No vax, il vulnus democratico e il vaghissimo orizzonte per rimediare le cose

Il Ministero ci informa che il 70% degli italiani ha completato il ciclo vaccinale, ma già alcuni virologi si affrettano a raffreddare gli entusiasmi: con le varianti in circolazione questa percentuale non basterebbe; le vaccinazioni sono ancora in corso, vedremo. Il punto da discutere è il seguente: a breve raggiungeremo il fondo del barile e resterà un gruppo di persone che non intende farsi vaccinare. Che fare? 

Se mi permettete una semplificazione, direi che al dunque abbiamo due categorie di cittadini contrari al vaccino: un primo gruppetto piuttosto omogeneo, piccolo e agguerrito, è ben definibile come “no vax”; i suoi membri pensano che il vaccino ucciderà tutti (così urlava l’esagitato che ha preso a pugni il giornalista di Repubblica, qualche giorno fa), che sia un complotto di Big Pharma, che nei vaccini ci siano i microchip di Bill Gates per controllarci e altre amenità. Queste persone, complottiste in varie forme e gradi, sono paranoiche, non in senso astratto ma specifico: sono persone affette da paranoia e delirio di persecuzione, che nelle forme più gravi sfiorano la psicosi; non c’è nulla da fare se non sperare che si rivolgano a uno specialista. Diamole pure per perse, loro non si vaccineranno mai se non costrette con la forza.

Più importante per noi il gruppo a volte chiamato degli “esitanti”, che in realtà è molto eterogeneo includendo persone con posizioni assai diverse: da quelle fortemente ignoranti, isolate, non informate, che vivono brutalmente e inconsapevolmente pensando che sì, c’è questa cosa della pandemia ma non li riguarda, fino – ne ho conosciuti personalmente – a opportunisti che dicono, con cinica lucidità, che non vedono il motivo di vaccinarsi se, facendolo tutti gli altri, garantiscono loro l’immunità di gregge o qualcosa di simile. Questa specifica frazione, che chiamerei degli “opportunisti cinici”, è cospicua, ed è quella già in corso di erosione grazie al green pass; nella loro mente meschina era meglio non vaccinarsi finché lo facevano gli altri, ma diventa oggi meglio porgere il braccio alla siringa per poter lavorare, o semplicemente andare in palestra, perché alla fin fine non glie ne frega niente e vanno dove li porta il beneficio e l’interesse immediato. È in questa frazione che troveremo ancora persone che in un modo o nell’altro, con una corretta campagna informativa (qualcosa di meglio dello stupidissimo spot visto in questi giorni) e con qualche spintarella governativa (green pass), andranno a completare il ciclo.

Ma non tutti. In questo gruppo eterogeneo, come ho detto, non ci sono complottisti paranoici ma una gamma di situazioni differenti che includono, per esempio, un rigido senso di fedeltà politica a parti che osteggiano le scelte governative; ci sono ampi settori di anti-sistema, di eversori di professione, di agitatori sempre e comunque, di disagiati politici – se posso utilizzare questa definizione semplificatrice. Diversi di costoro hanno comportamenti piuttosto simili ai no vax paranoici ma vale la pena distinguerli perché il tipo di disagio manifestato è diverso e presenta spazi possibili di intervento. 

Il fondo del barile vaccinale sarà raggiunto quando si saranno vaccinati gli opportunisti, quelli che non hanno alcuna convinzione se non il loro interesse immediato, e quando anche gli ignoranti, gli isolati e i disinformati saranno raggiunti da corretti messaggi. Nulla più. I no vax paranoici e gli anti-sistema per principio, gli eversori di professione, i fedelissimi della Meloni, e altri, aspetteranno una costrizione (impossibile, credo, per ragioni politiche) che li renda martiri, o continueranno a mangiare il loro pasto gratis, che significa: approfittare di ciò che la società democratica offre loro come beneficio, guardandosi bene dal concorrere a produrlo.

