Il Reddito di Inclusione cresce, ma nessuno se ne accorge

Ormai, me ne rendo conto, sembra diventato quasi un vezzo da parte mia cominciare post come questo con frasi come “mentre politici e sindacalisti discutono di tutt’altro, nessuno dedica attenzione al fatto X”, eppure faccio fatica a non scrivere così in casi come quello di cui parliamo oggi.

Evitando, per ora, di commentare nei dettagli il ripetersi della liturgia in cui i sindacati e parte della sinistra (ma anche politici di governo e d’opposizione, per non dimenticare nessuno) s’impegnano come sempre per derubare i lavoratori e i giovani a beneficio di pensionati e pensionandi, preferisco soffermarmi su una delle misure che nella Legge di Bilancio 2018 ci sono, e che riguardano un argomento fondamentale: l’ampliamento del Reddito di Inclusione (REI).

Del Reddito di Inclusione e del contrasto alla povertà, in realtà, abbiamo parlato già un anno fa, qui su Hic Rhodus, in un ben documentato post dell’amico Francesco Chiodi. Il motivo per cui ha oggi senso tornare sull’argomento è che la Legge di Bilancio 2018 include un’importante estensione di questo strumento, che rappresenta il principale mezzo scelto per contrastare la povertà e in particolare quella delle famiglie con figli minori. In pratica, secondo i piani del governo, nel 2018 dovrebbero essere dedicati al contrasto alla povertà poco più di due miliardi di Euro che dovrebbero diventare 2,5 nel 2019 e 2,7 dal 2020, mentre si stima che la platea dei destinatari del REI dovrebbe salire a 700.000 famiglie (degli 1,6 milioni che si trovano secondo l’Istat in condizioni di povertà assoluta). Quanto agli importi, si arriva fino a 534 Euro al mese per famiglie di cinque persone (il REI è pensato per sostenere prioritariamente famiglie povere con figli minori, e, come rileva l’Istat, nel 2016 la povertà assoluta è aumentata in particolare tra le famiglie con tre o più figli minori). Non è moltissimo ma è qualcosa di tangibile, considerato che la soglia di povertà assoluta per una famiglia di cinque componenti varia a seconda del luogo di residenza tra 1.500 e 2.000 Euro al mese. D’altronde, lo stesso Parlamento Europeo ha anche recentemente invitato tutti i paesi UE a dotarsi di uno strumento simile, già presente in forme anche consistenti in molti di essi.
Penso sia anche utile sottolineare che, rispetto all’ipotesi a suo tempo avanzata dal M5S per un “reddito di cittadinanza” (di cui abbiamo discusso a suo tempo, spiegando anche perché non si tratterebbe di un reddito di cittadinanza), il REI ha obiettivi molto più modesti e mi permetterei di dire immediatamente realistici, visto che come abbiamo visto parte con un costo annuale per l’erario tra i 2 e i 3 miliardi di Euro rispetto ai circa 20 della proposta pentastellata.

Ora, esposti i dati del provvedimento, mi permetto un commento con una punta di polemica. Lasciamo da parte i sindacati, che sono soggetti di parte e hanno obblighi essenzialmente verso i propri iscritti (che ormai sono in ampia maggioranza pensionati e pensionandi) e non verso la collettività generale; ma in questo momento esistono penso una decina di partiti di “sinistra-sinistra” che hanno come comune denominatore la contestazione ai governi di questa legislatura, e in alcuni casi a tutte le leggi che i loro parlamentari hanno votato in aula. Anche limitandoci solo al MdP dei transfughi D’Alema e Bersani, le condizioni che “impone” al PD il coordinatore Roberto Speranza sono (ma va’?) allargare le maglie dei pensionamenti, e poi reintrodurre l’Art. 18, abolire i superticket, finanziare il “diritto allo studio”; e poi la Buona Scuola, le trivelle (sic!)… Un altro notabile di quello schieramento, Sergio Rossi, più schiettamente dichiara che la priorità essenziale è che Renzi non sia il prossimo Presidente del Consiglio. Tutto legittimo, per carità.

Però è davvero emblematico che quando nella Legge di Bilancio compare una misura nella direzione di quella che dovrebbe essere l’assoluta priorità della “sinistra-sinistra”, ossia il contrasto alla povertà, da quel variegato schieramento non giunga una parola, foss’anche per (lecitamente) giudicarla ancora insufficiente, e indicare magari un’alternativa per rafforzarla. Tanto per dire, io eliminerei diverse voci di “incentivi” (niente APE “rosa”, niente sgravi per le “aree verdi”, meno incentivi alle imprese per nuove assunzioni) per aumentare la dotazione del REI. Ma una discussione simile non sarebbe funzionale agli scopi dell’MdP, perché poi dovrebbero dichiarare di essere d’accordo col PD su qualcosa di fondamentale, il che è inconcepibile, e assumersi la responsabilità di dire che un certo capitolo di spesa pubblica è inutile, altra cosa difficile in un ambito politico per cui più lo Stato spende e meglio è: la responsabilità di governare è scomoda, e si fa molto prima a criticare qualsiasi cosa venga fatta.

2 commenti

  • Caro Ottonieri, interessanti riflessioni le tue, alle quali mi associo, ma non posso fare a meno di dire, con profonda amarezza, che il vero pensiero di sinistra è morto. I sedicenti “compagni” sono troppo impegnati a cercare di rimanere a galla, invece di pensare e operare nel vero interesse del cittadino, in questo caso specifico tamponare la povertà dilagante. Inizio ad avere pensieri negativi e grande timore : la crisi della sinistra è globale, non vedo all’ orizzonte nessun programma fattibile che possa iniziare a migliorare le cose. Sempre stimolante leggere HR, grazie! Ross

    • Grazie dell’attenzione e dell’apprezzamento!
      Personalmente credo che in Italia ci sarebbero da fare cose “di sinistra” e cose “di destra”, e che uno dei meriti di questa legislatura Renzi-Gentiloni sia stato il tentativo di fare molte cose senza tabù.
      Purtroppo, dobbiamo constatare non solo che diverse di queste cose sono state fatte male (cosa che si potrebbe considerare quasi inevitabile), ma che progressivamente le considerazioni opportunistiche hanno indotto tutti, a partire da Renzi stesso, nella direzione della demagogia e dell’interesse di bottega. Di questo però, temo, siamo responsabili anche noi cittadini elettori.

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