturale che proponga un altro percorso educativo, anche semplicemente quello naturale di maschio o femmina, viene considerato sbagliato e addirittura “discriminatorio”.

Quest’ultimo brano è bellissimo e quasi ingenuo: contrappone una realtà “biologica” a una consapevolezza che potrebbe non coincidervi, indica nella “libertà assoluta” un errore, e nel superamento degli “ostacoli o condizionamenti” a tale pretesa libertà un vulnus educativo, morale e sociale da combattere. Meglio i “condizionamenti culturali” – dicono questi giovani seguaci di Don Bosco – a una mostruosa libertà individuale sull’identità di genere. Meglio i condizionamenti. Meglio insistere, da parte degli insegnanti, contro l’omosessualità (com’è successo ad Assisi); meglio indicare loro che l’omosessualità può essere “curata” (com’è accaduto a Moncalieri); meglio cercare di condizionare, intimidire, indurre a nascondere. Meglio il bullismo?

Questa reazione massiccia e organizzata (come le “Sentinelle in piedi”) è rivelatrice di un profondo disagio di carattere sociologico: l’inadeguatezza della risposta dogmatica, sclerotizzata, fonte di certezze, di fronte a un mondo in veloce cambiamento. Sentire come minaccia a sé, alla propria famiglia, ai propri figli, un progetto vocato alla tolleranza verso una diversità, significa temere che quella tolleranza sia una porta a due vie e che, attraverso essa, ci sia un ritorno contagioso, un inquinamento della propria identità. Aprire la porta ai diversi (dove “diverso” = pericoloso) ci contamina, ci cambia e quindi ci inquieta, ci spaventa. Vale per gli xenofobi come per gli omofobi. Non ti capisco e quindi mi spaventi; mi spaventi e quindi ti combatto.

Il confronto razionale diventa così impossibile: è inutile segnalare che la famiglia tradizionale da loro invocata è solo a volte una fonte di amore e protezione per i minori, e che spesso è invece oscuro luogo di violenza (ne abbiamo parlato su HR); è inutile assai parlare in termini di diritti liberali (anche di questo abbiamo già parlato su HR); è inutile invocare la tolleranza dialettica e relativista (il relativismo è un Moloch diabolico per costoro, e tristemente anche di questo abbiamo già parlato…). È inutile tutto salvo la paziente attesa della Storia, la cui direzione è determinata da un’enormità di fattori differenti che Curie e Sentinelle, a quanto pare, non riescono più a determinare.

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Appendice.

Gli Obiettivi e le misure di intervento della strategia educativa contro le discriminazioni LGBT:

Obiettivi

  1. ampliare le conoscenze e le competenze di tutti gli attori della comunità scolastica sulle tematiche LGBT;
  2. prevenire e contrastare il fenomeno dell’intolleranza e della violenza legate all’orientamento sessuale o all’identità di genere;
  3. garantire un ambiente scolastico sicuro e friendly, al riparo dalla violenza, dalle angherie, dall’esclusione sociale o da altre forme di trattamenti discriminatori e degradanti legati all’orientamento sessuale o all’identità di genere;
  4. conoscere le dimensioni e le ricadute del bullismo nelle scuole, a livello nazionale e territoriale, con particolare riferimento al carattere omofobico e transfobico, mediante una rilevazione e raccolta sistematica dei dati;
  5. favorire l’empowerment delle persone LGBT nelle scuole, sia tra gli insegnanti che tra gli alunni;
  6. contrastare e prevenire l’isolamento, il disagio sociale, l’insuccesso e la dispersione scolastica dei giovani LGBT;
  7. contribuire alla conoscenza delle nuove realtà familiari, superare il pregiudizio legato all’orientamento affettivo dei genitori per evitare discriminazioni nei confronti dei figli di genitori omosessuali.

Misure

  1. Raccolta dati e monitoraggio
    – Monitoraggio e analisi quanti/qualitativa sugli atti di bullismo nelle scuole a sfondo omofobico, transfobico e sessuofobo.
  2. Formazione
    – Realizzazione di percorsi innovativi di formazione e di aggiornamento per dirigenti, docenti e alunni sulle materie antidiscriminatorie, con un particolare focus sul tema LGBT e sui temi del bullismo omofobico e transfobico, nonché sul cyber-bullismo, prevedendo il riconoscimento di crediti formativi. In particolare la formazione dovrà riguardare : lo sviluppo dell’identità sessuale nell’adolescente; l’educazione affettivo-sessuale; la conoscenza delle nuove realtà familiari; la prevenzione e la gestione degli episodi di bullismo motivati dall’orientamento sessuale; la condivisione in classe di fenomeni legati al bullismo, il suo significato e possibili conseguenze; modalità di intervento nei casi in cui lo studente abbia subito episodi di violenza; modalità di intervento fra pari nei confronti dello studente autore di violenza sia fisica che verbale, tramite un duplice approccio educativo e disciplinare. La formazione dovrà essere rivolta non solo al corpo docente e agli studenti (con riconoscimento per entrambi di crediti formativi) ma anche a tutto il personale non docente della scuola (personale amministrativo, bidelli, etc).

