Accordo con l’Iran: colossale errore o svolta intelligente?

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L’accordo sul nucleare iraniano ha messo d’accordo quasi tutti, dagli americani che l’hanno fortemente voluto ai russi tradizionali alleati dell’Iran. Tripudio per il ruolo europeo rappresentato dal tailleur rosa di Mogherini. Contrari gli Israeliani che temono fortemente il dichiaratamente antisemita paese degli ayatollah e i paesi sunniti (Arabia in testa). Potrebbe sembrare tutto sommato un accordo indubbiamente buono criticato solo dai soliti rompiscatole ma forse dovremo capire meglio cosa vuol dire e quali conseguenze possibili potrebbe avere; ‘possibili’, perché si tratta di una scommessa. Obama e alleati europei sperano di sostenere un pilastro anti-Isis e di stabilizzazione del quadrante mediorientale con conseguenze positive sul buco nero Siriano (Assad è uno sciita, anche se in quel che resta della Siria gli sciiti sono minoranza, e per questo ha subito applaudito a conclusione del negoziato); l’altro pilastro, la Turchia, ormai fuori dalla partita europea non potrebbe fronteggiare da sola la crisi islamista e deve già giocarsi la sfida curda; l’Egitto brontola ma in fondo gli va bene così… Insomma, potrebbe essere veramente una soluzione intelligente vista la svolta “moderata” dell’Iran dopo Ahmadinejad (ma dovremmo chiarire cosa significhi “moderato” in Iran) e viste le garanzie incluse nell’accordo.

Partiamo dalle garanzie: le restrizioni alla ricerca, all’arricchimento dell’uranio, alla presenza di reattori e così via resteranno in vigore per un numero ridicolo di anni; certamente più di quelli della vita politica attiva di Obama e Mogherini, ma pochissimi in termini storici: 15 (nelle “Risorse” trovare i dettagli). Controlli dell’Agenzia internazionale IAEA garantiranno che non ci siano violazioni e sotterfugi. Ma nel frattempo – come sottolinea per esempio un preoccupato Amir Zarouk, portavoce dell’ambasciata d’Israele – con la fine delle sanzioni l’Iran

riceverà immediatamente un’infusione di miliardi nella sua economia, un paese che non sarà costretto a smantellare fino in fondo nessuna installazione nucleare, e che fra 10 anni potrà riprendere le sue ricerche. La verità è che nessuna centrifuga verrà distrutta e che tutto quello che gli iraniani volevano sono riusciti a ottenere. Infatti avranno la piena capacità di rilanciare il progetto nucleare militare e non saranno soggetti a un piano di ispezioni in grado di escludere qualsiasi rischio.

La fine delle sanzioni vorrà anche dire libero accesso al mercato delle armi (non nucleari) e, insomma, da qui a non molti anni potremmo trovarci di fronte una potenza militare capace anche di pretendere una rinegoziazione del trattato, oppure semplicemente capace di sfidare l’Occidente smettendo di rispettarlo. Questo è esattamente ciò che teme Israele ma anche i paesi sunniti che hanno già problemi militari rilevanti con le minoranze sciite sostenute da Teheran, come si è visto nella recente mini-guerra dello Yemen.

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Anche se possiamo accreditare la Casa Bianca di una storica incomprensione del Medio Oriente, proviamo invece – se non altro come esercizio – a immaginare gli sviluppi positivi di questo trattato. Per capirlo dobbiamo proprio partire da chi protesta, da chi ci rimette: sia Israele che i Paesi del Golfo (Arabia in testa) sono storici alleati americani; perché far loro un tale dispetto favorendo, invece, uno storico nemico? Per quanto riguarda Israele la risposta sembra più facile: gli Stati Uniti non possono certo abbandonarlo, ma ridurne la protervia e l’insostenibile rifiuto di qualunque accomodamento con i palestinesi certamente sì. È questo – io credo – il messaggio per Netanyhau e chi gli succederà: alleati certo, protettori anche, ma entro limiti segnati dal mutare degli eventi; con l’Isis alle porte del Libano e la Siria in fiamme la situazione di Israele non è più quella di non molti lustri addietro, una potenza militare spietata ed efficiente spalleggiata dal colosso d’oltreoceano; anche Israele deve cedere al nuovo equilibrio che si deve cercare nell’area partendo innanzitutto da un accordo per i famosi due stati che, a turno, israeliani e palestinesi hanno via via proposto e rifiutato.

Ma l’analisi più importante, a mio avviso, riguarda i Paesi del Golfo che non possono più sperare di dettare condizioni diplomatiche in virtù del loro ruolo nella fornitura di energia. Semplicemente perché hanno perso il loro primato.

