Quando faremo sesso con i robot cosa saranno loro, esattamente?

Attenzione: contiene immagini esplicite

by 2050 robots will have the capacity to fall in love with humans and to make themselves romantically attractive and sexually desirable to humans (David Levy, Love & Sex with Robots: The Evolution of Human-Robot Relationships, 2007)

Ci occupiamo sempre più di robot, qui su HR. Abbiamo scritto in generale di come siano imminenti la singolarità (il superamento dell’intelligenza umana da parte di quella robotica), il cambiamento delle categorie secolari di lavoro, capitale, valore economico, le professioni come le conosciamo oggi (già in rapidissima evoluzione a causa dei robot) e quindi, in una parola, di come siamo prossimi al punto di non ritorno verso una forma di società estremamente differente da quella attuale. Ma perché fermarsi ad analizzare le sole conseguenze economiche della robotica? Se avremo perfette macchine intelligenti capaci di progettare e realizzare altre macchine, capaci di fare diagnosi mediche, capaci di trasportarci in maniera sicura da un capo all’altro del mondo, perché non dovremmo avere robot per giocare, robot per cucinare, robot da portare a spasso per tenerci compagnia (petbot?), robot coi quali chiacchierare al bar davanti a una birra… e robot per fare sesso, ovviamente.

imagesLa materia è più complicata che pruriginosa; riguarda la tecnologia, ovviamente, all’incirca nello stesso modo che abbiamo già trattato precedentemente, e riguarda, assieme, una sfera particolarmente sensibile del nostro comportamento, del nostro sentimento, del nostro modo di relazionarci. Non che il connubio tecnologia (in generale) e sessualità sia una novità. Falli di pietra, legno o pelle utilizzati per pratiche erotiche risalgono (secondo i ritrovamenti) ad alcune decine di migliaia di anni fa, e al Museu de l’Eròtica di Barcellona troverete testimonianze antiche e provenienti da tutto il mondo. Il vibratore per procurare l’orgasmo femminile ha una storia più antica di quella raccontata nel film Hysteria, e già siamo arrivati a meccanismi, molle, uso dell’elettricità: macchine in un’accezione abbastanza contemporanea. Le figure umane intere (le cosiddette “bambole gonfiabili” o, più ampiamente, “bambole sessuali”) appaiono sin dal 1600 col nome dames de voyage o dama de viaje nelle navi francesi e spagnole per “consolare” i marinai nei loro lunghi viaggi; semplici manichini di stracci il cui uso promiscuo servì egregiamente a diffondere malattie veneree (Anthony Ferguson, The Sex Doll: A History, p. 16). Naturalmente non dobbiamo scrivere la storia dei giocattoli erotici quindi ci basta avere segnalato che il problema non si pone affatto oggi, con l’intelligenza artificiale e i robot; queste tecnologie sono semplicemente l’ultimo passo per perfezionare e includere quello che, nei giocattoli più semplici o nelle dames de voyage, doveva essere sopperito con la fantasia: il realismo; l’illusione, più reale possibile, che non si sta surrogando l’atto sessuale con una masturbazione più evoluta, ma si sta (quasi-)veramente facendo sesso. Insomma: la relazione; un lui o una lei capace di interagire, rispondere a senso, capire come procurare piacere e fingere adeguatamente di provarlo. Perché non è il sesso in sé, ma il sesso nel corso di un’esperienza di relazione, ciò che gratifica realmente.

