Noi e il Golem. Come la tecnologia cambierà il corso della storia

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“Golem? Ne ho già sentito parlare molto. Sa qualcosa sul Golem, Zwakh?” “Chi può dire di saper qualcosa sul Golem?” (Gustav Meyrink, Il Golem)

Concludo (forse) con questo quarto post una serie relativa all’ansia che l’umanità sembra provare, in maniera assai diffusa, circa il presente caotico e circa il futuro incerto e inquietante. In fondo a questo testo troverete una mappa con tutti i testi da noi pubblicati pertinenti per darvi un contesto più ampio, sia concettuale che pratico, relativo a quella che chiamo “la perdita del futuro”, che sta a monte – a mio avviso – del senso di incertezza che ci pervade. In altri post abbiamo mostrato che in realtà le cose (salute, economia, democrazia…) sono incomparabilmente meglio oggi che secoli fa; che però l’ansia impedisce di godere del presente a causa dell’incertezza percepita; e che una parte di tale incertezza è causata da quelle tecnologie che, invece, sembrano essere la bacchetta magica di ogni problema. Ed è appunto la discussione su quest’ultima affermazione che ancora mancava e che è necessaria produrre ora. Nel secondo del nostri post avevo prodotto questa figura non sufficientemente spiegata:

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È tempo di farlo ora.

La figura mostra essenzialmente tre elementi: “biologia” è l’umanità nella sua essenza vitale, animale: corpo e malattia; riproduzione, storia e organizzazione sociale; “tecnologia” è la cultura materiale, l’applicazione pratica di scienza e conoscenze alla soluzione di problemi (per chiarimenti leggere la voce Treccani). Questi due concetti sono ricorrenti nelle tre figure che esemplificano il loro sviluppo storico. La nuvoletta viola, invece, rappresenta il livello culturale trascendente nei tempi antichi e moderni (prima magia e poi religione) e, a partire della contemporaneità, una trasformazione immanente del medesimo livello in senso materialista, che in maniera molto semplificata indico come portato metaculturale che attraversa, in maniera diversa, tutta o quasi tutta l’umanità. “Materialismo” è un termine facilmente equivocabile, anche perché utilizzato nel corso del ‘900 in senso ideologico. Qui ‘materialismo’ va inteso come pensiero non trascendente, non spirituale, eminente pratico (qui per chiarimenti). Il materialismo da me inteso come principale cornice valoriale contemporanea non esclude elementi religiosi (ma anche magici o irrazionalistici) in qualche modo non integrabili.

Come si vede, nei limiti della simbologia grafica da me usata, l’aspetto biologico si è leggermente ridotto nel tempo, quello tecnologico si è espanso notevolmente specie in epoca recente e quello che possiamo chiamare livello superculturale si è ridotto notevolissimamente. Oggi – in sintesi – viviamo con larga dipendenza dalle tecnologie ponendoci pochi problemi etici, culturali, filosofici o come diversamente volete definirli.

Veniamo quindi al domani, o al dopodomani, dove abbiamo immaginato – nei post precedenti – uno sviluppo sbalorditivo delle tecnologie a scapito degli altri due livelli (indicando in ciò una situazione legittimamente ansiogena). La prossima figura mostra tre possibili sviluppi (che probabilmente non esauriscono le strade oggi aperte davanti a noi).

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Se diamo per scontato che la tecnologia crescerà ancora e ancora, diventando un elemento determinate e pervasivo nella nostra vita, allora il primo scenario, ancorché improbabile, sarebbe preferibile. Un’umanità lontana da trascendenze e magismi che avrà trasformato il materialismo in razionalismo, e quindi in grado di guidare le tecnologie preservando il livello “biologico” che ci rende umani. Se invece saremo meno fortunati, o semplicemente più improvvidi, rischiamo di imboccare il sentiero dell’edonismo o quello del nichilismo. Il primo, pervaso di elementi mistici e irrazionali, vedrà il dominio assoluto della tecnologia a scapito del livello biologico, e segnerà in un certo qual modo la fine della nostra umanità, di quella che fino a oggi abbiamo chiamato ‘umanità’. Vivremo inconsapevoli, protetti – e schiavi – da una tecnologia che lavorerà per noi, penserà per noi, garantendoci una vita biologica estraniata e alienata. Il secondo, quello del nichilismo, vedrà invece la scomparsa del livello superculturale a scapito di un predominio di culture e subculture contraddittorie, negative, incapaci di costruire percorsi evolutivi e non più coerenti col permanente livello biologico. Anche qui, a dare ordine e continuità, sarà il livello tecnologico affrancato da qualunque vincolo finalistico e umanamente eterodiretto.

