Cani batte bambini. Entrambi battono qualunque cosa

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Il recente articolo sui cani massacrati in Cina ha avuto un riscontro di pubblico semplicemente stratosferico per il nostro piccolo blog. Vi confesso che abbiamo solitamente un numero soddisfacente ma non eccezionale di lettori; dopotutto scriviamo articoli lunghi, su temi complicati, e non abbiamo mai voluto essere un blog di massa. Scriviamo per chi è interessato al confronto, disponibile all’articolata argomentazione… poi naturalmente anche a noi scappano articoli un po’ più “leggeri”, basati su riflessioni più estemporanee sull’onda di un fatto di cronaca, di vita quotidiana. Come questo dei cani; io amo i cani – come ho scritto anche in quell’articolo – e sarei stato un potenziale indignato sull’onda emotiva che ha attraversato tutta Italia e non solo; ma ho anche frequentazioni personali con la Cina, che conosco abbastanza bene, e tutta quell’indignazione mi ha puzzato subito di etnocentrismo, di stereotipie gettate a piene mani senza una riflessione complessiva sulla relatività culturale e, specialmente, sul fatto che è sciocco (secondo me) protestare per i cani cinesi e non per i maiali italiani, i vitelli argentini o i tori spagnoli. Insomma, quello che intendevo scrivere non era affatto un post sui cani cinesi ma sui pregiudizi culturali e sul pensiero troppo veloce che scorre sui media omologando tutto e tutti.

Ebbene, percorrendo percorsi propri (il tam tam della Rete o qualcosa del genere) rispetto a una media giornaliera che va dai 200 ai 400 lettori al giorno questo articolo ha sfondato tutte le nostre modeste classifiche con quasi 30.000 visite al momento in cui pubblichiamo (ma continuano): 778 il giorno stesso della pubblicazione (24 Giugno), 2.055 il giorno dopo, addirittura 16.700 il terzo giorno, oscurando evidentemente il nuovo post (pubblichiamo i giorni dispari) dedicato a un noioso tema politico. Una cosa analoga, solo un po’ più ridotta, era successa a Febbraio quando pubblicammo Smettetela di mettere le foto dei bambini su Facebook; in poco più di quattro mesi questo post ha ottenute più di 8.300 visite, quasi tutte concentrate nelle prime settimane ovviamente ma tuttora considerato dai nostri lettori. 8.300; solo nei primi tre giorni il post sui cani ne ha totalizzati 19.500…

Ebbene, nel ringraziare tutti i gentilissimi lettori devo anche dire che un po’ mi scoccia. Ma sì, fatemi dire che questo sui cani era un testo veloce, senza grandi pretese, mentre alcuni testi che mi sono costati sangue e giorni di lavoro sono stati letti, in mesi di permanenza sul web e di rilancio frequente sui social, solo da poche centinaia di persone. Questo sui cani è stato “piaciuto”, commentato, là dove altri articoli dove ho spremuto il meglio della mia capacità intellettuale sono scivolati nell’indifferenza… Le analisi possibili con le statistiche minime della mia piattaforma editoriale non mi consentono grandi riflessioni, ma ho qualche indizio: innanzitutto il fatto che la stragrande maggioranza dei lettori – questo lo so per certo – è venuto a leggere solo questo post (segnalato per lo più da altri utenti su Facebook) e poi è andato via; se infatti generalmente il tasso di lettura dei nostri visitatori oscilla fra le 1,5 e le due pagine visitate (ovvero: una buona percentuale di visitatori, anche se richiamata da un titolo specifico, legge almeno un secondo e forse un terzo articolo del nostro blog), in questi giorni di furia canina il tasso è stato pari all’1,2 medio (cioè la maggioranza di quelle migliaia di visitatori hanno letto l’articolo sui cani e poi è scappata via). Noto poi che molti commenti sono fuori centro: io volevo parlare di stereotipi culturali a partire da un episodio che non voleva essere di per sé centrale nella mia argomentazione, mentre non pochi sono intervenuti sulla vicenda ignorandone il focus di tipo culturale che io volevo proporre e trattando superficialmente il tema (ho lasciato tutti i commenti, potete verificare da voi); una superficialità tipica della comunicazione sul Web 2.0, già altre volte da noi trattata.