I robot per fare sesso non sono una novità. Il Guardian ne parla già da un paio d’anni, e su Repubblica ne riportano qualcosa nell’edizione on line del 29 aprile ’17. Ma sull’Economist ho trovato un articolo del 2006 sul tema della sicurezza correlata alla robotica che segnala la preoccupazione di un gruppo di scienziati attenti ai temi dell’etica robotica (undici anni fa, capite?) che già discutevano della sicurezza e dell’etica nell’uso sessuale dei robot (per esempio: se qualcuno inizia a produrre bambini-robot per compiere atti sessuali, ciò svilupperà il dilagare della pedofilia o contribuirà a contenerla?). Facciamo un momento il punto: siamo a metà del 2017 e abbiamo primi tentativi (già in vendita) di sesso virtuale 3D che, ovviamente, cerca di rinnovare il terreno discendente della pornografia tradizionale, stile YouPorn, e quindi passiva (ne abbiamo trattato giusto un anno fa). E abbiamo i primi robot femminili per fare sesso. Alcuni bruttini, anzi, scusate: bruttine, come Samantha, indubbiamente anni luce distanti dalle atroci bambole gonfiabili ma ancora fredde, immobili, con impianti vocali tremendi e, ovviamente, immancabili enormi tette.

(Samantha e le sue amiche le trovate qui: https://syntheaamatus.com/shop/)

A questo livello, è bene precisare, ci sono anche manichini per lei che, ovviamente, hanno grandi peni ma che – al momento – sono poco più che manichini (Male Sex Doll)

o con un pene a batteria, che non è poi un granché, anche perché

in order to make a male doll that can outperform a sex toy, that male sex doll needs to be able to have some tricks up his sleeves that female robots don’t need (fonte).

Se avete dato un’occhiata a Samantha e sue amiche, confrontatele ora con queste prodotte da RealDoll. Per prima cosa penserete che non siano bambole ma modelle, perché c’è una discreta performance artistica nella loro realizzazione. Poi, queste sì, hanno un’intelligenza artificiale primordiale ma che lascia bene intendere verso quale orizzonte arriveranno queste… bambole? Macchine? Prostitute? Ci porremo più avanti il problema. RealDoll è interessante come caso di studio aziendale, come approfondimento psico-sociologico sul proprietario, come cornice antropologica, vi consiglio di leggere l’articolo linkato. Le stupende bambole RealDoll sono ampiamente configurabili:

Between the Classic and the RealDoll2 models, customers must decide which of 11 different body types and 31 faces they want. They choose from more than 30 styles and shades of nipples; skin and lip type; hair and eye color; pubic hair (trimmed, natural, full, shaved); eyebrows (fake, human hair); removable tongues, tattoos, piercings; oral inserts (e.g., the seven-inch “Deep Throat”). […] Many unusual products here were created in direct response to requests by customers. Gay men were presumably responsible for the existence of the compact “Bottoms-Up” toy (shapely cheeks, dangling testicles), available in five skin tones. Hermaphrodite-doll enthusiasts can be picky. Some want the vagina and the penis. Some want the penis, the vagina, but no testicles. Others want removable genitals so they can go back and forth between genders. When they’ve had enough of the penis they can remove the attachment and put the regular vagina back in until they get tired of that (stessa fonte).

Bene; proprio in questo 2017 David Mills, proprietario di RealDoll, sta portando le sue bambole a fare un decisivo passo avanti grazie a un’intelligenza artificiale in grado di rispondere ai comandi e seguire il proprietario (fonte). Non ancora il massimo sperabile, direte, ma eccoci vicini alla meta.

Per capire quanto vicini vi propongo due video. Il primo, realizzato dalla CNN, ci mostra la costruzione delle bambole RealDoll e il loro “cervello” elettronico, la capacità mimica (certo, ancora minima), la capacità di rispondere alle domande (un po’ tipo Siri):

Adesso confrontatelo con questo tratto dalla serie TV Westworld (più che ispirato a Il mondo dei robot del 1973).

Non siate pedanti; le vedo anch’io le differenze ma… siamo abbastanza vicini! Il mondo fantascientifico di Westworld propone, a pagamento, violenza e sesso su e con robot assolutamente umani nell’aspetto e nel comportamento: violenza senza senso di colpa, sesso senza reale tradimento e senza complicazioni. Chi ha visto la serie sa che non è proprio così; qualche umano si innamora della donna-robot; e qualche robot incomincia a ribellarsi alla violenza patita. Ma – direte voi – quella è solo fantascienza. Per ora.