Gli Stati Uniti diverranno nei prossimi anni i maggiori produttori mondiali di petrolio e gas, materie prime di cui saranno presto anche esportatori. La notizia, destinata a modificare radicalmente gli equilibri geopolitici internazionali e probabilmente la percezione stessa dell’America nel mondo, è stata ufficializzata dal recente rapporto World Energy Outlook redatto dall’Agenzia Internazionale dell’Energia. […] L’analisi evidenzia il culmine di un mutamento che in vent’anni ha visto Washington passare dal top della classifica mondiale dei consumatori di energia e importatori di petrolio al primo posto tra i produttori, anticamera della piena autosufficienza energetica. I primi a vedersi sorpassare dagli americani saranno i russi che nel 2015 scenderanno al secondo posto tra i produttori mondiali di gas ma due anni dopo toccherà ai sauditi perdere il primato tra i produttori di greggio (Fonte: AnalisiDifesa).

Schermata 2015-07-15 alle 17.47.25L’analisi dei dati di fonte EIA (U.S. Energy Information Statistics) mostra un trend impressionante in questi ultimissimi anni per gli Stati Uniti e per tutta l’area americana sia per il petrolio che per il gas. Collocate questa notizia nel trend calante del prezzo del greggio (QUI tutti i dati) che sta mettendo in crisi le economie del Golfo e capirete come la dinastia saudita e i suoi vicini si sentano fortemente a disagio.

P.S. L’accordo piace anche a Putin, alleato dell’Iran. Putin, gas…

Confidando quindi in una mossa intelligente, l’accordo con l’Iran potrebbe mettere in moto nuove alleanze, nuove risorse, nuove prospettive per il Medio Oriente ma anche per l’economia globale. Se davvero è stata una mossa intelligente. Se si tratta invece di un colossale errore lo pagheremo in termini drammatici. L’Iran sarà pure diventato più moderato, ma è un esempio di regime dittatoriale e liberticida; sponsor del terrorismo (lo ha detto lo stesso Obama solo due mesi fa, ovvero due mesi prima della firma sull’accordo); anti-israeliano dichiarato (l’ultimo venerdì di ramadan si celebra, dal 1979, la giornata dell’Iran contro Israele); insomma, non rimane che sperare che sia tutta scena e che l’Iran resti veramente tranquillo.

Risorse:

Nucleare-iraniano-l’accordo-visto-da-Teheran

3 commenti

  • Spero l’idea non sia quella -già vista in diversi scenari del passato con esito disastroso-di armarli e usarli contro l’ ISIS,in una sorta di guerra Iran-Iraq 2.0

  • Analisi interessante e ben fatta. Personalmente sono ottimista, credo che questo possa essere un passo in avanti per stabilizzare tutta l’area. Bisogna dire che probabilmente ora anche paesi sunniti come l’Arabia Saudita inizieranno dei programmi nucleari, perlomeno per mantenere l’equilibrio. Israele è sempre stato un fattore di forte instabilità nell’ area principalmente perchè troppo potente e, tra l’altro, dotata di armi nucleari. Quindi è tempo che il suo ruolo sia ridimensionato, anche visto l’ atteggiamento intransigente del conservatore Netanyahu, che certo non aiuta a distendere le tensioni. A questo riguardo vorrei ricordare il dossier di al jazeera, nel quale gli stessi servizi segreti israeliani sbugiardavano le dichiarazioni del primo ministro su quanto l’Iran fosse effettivamente vicino alla realizzazione di una bomba atomica.
    Per quanto riguarda il regime di Teheran, sicuramente si tratta di un regime liberticida, tuttavia le primavere arabe ci hanno insegnato come sia preferibile un regime dittatoriale all’ anarchia. Se l’Iran sta iniziando un processo, seppur lento, di laicizzazione bisogna sostenerlo. Isolare un paese non può fare altro che radicalizzarlo. Speriamo bene, soprattutto speriamo che l’anno prossimo negli stati uniti venga eletto un democratico ( o ancora meglio una democratica), che continui questo processo di distensione con l’ “Asse del Male”.

  • Veramente, Rainews ieri sera col sempre ottimo Di Bella a Parigi ha dato una spiegazione molto terra-terra: La Francia p.es. pensa di esportare automobili, ferrovie, beni di consumo ecc. E di far ripartire le concessioni petrolifere che aveva in Iran.
    Penso la Germania voglia fare altrettanto, e che gli imprenditori Italiani fermano come cavalli tra i canapi del Palio.
    Mi pare di aver detto tutto.
    L’ unica nazione che non ha niente da vendere all’ Iran è’ Israele, a meno che non gli voglia vendere armamenti sofisticati, tecnologia farmaceutica, informatica anti/hacker o consulenza agricola (naturalmente sto scherzando, è più facile che le forniscano all’ Isis:-)🙂🙂

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