Basta retorica sui migranti

Tutti felici del fatto che il ministro lussemburghese (alcuni giorni fa) abbia interrotto Salvini durante la conferenza di Vienna sulle migrazioni, prima ricordandogli di quando gli emigrati eravamo noi italiani, poi concludendo con l’epica apostrofe di Cambronne. Salvini ha avuto buonissimo gioco nel rispondergli:

Mi spiace. Capisco che il fatto di avere dato della merdaccia a Salvini vi può far gioire, ma il ministro lussemburghese ha torto marcio (e ora vi spiegherò il perché), e così facendo ha aiutato Salvini, come tutte, tutte, tutte le tantissime volte che anziché fare politica si fa retorica, si fa invettiva, si fa polemica, in una parola si fa pre-politica anziché politica vera.

Mi dispiace che si continuino a far vedere le navi stracariche di emigrati italiani all’arrivo in America a inizio secolo scorso, con le scritte opportune che anche noi siamo stati un popolo di migranti e quindi (ed è questo ‘e quindi’ ad essere insopportabile, anche se implicito) dovremmo capire, accogliere, farci carico…

Prima un po’ di storia: i principali flussi migratori italiani sono stati verso l’America (Nord e Sud) a cavallo fra ‘800 e ‘900, fino sostanzialmente alla prima guerra mondiale, e – il secondo importante flusso – a partire dagli anni ’40 del secolo scorso, in Europa, principalmente Svizzera, Francia, Germania, Belgio e Lussemburgo. Naturalmente vi furono anche altri flussi (per esempio verso l’Africa) con storie differenti, ma questi due sono certamente i più importanti. Ebbene, cercando dei fattori comuni:

  • si trattava sostanzialmente di migrazione economica (i pochi antifascisti accolti in Francia o Svizzera non sono significativi ai nostri fini);
  • i migranti andavano tutti a lavorare: negli sterminati territori americani dove la necessità di popolazione giovane e disponibile era enorme, o nelle miniere della Lorena o in altre attività dove la manodopera italiana non qualificata poteva essere utile al processo di industrializzazione post bellica;
  • i migranti non idonei erano prontamente rispediti al mittente: se vi capita di fare un viaggio a New York vi consiglio fortemente una visita a Ellis Island per capire cosa significava il filtro all’ingresso per i migranti (non solo italiani, e solo per un periodo di anni); oppure riguardatevi il film con Manfredi, Pane e cioccolata, cosa poteva significare essere clandestini in Svizzera ancora ai primi anni ’70.

I nostri migranti poi, quando riuscivano a perseguire i loro progetti, lavoravano come muli, mandavano i soldi a casa e – quelli della seconda ondata europea – si facevano con le rimesse la casetta per loro e per i figli e quindi tornavano. Tutti, ma specie quelli della prima ondata, ne hanno fatte di cotte e di crude, alimentando prepotentemente il sentimento anti-italiano nel mondo e portando diverse nazioni ospiti a promulgare leggi ad hoc contro gli immigrati.

Qui si innescano le culture locali specifiche. Oltre alle note migrazioni meridionali, che hanno contribuito fra altre cose ad esportare Cosa Nostra, ci sono state importanti migrazioni dal Centro e Nord Italia, con caratteristiche differenti. Per esempio gli emigrati umbri e marchigiani hanno fortemente teso all’integrazione, e ne ho conosciuti che mi hanno rivelato (anni ’70) che i loro vicini di casa tedeschi non avevano capito di avere a che fare con italiani, tanto erano mimetici (lingua, comportamenti etc. identici ai locali).

Vediamo ora le migrazioni di questi anni in Europa:

  • intanto dobbiamo distinguere fra rifugiati e migranti economici; i primi non sono mai stati una parte significativa dell’emigrazione italiana e sono un fenomeno importante, tragico, massiccio. Noi non siamo mai stati rifugiati ma solo migranti economici. I rifugiati hanno traumi fisici e psichici inenarrabili, hanno perso tutto in situazioni violente, hanno le famiglie smembrate, il percorso di fuga prima di sbarcare in Italia è stato sovente rocambolesco e interpuntato di altre violenze (per esempio – ma non solo – in Libia); queste persone hanno dei bisogni specifici e urgenti: essere accolti deve significare essere curati, sostenuti psicologicamente, tranquillizzati e facilitati nel raggiungimento dei parenti o amici che hanno sparsi in Europa, specie in Europa centrale e del nord. Invece subiscono un ulteriore grave attacco alla loro dignità di persone, altre ferite, altre separazioni; questa è una vergogna schifosa che deve finire, ma per la quale serve una giustizia e una ragionevolezza europea che, al momento, non si vede:
  • tolti i precedenti, la gran parte in arrivo viene per ragioni economiche. Anche se fame e miseria sono potenti motori alla nostra pietà, qui le cose devono essere viste e affrontate in maniera differente. I migranti in arrivo sono sovente senza alcun progetto e senza alcuna preparazione rispetto a ciò che li spetta; anzi, le famose “catene di richiamo” (migranti già presenti che richiamano amici e parenti invitandoli a raggiungerli) sono sovente false; ho testimonianze dirette e recenti di minori giunti avventurosamente in Italia su false promesse di zii, cugini e amici che vantavano un inesistente successo economico (per vanteria) e chiedevano di essere raggiunti per operare uno sfruttamento lavorativo verso i connazionali, impiegati in nero presso il kebabbaro, spesso non pagati, senza alcuna prospettiva di integrazione.
  • Ma c’è un altro prepotente elemento di diversità, che riguarda la religione. La stragrande maggioranza dei profughi e dei migranti sono musulmani, e – che ci piaccia o no – questo sta diventando un problema nella misura in cui l’Occidente (e specie la sinistra in Occidente) non vede la trama che mira alla radicalizzazione dei poveri e – da noi – emarginati musulmani delle periferie. Questo discorso sarebbe lungo e complesso; ne ho anticipato qualcosa molti anni fa, in forma lieve e politicamente corretta, ma oggi affonderei assai più il bisturi in questa scomoda piaga che pare non essere vista dai più (sempre quelli col cuore in mano, in generale). Il fatto è che già ne vediamo le conseguenze in termini di operazioni dei servizi, di atti di violenza, di allarme sociale, tutte questioni che nessuno – a sinistra, o in quel che ne resta – vuole affrontare in senso razionale, lasciando praterie infinite alla retorica xenofoba e islamofoba di Salvini.