Inoltre la formazione dovrà prevedere corsi di aggiornamento costanti e rientrare nel Piano nazionale di aggiornamento;
– in attuazione degli stessi principi contenuti nel Protocollo di intesta tra il Ministro del lavoro e delle politiche sociali con delega alle pari opportunità e il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, siglato il 30 gennaio 2013, avvio di accordi di collaborazione in materia di formazione a livello locale, tra Uffici Scolastici Regionali e Provinciali, Enti Locali, associazioni LGBT, associazioni di categoria e studentesche;

– valorizzazione dell’expertise delle associazioni LGBT in merito alla formazione e sensibilizzazione dei docenti, degli studenti e delle famiglie, per potersi avvalere delle loro conoscenze e per rafforzare il legame con le reti locali;
– integrazione delle materie antidiscriminatorie nei curricula scolastici (ad es. nei percorsi di Cittadinanza e Costituzione) con un particolare focus sui temi LGBT;

– predisposizione della modulistica scolastica amministrativa e didattica in chiave di inclusione sociale, rispettosa delle nuove realtà familiari, costituite anche da genitori omosessuali ;

– coinvolgimento degli Uffici scolastici regionali e provinciali sul diversity management per i docenti;
– accreditamento delle associazioni LGBT, presso il MIUR, in qualità di enti di formazione;

– arricchimento delle offerte di formazione con la predisposizione di bibliografie sulle tematiche LGBT e sulle nuove realtà familiari, di laboratori di lettura e di un glossario dei termini LGBT che consenta un uso appropriato del linguaggio.

  1. Informazione e sensibilizzazione
    – Sistematizzazione e implementazione degli interventi previsti ogni anno nella “Settimana contro la violenza e discriminazione” in tutte le scuole di ogni ordine e grado del territorio nazionale, a seguito del Protocollo d’Intesa tra il Ministro del lavoro e delle politiche sociali con delega alle pari opportunità e il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca;
    – divulgazione della conoscenza dei servizi offerti dagli osservatori o sportelli di ascolto, di prossimità a livello territoriale, per la prevenzione del bullismo, sulle dinamiche discriminatorie, sulla gestione del coming out, per l’emergenza di nuovi bisogni educativi collegati a situazioni di particolare disagio da parte di studenti, familiari, insegnanti e personale scolastico, valorizzando gli sportelli on-line che garantiscono un aiuto costante e rispettoso della privacy;

–  promozione di una rete tra agenzie formative diverse (scuole, associazioni, centri scout, palestre, Asl, associazioni sportive, scuole calcio etc.);

–  realizzazione di campagne di informazione nazionali e locali;

–  organizzazione di iniziative specifiche nei confronti del mondo associativo giovanile;

–  organizzazione di iniziative specifiche di informazione e aggiornamento rivolte al circuito delle cosiddette Università della Terza Età, delle Università popolari e di altre esperienze di formazione extrascolastica rivolte ad un pubblico adulto;

–  realizzazione di interventi mirati di sensibilizzazione e di mediazione in caso di specifici episodi nelle scuole che non si limitino al rapporto vittima – aggressore ma si estendano a tutta la comunità di pari.

3 commenti

  • Basta! non se ne può più di questa campagna martellante a favore di LGBT! Le discriminazioni e i pregiudizi ci saranno sempre,FATEVENE UNA RAGIONE!

  • Cavolo, Piero, tu si che sei un genio! ci sarà sempre la criminalità quindi è ora che la smettano di rompere le balle con la legalità.

  • Tra i bambini vi saranno sempre queste cose. Se togliete l’ omofobia, si inventeranno qualcos’ altro, i bambini sono “innocenti” nel senso che le loro opinioni le forziamo noi, possono essere nello stesso rempo adorabili e crudeli. Casomai invece di “checca” tra qualche tempo diranno “cazzo moscio”… o lo dicono già?
    per il discorso generale, in effetti questo martellamento ossssivo LGBT mi pare sospetto, se volete incastrare i cattolici ci son ben altre menzogne che spacciano per verità, tra l’ altro se uno dovesse mai leggere la teoria LGBT del padre nobile Mario Mieli, forse diventerebbe, a ragione, ben più omofobo di quello che è ora http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Mieli
    Forse sarebbe ora di mettere un limite ai delirii di entrambe le fazioni

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