Bimbe, non spose. I matrimoni delle bambine devono terminare

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Il matrimonio con minori è una violazione dei diritti umani (Unicef)

Martedì 22 Novembre il parlamento turco discuterà il disegno di legge dell’AKP, il partito di Erdoğan, che depenalizza l’abuso su minori se seguito da matrimonio “riparatore”. Una vergogna assoluta ma non isolata. Secondo il sito girlsnotbrides.org il fenomeno è diffusissimo in Africa, Medio Oriente, Sud-Est asiatico, Centro e Sud America.

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Il sito presenta schede dettagliate e ad esso rimando, presentando solo pochi altri dati. Fra i paesi col più alto tasso di matrimoni con minori le posizioni di vertice spettano a quelli a maggioranza musulmana. 1° Niger (93% musulmani), 3° Ciad (53% musulmani), 4° Mali (80%), 5° Guinea (85%) eccetera. Se la presenza in seconda posizione della Repubblica Centrafricana (a prevalenza cristiana) giustifica l’opinione di girlsnotbrides quando afferma

Child marriage is a truly global problem that cuts across countries, cultures, religions and ethnicities,

schermata-2016-11-19-alle-11-47-06pure è innegabile una certa correlazione fra religione e spose-bambine, come vedremo più avanti. Il primo paese asiatico è infatti il Bangladesh (88,7% di musulmani), mentre l’India (secondo in elenco) che ha il più alto numero assoluto di spose bambine (oltre 26 milioni) solo per l’enormità della sua popolazione, ha maggioranza induista. E naturalmente non si può parlare di islam in Centro e Sud America.

Anche ICRW – International Center for Research on Women esclude una correlazione con le religioni mentre sottolinea la prevalenza di povertà e scarsa educazione fra i fattori collegati alla giovanissima età delle spose, evidenziando anche le conseguenze drammatiche in termine di salute e violenza domestica. Altri dati drammatici rinvenibili nel sito Unicef o in quello delle Nazioni Unite. Quello che deve essere chiaro è che nella maggior parte di questi paesi il matrimonio fra un uomo adulto e una bambina è legale; non si tratta di consuetudini delle campagne, di abusi commessi in aree sociali deprivate e promiscue comunque sanzionate, ma di usi e costumi legali, a volte senza indicazioni dell’età minima sotto la quale il matrimonio sia vietato.

 

La cultura islamica, come detto, non è unica responsabile dei matrimoni con bambine ma indubbiamente ha una parte rilevante in varie aree del mondo. Se quindi è sbagliata l’equivalenza “matrimoni con minori = islam”, non lo è del tutto l’equivalenza opposta: “islam = matrimoni con minori”.

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Una trattazione delle ragioni, che si perdono sostanzialmente nella vita del profeta e nel suo matrimonio con una bambina, sono ben spiegate in questo sito islamico, che mi pare equilibrato e assolutamente chiaro quando scrive, per esempio:

The laws of Islam do not change because of changes in culture and social norms; rather, Islam seeks a standard which can be uniformly applied, in every time and place. Even the variation in culture from country to country today shows a vast difference in what is considered acceptable, with the legal age of consent in the world (at the time of writing) ranging between 12 years old and 20 years old, depending on the country. Islam legislated a clear system for marriage, that would work in all times and ages, while still respecting the changes in social norms, according to the following:

  • That the natural minimum age for sexual relations is puberty.
  • That just because the body is ready, doesn’t mean that the person is necessarily mature enough. Maturity changes according to each society and time period, and so each country is free to determine an age of consent, based on maturity and other social factors, but it must not be lower than the age of puberty.
  • That a marriage contract should not be agreed before the age of puberty, unless there is a strong need to do so. Even if this contract is agreed before puberty, it represents nothing more than an agreement to live as husband and wife once the woman reaches marriageable age, and does not allow the man to engage in intimate relations with the woman, until both of them are physically and mentally ready.