Da parecchio tempo penso che questa situazione (quella che va dagli opportunisti del pasto gratis ai paranoici, passando per gli eversori professionisti) sia un elemento di debolezza della democrazia, e mi interrogo su cosa sia possibile fare per contrastarla, o limitarla almeno il più possibile. Al momento queste sono le risposte che sono in grado di dare, relativamente al tema sanitario:

  • no vax complottisti paranoici (diciamo che sono un 5%?): non si può fare nulla, e nemmeno la costrizione sarebbe efficace senza pesanti conseguenze; ciò che si può fare è agire col pugno di ferro sotto il profilo del rispetto della legge: non solo occorre una pena esemplare al tizio che ha dato pugni al giornalista (non tanto per lui, quanto per gli altri, per non lasciare intendere che lo Stato li teme), ma i falsi dottori in camice che incitano a disertare la vaccinazione su YouTube sulla base di falsità, collezionano abbastanza reati da essere perseguibili, e vanno perseguiti;
  • eversori professionisti, antagonisti e ricercatori della bella morte (un altro 5%, a occhio): come i precedenti ma sotto stretta sorveglianza, poiché la follia dei primi può anche farci pena, ma la logica politica perversa di questi secondi rappresenta un’intolleranza alla democrazia che già Popper condannava; i democratici devono difendersi dagli antidemocratici eversori, e non c’è alcun principio liberale che lo impedisca;
  • gli ignoranti, quelli che vivono con le loro pecore in cima a un monte, che hanno fatto la terza elementare e al massimo guardano Ciao Darwin in TV (mi tengo basso: 10%?): educazione, informazione, comunicazione, convincimento; prenderli uno per uno, con pazienza, e spiegare le cose con calma; chi lo deve fare? Tutti, ovviamente: il governo con spot decenti, le autorità locali con pazienza, gli “amici” di Facebook, i parenti, voi che leggete questo post;
  • gli opportunisti, che sono tutti gli altri dei quali ho già spiegato l’eziologia: giù di green pass e di conseguenti sanzioni, che basta e avanza. Mandare a quel paese i Salvini e i Landini che strillano, e andare avanti, per piccoli passi, come saggiamente ha fatto fin qui il governo. Questi si vaccinano tutti perché non credono in assolutamente nulla, tranne quello che interessa loro oggi e, al massimo, domani.

Il problema resta in prospettiva, ovviamente. La crisi pandemica ha mostrato il peggio di una bella fetta di persone, che mostreranno il loro malessere, le loro nevrosi, le loro ignoranze e indifferenze alla prossima crisi, qualunque sia. Ecco perché vale la pena pensare a questi problemi e immaginare una democrazia capace di prevenirli, anziché inseguire gli insensati nelle piazze e in Parlamento. Qualunque discorso diventa, qui, più vago e ipotetico, più composto da buone intenzioni che di programmi politici. Occorrerebbe, per esempio, uno sforzo ciclopico per rimettere in piedi l’istruzione italiana, dalla primaria all’Università, perché la cultura è la condizione di base per una società democratica; per ripristinare il valore delle competenze, il ruolo degli esperti, la corretta dialettica fra le persone. Solo questo appare, francamente, impossibile, visto che sono decenni che ministri di destra e di sinistra picconano istruzione, università e ricerca nel nostro Paese, e non si vede quale mente illuminata, in quale governo degli ottimi, possa mettere mano al disastro. Occorrerebbe poi una corretta informazione politica, una comunicazione istituzionale che eviti gli spot cretini e sappia parlare, spiegare, dialogare, convincere i cittadini, e portarli a vedere un orizzonte verso il quale dirigersi; non tutti, semmai, ma una buona parte. Per questo obiettivo comunicativo servirebbe una robusta e credibile classe politica, stimata, apprezzata, non cacciaballe ma anche empatica (Calenda, per dire, non piace molto perché fa proposte intelligenti ma non le sa mediare col linguaggio del popolo, un problema che condivide coi radicali, con Giannino e con non pochi altri, bravi ma senza seguito). Occorrerebbe una politica sui social media, dove francamente non se ne può più dello spazio di cui godono i fanatici, i fascisti, i qualunquisti, i fabbricatori seriali di falsità. C’è un certo movimento in questa direzione, ma la materia è scivolosa, gli interessi colossali, e se qualcosa puzza di censura i falsi liberali son pronti alla pugna.

Già mettere in agenda questi tre temi (i – istruzione, università e ricerca; ii – comunicazione istituzionale e credibilità della politica; iii – intervento sui social media) sarebbe una rivoluzione che, per quel che vedo, non è nelle corde di questa destra becera né di questa sedicente sinistra divenuta populista.