La morale è che ci sono temi emotivamente coinvolgenti che scatenano le fantasie del popolo della Rete. Prima di cani e bambini i temi di nostro maggior successo erano dedicati ai suicidi per ragioni economiche (indubbiamente molto connotato emotivamente e molto cavalcato politicamente, con un record – all’epoca – di oltre 2.100 visualizzazioni, che ora ci fa un po’ sorridere), i fondamenti della politica, l’Euro e le politiche europee, la politica del Web, l’Islam… I bambini su Facebook hanno azzerato tutti i precedenti parametri, e i cani di Yulin hanno azzerato anche i bambini.

Naturalmente abbiamo imparato la lezione che viene indirettamente da quest’esperienza e stiamo preparando una serie di post che pensiamo essere molto appetibili e di sicuro successo:

  • Come vincere legalmente alla lotteria;
  • Gli italiani sono super dotati sessualmente: ecco le prove;
  • In pensione a 50 anni: ecco come fare.

Ma forse… Forse lo scopo di un blog come il nostro non è accattare migliaia di lettori qualunque pubblicando testi accattivanti; dopotutto non abbiamo neppure pubblicità, nessuno ci paga in base al numero di visitatori. Forse il nostro scopo è proporre le nostre idee in maniera documentata e ragionevole guadagnandoci la stima di quei lettori che amano leggere e riflettere assieme a noi; non molti ma in continua crescita, e questo ci basta. Poi, se dovesse succedere in futuro di pubblicare qualche altro articolo da record, semplicemente aspetteremo che passi!

5 commenti

  • se ti può fare piacere io leggo tutti gli articoli che pubblichi da quando ho scoperto il blog ad oggi, anche quelli che mi fanno più storcere il naso, perché la quantità di fonti e di impegno profuso in essi non può fare a meno di essere notata. Inoltre sono un fan accanito dell’argomentazione razionale.

  • Sono assolutamente d’accordo con l’impostazione dell’articolo. Come lei, non mangio carne né compro scarpe o borse in pelle. Non tollero che l’uomo insista nell’ignorare il dolore che causa agli animali e si creda anzi nel pieno diritto di disporre di loro come oggetti messi a sua disposizione dal signore con la barba su nel ciel. È vero: ti indigni per Yulin? Allora indignati anche per la tua condotta di vita, per la tua cecità, per la rimozione costante, automatica che metti in atto ogni volta che entri al supermercato e metti nel carrello le “fettine”. Giustissimo. Però, anziché rifiutare di firmare una petizione contro la barbarie che si attua a Yulin, e cercare, probabilmente in modo ingenuo, di porvi fine, perché non invitare a farlo ma ad attuare, contemporaneamente, una rivoluzione etica nel proprio stile di vita?

  • A supporto dell’autrice/autore, scrivo giusto questo: sono perfettamente in linea con l’articolo.
    Lo so, non è molto e non cambia nulla ma voglio evitare di infognarmi in discussioni oziose quanto oDiose.
    Riporto solo un fatto vero, a margine di questa storia umanamente penosa.
    Un mio conoscente, a seguito di questo psico-dramma (di cui già va scemando l’interesse, fateci caso), ha avuto da dichiarare quanto segue:
    “Oggi ho annullato tot. ordini che dovevano andare ad altrettanti cinesi mangia-cani”.
    Eccola la vera ottusaggine dove sta: nel non capire, nel rifiutarsi di farlo e nel considerarsi anche nella posizione di poter giudicare.
    Inutile dire che sul suo profilo spesso appaiono ricchi piatti di carne mangiati qui e lì debitamente accompagnati da vini di questo e quello.

    P.S. Mangio carne e non sopporto gli ipocriti del caxxo né tantomeno quelli che “sanno di essere nel giusto”.

  • Purtroppo l’Italiano medio non ha alcuna capacità di andare oltre la superficie delle cose.
    Quanto più è triste e monotona la sua vita, tanto più è esacerbato il fastidio per qualsiasi argomento che la massa ritiene condannabile e tanto meno gli interessa capire.

    In fondo aggregarsi all’indignazione generale non è che un tentativo disperato e inconscio di sentirsi parte di qualcosa di importante, un modo in cui la rana tenta di affaciarsi ultre i muretti del proprio pozzo.

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