Non ho la più pallida idea se uno di questi tre scenari, o un quarto qui non ipotizzato, sia possibile o addirittura probabile. Quello che mi appare convincente è che lo scenario attuale, quello illustrato nella prima figura, vede l’inizio di un predominio tecnologico inquietante, di cui pure abbiamo parlato spesso su questo blog, specie a firma Ottonieri. E poiché nulla lascia intendere un’inversione di tendenza (probabilmente ormai impossibile), dove vada, cosa farà, come sarà l’umanità prossima ventura (intendo la prossima generazione, quella dopo al massimo…) possiamo non saperlo ma potremmo paventarlo in maniera non necessariamente ottimistica. La tecnologia è fuoriuscita ormai dall’alveo di puro mezzo, servitrice delle finalità umane, per diventare scopo in sé, senza etica, senza pensiero, senza orizzonti. Senza futuro che non sia se stessa.

Questo post deve molto all’influenza di Umberto Galimberti, Psiche e techne. L’uomo nell’età della tecnica, Feltrinelli.

La mappa che riassume i principali post che fungono da cornice a quanto qui esposto:

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Ecco i link:

Il concetto: I legami sociali deboli e la scomparsa del futuro.

Alcuni casi:

Elementi previsivi concreti:

La quadrilogia del disagio e dell’ansia verso il futuro:

2 commenti

  • Ho letto che il timore per la tecnologia, allora pur episodica e affatto pervasiva come ora, suscitò, all’esplodere della rivoluzione industriale in Inghilterra, 2 tendenze: le paure per un futuro dominato dalle capacità amplificate dalle nuove conoscenze (“non naturali”) sfociarono nel successo del romanzo gotico; la bellezza offesa dalle nascenti industrie (certo in assenza di regolamentazioni di sorta) portò al recupero di una visione ideale del medioevo che segnó la nascita del genere fantasy, con raduni ed incontri in cui ci si vestiva riproducendo un’estetica che si vedeva corrotta. Quindi non é la prima volta che succede. Magari tra 150 anni si sarà sviluppato un trans umanesimo in cui la interazione tra livello tecnologico e biologico sarà più profonda di ora (ed i cui semi sono i pace-makers, le protesi, e la stimolazione trans-cranica). Magari allora sembrerà “naturale” il sostegno tecnologico multilivello della biologia e rideranno delle nostre paure. Magari invece l’edonismo di fondo che ci caratterizza (che é fattore biologico, quindi quanto di più naturale sia possibile pensare) avrà la meglio sulle modulazioni culturali e porterà a nuove dipendenze che possiamo solo immaginare. I nostri bisogni come specie, comunque, permangono: soddisfazione materiale (cibo, calore, comodità) e spirituale (compagnia, affetti, divertimento, senso) e non lo faranno in tempi brevi perché frutto di più che millenaria selezione naturale, e per ora la tecnologia é stata al servizio di questi ultimi con il consumismo come medium tra necessità di fondo e loro amplificazione (negativa?) tramite la tecnologia. Mi pare comunque che in parecchi stiano ragionando su questi argomenti, mi pare ci sia una coscienza, più o meno strutturata dei rischi e delle possibilità
    Ciao e saluti

  • Parlare di tecnologia al posto di metodo scientifico è fuorviante. La prima non sopravvive senza il secondo, e di questo la storia ci fornisce abbondanti esempi. Due dei tre scenari finali sono piuttosto improbabili, quindi. Razionalismo è un concetto un po’ vago, se parliamo del futuro della razza umana, perché contiene necessariamente elementi di una morale condivisa che per definizione non possono essere razionali.

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