Quello che abbiamo cercato di mostrarvi, in un contesto già ben noto di veloce progresso tecnologico della robotica, è l’impiego di macchine umanoidi, con adeguata intelligenza artificiale, impiegate come giocattoli sessuali oggi e come partner sessuali domani. Corro troppo? Non saprei, ma proviamo a immaginare qualche scenario. Supponiamo che fra 10 anni (gli esperti parlano di 2025…) esistano questi robot, sufficientemente verosimili all’aspetto e non troppo stupidi nei comportamenti, costruiti apposta, per uomini e donne, come oggetti sessuali. Cosa cambierà nelle relazioni sociali? Questi robot saranno accettati come parte, sia pur particolare, della nuova tecnologia domestica (con robot servitori, robot cuochi…) o saranno ostracizzati come sorta di nuova perversione?

One expert surveyed in a Pew Research Center report out last year predicts that robot sex partners will be “commonplace” by 2025 and foresees robot sex being both popular and “the source of scorn and division, the way that critics today bemoan selfies as an indicator of all that’s wrong with the world” (fonte).

È difficile rispondere. Se questi robot saranno equiparati a prostitut*, onestamente non credo che ci sarà un particolare ostracismo; nei fatti, al di là di ciò che si dice, la prostituzione è più che tollerata, tant’è vero che c’è chi parla di legalizzarla e tassarla. Anzi, già possiamo immaginare il maggior controllo di quest* prostitut*, più “igieniche” e controllabili, l’abolizione della schiavitù delle povere prostitute umane e via discorrendo. Ma, d’altro canto, come non vedere qualcosa di malsano nella necessità di copulare con un oggetto? L’attrattiva sarebbe imputata alla macchina in sé, che mostrerebbe così la sua alterità antagonista agli uomini e donne? Non sarà per caso che esistono attivist* della Campaign Against Sex Robots, che possono apparire ridicol* solo a una mentalità abbarbicata alle categorie del ‘900, ma che forse hanno qualche ragione (il loro sito, comunque, è ricchissimo di documenti e argomentazioni interessanti).

realdoll.jpg

Attrice? Prostituta? No, una bambola “intelligente” RealDoll

Mi spiego meglio: il dibattito futuro (che poi, dai giocattoli sessuali, può essere facilmente esteso al mondo robotico in generale) riguarderà tre fattori:

  • il modo in cui concepiremo i robot: come mere macchine o come specie (sì, difficile definire, oggi, i robot come ‘specie’, se non ampliando l’estensione del concetto; ma parliamo di dopodomani, non di oggi);
  • il modo in cui ci costituiremo noi umani nel mondo delle macchine: saremo “i padroni” di macchine passive, compagni di macchine nostre pari o qualcos’altro? Qui i vecchi testi di HR citati all’inizio vi possono aiutare;
  • il modo infine in cui, entro i due parametri indicati sopra, si costruirà la relazione sociale, perché alla fine è di questo che si tratta. Una relazione funzionale, una relazione subita e asimmetrica, una relazione come?

Ciò che vedremo fra pochi anni, diciamo al massimo un paio di decenni (credo in realtà prima) sarà l’esito di queste risposte che, va detto in maniera chiara, non sono tutte in mani umane, nel senso che il disegno complessivo dello sviluppo robotico (che nessuno conosce, che anche conoscendolo nessuno potrebbe governare) è avviato da umani (ingegneri, informatici, fisici, prossimamente biologi etc.) ma è destinato a imboccare sentieri autodiretti.

Adesso mi scuso, vi devo lasciare. Zilog Z80A – ma io la chiamo affettuosamente Samantah – si è finalmente preparata e mi sta chiamando. Capite… non posso farla aspettare!

Ringrazio Filippo Ottonieri per le idee fornitemi.

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