Insomma, la tolleranza islamica verso il matrimonio con bambine è assodata; a questa va aggiunta, come già detto, la povertà, l’ignoranza, la promiscuità in varie altre aree del mondo.

Ci sono riflessi in Europa? Purtroppo sì, in un doppio significato: innanzitutto alcuni paesi vedono la presenza di spose bambine anche se ufficialmente vietato: Bosnia-Herzegovina, Albania, Macedonia, Bielorussia, Ucraina e Moldavia. Alcuni di questi sono paesi candidati all’ingresso nell’Unione Europea (come la Turchia).

Ma l’aspetto più imbarazzante è un altro, vale a dire la tolleranza verso i matrimoni con bimbe da parte di migranti e rifugiati. C’è un’ipocrisia di fondo, una coscienza sporca forse, nel permettere – sia pure in pochi casi – questi comportamenti a fronte di un generico rispetto di usanze terze. Non posso che condividere la posizione di Maajid Nawaz quando scrive che There’s No Excuse for ‘Child Brides’ in Europe, a proposito della tolleranza del governo danese rispetto ai minori sposati fra i rifugiati siriani o – peggio – del matrimonio di 61 minori rifugiati in Norvegia (inclusa una undicenne). Scrive sempre Nawaz che questa forma di “tolleranza” si accompagna a quella di due dottori americani che rivendicano l’assistenza alla mutilazione genitale femminile a pazienti somali per evitare danni sanitari peggiori. C’è un’ipocrisia intollerabile in questo etnocentrismo alla rovescia; per dimostrare apertura, tolleranza e rispetto si accettano pratiche che contrastano profondamente con i valori fondativi della nostra cultura occidentale. Scrive Nawaz:

Are certain cultural practices inferior to others? Yes. It is morally inferior, indeed repugnant, to beat one’s spouse no matter the religious or cultural justification—of which plenty is offered. It is morally inferior to justify killing a person for leaving their faith, regardless of how important identity and religion is to anyone’s politics, and despite which regime thinks otherwise. Likewise, sexual intercourse with a minor is rape. There can be no legal consent involving a child. Euphemistically calling this “child marriage” does not change the fact that it is nothing but child sex abuse.

Non è questo il senso del relativismo; relativismo è certamente comprensione (in senso sociologico) senza giudizio di valore, ma una comunità che funziona deve avere alcuni orizzonti valoriali di riferimento che in Occidente includono, fortissimamente, la tutela dei minori e la parità di genere. Lungi dall’essere raggiunti anche da noi, sia chiaro, ma senza ombra di dubbio chiari come principi e sempre più interiorizzati dall’opinione pubblica.

Il caso turco citato in apertura (in Turchia è già ampiamente praticato questo abuso, la proposta dell’APK tende solo ad ampliarne i confini) sta a metà del percorso qui fatto: il fenomeno ha a che fare con la povertà, con la persistenza della cultura patriarcale, con la crisi siriana ma indubbiamente anche con il progressivo processo di Erdogan di trasformazione della Turchia in un califfato ottomano a rigida conduzione islamista, come già spiegato in altri articoli su questo blog; oltre a imprigionare oppositori politici, chiudere giornali d’opposizione, aiutare ambiguamente fazioni jihadiste in Siria, la Turchia compie così un altro passo fondamentale nel suo allontanamento da quell’Europa in cui ha da tempo chiesto di entrare (ai tempi in cui era uno stato laico) e nel quale, anche per questo, non può più trovare posto.

2 commenti

  • Ho notato che nella prima illustrazione anche gran parte dell’America latina è esposta al fenomeno di cui all’articolo; per quali ragioni?

    • Il principale fattore è un contesto di povertà economica e culturale. Su questo si innestano elementi tradizionali di patriarcato, o elementi religiosi o altri. I primi sono le cause, i secondi sono elementi – diciamo così – “giustificativi” a livello sociale collettivo.

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