L’Italia non è gli Stati Uniti o l’Argentina di fine Ottocento. Non abbiamo praterie sterminate da popolare, né la costruzione industriale emergente da potenziare; e non siamo la Lorena del Novecento, con miniere da scavare e borghesia arricchita da servire ai tavoli. Siamo una nazione sovraffollata e impoverita, con mille vincoli un tempo impensabili (per esempio quelli europei) e imprigionati in una Unione che ci dice “merda” quando ricordiamo che anche gli altri dovrebbero fare la loro parte.

codice giallo uscire dal novecento per battere salvini_cover Claudio Bezzi copiaOra, che io non ami affatto Salvini è noto, e ho scritto un libro che lo afferma sin dal titolo. Quindi: non sto cercando di giustificare il nostro ministro dell’interno. Ma non credo sia possibile combattere lui e il governo che – di fatto – indirizza, con le falsità, con la retorica, con gli stereotipi, chi ha tanto cuore ma a volte poco cervello (tutto il summenzionato libro tratta in effetti di questo).

  • Noi non ci possiamo permettere più di un certo numero di migranti (perché, è noto, un discreto numero di lavoratori ci serve eccome, nelle stalle padane, nella campagne campane, nell’edilizia e così via); un certo numero e non di più. Quel certo numero deve essere ben accetto e favorito nell’integrazione: facciamo loro corsi di italiano e di qualifica professionale; troviamo loro casa; facciamoli raggiungere dalle famiglie, perché é nel nostro interesse, ci servono eccome!
  • Quelli che non ci servono non devono entrare; non è umano (ha proposito della scemenza “restiamo umani”) recluderli in centri sovraffollati per mesi, senza speranze; ed è profondamente stupido lasciarli in mano alla delinquenza, ai racket, al caporalato, perché non sappiamo gestirli. Stupido, stupido, stupido!
  • I profughi e richiedenti asilo hanno diritto all’accoglienza nelle destinazioni europee che desiderano (generalmente nord Europa, che in Italia son pochissimi che vogliono restare, mica sono scemi!); qui serve l’Europa, un’Europa che oggi non c’è e che mai ci sarà con Salvini che si prostituisce con Orban e con Strache. Qui abbiamo un muro, un muro diligentemente costruito dagli italiani in decenni di prese per il culo europee che oggi, con questo governo, non ci vengono più perdonate.

Se penso che è ancora in vigore la Legge Bossi-Fini sui migranti, e che in 5 anni di governo di centro-sinistra (a fenomeno migratorio già chiaramente conclamato) non si è pensato altro che alla sciocchissima proposta dello Ius Soli (proposta in modo che si sapeva non potesse essere approvata, ma anche in modo di dare un ennesimo colpo alle elezioni), mi chiedo, con gli occhi sgranati e non sapendo bene a chi rivolgermi: “Ma con chi parliamo? E di cosa? E perché?”.

Quindi, per favore, basta.

Basta retorica, basta cliché, basta cuore in mano che non se ne può più.

Basta parole vuote sui migranti, le magliette rosse e gli arancini.

Basta usare con Salvini gli insulti e le bufale e le baggianate, lui è mille volte più bravo di voi.

Basta. Basta.

Basta con la solfa dei migranti.

Basta con quella dei nigeriani pusher, che prima era dei rumeni assassini, che è venuta dopo quella degli albanesi ladri, che è succeduta a quella dei polacchi scansafatiche, che era il culmine dopo i meridionali sudici, che segue quella dei guelfi e dei ghibellini, arrivata dopo i greci bastardi e dopo assai gli etruschi truffatori!

Basta coi porti aperti, accoglieteli tutti, portateli a casa tua, ma restiamo umani (cazzo vuol dire???????), aiutiamoli qui, aiutiamoli là, ma l’Europa dov’è?

Basta col cervello all’ammasso. C’è un problema, oggettivo. Ci possono essere soluzioni? Non già “la migliore” ma, più modestamente, la migliore possibile? Anche la migliore possibile non piacerà a Salvini, ma sarà esattamente quella, la proposta sulla quale dare battaglia poltica. E se non capiamo questo, ci terremo Salvini altri 20 anni.

nonomologatevi